Politica

Sanremo: esplode la lotta sul genere dei nomi e delle qualifiche

 

Attualità
Daniela Polci
08/03/2021

Lei e lui in guerra senza quartiere

Il festival di Sanremo è accusato di essere troppo maschilista e patriarcale, ma mai accusa fu più infondata.
Cominciamo dalla show girl Giovanna Civitillo: un giorno ella prese al marito sopra un bel prato, l’ora più dolce prima di esordire in “Patato: “O mi dai un ruolo di spicco o la vedi questa? – Disse, indicando la preziosità che con il nickname del marito, ha cinque lettere in comune –  Questa chiude i battenti e tu prepari gli alimenti!”. Fu così che Patato, uomo peraltro intelligente e capace, fu costretto a rendere il festival un’azienda a conduzione familiare.

Il palco dell’Ariston ha ospitato presenze femminili estremamente poliedriche, valide, giovani. Valide anche le diversamente giovani e le diversamente vive… All’annuncio del direttore d’orchestra appare la femminilità in persona, colei che rappresenta non riduttivamente la donna, bensì la donna angelicata: Beatrice Venezi, che ripudia la qualifica volta al femminine: “Sono un direttore d’orchestra, non una direttrice!” E qui, scatta la polemica, lessicale, isterica, mediatica, ideologica, inutile, sul maschile e femminile.

Allora bisognerà dire “orchestro” e palco “dell’Aristona”. “Giornalisto” e “giornalista”, “insegnante” e “insegnanta”. L’accademia della Crusca ha già modificato “utero” in “utera”, mentre sta ancora tergiversando se la prostata verrà trasformata in “prostato”, visto che è un’esclusività maschile. Così come il palco dell’Aristona si è riempito di ambiguità e d’improvviso il vocabolario italiano si è riempito di neologismi, le cosiddette parole eunuche.

E’ in atto una storica rivoluzione lessicale

Laura Boldrini, irriducibile paladina delle qualifiche volte al femminile

La “festival” è una di queste, parole che sembrano maschili ma sono femminili e viceversa, dove solo l’articolo ne evidenzia la vera natura. C’è chi propone di abolire dal lessico ogni termine che comporti maschile e femminile: via tutti i sostantivi, gli aggettivi e i participi, ammessi solo verbi e avverbi. Le frasi consapevoli sono “adesso o mai più”, “vacci ora”, “guido piano”. Ma scatta subito la polemica, perché Guido è anche nome proprio maschile! C’è, allora, chi suggerisce che esiste il nome proprio “Guida”, sì, “Gloria Guida”. Ma qualcuno(a) contesta: “Guardi che quello era il cognome…” e subito la replica: “Questo lo dice lei!”, che poi, quel “lei” a chi si riferisce? Non sarà per caso un “lui”. Che immane pasticcio!

Tornando alla nostra polemica sul direttore d’orchestra, alla fine qualcuno se ne esce con l’uovo di Colombo, ma…. scatta una nuova polemica. Un colombo non fa le uova, le uova le fa la colomba! Fu così che Colombo perse la maiuscola e divenne femminile: l’uovo di colomba. Non ancora soddisfatte (ma chi??? Elle, le innominate!) volsero, allora, l’uovo al plurale. Uovo è una parola che soddisfa e riappacifica tutti, è maschile al singolare, femminile al plurale. Non solo, è parola irregolare che al plurale termina in “a”, la desinenza femminile per antonomasia, che la “e” può anche far pensare a desinenza maschile singolare. Non sia mai!

Tornando al direttore angelicato d’orchestra(o), qualcuno trovò, finalmente, le uova di colomba: adottiamo la terminologia inglese, così rassicurante e neutrale: CONDUCTOR!
Fu festa nel dizionario e sul palco, in entrambi i siti fu tripudio di bisex, ma per essere precisi più sul palco che nel dizionario. Tutti a darsi pacche sulle spalle, “conductor” era la parola giusta! Ci voleva tanto? Tutti a sorridere, esausti ma felici: Conductor! Conductor! Tutti coi pollici ameni e concilianti all’insù. Conductor! CONDUCTOR!
Quando da lì in fondo, una vocina timida si levò: Excuse me… conductor… but  is it an orchestra or a…. bus?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *