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Preoccupante impennata dei flussi migratori e stiamo entrando nella stagione che vedrà un loro ulteriore incremento

 

Inchiesta
Anna Bono
14/03/2021

Un’invasione che non fa più notizia

I mass media riportano l’aggiornamento quotidiano del numero di casi e di morti di Covid-19. Invece per sapere quanti emigranti illegali riescono a sbarcare in Italia, ormai bisogna consultare le pagine web dedicate. I mass media quasi non ne parlano, quasi non fosse più un’emergenza della quale preoccuparsi. Intanto però il volume dei flussi migratori illegali aumenta costantemente. Bastano pochi dati per rendersene conto.

A fine febbraio gli illegali sbarcati in Italia erano 4.536: poco meno del doppio rispetto ai primi due mesi del 2020, quando gli arrivi erano stati 2.359, e quasi 20 volte di più rispetto ai 262 dello stesso periodo del 2019. L’8 marzo, secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (UNHCR), gli sbarchi erano saliti a 5.692 e i dati del Viminale aggiornati all’11 marzo portano il totale a 5.996, in media quasi 87 persone al giorno, mentre nello stesso periodo nel 2020 erano stati 2.553 e 335 nel 2019. Gli sbarchi dall’inizio dell’anno inoltre sono più di un quarto degli arrivi registrati lo scorso anno (23.370) e più della metà di quelli del 2019 quando in tutto sono entrate illegalmente in Italia 11.471 persone.

Gli sbarchi, già più che raddoppiati nel 2020 rispetto al 2019, quest’anno potrebbero quindi raddoppiare di nuovo, e più ancora, tenuto conto che i mesi più favorevoli alla navigazione nel Mediterraneo devono ancora arrivare. Quanto ai paesi di origine, dall’inizio dell’anno 824 immigrati provengono dalla Costa d’Avorio, 773 dalla Tunisia e 572 dalla Guinea Conakry, tre stati africani non esattamente in guerra o devastati dalla carestia. Seguono Bangladesh, Sudan, Eritrea, Algeria, Mali, Egitto, Camerun e altri paesi ancora molti dei quali africani.

Il rischio di nuovi contagi

Vaccinazioni in Guinea Konakry contro il virus Ebola

L’elevato numero di arrivi dalla Guinea Conakry mette in ansia oltretutto perché dall’inizio di febbraio lì è scoppiata un’epidemia del virus Ebola e proprio in questi giorni l’Oms ha dichiarato che, mancando adeguati provvedimenti di contenimento, è molto elevato il rischio che l’epidemia si estenda ai sei stati confinanti: Senegal, Guinea Bissau, Mali, Costa d’Avorio, Sierra Leone e Liberia. Altre epidemie sono in corso in Guinea Conakry: di morbillo, febbre gialla, Covid-19 e polio. Le prime tre anche se arrivassero degli emigranti illegali ammalati non destano particolare allarme: il morbillo perché gran parte della popolazione italiana è vaccinata, la febbre gialla perché è trasmessa da zanzare Aedes, peraltro presenti anche in Italia, e il Covid-19 perché purtroppo ha invaso l’Italia da oltre un anno.

Invece l’arrivo di ammalati di poliomielite, anche se in pratica tutta la popolazione italiana è vaccinata, qualche problema potrebbe comportarlo perché è un virus di cui possono svilupparsi varianti dalle quali il vaccino non protegge. Ci sono altri dati che vanno divulgati per capire qual è la situazione. Dall’inizio dell’anno all’8 marzo sono entrati in Europa 11.398 emigranti illegali, 596 via terra e 10.802 via mare. L’Italia quindi con 5.692 sbarchi a quella data conta metà del totale degli arrivi e ben più della metà degli arrivi via mare. Segue la Spagna con 4.443 arrivi via terra e via mare, la Grecia con 908, Cipro con 290 e Malta con 65.

L’Italia è la destinazione preferita

Perché gli emigranti illegali preferiscono l’Italia? Si possono individuare almeno tre fattori, in base all’esperienza di quanto è successo negli ultimi anni, a partire da quando nel 2014 i flussi migratori illegali si sono ingigantiti portando gli arrivi in Europa a centinaia di migliaia. Il primo fattore è la maggiore facilità di arrivare a destinazione e rimanervi. Le organizzazioni che trasportano gli emigranti clandestini scelgono di volta in volta le rotte migliori e propongono ai clienti le destinazioni più sicure. Nel 2016, caso emblematico, in totale gli arrivi in Europa sono stati 503.700, 363.348 dei quali via mare, con un calo di oltre il 50% rispetto al 2015. Invece gli emigranti irregolari approdati in Italia quell’anno sono stati 181.045, quasi il 18% in più rispetto al 2015 quando sulle coste italiane ne erano sbarcati 153.842. L’incremento di arrivi si è dovuto al fatto che altre rotte sono state quasi del tutto abbandonate o bloccate.

