Estero

VENEZUELA – UN VIRUS CHIAMATO MADURO

VIAGGIO TRA BELLEZZE E BRUTTURE DI UN PAESE UNICO AL MONDO

Quando agli inizi del 1996 giunsi a Curiapo dopo un viaggio della durata programmata di una settimana e compiuto in 6 mesi, compresi che ero giunto in un paese speciale.

Curiapo è una piccola cittadina interamente costruita su palafitte alla foce del fiume Orinoco, nello Stato del Delta Amacuro, noto anche come Delta Orinoco, una regione sommersa dalle maree più grande dell’Olanda ed interamente immersa nel verde.

Provai ad accendere una sigaretta ma la purezza dell’aria mi costrinse a spegnerla immediatamente. Ero estasiato. Non avevo mai visto niente di simile, né avevo mai provato tali sensazioni in passato.

Le curiare, le canoe scavate nei tronchi di alberi degli indios Waraos, correvano sui canali seguendo il ritmo delle correnti, galleggiando a pochi centimetri dall’acqua. Un solo movimento errato poteva ribaltarle, ma gli indios le conducevano con grande sapienza. Un falco sorvolava la nostra imbarcazione fino a quando non si cataputò nelle acque per uscirne con una preda tra le grinfie.

Un bimbo Waraos su una curiara

Aubrey era un contrabbandiere di carburante: comprava la benzina in Venezuela al costo di 5 centesimi di dollaro al litro per rivenderlo in Guyana inglese a 60 centesimi. Trasportava i barili sul barcone sul quale avevamo navigato da Mabaruma.  Aubrey aveva salvato me e la mia compagna da una situazione di pericolo a Georgetown, la capitale della Guyana, e da quel momento eravamo diventati amici inseparabili al punto che si offrì di condurci in Venezuela lungo una rotta che solo lui e i suoi amici seguivano, lontano dalle luci della città e dai controlli di polizia o della guardia marittima, semmai ce ne fosse.

Eravamo stati suoi ospiti prima nella zona di reclamazione al confine tra Venezuela e Guyana, a Mabaruma e a Hosporuru, luoghi irraggiungibili e praticamente sconosciuti alla comunità internazionale, e dopo un avventuroso viaggio in mare, dalla foce dell’Aruka River, in passato noto come Rio El Dorado, giungemmo al Rio Orinoco, affrontando una burrasca dalla quale ne uscimmo miracolosamente vivi. La stessa rotta compiuta secoli prima da Cristoforo Colombo alla ricerca delle Indie, superando secche misurando la profondità e insabbiandoci in diverse occasioni.

Entrammo nell’Orinoco in piena notte alla luce di una luna piena gigantesca e di un cielo stellato che illuminava a giorno i canali che i nostri capitani attraversavano con sapienza e abilità. A Bella Vista, in Venezuela, fummo ospiti di Aubrey in una sontuosa palafitta interamente da lui auto-costruita, in una radura sita in uno dei mille cayos, i canali del Rio Orinoco, immersa nel verde assoluto tra gigantesche piante di papaya e altrettanto gigantesche farfalle dall’azzurro fosforescente. A pochi metri, la vegetazione rigogliosa pullulava di vita tra alberi millenari e animali liberi e indisturbati. Ero giunto nel paradiso e ci restai per mesi tanto che il Delta Orinoco finì per diventare il mio regno.

Il capo della comunità Waraos, Carlos, prepara un fresco e tenero cuore di palma da gustare durante una escursione nella giungla

A Bella Vista Imparai i segreti della giungla, divenni amico della vicina comunità di indios Waraos, definiti “Il popolo delle curiare”, un popolo pacifico che vive isolato dal mondo, ma che non ne ha paura. A poco a poco anche gli animali, scimmie, delfini, bradipi e tucani avevano imparato ad apprezzare e tollerare la mia presenza. Non ero io ad avvicinarmi a loro, ma loro a me. Imparai ad amare ed apprezzare quel luogo, ne scoprii i segreti e imparai a sopravvivere ai pericoli. Ma non poteva durare a lungo e quando giungemmo a Puerto La Cruz e per un caso fortuito restammo bloccati senza poter ritornare in Italia, compresi che tutto faceva parte di un disegno.

