Approfondimenti Politica

Mentre si predica la pace universale, la cristiano-fobia miete sempre più vittime

“Ogni luogo al mondo è sottomesso alla legge di Allah”

Il 16 ottobre il professor Samuel Paty è stato giustiziato da un musulmano per aver mostrato, durante una lezione sulla libertà d’espressione, delle vignette “blasfeme”, quelle pubblicate anni fa sulla rivista “Charlie Hebdo”, irriverenti nei confronti di Maometto e dell’Islam. Nei giorni successivi in Francia sono state arrestate undici persone tra le quali un noto islamista radicale salafita, Abdelhakim Sefrioui, autore della “fatwa” che ha condannato a morte Samuel Paty. Il Ministro dell’interno, Gerard Darmanin, ha chiesto al prefetto di Seine-Saint Denis di chiudere la moschea di Pantin, che si trova vicino alla scuola, perché sulla sua pagina FB è stato pubblicato un video in cui si denunciava l’insegnante e si chiedeva che qualcuno lo “intimidisse”, precisando l’indirizzo della scuola. Decine di centri islamici sono stati messi sotto controllo per verificare se sono “diffusori di odio” e “nemici della Repubblica”.

Con poche eccezioni, il mondo musulmano, invece di deplorare la feroce esecuzione, ha reagito con protervia. In molti paesi sono state organizzate manifestazioni di protesta contro la Francia. Poi a Nizza il 29 ottobre e a Vienna il 2 novembre la jihad, la guerra santa islamica, vivificata dai pregiudizi nei confronti dei cristiani e della civiltà occidentale, dall’odio tanto vigliaccamente instillato contro di noi, ha fatto altre vittime.

Sappiamo che per l’Islam tutte le terre non sottomesse ad Allah, abitate dagli infedeli, sono Dar al-harb, le case della guerra. Ma non tutte le “case della guerra” meritano la jihad allo stesso modo. Il nemico assoluto per i jihadisti è l’Occidente cristiano, sono i suoi principi e le sue istituzioni che pongono al centro l’uomo, le sue libertà, i diritti inerenti alla persona umana, universali e inalienabili. Per qualche vignetta irriverente e per qualche operazione di polizia ordinata per individuare le moschee in cui si predica la jihad, in Europa l’Islam reagisce con insolenza e arroganza, mentre altrove sopporta ben altro.

Perché la persecuzione dei musulmani asiatici è tollerata dai fondamentalisti?

La polizia cinese carica un gruppo di cittadini di religione islamica

In Cina, ad esempio, i musulmani Uiguri, la minoranza turcofona che vive prevalentemente nello Xinjiang, sono perseguitati e discriminati. Oltre un milione di essi sono stati arrestati anche solo per il fatto di possedere un Corano o di non mangiare carne di maiale. Sono rinchiusi in centinaia di campi di “rieducazione” dove subiscono torture, abusi e, nel caso delle donne, sterilizzazioni forzate. In India circa 200 milioni di musulmani sono sistematicamente discriminati, vittime di pregiudizi e violenze sotto l’influenza crescente degli estremisti indù a partire dal 2014, da quando cioè il governo è guidato dal partito nazionalista Bjp del primo ministro Narendra Modi. La persecuzione dei musulmani di etnia Rohingya in Myanmar è all’origine di una delle emergenze umanitarie più gravi del momento. Un rapporto Onu nel 2018 ha accusato il Myanmar di uccisioni di massa al limite del genocidio.

Ma in Cina, India, Myanmar la reazione del mondo islamico, se mai c’è stata, non è neanche lontanamente paragonabile a quella attuale, contro la Francia e l’Europa. “I fatti accaduti in Francia ci dicono che non è stato colpito solo un paese ma tutti i cristiani per l’ennesima volta”. A dirlo, mettendo nella giusta prospettiva i fatti, è il deputato e vicesegretario federale della Lega Lorenzo Fontana. “Nei giorni in cui il Parlamento italiano si sta interrogando sul fenomeno della discriminazione, non si può non notare come gli episodi di aggressione, ostilità e intimidazione nei confronti dei cristiani stiano prendendo delle dimensioni emergenziali”.

Anche a livello di Unione Europea la preoccupazione maggiore è l’islamofobia, reiteratamente denunciata, come confermano i rapporti della Commissione europea, mentre si tace su sentimenti e atti anti-cristiani. A partire da queste considerazioni, l’ex ministro Fontana ha deciso di presentare una proposta di legge contro la cristianofobia e un ordine del giorno che impegni il governo a occuparsi delle discriminazioni anti-cristiane. Inoltre chiede di coordinare e costituire un osservatorio italiano ed europeo sulla cristianofobia e di istituire una giornata dedicata alle vittime cristiane di persecuzione. La proposta di legge è intesa a modificare l’articolo 604-bis e l’articolo 604-ter del codice penale al fine di inserire nel sistema normativo attuale misure efficaci di prevenzione e contrasto delle discriminazioni e delle violenze legate all’odio anti-cristiano.

La colpa è solo quella di essere cristiani

Mappa mondiale che mostra i paesi e i livelli di persecuzione cui sono soggetti i cristiani

Erano cristiane e per questo sono state uccise, le tre persone aggredite nella cattedrale di Notre Dame di Nizza, sgozzate come prescrive l’Islam: Vincent Loqués, il sacrestano della chiesa, e due donne, Simone Barreto Silva e Nadine Devillers. L’ultimo pensiero di Simone Barreto Silva, madre di tre figli, è stato un pensiero d’amore per loro: “Dite ai miei figli che li amo” sono state le sue ultime parole.

Ritorna alla mente un fatto su cui riflettere. Si sa che la maggior parte delle telefonate partite dalle Torri Gemelle l’11 settembre, fatte dalle persone intrappolate e senza via d’uscita, sono state messaggi d’amore. Uomini e donne certi di morire hanno voluto dire a mariti, mogli, figli, genitori “ti voglio bene, ti amo” ancora una volta. Nel farlo, hanno in fin dei conti sconfitto l’odio immenso che li stava annientando perché in loro, in quell’ultimo momento, un sentimento d’amore ha prevalso sulla paura e sull’ira.

Irridendo all’Occidente, i leader musulmani dicono spesso che la nostra è la civiltà che ama la vita e predica amore, mentre l’Islam è la civiltà della guerra, della morte e per questo avrà la vittoria. Ma sbagliano.

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