Dall’inizio del 2016 si è ridimensionato drasticamente il flusso migratorio verso la Spagna grazie a un vasto apparato di controllo che ha consentito un efficace monitoraggio dei mari e dei confini, alla buona cooperazione con Marocco, Senegal e Mauritania, a una ferma politica di rimpatri e all’inasprimento delle pene per gli scafisti. Inoltre Ceuta e Melilla, le due città spagnole in Marocco, sono state rese quasi inespugnabili con reti alte sei metri, fossati e più guardie di frontiera il che ha consentito quasi sempre di intercettare e respingere su suolo marocchino gli emigranti che tentavano di superare il confine.

Accoglienza per tutti e a tutti i costi

Spagna: la più alta barriera al mondo per contenere l’immigrazione irregolare

Anche la rotta balcanica, orientale, percorsa nel 2015 dalla maggioranza degli emigranti, è stata in gran parte abbandonata nel 2016 per effetto dei controlli più serrati, delle barriere di filo spinato e cemento erette ai confini di alcuni stati e dell’accordo tra Unione Europea e Turchia che prevedeva e tuttora prevede il trasferimento in Turchia degli emigranti che raggiungono la Grecia, siriani inclusi, salvo quelli che presentano richiesta di asilo alle autorità greche e ottengono lo status di rifugiato. Nei primi tre mesi del 2016 sono entrati in Grecia oltre 151.000 emigranti. Dal 4 aprile, giorno in cui l’accordo è entrato in vigore, al 31 dicembre 2016 gli sbarchi si sono ridotti a circa 22.000, con una diminuzione del 79% rispetto al 2015. Da allora le imbarcazioni cariche di emigranti si sono dirette quasi tutte alla volta dell’Italia, partendo dalla Libia, ma anche da Egitto, Algeria e Tunisia.

Il secondo fattore è l’accoglienza che l’Italia riserva a chiunque avanzi la richiesta dello status giuridico di rifugiato dichiarandosi profugo. Per tutto il periodo che va dalla presentazione della richiesta di asilo all’esito finale, gli emigranti sono inseriti nei CAS, Centri di accoglienza straordinaria, dove ricevono vitto, alloggio, cure mediche, vestiario, denaro per le piccole spese, l’assistenza di mediatori culturali, esperti in vari settori e tutor, l’offerta di corsi gratuiti di lingua italiana e formazione, distrazioni nel tempo libero… Il periodo di tempo varia da alcuni mesi ad anni: tutto il tempo necessario per ascoltare – lo fanno le commissioni territoriali – le motivazioni date dai richiedenti asilo, verificare la veridicità dei fatti raccontati ed esprimere un giudizio contro il quale, se negativo, il richiedente ha facoltà di ricorrere in Cassazione approfittando del gratuito patrocinio e ne hanno diritto praticamente tutti i richiedenti asilo.

L’impatto dell’immigrazione illegale sull’economia

Il terzo fattore è il crescente numero di richiedenti asilo che ottengono protezione internazionale o comunque di risiedere in Italia: fino a buona parte dello scorso anno, era intorno al 20 per cento circa tra status di rifugiato e protezione sussidiaria, concessa quest’ultima a chi risulta non essere un profugo, ma si ha fondato motivo di ritenere che se rimpatriato rischi di subire violenza. I decreti Sicurezza del ministro dell’interno Matteo Salvini varati nell’autunno del 2018 e poi approvati dal parlamento avevano quasi azzerato una terza forma di “protezione”, il permesso di soggiorno per motivi umanitari, concesso alla maggior parte dei richiedenti di cui si approvavano le richieste sulla base di racconti di violenze e minacce quasi sempre difficili da verificare o persino inverosimili: come quello del ragazzo che ha dichiarato di essere fuggito dal suo paese perché pressato dai creditori che chiedevano a lui, erede del padre deceduto, la restituzione di somme di denaro; o quello che sosteneva di essere scappato temendo le conseguenze in patria per aver incendiato un pollaio e aver provocato la morte di due persone…

Abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari, era stato istituito un permesso speciale, ad esempio nel caso di una donna incinta, che veniva concesso a una percentuale minima di persone. Le modifiche apportate a novembre ai decreti Sicurezza hanno fatto sì che i permessi speciali fossero estesi a molte più persone, in termini percentuali in media a oltre il 20 per cento dei richiedenti. Adesso quindi circa il 40 per cento delle richieste vengono accettate. Inoltre i tribunali che devono giudicare le richieste di asilo respinte dalle commissioni territoriali per le quali la Cassazione accetta il ricorso molte volte concedono protezione internazionale o permesso speciale, capovolgendo le sentenze precedenti, con motivazioni non sempre convincenti come ad esempio la presenza del Covid-19 nei paesi di origine. Sta di fatto che altri emigranti illegali ottengono di stabilirsi in Italia.

L’onere sempre gravoso di ospitare e assistere, in altre parole mantenere, migliaia di persone, lo è tanto più dall’inizio della crisi economica e sociale attuale. Nel 2020 hanno chiuso oltre 320.000 partite iva, gli occupati sono quasi 450.000 in meno, un milione di persone sono scese sotto la soglia di povertà e si trovano in condizione di povertà assoluta.

 

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