Con Aubrey, nell’attesa di preparare il carico di carburante, avevamo collaborato in una missione di padri anglicani che offrivano cure e assistenza alle numerose comunità di indios Waraos, dislocate sulle rive dei vari canali del Rio Orinoco, ma fu a Puerto la Cruz che la mia esperienza nell’Orinoco risultò determinante per iniziare la più grande avventura della mia vita. E quando restammo bloccati senza poter lasciare il paese per sopravvivere mi ritrovai a fare la guida turistica d’avventura, quella vera, quella dove tutto è programmato e niente si svolge come è stato pianificato.

In quel contesto ebbi modo di apprezzare e constatare che il Venezuela è in assoluto il paese più bello del mondo. L’unico in grado di offrire paesaggi e un ecosistema tanto diversificato: dal Mar dei Caraibi e dall’Arcipelago di Los Roques alla Sabana, con i Tepuys, quelle montagne dalle pareti verticali che spuntano dal niente e che hanno dato vita ad un miracolo della natura come il Salto Angel, la cascata più alta del mondo. Da una infinita pianura umida, nota come Los Llanos, da sempre regno dei bird watchers per le innumerevoli quantità di uccelli che la popolano, fino al deserto di Coro con le dune che si affacciano nel mare; dalle montagne andine con il Picco Bolivar che si eleva fino a poco meno di 5.000 metri e che ospita una delle più antiche università del mondo, Merida, fino alla selvaggia giungla amazzonica e alle distese di orchidee, fiore nazionale del paese.

Ma è solo sorvolando la Gran Sabana che ci si rende conto della ricchezza immensa del paese: migliaia di pozzi di petrolio, miniere di oro e di pietre preziose, riserve di gas naturale, risorse naturali, distese infinite di coltivazioni.

Il Venezuela è un paese grande tre volte l’Italia, che conta poco più di 28 milioni di abitanti, tra i quali una numerosa comunità di italiani, spagnoli, portoghesi, arabi e autoctoni.

UN POTENZIALE RIMASTO TALE

Un paese che poteva e doveva esplodere sia a livello turistico che e a livello economico e per la verità i governi che si erano succeduti, seppure sotto il controllo degli Stati Uniti per oltre 40 anni, avevano operato in condizioni di relativa democrazia, in pace e armonia.

Ma il 1998 era alle porte ed era una data destinata a segnare un cambiamento radicale nella vita sociale paese.

Nei 40 anni di democrazia a partire dagli anni ’50, il benessere nel paese migliorava di anno in anno, ma la popolazione proprio grazie alle ricchezze e alle potenzialità del paese si illuse di poter ottenere ancora di più votando per un cambiamento di politica al governo causato da un evento costruito ad hoc, definito “caracazo“, che mediante la manipolazione delle masse trasmise l’informazione errata di povertà e di malessere diffuso che andava cambiato.

In quel contesto un militare di nome Hugo Chavez attuò una strategia politica che mirava a sostituire il Presidente di allora, Carlos Andrés Perez. Chavez creò un movimento di destabilizzazione che nel 1989 tentò un colpo di Stato, fallito. Il secondo colpo di Stato fu tentato nel 1992, anche questo fallito, seppure l’aumento della popolarità di Chavez lasciava presagire un futuro successo.

Chavez al secondo tentativo di colpo di Stato fu imprigionato e fu liberato nel 1994 solo grazie ad una amnistia del nuovo Presidente Rafael Caldera a condizione delle sue dimissioni dall’esercito. Una volta in libertà Chavez si dedicò a tempo pieno alla politica, aizzando le masse di poveri niente affatto poveri, con l’illusione di un benessere ancora maggiore rispetto a quello in cui già vivevano, tanto che nel 1998 vinse le elezioni politiche con un plebiscito.

Carlos a quei tempi era adolescente. Carlos non è il vero nome dell’amico venezuelano che ci racconta questi fatti. Ha chiesto di mantenere l’anonimato per evitare ritorsioni contro la sua famiglia, come già successo ad altri. I suoi genitori immigrati, avevano costruito, con enormi sacrifici, una piccola azienda che proliferava ed in continua crescita garantiva la sopravvivenza e il benessere della sua numerosa famiglia. Con l’avvento di Hugo Chavez, tutta la classe media, prevalentemente immigrati da Italia, Spagna, Portogallo e paesi arabi iniziò a soffrire il cambiamento radicale di politica del Governo, che sempre di più mirava a togliere ai benestanti per dare ai poveri, in un remake di Robin Hood in fase moderna dove in realtà prima Chavez e poi Maduro si identificavano non con il bandito Robin ma con lo Sceriffo della Contea di Sherwood.

