Inchieste Solidarietà

Silvia Romano è libera! L’Italia si scatena nell’isteria, nell’acredine e nell’esaltazione

La liberazione

La giovane neolaureata milanese è finalmente libera, dopo un’angosciosa segregazione di diciotto mesi. Non ci si può che rallegrare, soprattutto dopo le drammatiche, pur se comprensibili, previsioni sulla sua sorte. E’ finalmente libera – pare in buone condizioni di salute – e potrà riabbracciare presto i propri cari.

Due laconici comunicati, il primo del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il secondo del Ministro degli Esteri Luigi di Maio – poi ripresi da varie agenzie e organi di stampa – parlano genericamente di un “blitz”, grazie al quale è stata liberata e sarebbe ora in mani sicure presso la foresteria dell’Ambasciata Italiana di Mogadiscio, da cui rientrerà in Italia con un volo dei nostri servizi segreti, il cui arrivo a Milano è previsto intorno alle 14 di oggi.

Tutto bene, quindi ed è ora il tempo di accoglierla e di condividere la felicità sua e dei suoi famigliari, ma questo non deve esentarci dal diritto di pretendere informazioni veritiere e circostanziate su quanto è accaduto. Posto che a Mogadiscio non esiste alcuna ambasciata Italiana, giacché, causa la permanenza di feroci conflitti in terra somala, tale Ambasciata è stata da tempo decentrata a Nairobi, in Kenya. L’altra perplessità la fornisce questo presunto “blitz” grazie al quale la giovane milanese sarebbe stata liberata.

Il pagamento di un riscatto si può definire in molti modi, ma certamente non con il termine “blitz” che prevede un’incursione armata di forze speciali, incursione che non è mai avvenuta, perché si è trattato, in realtà, di una lunga trattativa tira-molla con i sequestratori per giungere a un accordo sul prezzo del riscatto. Qualcuno parla di una decina di milioni di euro, qualcun altro ipotizza addirittura un miliardo.

Noi monarchi decidiamo e voi del volgo tacete!”

Il sindaco di Napoli De Magistris, esulta all’annuncio della liberazione di Silvia Romano

Comunque sia, il popolo italiano – giacché è lui a doversi accollare questo esborso – ha il sacrosanto diritto di sapere il suo esatto ammontare, oltre a essere dettagliatamente informato e su tutti i perché e i come, che hanno caratterizzato la procedura conclusasi con la liberazione. Quando si tratta di denaro pubblico – cioè di denaro pagato dai contribuenti – una Nazione democratica ha il preciso dovere di contabilizzarne ogni utilizzo, che dovrebbe poi essere diligentemente riportato nel bilancio di stato. Il non farlo, per la deliberata scelta di occultarne l’utilizzo, equipara il nostro Paese a un regime autoritario che nulla ha a che fare con la vera democrazia. Neppure si può scadere, commentando la vicenda, nell’astioso turpiloquio cui Silvia è stata fatta oggetto nei social, ma se tale acredine non è giustificata, non lo è neppure la melensa deificazione che altri le hanno euforicamente riservato.

Non c’è prezzo che possa pagare la vita di una persona e se la scelta obbligata era quella di abbandonare Silvia alla sua sorte, oppure di svuotare le tasche allo scopo di salvarla, è fuor di dubbio che si doveva optare per la seconda. Non si contesta quindi la scelta del governo, ma si contestano le imprecisioni, le menzogne, le patetiche ed erronee magnificazioni che farebbero assurgere Silvia al ruolo di una novella Santa Maria Goretti. Non lo era. Così come non lo sono tutte le fantasiose qualifiche che le sono state attribuite. Silvia Romano – l’abbiamo ripetuto fino alla nausea in tutti i precedenti articoli di Italietta Infetta – non è mai stata una “Cooperante”, come tutti la definiscono, e neppure era una “Volontaria”.

Non ha mai avuto nessuno di questi titoli. Era soltanto una semplice turista, un po’ sprovveduta, che è andata volontariamente a relegarsi in uno sperduto villaggio del Kenya, in cui tutto il suo impegno umanitario, si è esaurito nel “far giocare i bambini del villaggio”. Il tutto, mettendosi al servizio di una sedicente Onlus, Africa Milele, presieduta da una certa signora Lilian Sora, in forte odore di truffa.

Le becere offese e le deliranti esaltazioni

I concittadini di Silvia Romano, festeggiano la sua liberazione davanti a palazzo Marino, sede del comune di Milano

Sublimare in modo così sperticato, quest’opera, che di umanitario aveva ben poco, significa oltraggiare indebitamente tutte le vere organizzazioni umanitarie che l’aiuto lo prestano davvero, con estremo sacrificio e abnegazione. E’ ora di smetterla di creare falsi miti, perché già troppi ne abbiamo venerati senza che lo meritassero. E’ molto probabile che ora, Silvia, si troverà braccata da stuoli di editori, che vorranno accaparrarsi i diritti per pubblicare la sua storia e lei assurgerà così a un’insperata celebrità. Intanto, mentre si sta ancora componendo il complesso puzzle della sua liberazione, sembra che lei, come riportano alcune testate nazionali, abbia già dichiarato di essersi convertita all’Islam. Se così fosse, la storia sembra ripetersi, nel solco dell’ormai ultra celebrata “Sindrome di Stoccolma”, cioè, l’amore per i propri carnefici.

Ma quello Stato che oggi paga (con i nostri soldi) la sua liberazione, ha tante spiegazioni da dare sulle troppe incongruenze e discriminazioni che, in questi frangenti, caratterizzano le sue scelte e sono spiegazioni da cui non si può esentare, come ha però già fatto per quanto riguarda la liberazione dell’altro celebre sprovveduto, Luca Tacchetto e della sua amica canadese Edith Blais, entrambi coinvolti in un dissennato progetto, molto più incosciente che avventuroso. A bordo di una vecchia auto, che si ripromettevano di vendere al termine del viaggio, hanno attraversato Italia settentrionale, Francia, Spagna, Marocco, Mauritania e Mali, per poi arrivare in Burkina Faso, dove non sono mai giunti perché sequestrati da un gruppo di Jihadisti islamici poco prima di attraversare l’ultimo confine. Anche loro sono stati recentemente liberati.
E’ stato pagato un riscatto? Di quanto? Chi l’ha pagato? Il Canada o l’Italia? Oppure metà ciascuno?
Silenzio assoluto. Da quando è rientrato a casa, Luca Tacchetto non ha rilasciato una sola dichiarazione, salvo quella di auto-conferirsi, anche lui, la qualifica di “volontario”.

L’arroganza, le discriminazioni e l’indegnità del potere

Glia altri due “volontari” Luigi Tacchetto ed Edith Blasi, sequestrati in Mali

Insomma tutta questa ipocrisia è davvero esasperante e non si comprende perché, l’Italia abbia da tempo adottato la linea dura contro i sequestri in Patria, ma sia sempre pronta a calare le brache foraggiando i gruppi terroristici del mondo per riportare a casa i propri avventati cittadini. In Italia, i beni delle famiglie dei sequestrati venivano bloccati, perché non si voleva (giustamente) favorire l’emulazione di quei reati.

E’ stata una decisione certamente sofferta, ma che ha prodotto innegabili risultati. E’ tuttavia difficile spiegare perché un bimbo di Abbiategrasso dev’essere lasciato in mano ai suoi sequestratori, mentre una ragazza, volontariamente andata in un luogo a rischio, dev’essere salvata ad ogni costo.

Oltretutto i riscatti richiesti alle famiglie italiane, li avrebbero pagati le famiglie stesse, non lo Stato, mentre, nel secondo caso, li pagano i contribuenti. Se qualcuno in tutto questo, trova un senso di equità e di logica, per favore: ce lo spieghi, perché noi non lo vediamo.

Concludiamo, aggiungendo anche il nostro benvenuto ai molti che sono già stati espressi a Silvia, ma non possiamo sottrarci alla riprovazione verso uno stato che gestisce gli affari pubblici con le menzogne e l’omertà, tipiche delle organizzazioni mafiose. E avrei voluto concludere qui il mio articolo, ma proprio ora ho assistito all’arrivo del volo che ha riportato Silvia a casa. E’ un aereo italiano, organizzato grazie a un riscatto pagato dagli italiani e con il risolutivo intervento dei servizi segreti italiani.

