Politica

TANTI BONUS, MOLTI MALUS – AUMENTO ASSEGNI PER INVALIDI

Forse in ordine di tempo questo è l’ultimo dei provvedimenti adottati da questo Governo che nonostante tutte la buona volontà si può definire “il Governo di Cimabue, quello che una ne fa e ne sbaglia 22”.

Il titolo sembrerebbe avere un nesso con le polizze assicurative auto, e in parte il nesso c’è. Come sappiamo per un nuovo assicurato si parte dalla classe 14ª e per ogni anno senza incidenti si passa al livello più basso, “bonus” usufruendo di uno sconto come premio per essere stato un conducente virtuoso. Al contrario per ogni incidente scatta il “malus” con una penalità di 2 livelli e con altrettanto aggravamento del costo della polizza. Un po’ come dire che se sei stato buono ti diamo il contentino, se invece sei stato cattivo ti cazziamo per benino. Cosa non è chiaro è fino a che livello si può arrivare se uno è cattivo.

Non c’ è da stupirsi che un conducente virtuoso arriva in prima classe di merito dopo 14 anni senza incidenti, ma se tutti gli anni al contrario tanto buoni non lo si è si rischia di arrivare alla classe 42. Se si è fortunati, però, da un lato non si trovano più assicurazioni a prendersi in carico degli sfigati della strada o per contro ci si trova a pagare polizze pari al mutuo di una villa in Costa Smeralda mentre dall’altra basta un noleggio a lunga scadenza che si by-passano tutte le procedure, penalità, assicurazione, bollo e manutenzione tutto compreso. Al solito fatta la legge trovato l’inganno e si aiutano anche le case automobilistiche ad immettere sul mercato bolidi pagati dagli utenti ma che restano di proprietà delle case produttrici.

E siccome anche i più virtuosi dei conducenti rischiano incidenti oltre ai costi assicurativi e penalità di vario genere saranno da aggiungere multe e contravvenzioni per violazioni al codice della strada, spesso inventate per rimpinguare le casse comunali. Ma se l’utente, da intendersi come il normale cittadino, deve essere in un modo e nell’altro sempre con le mai sui portafogli non altrettanto avviene per i politici e per la pubblica amministrazione che ne fanno tutti i giorni di cotte e di crude e ne restano sempre impuniti. Per loro il termine “penalità” è stato depennato dal loro personale dizionario della lingua italiana.

Gli abusi a cui si assiste da anni sembra sia una prassi consolidata nel nostro paese, e l’unica vera reazione che ha provocato è stato il nascere di talk show e di show in generale. Pura TV spazzatura dove si denuncia di tutto, dove non si propone mai niente di nuovo e soprattutto dove tutto resta esattamente come prima. “Striscia la notizia” va in onda dal 1989, da 31 anni, “Le Iene” dal 1997, 23 anni, e con il tempo sono nate tutte le altre rubriche, da Del Debbio a Giordano, da “Mi manda RAI 3” a Porro e via di questo passo. I palinsesti delle TV cambiati solo per gi eventi scandalistici, ma ciò che non cambia mai è la gestione dell’Amministrazione dello Stato che non è solo colpa dei politici ma dei burocrati, dei Giudici, degli ottusi e dei truffaldini perennemente impuniti.

La TV e i giornali denunciano e la Giustizia continua a funzionare peggio di prima, così tutti gli enti che in un modo o nell’altro sono espressione dello Stato o del potere politico che detiene il diritto di eleggere le Presidenze non per merito o per competenze ma per appartenenza politica.

Tanto per citare gli ultimi due amici incaricati alla Presidenza del maggiore ente italiano, l’INPS, è stato dapprima Tito Boeri, amico di Matteo Renzi, e al grido di “onestà, onestà”, l’ultimo pescato dall’albun delle figurine Panini ecco Pasquale Tridico. Era chiaro che l’incarico affidato ad un fenomeno che a 28 anni insegnava Economia dell’Unione Europea alla Sapienza di Roma non poteva che avere un effetto devastante sugli equilibri del più grande carrozzone di Stato che siccome non paga 30.000 cassa integrazione da febbraio e siccome di meriti non ne ha nessuno ecco che viene premiato con un aumento triplicato delle sue spettanze. Vero o falso che sia resta l’inettitudine dimostrata quasi giornalmente.

L’INVALIDITÁ IN ITALIA TRA INPS, INAIL E TABELLE DEL TRIBUNALE DI MILANO

FISH, la Federazione italiana per il superamento delle invalidità, indica in 3.086.000 le persone con funzioni limitate gravi, dei quali 1.933,000 titolari di indennità di accompagnamento. In un paese di 60.360.000 abitanti gli invalidi gravi costituiscono quindi il 5,11%. Questi dati, confermati più o meno da tutti gli organi di stampa, da enti e associazioni che si sono occupati di stilare delle statistiche, riportano però una fotografia parziale e non esaustiva delle invalidità.

