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Referendum: Le ragioni del “SI” e quelle del “NO”

Creare confusione è il target del governo?

Che il referendum giunga in un periodo di massima confusione di questo Governo passa quasi inosservato. Il popolo italiano sembra ormai assuefatto alla confusione tanto da non rendersi conto che contemporaneamente al referendum si voterà per le elezioni di sette regioni e di circa 1000 comuni, che le scuole saranno aperte, forse sì, forse no, ma senza alcuna regolamentazione, che non è ancora chiaro se si voterà nelle scuole, che in questo caso appena aperte il 14 settembre dovranno sospendere le lezioni per permettere l’allestimento dei seggi e dei successivi scrutini.

Nel frattempo però lo spauracchio COVID avanza, con tamponi di massa che offrono un quadro apocalittico nonostante le percentuali di positivi, comunque asintomatici, siano di poco più dell’uno per cento rispetto ai tamponi effettuati. Chiariamo una volta per tutte che positivi asintomatici non significa malati, è la carica virale a determinare la contagiosità e nessuna informazione viene data al riguardo, quindi i dati trasmessi come un bollettino di guerra, tutti i santi giorni, non hanno alcun senso. Ed è sempre meno chiaro anche di cosa siano deceduti quei pochi morti giornalieri che il Presidente del Consiglio ha quantificato in 135 mila invece che 35.000, non si comprende se per terrorizzare un popolo già impaurito o per dimostrare che anche lui è un po’ più che confuso.

E così nella confusione che regna sovrana, non è ancora chiaro come ci si recherà ai seggi, se con le mascherine o con gli scafandri, se per ritirare le schede bisognerà usare i guanti monouso o quelli da saldatore, non si sa come avverrà il distanziamento, se con un metro di legno, di metallo o al laser, se bisognerà recarsi ai gazebo nei giardini pubblici modello primarie PD o se si useranno le terapie intensive deserte create per il Covid, oppure i capannoni delle aziende chiuse grazie alle conseguenze del lockdown, oppure i beni demaniali dismessi e abbandonati, oppure, come da ultime disposizioni, basterà recarsi nei Municipi o nei Musei – si spera senza pagare l’ingresso – oppure nelle chiese a condizione che si sia pro-immigrazione, altrimenti l’ingresso sarà interdetto, oppure nel luogo più indicato per eccellenza che all’uopo ben si adattano a cabine elettorali: i vespasiani.

Intanto sui social i post impazzano passando da un argomento all’altro, dalle previsioni delle batoste del centro sinistra al mancato versamento degli aumenti degli assegni d’invalidità a 651,50 €, dagli immigrati ai ricoveri di Briatore e Berlusconi, dal lato B della Elettra Lamborghini al lato A della Belen Rodriguez. In un paese allo sbando con un’economia non più in ginocchio ma direttamente strisciante nel fango, il referendum e le elezioni regionali sono un toccasana, una distrazione dai malanni giornalieri che non risolverà sicuramente il problema alle radici, ma che non sarebbe scorretto considerarlo un palliativo, una sorta di effetto placebo, tanto che serviva un altro DPCM per ricordare che chi comanda e sempre uno solo; il leader di ferro noto anche come Fidel Castronte. Ma bando alle ciance e facciamo un po’ di chiarezza.

Perché NO

I promotori del NO calcolano un risparmio di un caffè per ogni italiano, inclusi i bambini, gli anziani con e senza diabete, gli allergici, i malati in ospedale, quelli di Parkinson e Alzheimer, nonché quelli nelle terapie intensive e i malati terminali. Il caffè di risparmio è la motivazione d’impatto adducendo poi anche le ragioni costituzionali di una riduzione della rappresentatività territoriale con la conseguente necessità di revisione dei collegi elettorali. Alcuni (questi sì) veri negazionisti, definiscono il risparmio ridicolo rispetto ai danni che la riduzione potrebbe comportare. Le loro calcolatrici però devono essere difettose.

