Politica

Triste epilogo di un grande Paese, deliberatamente votato al suicidio!

Una nuova categoria di “rifugiati”

Con la sola esclusione d’Israele, l’intera striscia dei paesi mediterranei, appartenenti all’Africa e al Medio-Oriente, rappresenta una polveriera sempre pronta a esplodere. Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Libano e Siria, sono Paesi islamici retti da regimi cosiddetti “moderati” che in realtà di moderato, hanno davvero poco, perché per non cedere alla Sharia, che tende ad assumere il Corano come legge di Stato, devono usare il pugno di ferro, con scarso riguardo ai diritti d’opinione e alla manifestazione del dissenso.

Mohammed VI, re del Marocco; Abdelaziz Bouteflika, presidente algerino; quello tunisino, Mohamed Beji Caid Essebsi; Fayez al-Sarraj, riconosciuto dall’ONU come legittimo presidente libico; Abdel Fattah al-Sisi, che ha sostituito Mubarak alla guida dell’Egitto, dopo i 140 giorni del regime militare di Hussein Tantawi; Michel Aoun presidente libanese e Hafiz al-Asad della Siria, sono tutti, pur se con valenze d’intensità diversa, leader autocratici che stringono i propri Paesi in una morsa tenace, controllandone con decisione le esuberanze anti governative. Sono da biasimare?

Sì, lo sono, almeno secondo i molto diffusi orientamenti occidentali in materia di diritti umani, ma di questi orientamenti – che non di rado mascherano ben altre finalità – abbiamo già fatto dolorosa esperienza in passato. L’abbattimento di Saddam Hussein, nella seconda Guerra del Golfo, creò la tragica esperienza dello Stato Islamico; la caduta di Reza Pahlavi, Scià di Persia, produsse nel 1978 l’avvento al potere dell’Ayatollah Khomeini, con l’introduzione della Sharia in Iran; lo stesso avvenne nel 2011 per il leader Muammar Gheddafi la cui caduta gettò la Libia in una guerra feroce che si trascina ormai da vent’anni.

Il triste declino dell’antica “Svizzera mediorientale”

Veduta di Beirut in Libano il “Paese dei cedri“, al tempo in cui era definito “La Svizzera del Medio Oriente

Ma in questi giorni è il Libano che sale prepotentemente alla ribalta con la violenta esplosione occorsa nel porto di Beirut, evento che è davvero difficile imputare a un fatto casuale, stante le accese tensioni che percorrono il Paese in vista dell’imminente processo volto ad accertare il coinvolgimento degli hezbollah nell’uccisione del giovane ex Primo Ministro Rafiq Hariri. L’attentato in cui Hariri perse la vita, avvenne nel febbraio 2005, solo due giorni dopo l’eccidio di Sabra e Shatila, in cui almeno 700 palestinesi persero la vita per opera dei miliziani cristiano-maroniti, coadiuvati dalle forze israeliane.

In quest’orrendo scenario di massacri è oggettivamente difficile individuare i buoni e i cattivi, giacché tutte le forze in campo sono animate da un odio irriducibile nei confronti degli avversari. Il piccolo Paese mediterraneo, un tempo era definito la “Svizzera mediorientale” per la stabilità e lo sviluppo socio-economico che era riuscito a realizzare, oggi langue nell’indigenza, con la metà dei suoi abitanti che si arrabatta a vivere sotto la soglia di povertà.

La causa di questa situazione risiede nella presenza, entro i suoi stretti confini, di tre distinte ideologie del tutto inconciliabili: gli Hezbollah, islamici di orientamento sciita, supportati da Siria e Iran; gli islamici di matrice sunnita, con una visione più laica sulla gestione politica del Paese e infine i cristiani maroniti, cui va riconosciuto l’approccio più pragmatico alle questioni socio-economiche che li ha portati – com’è avvenuto in Giordania – a gestire la preponderante parte dell’imprenditoria nazionale.