Eppure Silvia scende da quell’aereo paludata con gli abiti musulmani, cioè gli abiti dei suoi sequestratori, mentre aveva tutto il tempo per cambiarsi. Lo stesso avevano fatto le due famose Simone, ricordate? Quelle rimpatriate dall’Iraq, sempre a nostre spese e sempre grazie al pagamento di un riscatto.

Mi perdonino i benpensanti, ma io in queste scelte, non vedo altro che uno sprezzante sputo in faccia al nostro Paese, ma  forse, tutto sommato, è anche uno sputo che la nostra ignavia ci fa meritare.

 

7 risposte

  1. Sono daccordo con il vostro articolo.. peccato che la Fallaci sia morta.. e chiusi le case di cura.. Annoiata dalla vita di provincia fa a fare una gita in kenia o nn so che paese.. viene rapita.. e accreditata la ipotesi che faccia parte di una organizzazione no profit umanitaria.. si converte si sposa e perché nn resta lì… no viene rapita e noi la salviamo e paghiamo il riscatto e ringraziamo turchi e altre intelligente… Si ritiri il passaporto a questa levata di testa.. Che bravo questo stato che protegge gli scombinato senza arte né parte.. e nn i figli di poliziotti uccisi o di infermiere stuprati dai senegalesi.. qui nn si tratta di dx o sx.. si tratta di essere giusti.

  2. Sono stato anch’io in Kenya per una piccola ‘missione umanitaria’, e mi è stata utile per capire cosa in realtà significhi ‘aiutare gli altri’. Purtroppo la retorica e propaganda del far bene agli altri, retaggio forse del nostro innato cristianesimo, non permette di vedere la realtà se non in prima persona. Dei falsi o pseudo aiuti umanitari occorrerebbe parlare ed indagare ma non con questo tono da saccenti e di quelli che hanno la verità in tasca (ma che non danno mai soluzioni). Bisognerebbe controllare tutte le ONG, anche queste ‘amatoriali’ ed avvertire chi va li dei rischi. Avrebbe preferito che sgozzassero sia la Silvia che il bambino di Abbiategrasso?

    1. Gentile Stefano,
      se lei preferisce definire “saccenti” dei riscontri oggettivi, è una sua scelta, mentre la domanda finale è così strumentalmente insinuante che preferisco neppure rispenderle.

  3. Speriamo che non capiti a chi ha scritto questo articolo, visto che vive dove si rischia, perché in quel caso gli chiederemmo un parere appropriato a quello che si vive e non quello che porta il vento dell’ apparire.

    1. Gentile Sergio, ho autorizzato la pubblicazione del suo commento, anche se in tutta franchezza, non capisco la natura delle sue accuse. Cosa mi avrebbe “portato il vento”?

  4. Ricapitolando.. chiunque ha un minimo di intelligenza si informa sul posto dove decide di passare un certo periodo, ed era certamente consapevole del rischio. Sempre con la stessa intelligenza si fa trascinare con una presunta ong, ma con visto turistico. Per finire passa 18 mesi in regime di pseudo-prigionia, viene riportata a casa (se la stava bene come dice perchè non si è rifiutata di tornare?) ostentando le vesti caratteristiche dei suoi rapitori (non vesti qualsiasi riconducibili a mussulmani). Abbiamo speso milioni, tempo, risorse umane, e le prime parole che dice “mi sono convertita?” Non grazie a tutti, mi avete riportato a casa, scusate ho fatto un casino?.. Io non ho parole…

  5. Gentile Franco, ha davvero così tanta importanza il vestito di questa ragazza? É davvero scandaloso lo Stato che si offre di pagare la libertà di una ragazza rapita all’estero da degli spietati aguzzini?

    Lasciamo questa ragazza in pace, il suo dramma umano é sufficientemente grande. Ora é a casa, lo Stato (noi) abbiamo fatto la nostra parte. A lei uscire dalla palude, vestita come le pare credendo in ciô che la fará stare bene.

    I soldi pubblici spesi per salvarla, sono in fin dei conti irrisori per la collettivitá e le hanno salvato la vita.

    Infine trovo difficile pensare che banditi Keniani, Somali o Maliani possano essere approcciati come l’Anonima sequestri sarda… le azioni devono essere impostate sulla prevenzione (queste ONG fanno ridere! impediamogli di organizzare simili follie).

    I miei sentiti complimenti per l’ottimo sito e la grande passione che mettete in ogni articolo,

    Saluti

    Lorenzo

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