Politica

Politica “a favore” e politica “contro”

Spregiudicatezza portata all’estremo

Nel far cadere il primo governo Conte, Matteo Salvini ha indubbiamente peccato d’ingenuità nel supporre che mai i 5 Stelle si sarebbero alleati con il PD dopo i rispettivi e appassionati sputtanamenti che i due leader, Di Maio e Zingaretti, si erano scambiati ad alzo zero durante la campagna elettorale.
E’ stato, quindi, un grave errore di valutazione che, però, almeno un risultato l’ha ottenuto: quello di aver smascherato l’opportunismo ipocrita di chi è pronto anche al più squallido meretricio, pur di mantenere il libero accesso al trogolo. Ora che la maschera è caduta, gli elettori di questi due partiti – cui avevano dato mandato di confrontarsi l’un contro l’altro armati – si ritrovano, invece, in un davvero imprevedibile viluppo amoroso, proprio con gli irriducibili nemici di ieri.

In una società dotata di obiettività e senso critico, questa truffa sarebbe stata clamorosamente punita dall’elettorato, ma come si sa, l’Italia è il Paese in cui anche la più spietata realtà stenta a erodere i dogmi della fede, spesso generazionalmente tramandata. Così, pur se – soprattutto per i 5 Stelle – una qualche flessione c’è stata, è tuttavia surreale che, almeno stando ai sondaggi, l’accozzaglia dei due principali partiti di governo riscuota ancora un 34 per cento di consensi. Che cosa dovrebbero premiare questi consensi? Lo spudorato tradimento delle promesse fatte prima del voto? L’eccelsa versatilità al trasformismo?
E’ davvero difficile dare un senso a questo curioso, se pur residuo sostegno. Ma a ben guardare, forse una spiegazione c’è: Il consenso di oggi per il governo, non è più “a favore di”, ma “a danno di”.

“I nemici dei miei nemici sono miei amici”

E’ ormai la viscerale ostilità verso l’avversario che determina le scelte politiche, per cui, oggi vale il principio: “Con cani e porci, piuttosto che con…”. E’ un po’ la riformulazione dell’invito di montanelliana memoria: “Tappatevi il naso e votate DC, pur di non far prevalere il comunismo”. Quel comunismo è oggi sostituito dai partiti di destra, che (per carità!) possono non essere ideologicamente graditi ed essere quindi osteggiati in piena legittimità, ma senza però dimenticare che (forse non ancora per molto) siamo pur sempre in democrazia e se i sondaggi attribuiscono a questi partiti, un consenso del 48 per cento, qualche domanda, sulla pretesa legittimità di metterli all’indice, dovremmo pur porcela, o no?
Si vuole forse sublimare l’ossimoro di chi si lancia in appassionate concioni pro-democrazia, per poi negare la parola a chi quella democrazia la rappresenta in maggioranza?

Nella sua diretta televisiva di oggi, Nicola Zingaretti, con il perenne sorriso stampato sul gaio faccione, ha lanciato un appello al Paese: “Auspichiamo un governo di ampia maggioranza – ha detto – per un reale cambiamento del Paese”. Lasciatemi dire che proporre un “cambiamento”, da parte di chi in 17 mesi di governo ha devastato l’Italia, per incompetenza e scelte scriteriate, è quanto di più surreale ci si poteva attendere. Per promuovere un vero “cambiamento”, caro Nicola, occorre che tu e i tuoi compari, Giggino e Giuseppi, vi leviate definitivamente dai piedi, tornado ad attendere alle mansioni cui attendevate prima di cimentarvi nella fallimentare esperienza politica. E per favore, levati quel sorriso dalla faccia, perché l’Italia non ha nulla per cui debba sorridere e poi quell’ostentazione, ci ricorda “L’uomo che ride”, di Victor Hugo, dove nell’Inghilterra medievale, a un povero trovatello, veniva deturpato il viso affinché fosse atteggiato a un riso perenne, per il sollazzo dei cortigiani reali.

Incombe un Conte ter?

Anche al più distratto degli osservatori – che lo ammetta o no – non sarà sfuggita l’indecorosa ammucchiata che si sta tentando in questi giorni e che è esclusivamente mirata a fare barriera contro l’avvento della destra. In questo progetto, i cospiratori nostrani non sono certamente soli, perché godono del supporto di un’Europa a guida franco-tedesca che, pur di magnificare l’opera dell’avvocato pugliese e ostacolare l’avvento del temuto Salvini, ha sciolto i cordoni della borsa riversando sull’Italia centinaia di miliardi (per ora solo promessi) esprimendo anche una paterna tolleranza verso il crescente indebitamento. Ci stiamo così inesorabilmente avviando verso il “Conte ter” che (forse) eleverà l’avvocato-professore al prestigioso 7° posto nella classifica dei suoi predecessori che hanno diretto più governi della storia, dopo De Gasperi, Andreotti, Fanfani, Rumor, Moro e Berlusconi. Tutti statisti (graditi o no) d’indubbio calibro politico.

Un vanto non da poco per un semisconosciuto avvocato, del tutto privo d’esperienza politica, che al suo esordio all’alta carica di capo del governo, non era altro che la marionetta di cui Di Maio e Salvini tiravano i fili. Oggi, come si dice, “Il ragazzo si è fatto le ossa” e ha adottato il cipiglio dell’uomo tutto d’un pezzo che, a colpi di DPCM e relegando il parlamento a un ripostiglio di pupazzetti, tira dritto per la sua strada ben determinato a dar vita al suo terzo incarico. Ci riuscirà? Lo vedremo nei prossimi giorni, ma io sospetto di sì, perché, per usare le parole di Mario Furlan: L’odio è un sentimento più forte dell’amore. Più duraturo. Più pervasivo e più contagioso”. 

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