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UNA VITA A GIUDIZIO – L’ULTIMO PASTROCCHIO DELLA PRESCRIZIONE

Questo articolo viene ripubblicato in esclusiva per facebook che inspiegabilmente l’ha ripetutamente bloccato, non permettendo nè la condivisione nè l’inoltro. Quindi per cercare di capirne le ragioni sono state cambiate alcune foto e molto poco dei contenuti.

Ebbene, preso atto che una tra le le capacità accertate dei politici è quella di lanciare editti, sollevare polveroni, parlare senza dire niente e discutere all’infinito su argomenti compresi da pochi (e forse nemmeno a sè stessi), cerchiamo di capire la questione della prescrizione promossa dal Ministro “five starsAlfonso Bonafede, grande esperto di Giustizia e dintorni.

Il Decreto noto con il nome del suo promotore è entrato in vigore il 1° Gennaio 2020. E’ difficile stabilire quanti abbiano compreso le finalità del provvedimento, ma di certo ciò che l’opinione pubblica ha percepito è che il temine “prescrizione” è stato cancellato dal dizionario italiano-giuridichese. Tralasciamo il fatto che molti ancora non sanno cosa sono i gradi di giudizio di un processo, ma chiariamo che questo provvedimento si riferisce al solo 1° grado. Ma perché questo provvedimento viene presentato dai 5 stelle come la panacea a tutti i mali dell’Italia mentre tutti  gli altri partiti lo osteggiano, inclusi gli stessi partners di governo, giudici e avvocati?

Innanzitutto doveroso precisare che si parla di “Processo Penale”, il cui codice risale all’epoca mussoliniana, più comunemente noto come “codice Rocco”. Codice che andrebbe profondamente riformato, perché vecchio, obsoleto e ritoccato da migliaia di piccoli provvedimenti che non hanno fatto altro che creare più confusione, e all’interno del quale è più facile sguazzare e creare scappatoie. Perfino il Codice Napoleonico, considerato da tutti il padre di tutti i Codici Penali europei, risulta più moderno di quello in vigore in Italia.

Per capire quanto sia obsoleto basti pensare che a quei tempi per uniformare le decisioni era stata prevista una sola sede della Corte di Cassazione, a Roma, eliminando tutte le altre sedi di Torino, Milano, Firenze, Napoli e Palermo. Ma erano altri tempi, con contenziosi e processi dal numero limitato.

Il Ministero della Giustizia a Roma

Le decisioni della Corte Suprema di Cassazione però ancora oggi orientano la giurisprudenza, ma una sola sede, che deve analizzare i ricorsi di tutti i Tribunali d’Italia, sia che si tratti di cause civili che di processi penali, appare sicuramente inadeguata, e aiuta a comprendere le ragioni per le quali nonostante la legge Pinto, sulla ragionevole durata dei processi, preveda 3 anni per il 1° grado, 2 anni per il 2° e 1 anno per la Cassazione, nella realtà proprio in Cassazione facilmente si giunge a 3 anni.

In pratica il Decreto Bonafede è un po’ come nelle riabilitazioni di edifici vecchi e malandati, forse più che iniziare riparando il tetto sarebbe stato opportuno partire riparando le fondamenta.

Il Movimento 5 stelle promotore del decreto per opera del suo Ministro alla Giustizia, si trova praticamente isolato nel sostenere il provvedimento, che di fatti appare piuttosto lacunoso. Premesso che chi oggi dovesse contestare qualsiasi provvedimento dei M5S sarà tacciato di “fascio-leghismo“, correremo questo rischio per chiarire il dato incontestabile che un simile provvedimento, slegato da una riforma globale del sistema giudiziario, appare evidente che non risolva alcun problema, anzi, il rischio, reale, è che i processi durino all’infinito. E non è solo un’ipotesi.

I PARERI DEGLI ESPERTI

Lo scorso 3 Gennaio al “TG2 Post”, puntata dal titolo “Il processo infinito” erano presenti Marco Travaglio, il Giudice Alfonso Sabella, ex sostituto Procuratore del pool antimafia di Palermo e il Prof. Salvatore Sica, componente del Consiglio Forense e Ordinario di Diritto Privato.

