Politica

Mimmo Lucano, astuto speculatore o vittima di vessazione giudiziaria?

Inchiesta
Franco Nofori
2 ottobre 2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

“Mi aspettavo di essere assolto”

Nessuno se lo aspettava, soprattutto non se lo aspettava lui, Domenico Lucano (per i più, Mimmo) ex sindaco del comune di Riace, in Calabria, cui il Tribunale di Locri ha inflitto in primo grado una condanna a tredici anni e due mesi di carcere per una serie di gravi reati contro la pubblica amministrazione, la pubblica fede e il patrimonio: associazione per delinquere finalizzata a “commettere un numero indeterminato di delitti”, falso in atto pubblico e in certificato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio e peculato. Non si tratta certo di accuse di poco conto, per un personaggio pubblico che, con il sostegno dell’ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistris (oggi in corsa per la presidenza della Calabria) si era candidato come consigliere nella stessa amministrazione regionale.

Sorprende che i giudici locresi abbiano quasi raddoppiato la pena richiesta dai pubblici ministeri che si limitava a sette anni e sei mesi ed è innegabile che nella loro discrezionalità, i collegi giudicanti travalichino spesso le intenzioni del legislatore. La Condanna inflitta a Mimmo Lucano è indubbiamente pesante, se confrontata con altre condanne per reati molto più ripugnanti come quelli commessi da Luca Traini per la strage commessa a Macerata contro sei migranti. Reato che gli è valso una pena di soli dodici anni. Tuttavia, che Mimmo Lucano, si aspettasse un’assoluzione, come ha dichiarato alla stampa, è quantomeno surreale. I reati ci sono stati e messi ben in evidenza dalla requisitoria del PM di Locri: “A Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno veniva allontanato”. Insieme all’ex sindaco hanno subito condanne ventidue persone in totale per complicità con lui.

Sabina Guzzanti: “Una lurida sentenza”

Lemlen, la compagna somala di Mimmo Lucano, lascia affranta il tribunale di Locri dopo la condanna

Ce n’è abbastanza da restare alquanto sopresi che la sinistra si stracci le vesti di fronte a questa condanna, soprattutto perché è molto probabile che nei successivi gradi di giudizio la pena inflitta si ridurrà sensibilmente, senza neppure escludere che all’ex sindaco venga del tutto risparmiato il carcere. Appaiono quindi grottesche le esternazioni in suo favore come quella di Roberto Saviano: “Tieni duro Mimmo, non mollare mai. Io per te ci sarò sempre”. A lui fa eco Fabio Fazio: “Tieni duro. Per quanto a volte sia difficile da credere, alla fine i buoni vincono sempre”. E non poteva mancare l’appassionata concione di Sabina Guzzanti: “Solidarietà a Mimmo Lucano, i cittadini hanno tutto il diritto di commentare le sentenze e questa è fra le più luride di cui si abbia memoria”. “Mimmo – gli dice, infine, il sindaco di Milano Beppe Sala – al posto tuo avrei fatto la stessa cosa”. Insomma, pare che alla sbarra non si sia trovato chi è venuto meno ai doveri di un pubblico amministratore, ma un novello Savonarola finito indebitamente sul rogo.

Di fronte a questa impetuosa onda di sdegno per una condanna che gran parte della sinistra ritiene immeritata, occorre assuefarci al principio che le sentenze non vanno mai discusse quando a farne le spese, sono Berlusconi o Salvini, ma possono essere ampiamente criticate quando riguardano i beniamini del pensiero unico, ancorché si riferiscano a colpe oggettivamente compiute. L’abbiamo già visto con la proditoria arroganza di Carola Rakete ed è ora la volta di un sindaco che ha tradito i propri doveri, pur se gli è stata inflitta una condanna oggettivamente troppo dura, ma da qui a proclamarne l’assoluta innocenza ce ne corre davvero. Il nostro Paese può ancora definirsi la Patria del Diritto, quando le leggi possono agevolmente essere disattese in ragione di chi ha commesso il reato?

Roberto Saviano, uno dei più strenui difensori di Mimmo Lucano

Mimmo Lucano, a Riace, aveva nei fatti, creato un piccolo feudo sul quale regnava come un signorotto inappellabile. Decideva lui chi premiare e chi punire a suo insindacabile giudizio. Poiché aveva sposato la causa dell’accoglienza, si era appropriato del principio machiavellico del fine che giustifica i mezzi, senza tener conto del fatto che se i mezzi possono risultare trasgressivi, il fine deve sempre essere lecito e non c’è nulla di lecito nel celebrare matrimoni fasulli per far ottenere il permesso di soggiorno a dei clandestini, né e lecito produrre documenti d’identità falsi ad altri clandestini per consentire loro la serena permanenza nel Bel Paese. E’ questo che l’esercito di tutti gli ipocriti benpensanti nostrani vorrebbe: un Paese senza leggi e senza doveri, dove poter dare libero sfogo a ogni rigurgito di pseudo-umanitarismo salottiero. La solidarietà espressa nei confronti di Mimmo Lucano è un irridere alla legalità, è invalidare il concetto del Diritto e far precipitare un’intera nazione in una catastrofica Babele.

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