Da una ricerca più approfondita se per gli ultrasettantacinquenni è semplice quantificare gli invalidi non deambulanti e percettori di indennità di accompagnamento, e quindi con invalidità accertata INPS al 100% a cui vanno aggiunti sordi, ciechi e affetti da altre malattie invalidanti, per contro non ci sono dati certi che riguardano gli invalidi parziali.

I calcoli delle percentuali di invalidità sono effettuati normalmente da Commissioni esaminatrici composte da un medico legale, e da due medici ASL di cui uno specialista. Non vorrei sbagliare, ma mi risulta che l’Italia sia l’unico caso al mondo che utilizzi criteri differenti a seconda dell’ente che si occupa di accertare l’invalidità.

Naturalmente nella casistica, di per sé molto ampia, il calcolo dell’invalidità e delle eventuali indennità di risarcimento viene effettuato tenendo conto l’età, il tipo di patologia e la menomazione. Naturalmente più si è giovani più il risarcimento sarà elevato.

Ad esempio secondo le tabelle INAIL, l’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro un utente di 40 anni a cui viene assegnata una invalidità del 15% riceverà un risarcimento di poco più di 32 mila euro.

Per contro le Tariffe del Tribunale di Milano per lo stesso soggetto prevedono un risarcimento che va da 43 mila a 62 mila €. Fermo restando che nel caso INAIL si tratta di incidenti sul lavoro mentre per il Tribunale di Milano si tratta di risarcimento per danni di qualsiasi altra natura.

Per l’INPS invece una percentuale di invalidità del 15% non dà diritto a nessun risarcimento né agevolazione, previste invece con un minimo del 33% ma limitato a protesi e ausili. Così mentre una invalidità INPS accertata al 100% con permanente inabilità al lavoro garantisce la considerevole somma di circa 290 € al mese di assegno sociale di invalidità, gli altri 2 enti INAIL e Tribunale di Milano neanche prendono in considerazione l’invalidtà totale dell’INPS, neanche se morenti, che se morti infatti non hanno nessuna invalidità. L’INAIL però risarcisce con € 10.000 per spese funerarie e i Tribunali invece a discrezione del Giudice.

E siccome alla vergogna non c’è limite, nessuno all’INPS si è mai accorto, fino all’altro ieri, Luglio 2020, che è impossibile vivere con un importo così miserevole. Ci è voluta la Corte Costituzionale su sentenza della Corte d’Appello di Torino, grazie ad una iniziativa di un invalido nei confronti di INPS, che ha dichiarato la somma di € 285,00 incongruente rispetto al diritto alla vita, alla dignità e nel rispetto delle direttive della legge 484, art.38 del 28/12/2001 emanata dal Governo Berlusconi,

AUMENTO ASSEGNO DI INVALIDITA’ MA SOLO PER GLI INVALIDI AL 100%

La Corte Costituzionale ha quindi indotto il Governo Conte bis ad emettere un correttivo, e nel Decreto Agosto oltre tutte le misure sull’emergenza Covid ha emesso l’adeguamento degli assegni di invalidità INPS, portandoli a 651,50 € al mese, che con cotanta grazia sarebbero stati corrisposti non dal 23 Luglio, data di emanazione del Decreto, ma dal 20 Luglio 2020. Un Governo creato sui bonus come non poteva evitare l’opportunità di un altro bonus, 3 giorni di regalo sono assolutamente da non trascurare, tenendo conto dei bonus monopattini, biciclette e bonus tiroide. Sì, avete letto bene  286,00 € di bonus tiroide, che con tutto il rispetto di chi soffre di tale patologia, ha tutta l’aria dell’ennesimo bonus inventato.

E mentre è proprio di oggi la notizia che al Presidente INPS Pasquale Tridico sono stati aumentti gli emolumenti con effetto retroattivo dal giorno del suo incarico, nel 2019, non si capisce perché se una indennità dichiarata incostituzionale dal 2001 debba avere invece effetto retroattivo da soli 3 giorni prima del Decreto legge del 23 Luglio. Certo l’aumento a 150 mila € a Tridico fanno solletico rispetto ai milioni percepiti dai 25 incarichi di uno dei suoi predecessori, Antonio Mastropasqua, ma non si comprende perché quando gli aumenti spettano ai politici e loro amici gli arretrati e gli aumenti vengono corrisposti con tanta facilità, mentre i cittadini devono sudare sangue per ottenere le briciole che gli spettano.

