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Pechino anno 1900: una quasi sconosciuta Italia guerriera di cui non andare fieri

Approfondimento
Franco Nofori
12/06/2021
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@FrancoKronos1

Cina depredata da tutti

Erano passati 39 anni da quando l’Italia era stata unificata sotto l’abile e un po’ spregiudicata guida del primo ministro del re Vittorio Emanuele II, Camillo Benso di Cavour e l’impeto bellicoso di casa Savoia non si era ancora acquietato. Alla fine del 19° secolo la Cina, guidata dalla corrotta gestione dell’Imperatrice madre Cixi, era una terra afflitta da povertà e degrado, pur a fronte della sfacciata e predatrice opulenza della classe imperiale. A questa deprimente situazione contribuiva anche la presenza di otto potenze internazionali: Stati Uniti, Francia, Impero Austro-Ungarico, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Russia e Italia che nel gestire le rispettive concessioni in suolo cinese, esercitavano una forte e mal tollerata influenza negli affari di Stato.

La Cina aveva già sofferto l’aggressione nipponica del 1894 a seguito della quale le grandi potenze l’avevano suddivisa in rispettive zone d’influenza provocando così un forte risentimento popolare per la continua ingerenza occidentale negli affari interni cinesi. Le chiese cristiane, forti di numerosi insediamenti e intensamente dedicate al proselitismo, costituivano uno degli aspetti più rilevanti di tale ingerenza, infatti, in un testo cinese edito in seguito al conflitto, si legge: “I missionari stranieri, soprattutto cattolici, mentre facevano costruire chiese, s’impadronivano di terre, minacciavano i funzionari locali, s’inserivano nell’amministrazione, intervenivano nello svolgimento dei processi, raccoglievano vagabondi e ne facevano dei convertiti, di cui si servivano per opprimere le masse”. Fu quindi all’inizio del 1900 che iniziarono alcune violenze contro gli insediamenti occidentali e le istituzioni cristiane.

La rivolta dei Boxer

Membri combattenti della setta segreta dei Boxer cinesi

Tali violenze furono sottovalutate dalle potenze straniere che, nel mese di giugno, per proteggere le proprie delegazioni, si limitarono a far sbarcare in Cina un’esigua forza di soli 436 marines, tra cui 41 italiani. Si trattava di truppe scelte e ben addestrate nella convinzione che sarebbero state più che sufficienti per fronteggiare ribellioni spontanee e male organizzate. Quest’assunto si rivelò gravemente errato quando, solo pochi giorni dopo, ai moti di ribellione popolare si unirono i “Boxer”, membri di una società segreta dedita alle arti marziali. Il loro massiccio intervento, indusse l’Imperatrice Cixi, che fino a quel momento aveva sommessamente condannato le violenze contro gli stranieri, a un improvviso voltafaccia: non solo non contrastò tale intervento, ma inviò anche le truppe imperiali per sostenerlo, fidando che lo stesso avrebbe finito per sconfiggere le esigue forze occidentali.

A questo rischio si andò, infatti, molto vicino. Dai primi di giugno, fino al 14 agosto del 1900, l’esercito imperiale cinese e i Boxer, misero sotto stretto assedio il quartiere delle legazioni straniere per 55 giorni e solo la strenua resistenza dei 451 soldati degli otto paesi coinvolti, riuscì a respingere gli attacchi. Oltre alle legazioni, la furia dei Boxer, si scatenò anche contro gli insediamenti cristiani. La cattedrale cattolica di Beitang, sede del vicariato apostolico di Pechino, subì uno degli attacchi più violenti, che riuscì a respingere solo grazie alla valorosa difesa dell’esiguo contingente di 43 marines italiani e francesi. La disperata resistenza delle forze occidentali era vitale per consentire ai rispettivi governi di organizzare l’invio di truppe di rinforzo le quali approdarono in Cina, proprio quando le legazioni straniere erano in procinto di soccombere.

La reazione internazionale

Forze militari italiane impiegate contro i ribelli cinesi

Finalmente, il 4 agosto del 1900, una spedizione occidentale di 18.000 uomini, marciò verso Pechino, liberando le proprie legazioni dall’assedio. A essa partecipavano 2.500 militari italiani, soprattutto bersaglieri e marines. Gli scontri furono brevi ma violentissimi. In pochi giorni le truppe inviate presero il sopravvento sui rivoltosi infliggendo loro una disastrosa sconfitta. L’onore di questa vittoria fu però offuscato da una serie d’indegne rappresaglie, non solo contro i ribelli, ma anche contro il popolo cinese. Tra questa spicca la posizione assunta dal Kaiser Guglielmo II che, infuriato per la morte del barone von Ketteler, arringò così il contingente tedesco inviato in Cina: Quando vi troverete faccia a faccia con il nemico, sappiate batterlo. Radete al suolo Pechino! Nessuna grazia! Nessun prigioniero! Tenete in pugno chi vi capita sotto le mani. Dovete imporre in Cina, per mille anni, il nome tedesco, di modo che mai più in avvenire, un cinese osi anche solo guardare di traverso un cittadino germanico”.

A operazioni militari concluse, le forze della coalizione straniera contarono 76 vittime, tra cui 18 italiane, ma il prezzo più alto fu pagato dalla Cina con 30.000 morti convertiti al cristianesimo e migliaia di rivoltosi periti negli scontri. A queste perdite vanno aggiunte le centinaia di vittime prodotte dalle feroci rappresaglie occidentali.  Anche le missioni cristiane pagarono un alto prezzo con la morte di 200 prelati europei. L’imperatrice madre Cixi, si rifugiò a X’Ian, con il figlio, travestita da contadina e in seguito negò ipocritamente ogni responsabilità nell’accaduto. Ciò nonostante, riuscì a riprendere il potere, pur se totalmente asservita alle forze straniere, potere che mantenne fino al 1908. A lei succedette il piccolo Pu Yu, l’ultimo imperatore celebrato dal famoso film di Bertolucci, ma dopo soli tre anni, il plurimillenario Impero Cinese cadde per sempre, trasformandosi in Repubblica.

La spietata’Imperatrice cinese Cixi

Una delle più gravi rappresaglie sul popolo cinese, fu compiuta dagli alleati a Pao-ting e purtroppo, anche il contingente italiano prese parte alle stragi e ai saccheggi. Fu confiscato l’intero deposito presso la Banca Centrale Cinese e all’Impero rivoltoso furono imposti esosi risarcimenti. All’Italia, come quota del bottino, toccarono 26.000 dollari americani, una cifra stratosferica, per quei tempi. Molti notabili imperiali si tolsero la vita e questo sanguinoso scontro con l’Occidente, segnò anche la fine della lunga gestione imperiale. Fu quindi così che, attraverso varie traversie, tra cui una seconda occupazione giapponese, nacque la Repubblica Cinese. Al breve dominio nazionalista di Chiang Kai Shek, succedette il governo marxista di Mao Zedong, fino ad approdare alla Cina odierna e al suo regime totalitario che, pur non sconfessando le origini marxiste, ha di fatto adottato i più sfrenati sistemi capitalistici.

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