Indigenza, fanatismo religioso e odio tribale, sono gli elementi che rischiano di provocare una caduta della stabilità in Libano, caduta che trascinerebbe al seguito, le già precarie situazioni presenti negli altri Paesi dell’Africa mediterranea, dove i movimenti anti-regime sono già attivissimi, pur se schiacciati dalle forze della sicurezza nazionale. Intanto, l’Europa, sta a guardare impotente e pervasa dall’irrisolutezza che ormai la distingue da decenni, salvo la Francia che – sempre a caccia, com’è di opportunità economiche – ha già dichiarato che un’eventuale condanna degli Hezbollah non muterà di un millimetro la propria posizione geopolitica.

E l’Italia?
L’Italia, come sempre, sfoggia il suo, ormai consolidato, atteggiamento attendista e si esibisce nelle solite e retoriche, “recriminazioni”, “condoglianze”, “sconcerti”, “cordoglio” e “solidarietà”, non rinunciando, anche in questo caso a coprirsi di ridicolo, come ha fatto il pentastellato sottosegretario al Ministero degli Esteri, Manlio Di Stefano, che ha pubblicato sui social un accorato sostegno al Libano con queste incredibili parole: “Con tutto il cuore mando un abbraccio ai nostri amici libici. Lo abbiamo già detto e lo ripeto anch’io, l’Italia c’è ed è pronta a dare tutto l’aiuto possibile. Coraggio”. Capito? Il nostro ineffabile sottosegretario esprime le sue condoglianze alla Libia, per l’esplosione avvenuta a Beirut! Comprensibile che sia stato massacrato sui social! Ma va dato atto che la sua compagna di partito, la senatrice Elisa Pirro, gli corre in auto, postando a sua volta: “Le immagini dell’esplosione avvenuta a Beirut sono sconvolgenti. Esprimo la mia vicinanza al popolo libico e cordoglio per le innumerevoli vittime”. Che succede ai pentastellati? Sono andati tutti a lezioni di geografia dal loro ex capo partito, Luigi Di Maio?

I gravi errori di alcune potenze occidentali

Un abbraccio sospetto tra Emmanuel Macron e il signore della guerra libico, generale Haftar

Ma chi furono gli artefici di questi accadimenti che portarono l’integralismo islamico alle porte dell’Europa? Andiamo con ordine: l’avvento dell’Isis è senz’altro attribuibile all’America di George Bush, che non solo s’inventò ragioni inesistenti per scatenare l’offensiva contro Saddam Hussein, ma prese anche la disastrosa decisione di smantellare l’esercito iracheno, facendo sì che su questo germogliasse la tragedia dell’ISIS che, di matrice sunnita, non poteva tollerare l’apertura al potere degli sciiti iraniani, loro irriducibili nemici.

L’abulica inconcludenza del “nocciolaro” presidente americano, Jimmy Carter, (che dichiarò di vendere noccioline all’età di 5 anni), non gli consentì di opporsi al disegno francese di portare al potere in Iran l’Ayatollah Khomeini, che Parigi aveva fino a quel momento ospitato, protetto e riverito entro i propri confini e che celebrò il suo avvento alla leadership iraniana con incontenibile entusiasmo. I risultati di questa brillante operazione, sono sotto gli occhi di tutti: un popolo moderno ed emancipato, fu di colpo costretto alla stretta osservanza di regole medievali, l’influenza iraniana creò e sostenne conflitti in varie parti del mondo arabo, fu istituita l’impiccagione per dissidenti e gay e la pace mondiale venne messa a serio rischio.

La caduta di Gheddafi, fu invece un’operazione tutta francese, ideata e attuata da Nicolas Sarkozy, che in un suo editoriale, il Giornale definì Un presidente gollista con velleità napoleoniche”. Nel suo incontenibile “grandeur”, Sarkozy, si ritenne oltraggiato dal leder libico perché questi non aveva onorato la promessa di acquistare un lotto di aerei Mirage. Forse questa non era l’unica ragione per scatenare un conflitto, ma certamente ne costituiva un significativo elemento. Nel suo progetto di aggressione al leader libico, Sarkozy, si dimostrò anche un abile manipolatore, poiché riuscì, tramite i buoni uffici di Hilary Clinton, a quel tempo Segretaria di Stato dell’amministrazione Obama, a coinvolgere l’esitante presidente USA nei bombardamenti su Tripoli che la Francia iniziò ancora prima di ricevere il benestare ONU.

