L'opinione Politica

Titolari di palestre e piscine, pronti a denunciare il Presidente del Consiglio

Un’intero settore gettato nel panico

Titolari di palestre e piscine sono pronti a denunciare il premier Giuseppe Conte, che prima aveva dato loro una settimana di tempo per mettersi in regola, dicendo che ci sono troppe mancanze nel rispetto dei protocolli di sicurezza anti-Covid. Il coro del comparto interessato è stato unanime nel dire che, dopo la riapertura del 25 maggio scorso, le norme vengono scrupolosamente rispettate e diffondere questo allarmismo crea soltanto indebito danno. “L’affermazione del presidente Conte, non circostanziata da dati, appare qualunquista e approssimativa”. La maggioranza di palestre e piscine ha adottato misure ancora più restrittive di quelle previste. Da subito si è iniziato a misurare la temperatura, sanificare gli ambienti, installare i tornelli, contingentare gli ingressi oltre che a identificare le persone in ingresso.

Il clima che si è innescato dopo l’intervento del presidente Conte non promette nulla di buono, se la pandemia cresce è un dramma umano e la colpa non è delle attività che rispettano le regole. Nessuno ha proibito le vacanze all’estero quest’estate: “Non è possibile che dopo tutti gli sforzi per contenere il Coronavirus, questo venga reintrodotto da chi torna dalle vacanze!” E’ ciò che affermava il professor Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute per l’emergenza Covid-19, l’11 agosto e che  anche nell’ultima intervista ad Agorà, su Rai 3, ne parla. Perché chiudere le attività di chi è rispettoso delle leggi?

Non si può dare la colpa a intere categorie e addirittura additarle al pubblico ludibrio come untori. Se anche ci fossero delle “mele marce”, non è corretto gettare fango sull’intero sistema, cioè anche su chi attua tutti i protocolli imposti e ha sempre fatto attività sociale dando il proprio contributo alla salute pubblica. Le parole hanno sempre un peso e le dichiarazioni del presidente del Consiglio hanno causato un enorme danno d’immagine ed economico, moralmente inaccettabile soprattutto da persone che cercano di svolgere onestamente la propria attività.

Chiudere tutto non è la risposta

E’ a questo che il governo di Giuseppe Conte vuole riportare l’Italia?

Già dopo il discorso di Conte i clienti hanno avevano iniziato a smettere di fare abbonamenti, ora è arrivata la “chiusura”, pertanto molti gestori di palestre e piscine stanno ipotizzando di intentare causa per chiedere il rimborso di tutto ciò che hanno speso e per il danno sia economico che d’immagine. “Siamo molto contrariati e danneggiati per quanto espresso dal presidente del consiglio Conte che ha generalizzato il problema. Prima di colpevolizzare si dovrebbero avere dati concreti, senza esprimere accuse preventive” è l’opinione di Daniele Gismondi, coordinatore provinciale di “autonomi e partite iva” della provincia di Torino che prosegue: “Lo stesso principio vale per tutte le altre attività come, ad esempio, bar, ristoranti, parrucchieri, centri estetici. Perché chiudere interi settori e non intensificare i controlli? Vanno penalizzati solo coloro che non rispettano e non fanno rispettare i protocolli di sicurezza e non chi è virtuoso. Si vive nell’incertezza per il prossimo futuro, rischiando di bloccare definitivamente ogni chance a chi, dopo una prolungata chiusura, stava faticosamente cercando di tirarsi in piedi. Questa irragionevole scelta avrà conseguenze catastrofiche e ciò è indegno di uno Stato competente ed equo. Oltre all’aspetto economico, la chiusura di palestre e piscine coinvolge anche la salute: mancando quella parte sul beneficio che ha lo sport, come è noto a tutti, a tutte le età”.

Il “lockdown camuffato” con la nuova “serrata”, metterà in ginocchio milioni di attività mettendo a rischio la sopravvivenza delle famiglie dei titolari, dei gestori e dei dipendenti. Con questa chiusura la grande maggioranza delle attività rischia di non farcela a resistere, si chiude oggi e non si riapre più. Chiudere tutto non è una risposta, è una resa della politica incapace ad affrontare il problema, e ciò non è accettabile. Quando si parla di piscine e palestre si parla ugualmente di attività economiche, ma soprattutto di spazi di benessere per le persone, si parla di salute. Le persone vanno in palestra o in piscina per risolvere problemi. L’attività fisica è rilevante per affrontare l’inverno ed evitare i malanni di stagione. Autonomi e Partite Iva rivolge un appello a tutti i titolari e gestori e non solo di palestre e piscine, ma di tutte le attività della nostra provincia, faremo una “CLASS ACTION” per difendere il nostro diritto alla sopravvivenza.