Naturalmente il risparmio di 345 tra deputati e senatori in meno non si limita al costo di un caffè, tenendo conto che ai caffè bisogna aggiungere il costo dei portaborse, i rimborsi, le agevolazioni varie inclusi eventuali appartamenti, trasporti, la buvet e il barbiere. E non solo, perché a questi bisognerà poi aggiungere i costi delle assicurazioni aggiuntive, i contributi che però in parte ritornano allo Stato, e fino, e non per ultimo, il vitalizio. Il vitalizio, già, altro che un caffè! Il sostegno a vita per 345 rappresentanti di se stessi è comparabile non a un caffè al Bar della Stazione, una tantum, un caffè per un anno come proclamato, enno! Qui si supera ampiamente un caffè al giorno incluso di brioches e cioccolatini al Caffè Florian di Piazza San Marco a Venezia, vita natural durante.

I costituzionalisti, avvocati, giudici ed esperti di diritto hanno completato i loro studi sulla base di un ordinamento ormai obsoleto e sentirli promuovere la continuità di un sistema arcaico è sintomo di un immobilismo che puzza di stantio. Infatti, è l’intero ordinamento che andrebbe rivisto, accantonando quelli che puzzano di muffa. Se così non fosse avremmo un sistema giudiziario efficiente e una Corte Costituzionale immacolata.

Ma la verità potrebbe stare altrove: votare NO significa, per alcuni, votare contro questo governo, salvo poi costatare che anche l’opposizione è orientata per il SI‘ e la confusione aumenta.

La sensazione, molto forte, è che l’attaccamento alla poltrona sia prioritario e intorno ai 345 parlamentari che resteranno a casa, si porrebbe uno stop a un sistema che coinvolge migliaia di persone, parenti e amici, aziende e imprese sponsor interessate a promuovere business leciti, si spera, con gare d’appalto e leggi create ad hoc che più che riguardare il territorio rappresentato, riguardano interessi di vario genere personali o di lobbies. Siamo davvero sicuri che i costituzionalisti siano più preoccupati di una riduzione del sistema democratico che non piuttosto quello del business?

La capacità dialettale di alcuni non deve trarre in inganno, votare NO significa che il Parlamento resterebbe così com’è, e l’immagine di un parlamento vuoto apparso qualche giorno fa sui quotidiani non è solo emblematico e casuale quanto invece piuttosto ricorrente. Quante sedute parlamentari hanno visto il pienone? Poche, fatta eccezione quando bisogna votare la fiducia o quando ci sono leggi di particolare interesse da approvare, per il resto i banchi sono in gran parte vuoti, anche in periodi di non covid. Se questo è il significato di “democrazia e di rappresentatività” allora forse bisognerà rivederne le definizioni.

Un chiarimento doveroso che utilizzano alcuni promotori del NO e fautori di fake vere e proprie è che votando SI‘ si autorizzerebbero i TSO, i vaccini obbligatori, la revisione dell’art. 10 e dell’art. 39 e altre amenità simili. Niente di più falso. Le uniche modifiche sono relative agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. E guardiamo di cosa si tratta.

Nell’art. 56, al secondo comma, la modifica riguarda esclusivamente il numero dei deputati che da 630 viene ridotto a 400, dei quali quelli eletti nelle circoscrizioni estere passano da 12 a 8. Per la precisione nel quarto comma i 618 deputati, esclusi quelli delle circoscrizioni estere saranno ridotti a 392 che con l’aggiunta degli 8 delle circoscrizioni estere porteranno il numero complessivo di deputati a 400.

Nell’art. 57 al secondo comma da 315 si passerà a 200 senatori, e da 6 si passerà a 4 nelle circoscrizioni estere. Nel terzo comma ai rappresentanti delle Regioni viene aggiunta la definizione di Regione o di Provincia Autonoma e da 7 si passerà a 3. Nel quarto comma con riferimento al terzo la ripartizione si effettuerà in proporzione alla popolazione.

