Politica

Mario Draghi e il suo discorso d’insediamento: molta filosofia e poco pragmatismo

Diritto alla felicità

Sul discorso del nuovo premier Mario Draghi al senato c’è molto da dire, e non poco in negativo, purtroppo. Partendo dal fondo, c’è la frase sui “giovani che vogliono un paese capace di realizzare i loro sogni”. È una tipica visione statalista, dirigista, assistenzialista del rapporto tra istituzioni e cittadini. È giusto il commento di Federico Punzi nell’ottimo articolo pubblicato su “Atlanticoquotidiano.it” il 17 febbraio: “I giovani vogliono realizzarli da sé, i loro sogni, semmai si aspettano che il paese non li ostacoli”. Viene in mente il confronto tra la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America del 4 luglio 1776, nella quale si afferma che tra i diritti umani ci sono “la Vita, la Libertà e il perseguimento della Felicità”, e la proposta di riforma costituzionale presentata il 23 dicembre 2019 da un gruppo di deputati per emendare l’articolo 3 che proclama la parità e l’uguaglianza di tutti i cittadini italiani, integrandolo con la frase “Tutti i cittadini hanno diritto di essere felici”.

Nel secondo comma dell’articolo si chiede di inserire un inciso che riafferma il “diritto alla felicità”: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno godimento del diritto alla felicità, lo sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. È da notare, per inciso, oltre a una virgola di troppo, l’impiego – chissà perché – del termine “lavoratori” e non “cittadini” in merito alla “effettiva partecipazione all’organizzazione della vita politica, economica e sociale”.

Fattualità sconfitta dalla retorica

Forse è nella stessa linea di pensiero il fatto di aver sostituito a un certo punto il Ministero della Sanità con quello della Salute. Il secondo governo di Giuliano Amato (2000-2001) ancora comprendeva un Ministero della Sanità. Dal governo successivo, il secondo di Silvio Berlusconi (2001-2006), diventa Ministero della Salute, ma tornando al discorso del premier Draghi al Senato, c’è l’affermazione, a proposito dell’immigrazione irregolare, che la risposta più efficace e duratura passa per una piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni europee”. In concreto, Draghi, ha rimarcato la contrapposizione tra gli stati di frontiera esterna e gli altri: Altra sfida sarà il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva. Cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati”.

È inutile dire che il problema da affrontare non è l’emigrazione, ma l’emigrazione illegale, la massa di persone che entrano in Italia, Spagna e Grecia proclamandosi profughi e avviando una pratica di richiesta di asilo per evitare di essere respinti. L’ostacolo su cui sempre si arenano le proposte di “redistribuzione degli emigranti” consiste nel fatto che gli altri stati europei si dicono favorevoli a spartire la responsabilità di accogliere i rifugiati, non gli emigranti illegali. Questo, almeno nel caso dell’Italia, riduce a poche migliaia le persone da ricollocare in altri paesi dell’Unione Europea. Solo circa il 20 per cento delle richieste di asilo esaminate, hanno esito positivo: meno della metà con il conferimento dello status giuridico di rifugiato, le rimanenti con la concessione di protezione sussidiaria. Finora tutt’al più gli stati membri UE, e neanche tutti, sono favorevoli a ospitare una quota di chi riceve una delle due forme di protezione internazionale.

“Fede, speranza e carità” le strategie del nuovo premier?

Per finire questa prima disamina, sconcerto e seria preoccupazione suscitano le dichiarazioni del premier su ambiente e clima. Il riscaldamento del pianeta – ha detto – ha effetti diretti sulle nostre vite e sulla nostra salute, dall’inquinamento, alla fragilità idrogeologica, all’innalzamento del livello dei mari che potrebbe rendere ampie zone di alcune città litoranee non più abitabili. Lo spazio che alcune megalopoli hanno sottratto alla natura potrebbe essere stata una delle cause della trasmissione del virus dagli animali all’uomo. Come ha detto papa Francesco ‘Le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. Ed io penso che se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore’”.

“Può sembrare paradossale – commenta Federico Punzi nell’articolo citato, intitolato – Greta e Papa Francesco, europeismo e dirigismo: le religioni di Draghi sono troppe e troppo dogmatiche, ma dietro cifre, studi e tecnicismi vari, Draghi ci è sembrato mancare del pragmatismo e dell’approccio ‘laico’ ai problemi che ci si aspetterebbe da un ‘tecnico’. A cominciare dalla sua professione di fede gretinista, un ecologismo elevato a culto quasi millenaristico”.
“Vogliamo lasciare un buon pianeta – ha detto il premier – non solo una buona moneta”… è già usa il plurale maiestatico…

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