Attualità Estero

Per il massiccio arrivo di clandestini, l’Italia premia la Tunisia con altri 11 milioni di euro dei contribuenti

Le soluzioni di un governo squattrinato e pavido

Dal 1° gennaio al 13 agosto 2020 sono sbarcati in Italia via mare 15.298 emigranti illegali. Dal 1° agosto 2019 al 30 luglio 2020 ne sono arrivati 21.618, mentre nei 12 mesi precedenti ne erano arrivati 8.691. Quindi si è registrato un incremento del 148,7 per cento. Questi e altri dati sono riportati nel dossier diffuso dal Ministero dell’Interno nei giorni scorsi in occasione della tradizionale riunione del 15 agosto del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica. I dati confermano che la Tunisia è diventata il primo paese da cui partono gli emigranti: nel periodo considerato, 8.984. Seguono la Libia con 8.746 e poi Turchia, Albania, Grecia ed Egitto.

Le partenze dalle coste tunisine si sono moltiplicate negli ultimi mesi e, rispetto agli anni scorsi, sono nettamente aumentati gli emigranti tunisini illegali, diventati la nazionalità più numerosa, 34,3 per cento, seguiti dai bengalesi, 11,9 per cento.

Quindi la Tunisia è doppiamente responsabile: delle barche e dei gommoni che lascia salpare dalle sue coste e dei cittadini tunisini che lascia emigrare illegalmente e che una volta in Italia pretendono di non essere respinti in quanto profughi.

Come reagisce l’Italia? Minacciando sanzioni alla Tunisia? Sospendendo la cooperazione bilaterale, congelando i finanziamenti? Niente affatto. In visita a Tunisi il 17 agosto, il ministro dell’interno Luciana Lamorgese e il ministro degli affari esteri Luigi Di Maio, durante l’incontro con il presidente della repubblica Kais Saied, il primo ministro incaricato Hichem Mechichied e il ministro degli esteri ad interim Selma Enneifer, hanno annunciato che l’Italia darà al governo tunisino 11 milioni di euro affinché rafforzi il controllo delle sue frontiere marittime.

Ma la Tunisia utilizzerà davvero quel denaro per fermare l’emigrazione?

Il ministro degli esteri Luigi di Maio e quello degli interni Luciana Lamorgese in visita al leader tunisino

I fondi saranno usati per la manutenzione delle motovedette – riferiscono le agenzie di stampa – per l’addestramento delle forze di sicurezza tunisine di terra e di mare, per l’allestimento di un radar e di un sistema informativo che quando le imbarcazioni degli emigranti illegali prendono il mare allerti la gendarmeria in tempo per bloccarle in acque territoriali, ma non basta. La Tunisia sta affrontando una crisi politica. Dalle elezioni dello scorso anno non è emersa una chiara maggioranza e, dopo un lungo scontro tra il governo e il partito islamista Ennhada, il primo ministro Elyes Fakhkah, che era stato incaricato dal capo dello stato a gennaio, si è dimesso il 15 luglio.

Anche la situazione economica è difficile: non tanto per l’emergenza COVID-19, quanto perché la primavera araba nel 2011 ha cambiato la leadership, costringendo il presidente Ben Ali alle dimissioni, ma non realmente il sistema di governo. La corruzione resta endemica, la disoccupazione ufficiale, dicono i dati economici, è al 15,3 per cento, con picchi vicini al 30 per cento se si considerano le fasce giovanili.

Così il ministro Lamorgese e il ministro Di Maio hanno assicurato che l’Italia intende sostenere interventi e investimenti per accelerare la ripresa economica del paese. Di Maio ha parlato di “un grande patto per la gioventù tunisina. Vogliamo continuare a lavorare insieme – ha detto – per rafforzare il partenariato per lo sviluppo condiviso e intendiamo proporre un piano integrato con un focus particolare sui giovani: ci aspettiamo piena collaborazione e risultati rapidi anche sul piano del contrasto all’immigrazione”. “Riteniamo che la Tunisia vada aiutata – ha confermato Lamorgese – come Italia e come governo siamo pronti a prendere tutte le iniziative necessarie a supportare la Tunisia. Sono sicura che insieme lavoreremo anche con progetti europei, rivolti in particolare ai giovani”.

Tunisia e Italia, due tragedie economiche a confronto

La pazienza degli italiani non è infinita…

L’Italia ad aprile ha già dato 50 milioni di euro alla Tunisia, come credito di aiuto in quel caso alle imprese: “somma – si leggeva in un post sulla pagina facebook dell’Ambasciata italiana in Tunisia che poi è stato rimosso – destinata a sostenere le imprese tunisine e potrà essere utilizzata per rispondere all’impatto socioeconomico del #coronavirus in Tunisia, supportando le misure messe in campo dal Governo tunisino. È un primo passo, mano nella mano, per far fronte al #COVID19”.

E i giovani italiani? E le imprese italiane? Lamorgese e Di Maio s’impegnano ad aiutare la Tunisia come se fossero ministri di un paese senza problemi. Ma a fine 2019, quindi prima del coronavirus, il tasso di disoccupazione in Italia era del 9,8 per cento, di quasi il 29 per cento quello giovanile e d’imprese italiane in difficoltà ce n’erano a migliaia. Ad aprile, la Farnesina, per tacitare le proteste, aveva spiegato che il contributo di 50 milioni era stato deciso prima dell’inizio dell’epidemia e che l’impegno andava onorato. La giustificazione non ha convinto anche perché la Tunisia sarà anche in difficoltà, ma ha registrato un tasso di crescita del Pil del 2,5 per cento nel 2018 e dell’1,5 per cento nel 2019. L’Italia invece nel 2018 è entrata in recessione (era già successo nel 2013). Ha registrato una crescita del Pil dello 0,8 per cento quell’anno e dello 0,2 per cento nel 2019.

Per la Tunisia adesso si prevede una contrazione del Pil del 4-4,7 per cento nel 2020 e un recupero del 3,4-3,5 nel 2021, mentre per l’Italia si prevede una diminuzione del Pil dell’11,2 per cento nel 2020 (il calo peggiore nell’Unione Europea) e un recupero del 6,0 per cento nel 2021. Quanto ai posti di lavoro, l’Istat prevede una riduzione del 9,3 per cento, pari a 2,2 milioni in meno. Tra l’altro, questi 11 milioni generosamente donati alla Tunisia, sono fondi che il Viminale aveva precedentemente risparmiato sul capitolo dell’accoglienza migranti… usarli a favore degli italiani, no?

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