Inchieste Solidarietà

SILVIA ROMANO, LA CRUDA ANALISI DI UN RAPIMENTO

Tra qualche giorno ricorrerà l’11° mesiversario del rapimento di Silvia Romano ed è prevedibile che tutti i quotidiani, riviste, news on line, giornalisti veri e finti si scateneranno nell’ennesima pietosa litania di cosa è successo, come è successo e perché è successo, concludendo con l’invito a lasciare libera Silvia che sono tutti li ad aspettarla con le braccia aperte.

Nella storia degli italiani rapiti all’estero non c’è mai stata una rappresentazione collettiva così enfatizzata, esattamente il contrario di quanto richiedeva la famiglia e di quanto in realtà non abbia mai richiesto ufficialmente il Governo italiano, senza un solo intervento dell’allora Ministro degli Esteri ombra, quel vero e proprio ectoplasma voluto dal Presidente Mattarella.

Enzo Milanesi Moavero in realtà non è mai esistito. Come si trattasse di una entità virtuale è apparso in TV una sola volta per pochi secondi senza dire niente al proposito del rapimento, tanto da creare il dubbio che nella realtà non si trattasse del Ministro ma di un suo avatar.

E nonostante il silenzio richiesto a gran voce questo è in realtà l’unico caso in cui non c’è stato affatto silenzio, fatta eccezione da parte della famiglia della ragazza e da tutti i suoi amici o presunti volontari che l’hanno preceduta a Malindi e dintorni.

Il Ministro degli Esteri del Governo giallo-verde, l’ectoplasma Enzo Milanesi Moavero

Greta e Vanessa rapite in Siria

Un paragone spontaneo con altri casi è però doveroso. In un caso, per analogia, riporta alla mente le due giovani rapite in Siria. Due giovani non ancora ventenni, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, venivano rapite in Siria mentre erano ospitate a casa di un capo ribelle. Il caso si concluse in pochi mesi con il pagamento di un riscatto di 12 milioni di euro da parte del Governo italiano.

Notizie sul caso delle due giovani sono perfino reperibili su Wikipedia dove le due ragazze vengono definite “cooperanti” al servizio di una ONG non riconosciuta, che per la cronaca significa che se non è riconosciuta non è una ONG, la quale si occupava di fornire aiuti medici ai campi profughi in Siria. Due bufale di tale portata avrebbero dovuto essere cancellate immediatamente invece queste informazioni sono ancora ben visibili sul web.

Greta e Vanessa rapite in Siria e liberate dopo il pagamento di un riscatto di 12 milioni di euro

Ebbene, nel caso vi siano ancora dubbi,  le due ragazzine non potevano essere “cooperanti” così come non lo era Silvia Romano, come ben spiegato nel primo articolo sul rapimento pubblicato da Italietta Infetta il 30 Novembre 2018 dal titolo: “Silvia Romano non è una cooperante e Africa Milele non è una ONG”.

Eppure tutti hanno continuato a definire erroneamente Silvia come una cooperante, senza conoscere affatto il significato del termine.

I dimenticati Luca Tacchetto e David Sollazzo

Luca Tacchetto

Ma tutte queste attenzioni su una vicenda piena di contraddizioni non ha fatto altro che evidenziare la disparità di attenzioni verso altri 2 casi recenti: Luca Tacchetto e la sua fidanzata canadese rapiti, o spariti, in Burkina Faso, secondo voci del luogo oggi in mano a terroristi islamici in Mali. Mentre

Il caso più eclatante è invece quello di David Sollazzo, lui sì un cooperante vero, con tanto di contratto di collaborazione con la Ong COSPE di Firenze, l’agrario morto dissanguato in una isola dell’Arcipelago di Capo Verde.

In quest’ultimo caso, nonostante le ferite non lascino dubbi che si sia trattato di un’aggressione, non si è ancora ben capito chi stia indagando, sempre che qualcuno lo stia facendo. Si presume che in assenza di un movente e di indagati la morte del giovane sarà destinata ad essere archiviata senza alcun colpevole. E così sarà.

David Sollazzo cooperante del Cospe di Firenze ucciso a Capo Verde

La meglio gioventù

Certo anche in questo caso ci si aspettava un qualche intervento dell’ectoplasma Moavero che invece deve essere stato ben felice del ribaltone del Governo da giallo-verde a giallo-rosso, mollando la patata impostagli da Mattarella dopo 14 mesi di emolumenti a carico dei contribuenti.

Se Moavero non ha fatto letteralmente una “cippa” durante il suo incarico ora bisognerà attendere che il nuovo Ministro, esperto di mondo e di politica internazionale, il Giggino nazionale, scopra sul mappamondo dove si trova Capo Verde, cercandolo vicino a Capo Nord o a Cape Town, tanto sempre di “capi” si tratta, ma oggi impegnato dagli eventi tra turchi e curdi a cercare sul mappamondo dove si trova la “Kurdia”, come citato argutamente da un utente facebook.

