Attualità Politica

Speculazioni e ipocrisie nei pretesi progetti contro la desertificazione mondiale

Finanziare la creazione di aree verdi nel mondo

Le foreste sono in pericolo, la desertificazione minaccia vaste aree del pianeta, principalmente per incuria e avidità, ma anche a causa di politiche decise in funzione dello sviluppo sostenibile dagli imprevisti effetti negativi. Porvi rimedio è diventata una priorità. Così nel 1994 è nata un’agenzia Onu, la Convenzione per combattere la desertificazione (UNCCD), con la specifica missione di occuparsi delle terre aride, semi aride e sub-umide, unica convenzione internazionale legalmente vincolante che collega ambiente e sviluppo alla gestione sostenibile delle terre.

Che sia per sincera preoccupazione di tutelare l’ambiente o per calcolo e propaganda a fini di consenso nazionale e soprattutto internazionale o ancora per attingere a finanziamenti che s’intuiva sarebbero stati sempre più generosamente stanziati, sta di fatto che diversi governi si sono affrettati a dirsi convinti fautori di politiche “green”. Oltre 20 paesi africani nel 2002 hanno aderito alla Grande muraglia verde per il Sahara e il Sahel, un programma che si propone di creare una fascia verde lunga 7.600 chilometri e larga 15 lungo il Sahel, dall’oceano Atlantico a quello Indiano. Una volta completata, dicono i responsabili del progetto, sarà la più grande struttura vivente del pianeta, tre volte la Grande Barriera Corallina. Finora, però, sembra che solo il Senegal abbia preso abbastanza seriamente l’impegno piantando alberi in un territorio di oltre 30.000 ettari e prendendosi cura di quelli preesistenti.

L’Etiopia corre ai ripari dopo la selvaggia deforestazione

Progetto di intensa riforestazione in Etiopia

Tra i governi africani più sensibili alla causa “green”, o più pronti a cogliere la tendenza del momento, spicca quello dell’Etiopia, dal 2018 guidato dal primo ministro Abiy Ahmed Ali, vincitore del premio Nobel per la pace 2019. Secondo l’ONU, all’inizio del XX secolo le foreste ricoprivano il 35% del territorio etiope. Alla fine del secolo la loro estensione si era ridotta a poco più del 4%. Abiy, nell’ambito del programma “Green Legacy Initiative” da lui voluto, ha dedicato il 29 luglio 2019 a piantare alberi, con l’intenzione di metterne a dimora almeno 200 milioni, due per abitante. Per riuscire a raggiungere l’obiettivo, tutti gli uffici pubblici della capitale Addis Abeba sono stati chiusi per consentire ai dipendenti di partecipare all’evento.

Dei funzionari sono stati incaricati di contare il numero di alberi piantati. Anche il personale delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana e delle ambasciate straniere ha contribuito al successo dell’iniziativa. Il giorno successivo, con un tweet, il ministro dell’Innovazione e della tecnologia Grtahun Mekuria ha comunicato che l’obiettivo era stato raggiunto e ampiamente superato: 353 milioni, 633.000 e 660 gli alberi piantati (cosa di cui molti dubitano per semplici considerazioni logistiche). Il governo comunque va oltre. Si propone, infatti, di piantarne un totale di cinque miliardi entro il 2020 e di arrivare a 20 miliardi nel 2024.

L’opposizione politica sostiene però che il premier Abiy usa la campagna di riforestazione per distrarre l’opinione pubblica dai problemi che il governo sta affrontando, in particolare l’inasprirsi del conflitto etnico che ha già causato circa 2,5 milioni di sfollati. “Quello che è successo oggi – ha dichiarato non a caso il premier etiope al termine della conta – è la testimonianza che l’unità è potere. Gli etiopi hanno di nuovo scritto la storia”.

Le iniziative di India e Turchia

Il governatore del Madhya Pradesh, in India. A suo dire sarebbero stati piantati 66 milioni di alberi in sole 12 ore

Unità e storia a parte, a quanto pare l’Etiopia si è aggiudicata il primato di paese che ha messo a dimora più piante in un giorno, record fino ad allora detenuto dall’India dove il governo del Madhya Pradesh sostiene di aver piantato nel 2017 ben 66 milioni di alberi in sole 12 ore con l’ausilio di 1,5 milioni di volontari.

Nel novembre del 2019 la Turchia a sua volta ha raccolto la sfida riuscendo a realizzare due primati: 11milioni di alberi piantati in tre ore e 303.150 in un’ora. La campagna del presidente Erdogan s’intitolava “Respiro per il futuro”. Quella avviata nella “storica giornata” vissuta dall’India – così l’ha chiamata il primo ministro Shivraj Singh Chouhan – è stata battezzata “Make India green again”.

Giuseppe Conte: “Mille euro per ogni albero da piantare”

Il premier Giuseppe Conte pianta il primo del milione di alberi previsti allo stratosferico costo di un miliardo di euro

Forse si chiamerà “Un miliardo di euro per un milione di alberi” il progetto di un altro governo in cerca di consensi, quello del premier italiano Giuseppe Conte che il 12 giugno, alla vigilia degli Stati generali dell’Economia, ha annunciato la nascita del Comitato AlberItalia cui affiderà il compito di piantare appunto un milione di alberi. Conte ha spiegato che porterà l’iniziativa in Commissione europea dalla quale ha già ricevuto apprezzamenti.

Un milione di alberi non è certo una cifra da record, ma il progetto del premier conte, un primato potrebbe quasi sicuramente assicurarselo: quello del costo più alto per esemplare di pianta messa a dimora. Stando all’annuncio, ogni albero costerebbe, infatti, mille euro, un prezzo “non in linea” con quelli reali, secondo quanto dichiarato dalla stessa portavoce della Commissione europea, Vivian Loonela. La redazione di Bruxelles dell’agenzia di stampa Europatoday così commentava il 13 giugno scorso: “In effetti, guardando ai prezzi online, piantare un albero costa al massimo 100 euro. Un prezzo che si abbassa notevolmente quando si tratta di grandi ordini. Non a caso, la Commissione europea, ricorda la portavoce, ‘ha adottato in maggio la nuova strategia sulla biodiversità e abbiamo messo come obiettivo la lotta alla deforestazione, compreso piantare 3 miliardi di alberi nell’Ue’. Ai prezzi indicati da Conte, un tale obiettivo richiederebbe un investimento da 3mila miliardi, quasi il triplo del bilancio Ue di 7 anni”.

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