A questo scriteriato progetto, non mancò neppure il supporto del nostro allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che sordo alle raccomandazioni di Silvio Berlusconi, allora a capo del governo di centro-destra, spinse l’Italia a partecipare all’aggressione aderendo a quanto deliberato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Insomma, come si può vedere, dabbenaggine e utilitarismo non hanno colore politico poiché queste scelte del tutto dissennate, hanno visto coinvolti conservatori e democratici, leader di destra e di sinistra, in un parossismo distruttivo che ha sconvolto l’intero assetto geopolitico del pianeta.

Lo strapotere francese

I missili anticarro Jevelin forniti segretamente dalla Francia di Emmanuel Macron al Generale Haftar

Ma l’ambiguità di Emmanuel Macron, uomo di centrosinistra, che in quanto tale, non dovrebbe aver nulla da spartire con il suo predecessore Sarkozy, prosegue invece nel solco tracciato dal suo avversario infrangendo anche ogni regola di decenza. Infatti, non si tratta solo della costante ingerenza dei servizi segreti di Parigi nelle questioni interne delle sue ex colonie. Oggi la Francia di Macron, inasprisce colpevolmente il conflitto in atto fra Tripoli e Bengasi, perpetrando l’inganno, esclusivamente finalizzato, non a porre termine agli scontri, ma ad assicurarsi i favori della parte che risulterà vincente.

Così si scopre che la Francia, pur avendo ufficialmente riconosciuto il governo di al-Sarraj, come legittimo governo libico, fornisce in segreto al suo irriducibile rivale, generale Haftar, nientemeno che un lotto di missili anticarro Jevelin, dichiarando poi, una volta scoperta la trama, che si trattava, prima, di missili risultati “difettosi” e poi (contraddicendosi platealmente) che quei missili erano stati “smarriti”.

Italia sempre più aperta ai rischi di un’immigrazione incontrollata

Il palazzo dell’Eliseo, sede del governo francese

In questo rivoltante scenario di menzogne, strumentalizzazione ed egoismi territoriali, l’Italia, si muove come un’insignificante banderuola, agitata dagli alterni venti dell’ipocrisia e della retorica umanitarista. Ha applaudito entusiasticamente alla “Primavera Araba” che ha causato conflitti, morti e distruzioni, pur senza portare un grammo di benessere alle popolazioni che vi si sono trovate coinvolte. Oggi continua a propugnare l’accoglienza indiscriminata di clandestini, che non provengono più solo dall’area sub-sahariana, ma anche e massicciamente, dall’Africa mediterranea, nei confronti della quale si proclamano perseguitati politici.

Ma chi possono essere questi “perseguitati politici”, se non avversari dei regimi laici (pur se autoritari) da cui dichiarano di fuggire? O sono comuni delinquenti che sfuggono al carcere del proprio Paese, o molto più probabilmente, sono quegli efferati ideologi dell’integralismo islamico che, non potendo propugnare la sharia in Patria, decidono di esportarla in Italia, compiaciuti dagli abbracci, dalle strette di mano e dall’assistenza che la diffusa dabbenaggine nostrana si spertica a tributargli.

La metastasi che affligge oggi l’Europa – e l’Italia in primis – è quella del globalismo; dell’ambientalismo ottuso e sfrenato; dello pseudo-umanitarismo di maniera e della scelta suicida di far prevalere la retorica sul pragmatismo. E’ un percorso attraverso la progressiva svalutazione dei valori fondanti la nostra millenaria civiltà; l’irresistibile pathos per la trasgressione; la stupidità elevata a traguardo sublime.
Chi mai salverà l’Italia da questo drammatico processo autodistruttivo?

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