La discussione tra i presenti ha evidenziato la spaccatura tra Travaglio, strenuo difensore dei 5 stelle oggi, e della sinistra ieri, il quale promuove la “prescrizione” portando come esempio il caso di Giulio Andreotti, prescritto in appello per mafia, e cavalcando il suo odio congenito nei confronti di Silvio Berlusconi che secondo lui avrebbe usufruito di 9 prescrizioni per reati a lui dire gravissimi. Oltre questi 2 casi eccellenti, a detta di Travaglio ci sarebbero tutta una serie di imprenditori e manager che saranno colpiti dal nuovo provvedimento, dimenticando di specificare che buona parte di essi saranno comunque beneficiati dalla prescrizione, perché la legge essendo entrata in vigore a Gennaio 2020 produrrà i primi effetti, forse, non prima del 2028.

Da sinistra, Salvatore Sica, Marco Travaglio, la conduttrice Manuela Moreno e il Giudice Alfonso Sabella

La legge infatti non è retroattiva, i reati presi in considerazione saranno solo quelli commessi a partire dal 1° Gennaio 2020. Per i giudizi in corso, quindi, con o senza condanna in 1° grado, la prescrizione sarà ancora in vigore; colpevole o innocente l’imputato non potrà essere incluso nel nuovo provvedimento. Viene da sè che si tratta quindi di un provvedimento confuso che non va assolutamente a sanare situazioni precedenti al 2020 e anzi mette a rischio il futuro di migliaia di processi prolungandoli nel tempo.

Nella pratica in una Italia corrosa dalla corruzione, dagli abusi, dagli appalti pilotati, dalle assunzioni di favore, da immigrati illegali che uccidono e spacciano morte, da mafiosi che spadroneggiano e chi più ne ha più ne metta, viene adottato un provvedimento pensato in primis per punire Berlusconi, ma che di fatto finisce per colpire tutti gli imputati, colpevoli presunti e anche innocenti assolti in 1° grado, i quali di conseguenza saranno sotto giudizio fino a quando, in 3° grado, non saranno assolti definitivamente.

Nella pratica per i vecchi reati i facoltosi imputati potranno sempre usufruire della prescrizione, secondo le tesi di Travaglio sull’abilità di alcuni avvocati di prolungare i processi grazie a cavilli, i nuovi invece saranno sotto giudizio a vita. Che ci sia qualcosa che non funziona è evidente a tutti ma non ai 5 stelle. Mentre gli avvocati sono in sciopero e i Giudici sono in subbuglio, i cittadini confusi e storditi assistono ancora una volta ad uno scontro che sembra proprio ignorare le esigenze di una Giustizia giusta, gestita in tempi ragionevoli e con una certezza della pena che a causa del sovraffollamento delle carceri induce, spesso, a sentenze barzellettesche.

LA PERSECUZIONE AI DANNI DI BERLUSCONI


Silvio Berlusconi

La Giustizia va riformata in maniera globale e non per punire solo Berlusconi, che anche se condannato, all’età di 84 anni oggi non vedrà mai la cella, visto che non ne ha mai visitata una neanche quando era più giovane. Dei processi affrontati da Berlusconi in uno solo è stato condannato con una pena ridicola, per gli altri si contano 8 prescrizioni, 1 amnistia, 10 processi archiviati, 10 assoluzioni, mentre per 2 processi invece il dibattimento è ancora in corso e per altri 3 si è ancora alla fase istruttoria. E non risulta che abbia ucciso nessuno, nel caso cosa gli sarebbe accaduto?

Che sia chiaro, chi scrive è super partes e considera Berlusconi solo come un caso da citare senza entrare nel merito di ciò che ha fatto o ciò che ha detto, lungi anche dall’entrare in considerazioni di carattere etico e morale, resta il fatto  che l’operato dei Giudici nei confronti dell’uomo sia per lo meno discutibile.

Per cui può anche darsi che Berlusconi si sia servito di abili Prìncipi del Foro che sono stati in grado di prolungare i dibattimenti fino a far sopraggiungere i termini di prescrizione, ma si parla di 8 processi prescritti su 34. Proviamo a pensare al numero di udienze in cui il “poveruomo” è stato impegnato, ma pensiamo anche a quanti giudici si sono corrosi il fegato nel tentare di beccarlo con le mani nella marmellata.

Ma quanto sono costati tutti questi processi? Per gli “odiatori seriali” non importa il costo pagato dai contribuenti, l’importante era vederlo in galera. Il perché di questo odio è rimane ancora oggi incomprensibile. Eppure le persone ragionevoli non possono esimersi dal considerare che se questo è il modo di gestire la Giustizia ebbene significa che qualcosa non funziona, il “Colpevole a prescindere” è un metodo arcaico di giudicare. Il principio della “non colpevolezza” oggi è stato trasformato in principio di “non innocenza”. Non importa che ci si impieghi 20 anni per dimostrare la colpevolezza dell’imputato; proviamo a riflettere se invece fosse un innocente ad essere messo alla gogna per una vita intera.

Secondo Travaglio, che sponsorizza i 5 stelle in questa insensata campagna giustizialista, chi è colpevole in 1° grado lo è per certo anche dopo, cosicché il processo, con questo provvedimento, è destinato a durare fino a quando l’imputato non sarà stato condannato in via definitiva. Dopo quanti anni? Bohhh, chissà, magari il colpevole sarà già morto e non sarà mai stato accertato se sarà morto da colpevole o da innocente.

Il Ministro 5 stelle Alfonso Bonafede

Ultimamente il Ministro Bonafede, in perfetta sintonia con Travaglio, ha affermato con assoluta certezza che in Italia gli innocenti non vanno mai in galera. La figlia di Enzo Tortora ha avuto qualcosa da ridire al proposito, ma non sarebbe la sola. E tanto per confermare, il 25 gennaio, pochi giorni orsono, Giuseppe Gulotta ha chiesto 66 milioni di euro di risarcimento per 22 anni di ingiusta detenzione.

Forse agli accecati dall’odio sfugge anche un particolare non trascurabile. Se c’è un imputato di un reato ci sarà anche chi ha subìto dei danni. In questo caso chi si costituisce parte civile non vedrà mai alcun tipo di risarcimento fino a quando il processo non sarà concluso. E questo Bonafede & Co. sembra proprio che non l’abbiano considerato.

Che il sistema vada riformato integralmente, lo afferma anche il Giudice Alfonso Sabella al TG2 Post e lo avvalora perfino il Giudice Luciano Violante storico Giudice della sinistra comunista e storico avversario di Berlusconi, il quale afferma che statisticamente il 50% degli imputati vengono assolti, quindi la tesi di Travaglio e anche quella del Ministro sembra sgretolarsi da sé.

Ma quello che evidenzia il Giudice Sabelli è semplicemente sconcertante, un processo penale viene seguito da almeno 30 Giudici: 1 GIP, 1 GUP, 3 Giudici di 1° grado, 3 Giudici d’appello e 5 di Cassazione, oltre ad almeno 3 P.M. che parteciperanno al dibattimento oltre a quello dell’istruttoria. Questo nel merito, a cui si aggiungono 1 GUP, 3 Giudici del Riesame e 5 di Cassazione nella fase cautelare, e senza contare quelli che vengono assegnati ad altri casi e sostituiti.

Alla luce di questi dati non è forse legittimo porsi il quesito di quanto è costata al contribuente la persecuzione nei confronti di Berlusconi? 34 processi con centinaia di udienze; circa un migliaio di Giudici che hanno preso in mano milioni di carte e cartacce, a dispetto di Greta e i gretini, a cui bisogna aggiungere altre migliaia di persone impegnate nelle indagini, intercettazioni, pedinamenti, interrogatori, per poi vederlo condannato in un solo processo, a raccontare barzellette ai malati di Alzheimer di una residenza per anziani.

Non accorgersi che qualcosa non funziona è preoccupante. Pagare un migliaio di giudici e chissà quanti investigatori e poi magari anche risarcire il Cavaliere delle spese legali sostenute è un dato di fatto incontestabile che non viene mai citato. Siamo sicuri che si tratti solo di abilità dei suoi Principi del Foro escludendo a priori qualsiasi responsabilità dei Giudici? Parliamo di milioni buttati nella spazzatura. Quanti? Sarebbe il caso che fosse il Ministero della Giustizia a chiarirlo ai cittadini e fors’anche alla Corte dei Conti.

Sono tanti i quesiti che ci si pone rispetto ai Giudici. Quanti sono? Come si svolge la loro carriera? Gli avanzamenti avvengono per meriti o per appartenza alle correnti della magistratura? A quanto ammontano le loro spettanze? Sono pagati a seconda dei processi a loro assegnati o al numero di udienze a cui presiedono?

E SE IL VERO PROBLEMA DELL’ITALIA FOSSE LA GIUSTIZIA?

La copertina di Italietta Infetta del 30 Luglio 2018. Click su foto per accesso al link

In un vecchio articolo di Italietta Infetta in cui si riportava una indagine de L’espresso” presso il tribunale di Roma, si parla di 72 udienze al giorno per ogni giudice, con un tempo di 2 minuti e 46 secondi dedicati ad ogni udienza. Nell’articolo si parlava di Processo Civile, in cui era legittimo pensare che fosse matematicamente impossibile accertare chi fosse colpevole e chi è innocente, chi avesse ragione e chi torto, in poco meno di 3 minuti, nemmeno sufficienti per compilare un verbale d’udienza per rinviare di 6 mesi o di  un anno l’udienza a seconda dei santi in Paradiso.

Ma mentre nel Processo Civile, il Giudice può anche “liberarsi” del processo inventandosi una sentenza ingiusta di proposito per scaricare la responsabilità del giudizio alla Corte d’Appello, nel Penale dopo la sentenza di 1° grado scatta l’arresto, non per tutti naturalmente. In tutti i casi la limitazione della libertà personale in attesa che si compia l’ultimo grado di Giudizio non può essere preso alla leggera, tanto che ad esempio oggi tra condanne a incensurati e condanne per reati minori, di fatto in galera non ci va più nessuno e le carceri sono sovraffollate solo di rom, immigrati e disgraziati; per reati fiscali e frodi si contano sulle dita di una mano gli sfigati condannati alla reclusione.

Che dire, sappiamo bene che anche mantenere un carcere costa, forse più di un hotel a 5 stelle, per sorveglianza e sicurezza, meno per pulizia e igiene, ma c’è anche il rovescio della medaglia che giustifica la diminuzione dei carcerati. Proviamo a pensare se si introducesse il principio dei lavori socialmente utili ai condannati, l’effetto sarebbe di un aumento della disoccupazione tra le persone normali e la totale assenza di offerte da parte dei “navigator” a chi usufruisce del reddito di cittadinanza.

Poco tempo fa i giornali riportarono la notizia che l’Avvocato Taormina che ha difeso Annamaria Franzoni nella condanna per l’uccisione del proprio figlioletto, ha presentato una richiesta di sequestro della villa della Franzoni a parziale pagamento della parcella di oltre 400.000 €. La notizia deve aver impressionato non pochi perché se dopo essere stata reclusa per 17 anni, deve pagare anche una parcella del suo avvocato di questo importo, oltre alle spese processuali di cui mai nessuno parla, c’è da chiedersi come facciano ad affrontare tali spese gli imputati con un reddito minimo che li esclude dal gratuito patrocinio anche se hanno un reddito appena superiore alla soglia di sopravvivenza. Queste notizie purtroppo i quotidiani non le citano mai. Di certo dopo questa notizia in molti hanno depennato l’Avv. Taormina dalla lista dei possibili difensori di amici e parenti. Anzi qualcuno ci scherza su consigliandolo proprio a chi ha beni e proprietà e intende farsi condannare.

LA RESPONSABILITA’ CIVILE DEI GIUDICI

L’errore più grande in tutta la discussione non sta solo nel fatto che siano i partiti a scontrarsi, e non sta neppure nel quantificare il numero di processi penali in corso o di cause civili che a volte sono più devastanti di quelle penali e sono in grado di decidere la vita o la morte degli imputati. Quanti sono i suicidi vittima di errori giudiziari? Ecco, l’errore più grande di questo provvedimento, e di tutte le discussioni al riguardo, è non aver identificato i veri responsabili delle lungaggini: leggi illeggibili, inapplicabilità di alcune disposizioni, interpretazione personalizzate delle sentenze, burocrazia e dibattimenti infiniti basati su virgole e virgolette fino a sopraggiunta prescrizione. E perché non metterci anche i casi di corruzione accertata?

Ecco, nessuno ha il coraggio di dirlo, ma i veri responsabili sono sempre e solo i Giudici. Sono pochi? Oberati? Hanno troppe cause? Bene facciano sciopero e chiedano più assunzioni, oppure si riformi il sistema giudiziario, si semplifichi la normativa, rendiamo leggibili i documenti giudiziari anche ai normali esseri umani. Il Ministero della Giustizia ha stretto un accordo con l’Accademia della Crusca per la semplificazione della terminologia nelle sentenze. Chi ne ha mai parlato? Dove sono stati applicati questi nuovi accordi? Le sentenze che si leggono sono una performance di termini incomprensibili ai normali umani, dove non potranno mai mancare frasi in latino e riferimenti a leggi e sentenze della Cassazione in casi analoghi o di leggi vecchie, obsolete, piene di omissis, che sono le cose che non si possono pubblicare come i segreti di Pulcinella. Leggere una sentenza di una pagina con tutti i riferimenti giuridici costa uno sforzo di ricerca talmente inutile che basta l’avvocato per condensare il contenuto in una sola frase: “Sei stato condannato”.

Ilaria Cucchi a fine processo per l’uccisione di suo fratello

Travaglio sbaglia sentenziando che chi è colpevole in 1° grado lo è per certo perché sarà colpevole anche nell’ultimo grado di Giudizio. Secondo lui Raffaele Sollecito e Amanda Knox avrebbero dovuto marcire in carcere. Idem Hashi Omar Hassan accusato dell’omicidio di Ilaria Alpi dichiarato innocente dopo 17 anni con diritto ad un risarcimento di 3 milioni di euro, che il Ministero della Giustizia non ha e non ha ancora corrisposto dopo un anno dall’assoluzione. E i carabinieri del caso Cucchi, condannati dopo 10 anni e solo dopo che la Cassazione aveva rigettato le sentenze precedenti riaprendo il caso. Ma di casi simili ce n’è un’inifinità.

“Ma tutti questi giudici che li hanno prima condannati, o assolti, una qualche responsabilità non ce l’hanno?” Un Giudice che sbaglia manda in galera degli innocenti o assolve dei colpevoli. L’imputato non può sbagliare, ma ai Giudici è concesso. Loro giudicano ma non possono essere giudicati, e nel caso chi dovrebbe giudicarli? Gli stessi colleghi? Sarebbe come il famoso detto cinese “cane non mangia cane”. I Giudici corrotti espulsi o condannati sono un manipolo di sfigati, ma chissà che non sarebbe il caso di inserire la “Responsabilità civile dei Giudici” che li costringerebbe a rispettare tempi certi ed emettere sentenze chiare nel rispetto delle leggi ma anche della logica del rispetto dei diritti umani, e poi chissà che anche la separazione delle carriere non possa che apportare un contributo sostanziale interrompendo l’attuale rapporto gerarchico spesso clientelare.

Sono decine di anni che si parla di “Riforma della Giustizia” e per un caso fortuito gli unici strenui difensori della Fort Alamo giudiziaria sono proprio loro: i Giudici.

Ecco forse le sardine, le vongole e i polipi che scendono in piazza, quelli che insultano augurando la morte di uno o dell’altro e dei figli di quello o di quell’altro, oltre agli sfegatati “ultras” di partiti e squadre di calcio, dovrebbero riflettere un solo momento e capire che un paese moderno ed efficiente prima di tutto avrebbe bisogno di una Giustizia che faccia Giustizia. Si accusa qualcuno di usare la Giustizia per fare politica, ma in realtà è proprio la Giustizia che fa politica e che da Terzo Potere dello Stato ha surclassato tutti gli altri poteri.

Tutto il resto è solo poesia. Ma in Italia questi propositi saranno destinati a rimanere solo una chimera! Tanto non interessa a nessuno!

 

 

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