Ora è chiaro che se da 285 € si passa a 651, la differenza di 366 € andrebbe corrisposta da Gennaio 2002, cioè 17 anni e 7 mesi, pari a 211 mesi di arretrati che comporterebbe un importo di 77.226 € per ogni invalido totale che moltiplicato per 3 milioni e 86 mila invalidi significherebbe un esborso di oltre 238 miliardi. I 209 miliardi del Recovery Fund non sarebbero sufficienti. Sia chiaro che questo denaro è stato sottratto illegalmente e abusivamente a oltre 3 milioni di persone impedendo loro di vivere una vita dignitosa, quindi forse un bonus a risarcimento della sottratta dignità sarebbe stato più congruo rispetto ai bonus monopattini.

E mentre 3 milioni di persone sono state tenute alla fame per quasi 18 anni i vari Presidenti INPS come Mastropasqua, Moretti delle FS e tutti gli altri amici degli amici messi alle varie Presidenze di enti creati ad hoc o ai vari pensionati d’oro o alla reversibilità dei senatori a favore dei loro nipoti festeggiavano alla faccia dei disgraziati.

Ma non solo, tornando ai giorni nostri, i disgraziati si aspettavano l’aumento già con l’assegno di agosto, niente, di settembre, niente, forse da Ottobre. Tra qualche giorno vedremo i risultati. Intanto la circolare agognata non è stata firmata prima perché i responsabili erano in ferie. E poi perché si fa presto a regalare soldi anche quando non ci sono, come riferito da un impiegato INPS, il quale ha affrmato che il ritardo era dovuto al fatto che non era chiaro se i conteggi andassero fatti a livello centrale o a livello locale.

Ma il 23 Settembre ecco l’agognata circolare pubblicata in puro burocratese, dove l’unica cosa che si comprende è che l’aumento verrà corrisposto agli invalidi al 100% titolari di assegno sociale e di pensione di inabilità, ma solo se con redditi non superiori a 8.469,63 € euro pari appunto a 651,51 per 13 mensilità.

Ed ecco l’inghippo dei burocrati da prendere a calci nel sedere al solo pensarle queste soluzioni da triplicare se messe in atto.

I potenziali aventi diritto di età dai 18 ai sessant’anni devono invece presentare domanda per ottenere l’aumento. Il limite per la presentazione della domanda è il 9 Ottobre e darà diritto agli arretrati dal 1° Agosto e non dal 20 Luglio. I miserabili burocrati contano sull’ignoranza della gente, della disinformazione, non spiegano dove e come sarà da presentare la domanda tenendo conto delle restrizioni dovute al COVID gli appuntamenti rischiano di andare ben oltre il 9 Ottobre che se tutto va bene i miserabili otterranno un risparmio di 11 giorni pari a 124,72 €.

L’affermazione “Si attaccano a tutto” è troppo limitativa per definire questi omuncili dei miserabili parassiti, e il Presidente che rappresenta l’ente se anche fosse vero che la sua retribuzione lorda fosse di 62 mila €, beh, significa che non ne vale di più.

E AGLI ALTRI INVALIDI AUMENTO NIENTE.

Naturalmente molti degli invalidi che avevano diritto all’aumento dal 2001 sono morti, gli altri che percepiscono anche l’indennità di accompagnamento si chiedono se ci sarà l’aumento anche per loro e sì, naturalmente, ma sui social regna la confusione e la stampa non è stata in grado di dare informazioni adeguate. Ma gli altri?

E qui entriamo in un campo minato. L’INPS ha stabilito diverse fasce di invalidità e ad ognuna, in funzione delle patologie, vengono riconosciute delle agevolazioni. A partire dal 74% al 99% viene riconosciuto l’assegno sociale di invalidità che varia in funzione del reddito. Va da sé che se un invalido con il 98% di invalidità ed è pure disoccupato ha il diritto di vivere tenuto conto della minima differenza dal 100% con quale criterio è escluso dall’aumento?

Le associazioni di categoria invadono i social di messaggi di disperazione ma la logica di un governo efficiente dovrebbe considerare che se anche un invalido al 75% è abile a lavorare ma se non lavora ha il diritto di vivere oppure no?

Sono queste le difficoltà che un Governo sano ed efficiente deve essere in grado di affrontare e risolvere, senza il bisogno di ricorrere a tecnici, CTS e burocrati. Arriveranno 209 miliardi che poi qualcuno dovrà restituire e se le aziende chiudono o trasferiscono le aziende in altri paesi chi resterà a lavorare in Italia e pagare le tasse per garantire un minimo di vivibilità ai meno abbienti? Con i bonus monopattini hanno invaso le città di schegge impazzite e incontrollabili, e all’invalido all’80% non resta che chiedere il bonus monopattino o bicicletta o il bonus PC per poi venderselo per mangiare finalmente una pizza al ristorante.

Chiamatela come volete, per me questa è solo una vergogna.

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