Infine, nell’art. 59, i senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica non potranno essere superiori a 5.

Queste modifiche avranno effetto dal primo scioglimento delle attuali camere, quindi fino alle prossime elezioni il numero attuale di parlamentari resterà invariato.

Come si nota non c’è nessun altro riferimento ad altre modifiche se non al puro numero dei parlamentari.

Un’ultima considerazione. Da decenni ormai si parla di riduzione della spesa pubblica ma ogni volta che si vuole adottare qualche iniziativa a risparmio, si parla sempre di risparmio iniquo e ininfluente, paragonando, come in questo caso, il risparmio al costo di un caffè o di un pacchetto di caramelle. Ma è proprio così difficile capire che non si possono risparmiare miliardi in un colpo solo e che invece solo grazie alle centinaia di piccoli tagli si consentirebbero risparmi importanti?

Qualcuno dice che in luogo della riduzione dei parlamentari si sarebbe dovuto intervenire sulle spettanze ricevute dagli stessi. Legittimo, certamente, sarebbe uniformare gli stipendi a livello europeo, ma 600 parlamentari, essendo sicuramente meno dei 945 attuali comporterebbe meno discussioni, meno interessi, meno contestazioni e chissà che un giorno non si riesca ad affrontare anche la riduzione dei costi di quanto questi signori percepiscono oggi.

Un ultimo chiarimento riguarda la tipologia di referendum, in questo caso confermativo a differenza della confusione che ci sarebbe stata se fosse stato un referendum abrogativo che molti non hanno ancora compreso cosa comporta. In questo referendum non c’e’ il quorum, significa che e’ indipendente il numero dei votanti e vince semplicemente chi riceve piu’ voti. Punto.

Perché SI’

I sondaggi sembrano indirizzati a senso unico, il SI’ è stimato al 70%, anche se alcuni media danno i NO in rimonta. Ma che cosa comporterebbe la vittoria dei SI’? Significherebbe che questo è solo uno delle migliaia di provvedimenti necessari a rimettere in riga il nostro Paese. Abbiamo visto che il risparmio stimato è molto di più di un misero caffè, ma il vantaggio della riduzione dei parlamentari comporterà la riduzione della litigiosità, probabilmente anche le contestazioni si ridurranno così come la compra-vendita di parlamentari.

E’ già difficile capire come nel precedente referendum del 2016 l’abrogazione del Senato non sia stata approvata. Il Senato non è nient’altro che il cimitero degli elefanti, anziani che invece di stare in casa di riposo sono impegnati a percepire decine di migliaia di euro, spettanze superiori perfino a quelle dei deputati. Anziani che non solo forse sono già nel pieno del Parkinson o dell’Alzheimer, cui invece sono assegnate le sorti di un intero Paese. Anziani i cui vitalizi per un meccanismo occulto non solo sono assegnati ai coniugi per reversibilità, ma che per una magia alla Houdini vengono addirittura trasmessi ai figli e chissà magari ai nipoti e perché no al gatto o al cane di famiglia. Eppure gli italiani hanno votato per il mantenimento in vita di una struttura da cancellare immediatamente con tutto il rispetto di quei pochi anziani che lo meritano e di quei cinque senatori a vita che non gli frega niente del Senato e della Politica italiana, salvo votare spostando gli equilibri da una parte all’altra. Almeno gli fosse interdetto il voto, invece no, e chissà che non siano stati scelti proprio solo in funzione di cosa avrebbero votato all’occorrenza.