Ma chi sono Luca Tacchetto e David Sollazzo? E chissenefrega! Intanto sono già stati dimenticati; uno è bell’e che morto e sepolto e l’altro chissà dov’è, ma Silvia no, Silvia rappresenta “la meglio gioventù” come citato da diverse fonti, Silvia non può entrare nell’oblio.

Su Silvia e dintorni Italietta Infetta ha pubblicato almeno una decina di articoli tutti ignorati dai media. E nel frattempo si continua a far finta di indagare; si aprono processi-farsa che i Giudici corrotti di Malindi, dopo aver escluso inizialmente con decisione che si sia trattato di terrorismo, oggi rilanciano l’ipotesi con altrettanta certezza inventandosi la favola che Silvia sia stata venduta ai terroristi somali.

La Suprema Corte del Kenya

Chissà che nella realtà i Giudici non siano stanchi di tutte le attenzioni rivolte all’area dove hanno sempre agito indisturbati, impedendo loro di continuare i loro business di malaffare e corruzione in combutta proprio con la polizia locale, e abbia infine deciso di scaricare tutte le responsabilità sulla Somalia, lanciando il messaggio “E adesso tutti fuori dai piedi e andate a cercare la ragazza in Somalia”. Messaggio immediatamente recepito da tutti i somari armati di penna e taccuino che infatti si sono recati tutti in “Somaria” aspettando che un qualsiasi finto Governo dicesse loro: “Prego Signori accomodatevi, Silvia è qui e adesso iniziate la “Caccia al tesoro”.

Ai processi farsa di Malindi non ha partecipato nessun rappresentante del Governo Italiano, né l’ectoplasma e neanche altre entità fantasmagoriche del tipo “Ambasciator non porta pena”, tanto da trasformare il dramma in una vera e propria farsa.

Una storia da “Mille e una notte”

A Natale Silvia era viva  prima di essere venduta. Così affermano i bene informati. Tra i probabili partecipanti all’asta si ipotizza l’acquisto da parte del nuovo gruppo terroristico di “El Kebab” che quelli di “El Shabab” erano impegnati in altri business. Più che venduta si ipotizza che la ragazza sia stata “svenduta” come i panettoni che il giorno dopo Natale già sono scontati del 50%.

E cosi tutti hanno dimenticato i proclami post rapimento della polizia locale e dell’esercito kenyota che avevano sguinzagliato flotte di droni nell’area del rapimento, di armate a cavallo e truppe di terra, elicotteri, F16 e satelliti allertati. Perfino i coccodrilli del Galana e Tana River insieme agli ippopotami erano stati allertati di fare attenzione a un paio di Pecos Bill che a cavallo di due Bajaj, le moto indiane, e sparando in aria all’impazzata con AK 17, meglio noti come Kalashnikov e muniti di bombe a mano e trick track, avevano rapito la “Fanciulla del West” per farne cosa ancora non si sa. Anzi no, oggi si sa benissimo. I giornalisti più fantasiosi si sono inventati la favola di Silviazad” catapultandola in un vero e proprio racconto da “Mille e una notte”, costretta a islamizzarsi, a sposare un signorotto locale e ballare la danza del ventre in attesa che arrivi un Alladin qualsiasi a salvarla con un tappeto volante.

Solo illazioni

Di Silvia in realtà non c’è nessuna traccia, non c’è mai stata una vera e propria richiesta di riscatto, non una sola prova che fosse viva. La colpa maggiore di tutti i pennivendoli è stato di alimentare la speranza che possa essere ancora viva oggi, quando a Malindi e dintorni già 3 giorni dopo il rapimento si vociferava che di Silvia non avrebbero più trovato nemmeno un’unghia, perché la giungla e gli animali divorano tutto laggiù, e che i balordi che l’hanno rapita o si sono liberati della zavorra perché non in grado di gestirla oppure, ipotesi più probabile, se ne sono disfatti come commissionato, che avvalora ancora di più l’ipotesi che la ragazza si sia trovata nel posto sbagliato nel momento sbagliato e abbia visto cose che non doveva. Cosa? L’ipotesi più verosimile è che la verità non verrà mai fuori e che dalla comunità locale non sarà mai abbattutto il muro del silenzio

Certo si tratta solo di illazioni, tutte illazioni sia quelle di queste pagine che quelle delle centinaia di articoli scritti da tutti, ma proprio tutti, sulla vicenda.

La gestione anomala del caso

In realtà i Giudici e la polizia locale non hanno mai fatto mettere il naso nei files agli investigatori italiani ed eventualmente nel caso gli avranno sottoposto solo ciò che per loro era più conveniente.  Forse, dico forse, a livello informale qualcuno dall’Italia avrà pure indagato; in Italia di sicuro gli inquirenti hanno “sentito” alcuni utenti facebook a conoscenza di qualcosa, più sulla base delle disquisizioni e pettegolezzi che non su fatti concreti. Io stesso sono stato contattato da un luogotenente di Roma che mi ha lasciato un messaggio in segreteria telefonica senza lasciare un contatto vero. Ho provato a rintracciarlo ma ho scoperto che avrei dovuto rivolgermi alla CIA che alla Procura di Roma, il personale è irrintracciabile. Infatti ho rinunciato e nessuno più mi ha cercato. Cosa avrei potuto dirgli di più di quello che è stato pubblicato in tutti i miei precedenti articoli?

Ma che cosa può aver visto Silvia? Questo è il vero quesito da porsi a cui nessuno è in grado di dare una risposta. E da chi dovrebbe essere liberata? Molti ancora organizzano conferenze, meeting, blablabla non è ben chiaro a quale scopo, visto che non c’è una sola notizia una sulla sua sorte.

 Locandina di un evento organizzato dal Comune di Milano

Una cruda riflessione

Una premessa a chiarimento del caso, e chiedo scusa alla sua famiglia nel caso quanto scriverò fosse mal interpretato. Io credo che una ragazza che già dopo un mese pensa di poter girare da sola per l’Africa è da prendere a calci nel sedere. Ancora di più se parte per andare a denunciare un pedofilo, mentre i suoi colleghi “turisti” finti volontari, altrettanto incoscienti, tornano in Italia lasciandola da sola a Chakama, in quel tugurio, senza una persona di fiducia, senza il masai produttore di figli della Sora Lella a  proteggerla e senza nessuno che dall’Italia le abbia imposto o abbia dato ordini di portarla a calci all’aeroporto di Mombasa.

Non c’è affatto ostilità nei confronti di Silvia, ma un senso di protezione, e non solo nei suoi confronti. Io stesso ho vissuto sulla mia pelle situazioni di cui sto pagando ancora oggi le conseguenze, quindi mi rivolgo ai genitori tutti, non solo quelli di Silvia, pregandoli di non enfatizzare troppo la ragazza e di evitare il più possibile emulazioni; “la meglio gioventù” non è quella che va a farsi ammazzare, ma è quella che se vuole aiutare i più poveri, grandi o bambini che siano, si deve dotare prima di adeguate competenze, fare un’adeguata preparazione e poi avventurarsi per le strade impervie del mondo, ma comunque mai da soli. 20, 30 anni fa forse era possibile, oggi non più.

Silvia non era pronta come non lo erano tutti gli altri che l’hanno preceduta ma che sono tornati a casa sani e salvi, con le foto standard tra i bambini neri che ridono e saltano mentre l’intruso o intrusa dalla faccia bianca mostra con orgoglio le scimmiette di cui sta facendo finta di occuparsi.

Signori quelle non sono scimmiette, sono bambini che se fossero figli della Ferragni e Fedez, meglio noti come “i Ferragnez” per lo meno gli oscurerebbero il viso.

Fedez e la Ferragni con il figlio, oscurato

Dov’è Silvia?

Quel profilo facebook creato ad hoc per Silvia, dove tutti i giorni qualcuno pubblica appelli insensati senza conoscere né lei né né il mondo della cooperazione andrebbe chiuso per dignità e per rispetto vero nei confronti della sua famiglia. Un profilo dove poi si sono intrufolati presunti giornalisti per promuovere i loro articoli che nulla hanno a che vedere con la vicenda. Forse bisognerebbe ricordare che molti giornalisti scrivono per un modesto lucro di 10-20 euro ad articolo, fino ad un massimo di 100, e più ne pubblicano più guadagnano. E già questo spiega molte cose racchiuso in un solo termine: strumentalizzazione.

Nella realtà tutti hanno ignorato che dietro la vicenda c’è una storia più complessa di quanto si pensi, piena zeppa di personaggi dubbi e ambigui; di business in cui la ragazza si è trovata coinvolta forse suo malgrado. Ci sono i due Bonnie and Clide della Pizzeria Karen Blixen di cui abbiamo ancora qualcosa da scrivere, c’è Davide Ciarrapica con il suo orfanotrofio che si occupa di bambini mentre in Italia è stato condannato a 6 anni per aver staccato a morsi un orecchio ad un giovane in una rissa in una discoteca di Milano e con il quale Silvia ha iniziato la sua drammatica avventura. C’è un commercio di farmaci scaduti gestito dai due della Pizzeria con alcuni compari, a cui Silvia ha partecipato inconsapevolmente, mentre essi stessi sono sotto processo a Latina per una truffa di 6 milioni di euro. C’è la complicità di Sora Lella, al secolo Lilian Sora, Presidente di Africa Milele, l’Associazione con la quale Silvia avrebbe dovuto collaborare a Chakama per la modica cifra di 180,00 al mese per fare cosa? Far giocare 4 bambini che da millenni giocano anche senza Silvia?

piantagione di marijuana in Kenya

E c’è una estesa piantagione di marijuana di cui finora nessuno ha parlato, a pochi km da Chakama, di proprietà, si dice, di politici, autorità di polizia e autorità giudiziaria, la cui produzione serve a soddisfare il fabbisogno di tutta la costa da Malindi a Mombasa.

