Inchieste

Troppe ombre gravano ancora sul rapimento di Silvia Romano e sull’ambiente circostante.

Domande che attendono una risposta

Qual è la figura professionale del vero cooperante? Cosa lo differenzia dal volontariato? Quanto rappresenta, in soldoni, l’attività svolta dalle varie organizzazioni umanitarie in Italia? Quanto sono efficaci le loro iniziative? Chi sono le figure che ruotano intorno al rapimento di Silvia-Aisha Romano? Chi e perché, poteva avere interesse a farla tacere?

Domande difficili, alle quali, tuttavia, il collega Max Tumolo, forte della lunga esperienza maturata nel settore della cooperazione internazionale, tenta di dare una risposta, in una seconda intervista radiofonica rilasciata ai microfoni di RPL.

Intanto, è impossibile non rilevare, il completo e ostinato disinteresse mostrato da quasi tutti i mezzi d’informazione, sia italiani e sia keniani, sui particolari più significativi – e anche un po’ preoccupanti – che hanno preceduto e fatto seguito al sequestro.

Coincidenze davvero singolari

Piantagione di marujiana

Perché il masai Joseph, preposto, alla protezione dei volontari presenti a Chakama e marito di Lilian Sora, presidente della Onlus Africa Milele, proprio nel momento del rapimento, non c’era?

Perché agli agenti del Wildlife Service (equivalenti alle nostre guardie forestali) è stato ordinato di desistere dall’inseguimento, quando erano già sulle tracce dei sequestratori, a poche ore di distanza dal sequestro?

Perché tutti i giornali locali, continuano sostenere la teoria che Silvia fosse coinvolta nel traffico d’avorio, mentre nessuno menziona (neppure i giornali italiani) la presenza di una vasta piantagione di marjuana a poca distanza dal luogo in cui Silvia e gli altri volontari si trovavano?

Eppure, i volontari reclutati da Africa Milele, conoscevano bene l’esistenza di quella piantagione, anzi, l’avevano addirittura fotografata. A chi appartiene? E come mai continua a passare inosservata, nonostante l’enorme estensione?

Perché la giudice Julie Oseko ha concesso la libertà su cauzione a Ibrahim Adhan Omar, maggiore indiziato nel procedimento per il rapimento di Silvia Romano, malgrado la ferma opposizione della Procura del Kenya?

Perché nessuno si è mai preoccupato di accertare, come ha fatto un presunto zio dell’accusato, a fornire la cauzione di 26.000 euro, quando, oltre ad abitare lontanissimo da Chakama, vive nella totale indigenza? E’ stato davvero lui a pagare quella cauzione?

Tutte straordinarie coincidenze? Forse, ma il silenzio che le circonda lascia comunque molto perplessi e legittima più di un sospetto.

Chi potrebbe rimuovere i troppi veli che ancora oscurano l’intera vicenda, sono le nostre autorità e quelle del Kenya, ma soprattutto lo potrebbe fare lei: Silvia Romano, la vittima del sequestro, oggi Aisha, ma su questa possibilità s’inserisce anche – del tutto inattesa – la conversione all’Islam. Cosa che non favorisce certo una chiara e volontaria esposizione dei fatti.

L’intervista che segue, richiede una quarantina di minuti di pazienza, ma ritengo che tale pazienza sarà premiata e se non potrà portare a quell’agognata verità che tutti auspicano, sara certamente un passo in più per comprendere a fondo lo scenario che circonda quest’anomala vicenda.

Buon ascolto.

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