Ecco, l’Italia oggi è il paese in Europa con il più alto numero di parlamentari, elenchiamo qui di seguito il loro numero e quello delle rispettive popolazioni di alcuni paesi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti per una più chiara comparazione e comprensione del disequilibrio:

Italia                  945 parlamentari       su           60 milioni di abitanti

Germania         709         ”                       su           83 milioni   ”     ”

Regno Unito     650         ”                       su           63 miloni   ”     ”

Francia             577         ”                       su           64 milioni   ”     ”

Spagna              558       “                         su          46 milioni   ”     ”

Polonia              560         ”                       su          37 milioni   ”    ”

Stati Uniti            435         ”                    su        328 milioni   ”     ”

Se i NO si lamentano per la mancanza di rappresentatività, significa che tutti gli altri paesi del mondo hanno subìto attentati alla loro Costituzione e sono vittime di derive autoritarie.

Ebbene mi permetto di obiettare che questo referendum metterebbe più o meno in linea l’Italia con il numero dei rappresentanti negli altri paesi. E sarebbe solo un passo avanti. Quindi i negazionisti, quelli del NO, farebbero bene a far riparare la loro calcolatrice.

Un’altra precisazione doverosa riguarda l’inutilita’ di questo referendum visto che  l’intera Italia, cosi’ ben rappresentata nei due rami del Parlamento, ha approvato la riduzione a maggioranza assoluta perfino da molti di coloro che oggi si fanno promotori dei NO. Mah, gatta ci cova!

Che l’esito del Referendum possa avere conseguenze sull’attuale Governo è un’altra delle pure invenzioni di alcuni, che interpretano il SI‘ come una vittoria dei 5 stelle e il NO come una sconfitta.

Il centro-sinistra non uscirà con le ossa rotte dal Referendum bensì dalle Elezioni Regionali e non sarà responsabilità di nessuno se non di loro stessi per l’eventuale sconfitta. D’altronde basta tirare le somme di quanto è stato fatto negli ultimi dodici mesi, Covid incluso, per comprendere che il suicidio politico è solo la conseguenza dell’immobilismo dell’attuale Governo.

D’altra parte quando Conte afferma che sono stati spesi sette miliardi per la scuola, ci si chiede se sono stati spesi tutti per comprare le “sedie a rotelle”, se sono stati assunti insegnanti, se sono stati spesi in mascherine dopo averne regalate 18 tonnellate alla Cina dopo averle comprate da loro stessi.   E se non bastasse il quesito spontaneo e’ che cosa ne sarà dei fondi del Recovery Fund e che cosa ne sarà dei prossimi caldeggiati fondi del MES. Tutti fondi a prestito da restituire cui dovranno provvedere i governi futuri indipendentemente a quale parte politica apparterranno e saranno sempre da prelevare dalle tasche degli italiani. Quindi il risparmio con il taglio dei Parlamentari è già destinato alla restituzione dei prestiti e questo non sarebbe altro che il primo passo.

Poi, chi rappresenterà il popolo in futuro, dovrà mettere mano alle altre migliaia di riforme necessarie per allineare il nostro Paese a un paese con una normale gestione che non sia quella “dell’assalto alla diligenza” o del “Viva il parroco” delle partitelle da oratorio dove tutto è concesso.

A onore del vero una delle riforme necessarie riguarderà le liste bloccate, da eliminare quanto prima. Che cosa significa? Che i candidati non dovranno e non potranno essere più indicati dai partiti ma eletti dal popolo mediante le “preferenze“. Ma questo è un altro discorso. Il 28 settembre arriverà alla Camera l’ennesima proposta di Riforma elettorale: il “Germanicum” che sulle orme della Legge elettorale tedesca propone un proporzionale con lo sbarramento al 5% che comporterebbe la scomparsa di tanti di quei partitini nati a supporto dei partiti maggiori al solo scopo di ottenere poltrone che altrimenti non otterrebbero mai.

Certo che sarebbe il caso di iniziare ad usare dei termini prettamente italiani lasciando in archivio il latino che spesso, come in questo caso, riprende un prefisso “cum” che in inglese ha un significato molto meno nobile. Ma di questo e di altro parleremo in un’altra occasione.

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