Un volontario proprio di Africa Milele aveva postato su facebook una foto della piantagione subito redarguito dalla Sora Lella che l’aveva costretto a toglierla immediatamente come fosse una cosa da nascondere. E infatti nessuno ne ha mai parlato, chissà perchè. Quell’area, non una qualsiasi, pochi giorni fa la polizia locale ha scoperto un gigantesco traffico di cocaina, ma è reperibile anche eroina,  tanto da riportare alla mente l’arresto del figlio di Giovanni Agnelli, Edoardo, poi suicidatosi in Italia, trovato con una quantità esigua di eroina, dicono, trasformata poi in una ingente quantità naturalmente solo per uso personale. Storia forse inventata dalla polizia in combutta con i giudici che l’hanno mandato a processo, solo per spillare soldi alla famiglia? Forse, forse, forse ….

l'Avvocato Giovanni Agnelli con il figlio Edoardo

Vogliamo parlarne o continuiamo con le ipocrisie di appelli insensati?

Quello che pochi sanno, nessuno immagina e molti fanno finta di non sapere

La vera responsabile di quanto è successo a Silvia, è prima di tutto sé stessa, la sua ingenuità, la mancanza di esperienza, la non conoscenza dell’Africa. Chi vuole fare volontariato non va a Malindi, paradiso per i turisti trasformatosi per lei in inferno.

Silvia è solo una vittima mentre i veri colpevoli stanno altrove, primi fra tutti la giustizia e la polizia locale corrotta, i quali non indagheranno mai su se stessi né su membri delle stesse tribù. E poi Lilian Sora di Africa Milele, un soggetto di cui parleremo ancora, colei che ha mandato Silvia al macello e che vergognosamente qualcuno ha pure pubblicato un libro-cronologia del rapimento devolvendo il ricavato in parte proprio ad Africa Milele, come se la vittima fosse lei che verrebbe così risarcita del mancato business delle donazioni e non Silvia e la sua famiglia.

Ed infine dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora della Pizzeria Karen Blixen dei famosi Bonnie & Clide e di altri protagonisti della falsa solidarietà, come si possono ignorare le verità sul luogo? Un luogo popolato da molta brava gente, da pensionati che vi si recano a svernare, da benestanti che preferiscono il caldo e un luogo poco costoso per trascorrere la vecchiaia, ma anche popolato da molta gente di dubbia integrità, truffatori e delinquenti.

Silvia era li, non esattamente in Paradiso.

E di tutti coloro citati c’è ancora qualcosa da dire, e nessun dorma che non ci dimenticheremo di nessuno.

Una risposta

  1. Sebbene inquietante, il qualunquismo, la disinformazione mediocre, opaca, scontata e sempre piu’ asettica, banale, urlante ed opinionista del mainstream e la manipolazione indifferente e silenziosa da parte delle nostre amate, ipocriticamente buoniste, istituzioni, ed il “quacquaracquarismo” dilagante (suggerirei di introdurlo come nuovo termine del Devoto Oli perche’ fortemente rappresentativo del rampante pecurume italiano), non e’ tuttavia sorprendente. Infatti, questi citati fattori, rappresentano la quotidianita’ della piu’ che mediocre Italietta non per niente chiamata Infetta e da me ribattezzata purulenta. Nel fatto specifico di Silvia e degli altri sfortunati, le loro vite anche se, in alcuni casi almeno, possiamo constatarvi certi comportamenti magari colposi, incoscienti o superficiali, sono stare truncate, forsee, nei posti pericolosi del pianeta. Essi restano tuttavia cittadini (uups! Scusate: sudditi) italiani ma la loro scomparsa va ben al di la’ della volonta’ di fare luce su cause, responsabili e situazioni. Non illudiamoci: mancanza di impegno, di capacita’, di volonta’, di cavilli giudiziari che impediscono di perseguire in legalita’ i responsabili nelle Terre di nessuno ed una totale assenza di trasparenza non provocheranno una inversione di rotta nella vicenda di Silvia ed altre, il cui destino resta ed ancora restera’ avvolto da un cupo manto di omerta’. Silvia se sei viva, sappi che almeno qualcuno non ha incrociato le braccia e continua, sebbene con microscopici mezzi, ad insistere per capire e far capire che cosa e’ successo alla tua giovane vita.

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