In quel momento storico, buona parte della comunità sud-americana seguiva l’onda del successo della sinistra filo-comunista del Brasile di Lula, poi arrestato per corruzione e ancora indagato, e fedeli a Fidel Castro anche il Venezuela, la Bolivia e l’Ecuador adottarono le stesse misure che in pochi compresero che avevano il solo scopo di aumentare la povertà per aumentare la dipendenza dai loro Governi.

LA SVOLTA A SINISTRA DI CHAVEZ

Chavez nel 1999 cambiò la Costituzione che non avvantaggiava nessuno, nè la popolazione nè sè stesso. Tale infatti non poteva considerarsi il cambiamento da 5 a 6 anni della durata in carica di Presidente, ma quello era il primo passo per dimostrare il suo potere. Questa che fu la prima iniziativa insignificante comportò successivi cambiamenti sempre più astringenti nei confronti della classe media facendo emergere la vera faccia della dittatura di un uomo troppo vicino a Fidel Castro, che lo condizionava nelle scelte anti-imperialiste e suggeriva le iniziative da prendere. Naturalmente i benefici che riceveva Castro erano tangibili, soprattutto sotto forma di petrolio, praticamente gratuito.

Negli anni che seguirono Chavez dimostrò la sua vera avidità di potere acquisendo o requisendo tutte le maggiori industrie del paese, prima fra tutte la PDVSA, la società petrolifera del Governo Venezuelano, e poi via via statalizzando tutte le grosse industrie. Solo la Toyota di Cumanà ricevette minacce di espropriazione mai realizzate. Oggi pare che la Toyota sembra sia operativa ma a regime ridotto e solo per garantire la presenza nel paese per evitare l’ennesima appropriazione indebita del Governo.

Alla morte di Hugo Chavez, nel 2013, gli successe il fedelissimo Nicolàs Maduro, esperto autista di autobus, poi sindacalista, fino a diventare successore di Simón José Antonio de la Santísima Trinidad Bolívar y Palacios de Aguirre, Ponte-Andrade y Blanco, più noto semplicemente come Simòn Bolivar, El Libertador.

 L’INTERVISTA

“Carlos quando hai lasciato il tuo paese, e perché?”

“Sono andato via dal Venezuela nel 2010 quando grazie al Regime di Hugo Chavez si stava verificando una costante diminuzione della qualità di vita ed un aumento della delinquenza comune. Nel paese diminuivano costantemente i livelli dei servizi basici, dall’elettricità all’acqua; sugli scaffali i prodotti alimentari e le medicine iniziavano a scarseggiare e la violenza iniziava ad aumentare soprattutto nelle grandi città dove i problemi erano ingigantiti dalla presenza di milioni di cittadini sempre più insoddisfatti.

“Che cosa differenzia la gestione amministrativa di Chavez dal suo successore?”

Maduro è giunto al potere quando l’economia del paese era già stata danneggiata dal suo predecessore, ma a differenza di Chavez, Maduro non ha mai avuto la stessa capacità di espressione e non è mai riuscito a raggiungere le masse con i discorsi di piazza. Questa sua limitazione ha dato l’impressione alla popolazione e alla comunità internazionale che in realtà Maduro stesse peggiorando la situazione del paese rispetto alla gestione Chavez mentre in realtà ne stava solo continuando il processo di distruzione

“Come vive oggi la tua famiglia e come sta vivendo la popolazione questo stato di estrema crisi?

“I miei parenti ancora oggi vivono in Venezuela ma in condizioni molto peggiori di quando ho lasciato il paese nel 2010. I miei parenti come tutti gli altri sono stati costretti a cambiare stile di vita e abitudini. Molti alimenti non si trovano più o si trovano al mercato nero a costi inaccessibili. Dopo le 6,00 del pomeriggio è consigliabile non uscire di casa; con l’approssimarsi del buio si scatena la violenza, non solo dei delinquenti comuni ma di gente bisognosa che non ha altra scelta che saccheggiare chi possiede qualcosa in più. Oggi il Venezuela è considerato tra i paesi più violenti al mondo. Solo nel 2018 si sono contati oltre 23.000 omicidi e il Governo non fa assolutamente niente per garantire un po’ di sicurezza, anzi sono spesso gli stessi militari a compiere atrocità per la loro stessa sopravvivenza.”

“Che notizie ricevi dal tuo paese”

Io parlo costantemente con la mia famiglia, seguo la stampa internazionale e le notizie pubblicate sul web e le notizie sono sempre peggiori, sia sotto l’aspetto economico che politico e sociale. Milioni di persone sono fuggite rifugiandosi nella vicina Colombia e molti dopo aver scelto il Brasile sono ora ospitati al confine, a sud, a Santa Elena de Uairen in veri e propri campi profughi. Ma il Governo che non si cura affatto della situazione del paese sembra più interessato a garantire i traffici dei vertici militari e politici coinvolti in narcotraffico e terrorismo internazionale. Da anni si parla di connivenza tra il Governo di Maduro e gli Hezbollah, Iran, ETA, FARC, ELN e chissà con quante altre organizzazioni sono conniventi.”

“Molti non sanno che il Venezuela è forse l’unico paese al mondo, dove l’Assemblea Nazionale, il Parlamento, è a maggioranza del partito di opposizione del Presidente, cosa che ha scatenato Maduro a trovare soluzioni alternative per limitarne il potere. Nel frattempo la Presidenza dell’Assemblea è stata assegnata a Juan Guaidò che successivamente si è proclamato “Presidente ad interim” dando vita di fatto ad una crisi istituzionale e politica in aperto conflitto con il Presidente  Maduro. Cosa pensi di Guaidò?”

“Guaidò è un ragazzo molto giovane, forse non ancora preparato per assumere la posizione nella quale si trova, anche se appoggiato da persone sicuramente con molta esperienza. E purtroppo anche se fosse più esperto non potrebbe fare molto di più di quello che sta facendo. Maduro è il capo delle Forze Armate, è un dittatore nel vero senso della parola, di quelli tradizionali che la storia non riuscirà mai a cancellare. Lui detiene il potere delle armi e terrorizza tutti a partire dagli impiegati pubblici che sono pagati dal potere, in perfetto stile comunista. Nessuno oserebbe ribellarsi. Ricordiamo che alle ultime elezioni i militari si sono recati a prendere alle proprie abitazioni tutti gli impiegati pubblici e condurli ai seggi elettorali, e nonostante questa forzatura l’accusa di manipolazione delle elezioni è stata una certezza. Con questi presupposti è praticamente impossibile sradicare Maduro dal potere.”

“Perché, secondo te, l’Italia è stato uno dei pochi paesi che non ha mai voluto riconoscere il ruolo di Guaidò a differenza dell’Unione Europea e della maggior parte della Comunità Internazionale”

“Sono convinto che la presenza nel governo italiano del “Movimento 5 Stelle” sia stato determinante. Ricordo che nell’anno 2009 in Venezuela girava la voce che il governo di Chavez aveva contribuito economicamente alla creazione di un partito politico in Italia. Guarda caso quel partito aveva molte analogie al primo partito con il quale Chavez aveva vinto le sue prime elezioni nel 1998, “Movimiento Quinta Republica”, abbreviato MVR.

Il logo del Movimento 5 stelle richiama il logo del MVR non solo per gli stessi colori ma per la “V” evidenziata in rosso. Perché in rosso? Dopo aver fatto una breve ricerca giunsi alla conclusione che la V identificava la “Vendetta” ma non capivo da cosa. Da un’altra ricerca  la “V” sembrava riprendesse le prime manifestazioni dell’allora leader Beppe Grillo che invadeva le piazze con il Vaffa-day.

Un’altra interpretazione conduceva a “V”di Vittoria, ma il rosso? Siamo sicuri che sia solo casuale e che invece non riprendesse il colore del comunismo? Siamo proprio sicuri che non fu invece imposto da Chavez e che la sua influenza finanziaria sul Movimento 5 Stelle non abbia dimensioni molto maggiori ai 3,5 milioni di cui si parla?

Lo stesso discorso vale anche per “Podemos” in Spagna. In Venezuela ne erano tutti certi, questi due partiti, Podemos e 5 stelle erano finanziati dal petrolio venezuelano e molti non erano d’accordo su queste scelte politiche del Governo di Chavez perché il petrolio è un bene dei venezuelani e del paese e non può e non deve  in alcun modo può essere usato per finanziare le campagne di potere comuniste.”  

“Cosa pensi dell’arresto di Alex Saab? Il faccendiere colombiano vicino a Maduro?”

