Politica

“L’Italia rinasce con un fiore”. Il demenziale slogan che celebra l’insuccesso del piano anti Covid

Patetiche esultanze

Il commissario straordinario Domenico Arcuri lo chiama “Piano vaccinale”, ma Daniele Capezzone, considerando tempi e organizzazione, lo ha ribattezzato “Piano piano vaccinale”. A fine anno si era già saputo che di vaccini “Pfizer” non ne arriveranno abbastanza e che dovremmo fare come la Germania che ha acquistato 30 milioni di dosi oltre a quelle a sua disposizione in base alla ripartizione quote dell’Unione Europea. Il vaccino “AstraZeneca” su cui ha puntato l’Italia ancora non è stato approvato dall’Agenzia europea per i medicinali, mentre il “Moderna” forse lo sarà il 6 gennaio e allora la situazione migliorerà, ma solo in termini di disponibilità di dosi. Per il resto…

Per il resto, qualcuno dirà che al governo hanno pensato proprio a tutto: tanti centri per la “vaccinazione di massa” ovvero i gazebo e gli stand “primula”, e persino uno slogan, “L’Italia rinasce con un fiore”. Come hanno millantato che quello italiano fosse un modello di lotta al Covid che tutto il mondo ammira e porta ad esempio, così diranno che il piano italiano vaccini è il migliore: l’unico con uno slogan e dei centri operativi ad hoc a forma di un fiore.

La realtà è un’altra, talmente evidente. L’Italia “vanta” la crisi economica più drammatica in Europa e forse nel mondo, il lockdown più lungo e totale, dal quale deriva la crisi suddetta, il più lungo periodo di didattica a distanza. Continuiamo a sopportare un coprifuoco che ci impedisce di uscire di casa dopo le 22.00, siamo limitati negli spostamenti peggio che in Unione Sovietica, rischiamo delazioni e denunce… manca solo che s’istituiscano i guardiani di caseggiato e quartiere come in Spagna durante il franchismo o in Siria.

Tragica collezione di primati negativi

Tuttavia “vantiamo” anche uno dei tassi di mortalità peggiori e siamo quinti per numero di morti: 74.985, il 4 gennaio 2021. Adesso, dopo che ci è stato detto che l’unico rimedio al Covid e l’unica alternativa ai lockdown, è il vaccino, si è capito che, se non si prendono provvedimenti, ci vorranno due anni almeno per vaccinare tutta la popolazione. Adesso, dopo che da mesi si sapeva che i vaccini sarebbero arrivati, ancora non è stato deciso quanti centri vaccinali saranno aperti e dove, mentre il bando per la selezione dell’ulteriore personale sanitario necessario si è chiuso tra il 28 e il 29 dicembre.

Il V-day è stata una piazzata, a partire dal trasporto via terra con scorta delle prime migliaia di dosi e, tra l’altro, lo scandalo del governatore della Campania Vincenzo de Luca tra i primi vaccinati. I dati aggiornati al 4 gennaio indicano che è stato somministrato finora il 31,6 per cento dei 479.700 vaccini consegnati dal 27 dicembre al 1° gennaio, con enormi differenze tra le regioni: la migliore il Lazio con 61,4 per cento di vaccini somministrati, seguita da Toscana, Veneto e Provincia Autonoma di Trento; la peggiore il Molise, con l’1,7 per cento di vaccini somministrati, preceduta da Sardegna, Valle d’Aosta e Calabria.

Tra i problemi rilevati, che rallentano le operazioni, c’è come si è detto, la mancanza di personale medico dovuta anche al ritardo nell’indire il bando per il reclutamento di medici e infermieri. Sicuramente nel caso della Lombardia e forse anche di altre regioni vanno aggiunte le ferie in questi giorni di una parte del personale sanitario. Sempre in Lombardia succede inoltre che il 40 per cento dei dispositivi inviati da Roma – 8.000 siringhe da 5 ml su 20.000 – non siano di precisione e non consentano di dividere le fiale, una volta scongelate dal frigorifero a -70 gradi e diluite, nelle cinque dosi da 0,3 ml che contengono.  Lo stesso problema è stato riscontrato in Liguria, dove si sta rimediando, così ha dichiarato il governatore Giovanni Toti, utilizzando delle siringhe fortunatamente stoccate negli ospedali della regione.

Caos e totale impreparazione

“Di che cosa si sono occupati per tutto il 2020 i signori del governo? – si domandava il 4 gennaio Daniele Capezzone sul sito di Nicola Porro, La zuppa di Porro – era noto a tutti, anzi corrispondeva alle speranze di moltissimi, che i vaccini arrivassero presto. Ora, lasciamo da parte il dibattito sui farmaci, e concentriamoci sul punto fondamentale, e cioè sul dovere dello stato di garantire al più presto la possibilità (sottolineo: la possibilità, non l’obbligo) di vaccinarsi a tutti i cittadini. Comunque la si pensi (vaccinazione sì, vaccinazione no), è evidente che la velocità con cui un paese consentirà il dispiegamento del suo piano vaccinale sarà un fattore economico decisivo per la ripartenza. E a questi disastrosi ritmi l’Italia rischia di dover attendere due anni”. “Ancora non sappiamo – aggiungeva Daniele Capezzone – cosa succederà il 7 mattina: se e come riapriranno le scuole, se e come funzioneranno le zone colorate regione per regione, quale sarà la sorte di bar ristoranti, di piscine e palestre”.  

Una cosa invece la sappiamo per certo. Pur con il traffico fortemente ridotto, l’inquinamento atmosferico fa ancora paura, così, dal 4 gennaio non possono circolare da lunedì a venerdì, dalle 8 alle 19, nei comuni dell’area metropolitana di Torino, tutti i veicoli per persone e merci diesel fino all’Euro 4 e quelli a benzina, gpl e metano fino all’Euro 0: in tutto 250.000 veicoli, forse 400.000. Saranno liberi di circolare solo il sabato e la domenica: ma sembra che sabato 9 e domenica 10 ci sia divieto di spostarsi dal proprio comune per via del Covid.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *