Approfondimenti Politica

Una curiosa evoluzione degli orientamenti sull’accoglienza di cui nessuno parla

L’origine dei luoghi comuni

La Suburra, il quartiere degradato dell’antica Roma, è ormai diventato patrimonio di tutte le città italiane. Si tratta di territori autonomi e preclusi al vivere civile, dove prevalgono violenza, sopraffazione e illegalità. In quei quartieri la trasgressione non è soltanto lecita, ma è l’essenza dell’unicum che regola i comportamenti di chi vi abita. Una moderna Gomorra in cui ogni perversione è concessa se non addirittura favorita. In realtà, le citta bibliche, dedite al peccato e al sopruso, erano due: Sodoma e Gomorra , ma oggi, le conquiste sociali del moderno progressismo, hanno fatto si che Sodoma non venga più menzionata, se non con quelle velleità oltraggiose che l’attuale new way castiga severamente.

Qualche anno fa, rientrando a Torino da Londra, arrivai al gate dell’aeroporto di Heathrow con largo anticipo e mi dedicai alla lettura di un libro in attesa dell’imbarco. Poco dopo, due addetti, un uomo e una donna, entrambi giovani, iniziarono ad attivare il computer predisponendosi all’accoglienza dei passeggeri. A un certo punto, si udì un cupo brontolio che andava acquisendo sonorità come il rumoreggiare di un tuono. Via via che questo rimbombo cacofonico s’ingigantiva, cominciarono a distinguersi voci umane e scalpiccio di piedi, finché al suo progressivo avvicinarsi, quel frastuono si fece assordante; gente che urlava, schiamazzava, con nomi che si libravano nell’aria inseguendosi l’un l’altro.

L’addetto all’imbarco, si rivolse con un ironico sorriso alla giovane collega: “Be ready – le disse – barbarians are coming down!” (Stai pronta, stanno calando i barbari!) e chi erano questi barbari se non i miei connazionali che si accingevano a rientrare in Patria? Infatti, meno di un minuto dopo, una folla rumorosa e agitata, si riversò nell’atrio prospiciente al gate, nell’inconfondibile e inspiegabile affanno (tutto mediterraneo) degli italiani che affrontano un viaggio. Ma perché quel clamore, quell’accalcarsi e quell’affanno? Il volo Londra-Torino dura circa due ore; i posti sono assegnati al check-in; i bagagli già imbarcati e non c’è il rischio di “perdere il posto” o di “restare in piedi”.

Cambiare è più utile che offendersi

I più noti luoghi comuni attribuiti ai popoli europei

Confesso che il dispregiativo commento del giovane britannico addetto all’imbarco, m’irritò e mi offese, ma questo non poteva impedirmi di analizzarne oggettivamente le motivazioni. E’ inevitabile che dalla ripetuta osservazione di comportamenti che non si allineino a quelli da noi adottati, si finisca per cadere nelle generalizzazioni indiscriminate. Così, nell’accezione più comune, tutti gli italiani diventano indisciplinati e caciaroni e anche chi non lo è finisce per essere assimilato a questo giudizio, ma qual è la scelta più propedeutica per un recupero della nostra immagine? Prendersela con chi ci critica o con chi attua i comportamenti che vengono criticati?

Ogni paese al mondo è afflitto da luoghi comuni che lo riguardano, così gli scozzesi sono tirchi; i britannici sussiegosi; i francesi presuntuosi; i tedeschi prepotenti; i portoghesi furbastri e via di questo passo. La cosa più appropriata da fare, è quindi distinguersi, non cadendo sotto il giogo di questi stereotipi, ma dimostrarne – almeno per quanto ci riguarda – la larga infondatezza. Attaccare chi ci critica, senza mutare i comportamenti, che di questa critica ne sono l’oggetto, è un’azione assolutamente sterile oltre che puerile.

Chi arriva in Italia?

Torino,disordini e distruzioni causati da immigrati irregolari

Questo aneddoto introduttivo, mi porta alla recente dichiarazione della presidente della Commissione Europea, Ursula-von-der-Leyen, che beffa ancora una volta le attese italiane in fatto di immigrazione, attese di cui Bruxelles esprime la chiara intenzione di farsene un baffo. E’ stato un giorno – “Ahi fero giorno”, direbbe il Parini – in cui il nostro Paese è stato ulteriormente umiliato sull’annosa e mai risolta questione di “chi deve accogliere chi“.

In Italia vi sono milioni d’immigrati provenienti da ogni angolo del mondo. In larga misura si tratta di asiatici, est-europei e africani. La maggior parte di loro è ottimamente inserita nella nostra struttura sociale, lavorano, pagano le tasse, osservano le leggi e i costumi di vita del Paese che li ospita. Verso di loro non si può che esprimere rispetto, ma negli ultimi quarant’anni, i flussi migratori verso l’Italia sono andati sempre più crescendo e – pur se in alcuni casi si tratta di genuini richiedenti asilo – in larga misura, si tratta semplicemente di clandestini nel cui ambito vi sono non pochi disadattati sociali, ex appartenenti a formazioni guerrigliere, gente che si sottrae a pene detentive nei paesi d’origine e veri e propri criminali che vengono a infoltire le file delle organizzazioni mafiose.

Negare che, a fronte di questi ingressi indiscriminati, in Italia si stiano purtroppo sviluppando sentimenti razzisti, sarebbe pura ipocrisia. L’ignoranza è il terreno più fertile in cui attecchiscono preconcetti e generalizzazioni, per cui, la colpa di uno o anche di dieci o di cento, si riverbera ingiustamente su tutti. Del resto, il quotidiano spettacolo che molti di questi clandestini inscenano nelle nostre strade è innegabile e benché alcuni tentino vanamente di occultarlo, esso resta sotto gli occhi di tutti. Grassazioni, stupri, spaccio e trasgressioni di ogni genere, sono entrate nella quotidianità del nostro vivere. Negarlo è altrettanto ipocrita di chi vuole negare la crescita del razzismo.

Come combattere le generalizzazioni

Stephen Ogongo, il pro-immigraziosita di origine keniana. ospite di una manifestazione delle sardine a Roma

Come gli immigrati regolari devono allora atteggiarsi a fronte di questo fenomeno?

Sui social fioriscono vari gruppi dalle denominazioni più disparate. Tra i tanti, ne citerò due: “Cara Italia” e “Africani in Italia”. Entrambi questi gruppi, rigurgitano odio e violenza nei confronti di chi vorrebbe disciplinare i flussi migratori. Ho detto “disciplinare”, non cancellare drasticamente, ma tanto basta per essere tacciati di razzismo, nazifascismo, sciovinismo e altre colorite definizioni che proprio del fascismo sono l’espressione migliore.

Nessuno di loro, soprattutto un loro autorevole mentore, Stephen Ogongo, di origine keniana, che ha fondato il partito “Cara Italia”, si dedica mai a promuovere quegli immigrati meritevoli cui ho sopra accennato. Non spende una parola per qualificarli agli occhi della pubblica opinione, distinguendoli dagli altri che, con i loro comportamenti, ne deturpano l’immagine.

Stephen Ogongo, si dedica solo e con veemente determinazione ad attaccare e ingiuriare i simpatizzanti di centro-destra. Non ho mai letto una sua realistica disamina sulle ragioni per cui l’Africa – terra tra le più ricche del mondo – è povera e costringe le sue genti a fuggire. Non ho mai letto una sua sola parola sui voraci dittatori africani che la dissanguano, quei dittatori che sono peraltro reiteratamente rieletti dalle loro vittime, tutte prese a lottare tra le diverse fazioni tribali in sanguinosi e interminabili conflitti.

Ogongo, sempre prontissimo a stigmatizzare ogni criticabile comportamento discriminatorio di alcuni italiani verso gli immigrati, resta del tutto silente quando sono quegli immigrati a rendersi protagonisti di episodi violenti e criminosi.

L’ignavia verso gli abusi è il vero nemico della serena convivenza

Cristine Miriam Scandroglio, l’italiana d’origine ivoriana candidata nelle liste della Lega per le elezioni regionali in Campania

Robert Mc Namara, segretario di Stato USA ai tempi della crisi dei missili sovietici a Cuba, non era certo un guerrafondaio, anche perché era al servizio di un presidente democratico, John F. Kennedy. Eppure, nel corso delle concitate consultazioni per decidere quale risposta dare alla provocazione di Nikita Kruscev, non esitò a dire: “Quando i trasgressori incrementano i loro misfatti, l’atteggiamento pacifista, serve solo a renderli più aggressivi”. Ecco perché quegli immigrati regolari e ben inseriti in Italia, devono saper prendere le opportune distanze dagli altri immigrati che delinquono e sono i veri promotori dei sentimenti razzisti. Devono combatterli per far vedere al Paese che li ospita che non tutti gli immigrati sono criminali, ma ve ne sono molti (i più) che non meritano di essere inclusi nelle generalizzazioni.

Quanto detto fin qui serve a spiegare perché il numero d’immigrati regolari che sostengono e addirittura militano nei partiti di centro destra è in costante aumento. Una delle adesioni più recenti è rappresentata da una giovane italiana di origini ivoriane, Cristine Mariam Scandroglio, che si è presentata nelle liste della Lega per le elezioni regionali della Campania. Una sua intervista era già stata pubblicata sul nostro giornale l’anno scorso. Si tratta di una donna di colore, coraggiosa, straordinariamente intelligente e determinata. I suoi antagonisti – cioè quelli che vorrebbero ispirarci a essere umani e tolleranti – l’hanno ricoperta d’insulti irripetibili, ma lei non demorde.

Chi si apre alla regolare accoglienza?

Cittadini dimostrano contro gli sbarchi. Spicca in prima fila un’attivista di colore

L’apparato di sicurezza della Lega è affidato a un italiano di origini nigeriane, il senatore Toni Iwobi, mentre Sandy Cane è stata la prima sindaca leghista di colore a Viggiù (Varese), proprio nel cuore della Padania leghista e anche se ora ha abbandonato il partito, i suoi orientamenti politici non sono si sono certo trasferiti sull’altro versante. Mike Gjeli, italo-albanese che, sempre per la Lega, è il responsabile dei flussi migratori in Liguria. A Malò (Vicenza) il segretario della Lega e assessore allo sport, è Moreno Marsetti, un italo-marocchino di 28 anni e poi Souad Sbai, giornalista marocchina che sostiene il progetto leghista per il centro sud; Pipelia, un’attivista rumena che, dalle file della Lega, combatte l’occupazione abusiva degli alloggi… ma sono anche molti gli immigrati che pur non ricoprendo cariche pubbliche, aderiscono ai partiti di destra. Solo a Milano vi sono oltre cento tesserati della Lega, trecento in Lombardia e oltre duemila in tutta la Padania.

“Il vero razzismo – ha dichiarato Souad Sbai – è quello dei buonisti che vogliono frontiere colabrodo ma poi non si preoccupano se le donne arabe non imparano l’italiano e restano in balia di mariti islamisti educati in moschee improvvisate negli scantinati. Imparare la lingua è un dovere e un atto di emancipazione. Dovere di integrarsi perché il multiculturalismo è fallito così come l’idea che gli immigrati siano tutti a favore della sinistra. Io sono di centrodestra e come me tanti altri. E se l’Italia non può farsi carico di un’immigrazione selvaggia e incontrollata è bene che gli stranieri che si sono integrati lo dicano apertamente.”

Tutti questi immigrati che affermano con forza di non riconoscersi nelle Kyenge, nei Chaouki e negli Ogongo di turno, sono stati tutti “comprati” come sostiene quest’ultimo e i suoi aficionados?
No, caro Ogongo, non sono stati comprati e neppure hanno tradito le proprie origini, sono solo stufi di essere assimilati alla gentaglia di cui persone dissennate e faziose come lei promuovono l’indiscriminata accoglienza. Più questa consapevolezza crescerà e più lei, con il suo partitello-farsa e il suo becero sostenitore Vauro Senesi, scomparirete senza lasciare traccia del vostro insipiente passaggio.
Se ne faccia una ragione e nel frattempo, abbia cura del suo fegato perché l’odio e i travasi di bile che ne seguono, finiranno per metterlo a serio rischio.

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