Saab è una figura controversa, molto vicino a Maduro, tanto che ne gestisce gran parte dei suoi business più importanti. Al momento è ancora detenuto a Capo Verde dove ha fatto scalo per fare rifornimento con il suo aereo personale mentre si recava in Iran. Per questioni tecnico-giuridiche locali non sono state ancora attuate le misure di estradizione negli Stati Uniti, ma sono stati i servizi segreti americani di fatto ad arrestarlo. Saab rientra tra le figure per cui gli Stati Uniti hanno emesso dei mandati di cattura internazionali per narcotraffico. Anche la moglie italiana di Saab, la bellissima Camilla Fabri di Roma, di professione commessa e proprietaria di un immobile del valore di 5 milioni di € è improvvisamente sparita.

Per Maduro la taglia è stata fissata in 15 milioni di dollari e varie altre taglie sono state stabilite per una serie di personaggi vicini a Maduro di cui sono state accertate le responsabilità. Negli Stati Uniti gli oppositori di Maduro e lo stesso Governo americano attendono con ansia l’estradizione di Saab perché sono sicuri che quando  inizierà a parlare, e tutti sono sicuri che qualcosa da dire ce l’avrà, saranno scoperchiate le tombe delle malefatte di un uomo che ha fatto più danni del Corona Virus. Il paese è in ginocchio e mi vengono i brividi quando mi capita di leggere sui social italiani di persone che parlano di Venezuela e di Governo Maduro senza sapere neanche dove si trova il mio paese, parlando a vanvera senza conoscere lo stato di oppressione, di povertà e di disperazione che ormai da anni ci costringe il governo pseudo comunista che pensa solo ad arricchire chi governa e i loro amici. Pregherei questa gente e chi ancora difende Fidel Castro, Che Guevara, Chavez e Maduro di andare a vivere a Cuba e Venezuela per capire che farebbero meglio a stare zitti e godersi quel poco che ancora resta di libertà in Italia, che per come si stanno svolgendo le cose rischiano di fare la stessa fine delle due perle dei Caraibi.

“ A proposito di virus, come stanno affrontando l’emergenza COVID in Venezuela?

Il Corona  virus è diventata la scusa perfetta per coprire la scarsità di carburante del paese. Saab era diretto in Iran proprio per questo, tanto che sono diverse le petroliere ferme al largo dei Caraibi che gli americani bloccano per non fare rifornire il paese. Ma il Corona Virus è l’ultimo dei problemi delle famiglie venezuelane strette da povertà, mancanza di cibo, medicine e carburante. Ci sono code di 3 giorni ai distributori per poter ottenere 20-30 litri di benzina, e questo crea naturalmente anche problemi di trasporto del cibo lasciando intere zone senza rifornimenti. Le statistiche ad oggi parlano di 11.191 contagi di cui 107 morti, 3.852 guariti, 20 casi critici, ma affermare che questi dati siano reali è azzardato. La realtà potrebbe essere ben peggiore dato che il sistema sanitario è totalmente distrutto e i medici non sono in grado di affrontare l’emergenza anche per la mancanza di ospedali e medicinali”

“Che speranze ci sono di uscire da questa crisi e quale ruolo può svolgere Trump?

“A dispetto dei nostalgici dell’anti-imperialismo, Trump rappresenta l’unica vera speranza per il popolo venezuelano. Solo un intervento armato può risollevare il paese. Purtroppo gli interessi di Cina, Russia e Iran sul petrolio venezuelano non agevola l’intervento degli Stati Uniti che sta usando la massima cautela nell’uso della forza per evitare che il conflitto si ampli a livello internazionale. I mandati di cattura e le taglie sul Governo Maduro mostrano però chiaramente la posizione non solo di Trump ma della stessa Comunità internazionale. I 5 stelle e i comunisti italiani sembra invece che godano a vedere un paese distrutto e milioni abitanti alla fame e tuttavia nessuno di loro rilascia dichiarazioni né incredibilmente prende posizione.”

“Hai nostalgia del tuo paese?”

“Mi manca la mia famiglia, mi mancano le bellezze del mio paese, quel paese dove sono nato e cresciuto e che oggi purtroppo non esiste più.

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Una risposta

  1. Un articolo più che esaustivo al quale non c’è molto da aggiungere. Posso solo confermare in quanto per motivi di lavoro ho vissuto in Venezuela ai tempi di Chavez che la situazione era e, ora immagino ancora di più devastante, per il soffocamento della propria libertà per l’esercizio del potere da parte della dittatura. Al quale aggiungere il pericolo costante per la delinquenza legalizzata dal regime.

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