“Abbiamo seguito correttamente le direttive per la prevenzione anticovid – continua Gismondi – nelle attività sono stati investiti ingenti capitali per adeguarsi alle normative, ma è anche un settore che avrebbe più bisogno di supporto che di rimproveri e di penalizzazioni. E’ stato fatto terrorismo mediatico compromettendo il lavoro di settembre e ottobre che sono i mesi più importanti, quelli che consentono con gli incassi di affrontare tutto l’anno, e come se non bastasse ora arriva addirittura la “serrata”.

Tutti gli effetti del terrore pandemico

L’ansia post Covid, nel 48 per cento dei casi di chi ha vissuto il lockdown, ha creato disturbi d’ansia e stress post-traumatico. La ricerca è stata condotta attraverso un questionario di 48 domande pubblicato tra il 6 e il 20 aprile. Sono stati raccolti dati demografici e informazioni sui sintomi fisici nei precedenti 14 giorni della compilazione del questionario da parte di 20.158 persone, di cui il 59,1 per cento in Lombardia. Il disagio psichico ha dilagato durante il “lockdown”, di questo fatto il governo dovrebbe tener conto prima di prendere decisioni affrettate.

Ricordiamo che l’abuso di “gocce” auto-prescritte, da parte di giovani colpiti da ossessioni, come l’eccesso di attività fisica con l’illusione di tenersi saldi in un mondo che non “controllavano più” e di persone che rivelano disturbi suscitati dal sentirsi potenziali untori, hanno causato una sindrome da stress post-traumatico, e le persone non hanno più “vissuto”, venendo a mancare la normale socializzazione, come ha metaforicamente affermato una psicologa: “E’ come se l’evento traumatico fosse un alimento che la psiche non digerisce e che viene messo in un freezer. Così, chi va avanti con la propria vita è una persona che funziona, ma non vive più”.

Ci s’illude quindi di stare bene, ma nel tempo possono svilupparsi sindromi come stati depressivi, ansia e attacchi di panico, che altro non sono se non sindromi acute di solitudine e si può perdere l’autostima con il rischio di avviarsi sulla strada delle dipendenze, siano esse alimentari, oppure da sostanze, gioco d’azzardo, affettive o di altro genere. Tutto questo comporta il rischio di approdare all’abuso di psicofarmaci fai-da-te. Il cambiamento dello stile di vita – iniziato con il lockdown e non ancora finito – richiede continui adattamenti a individui, famiglie e bambini.

Lo sforzo di creare uno scenario apocalittico

Tutto ciò è alimentato da continue notizie su morti e contagi che terrorizzano il pubblico. Si tratta d’informazioni che riversano sulla gente una tensione continua con visioni pessimistiche e catastrofiche. Aumenta così, soprattutto nei soggetti più vulnerabili, la paura dell’altro. La mamma che porta il bambino all’asilo e gli dice di non avvicinarsi agli altri bambini, dà un messaggio pericoloso perché, anche se fatto in buona fede, ispira a identificare il pericolo negli altri. Così, quasi senza accorgercene, stiamo rendendo fragile la generazione dei più giovani; gli effetti di tutto ciò si vedranno e valuteranno nel tempo.

Nei soggetti più vulnerabili si può già osservare quella che il noto psicoanalista Luigi Zoja ha definito “paranoia soft” in un libro che per primo descrisse le condizioni psicologiche della popolazione a New York dopo l’undici settembre. Durante il confinamento c’è un sovraccarico psichico che non tutti possono tollerare a lungo e quando i livelli di stress superano la nostra soglia di tolleranza, qualcosa dentro di noi può “spezzarsi” creando dissociazioni che sono alla base di molti comportamenti incomprensibili o estranei alle norme del vivere, ad esempio: la perdita di controllo.

Si dovrebbe diffondere il messaggio di “stare calmi ed essere gentili” anziché quello di “state a casa”, che indirettamente significa: “Obbedite e fate i bravi”. E’ questo un messaggio che ha fatto sentire molte persone autorizzate a comportamenti da “sceriffi”. Se sei in coda alla cassa del supermercato e inavvertitamente avvicini troppo a una persona, questa si sente autorizzata a urlarti contro.

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