Approfondimenti Politica

L’isola della “Magna Grecia” diventa terra di conquista per la gioia del governo e del clero

Immigrazione clandestina sostenuta  a colpi di menzogne

La vicenda è nota a tutti. Il 22 agosto il governatore della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ordina la chiusura degli hotspot e dei centri di accoglienza per emigranti illegali presenti sull’isola e il loro trasferimento fuori dal territorio regionale e il 27 agosto il Tar la sospende sostenendo che il provvedimento “esorbita dall’ambito dei poteri attribuiti alle regioni” e che “l’esistenza di un concreto aggravamento del rischio sanitario legato alla diffusione del Covid-19 tra la popolazione locale, quale conseguenza del fenomeno migratorio (…) appare meramente enunciata, senza che risulti essere sorretta da un’adeguata e rigorosa istruttoria. (…) Altrettanto sembra potersi affermare anche in relazione alla diffusione del contagio all’interno delle strutture interessate”.

L’ordinanza del governatore Musumeci nasceva dalla preoccupazione per il fatto che i centri per emigranti disponibili sull’isola di Lampedusa e in Sicilia non riescono a far fronte ai continui arrivi. L’hotspot di Lampedusa è stato pensato per 192 persone ed è arrivato a contenerne ben più di mille. È evidente, “lo capisce anche un bambino piccolo” direbbe Nicola Porro, che, anche senza il COVID-19, situazioni così critiche di sovraffollamento creano emergenze igienico-sanitarie che vanno assolutamente evitate: per tutelare la salute e il decoro sia di chi è costretto a vivere in simili condizioni, sia degli abitanti autoctoni- Invece per il Tar, posto che il pericolo di diffusione del coronavirus è “meramente enunciato”, altri problemi non sussistono.

E l’Europa, barricata nel rifiuto dei migranti, ci esorta ad accogliere

L’inspiegabile sentenza è solo l’ultima di una serie di reazioni fuori luogo, decisamente anomale, al provvedimento del tutto ragionevole e giustificato del governatore Musumeci. La Commissione Europea si è intromessa per raccomandare vivamente che in Sicilia si rispettino “gli obblighi delle leggi sull’asilo dell’Ue e internazionali”: come se a Bruxelles non sapessero che l’Italia è oberata di richieste di asilo prive di fondamento, formulate da persone che ricorrono a organizzazioni criminali per viaggiare clandestinamente, sbarcano senza documenti e, per non essere bloccate e respinte, ricorrono all’espediente di dichiararsi profughi; e l’Italia ne prende in esame le richieste come richiede la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Semmai le leggi sull’asilo sono violate perché le commissioni territoriali concedono protezione internazionale persino a persone che raccontano storie di traversie del tutto inverosimili.

Dalle raccomandazioni alle accuse, la Caritas Diocesana di Palermo, in un comunicato intriso di avversione contro l’Occidente, ha accusato il governatore Musumeci addirittura di negare “il diritto alla mobilità” e di aver scelto “la via mistificante di una nuova cosciente discriminazione”. “Se coloro che provengono dai paesi del Nord del mondo, interessati fortemente dal coronavirus, possono muoversi ed entrare liberamente in Sicilia, perché i migranti no? – dice il suo comunicato del 22 agosto – al contrario, quanti provengono dai paesi del Sud del mondo, quanti sono sottoposti giornalmente allo sfruttamento dell’Occidente, quanti hanno ‘ricevuto’ il covid dal Nord del pianeta, come un’ennesima piaga, costoro no, non possono muoversi liberamente: rappresentano un pericolo sanitario. I poveri sono dunque pericolosi, devono essere discriminati”.

“Gli italiani che non vogliono i migranti, non vengano più a messa!”

Il 24 agosto Don Lorenzo Russo, sacerdote di Floridia, in provincia di Siracusa, sul suo profilo Facebook ha chiesto di non presentarsi a messa ai suoi parrocchiani che “gioiscono per l’ordinanza” e “osannano scelte politiche che non fanno il bene dei poveri di questo mondo”: “Non venite a Messa – ha scritto – state perdendo tempo. La vostra ipocrisia vi precede”. Il 25 agosto Monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto, delegato della Conferenza episcopale siciliana per le migrazioni, ha condannato l’iniziativa del governatore affermando che “i migranti per i credenti sono una visita di Dio”, che il pericolo vero di diffusione del COVID-19 sono turismo e movida, che l’ordinanza è inaccettabile dal punto di vista razionale ed evangelico, che è deplorevole creare capri espiatori e usare la paura per ottenere un facile consenso.

I Centri Astalli, sedi italiane del Servizio dei Gesuiti per i rifugiati, hanno diffuso nello stesso giorno una nota che contiene affermazioni clamorosamente false: “Ci pare necessario ribadire che la vera emergenza è data dalle persone che muoiono nel Mediterraneo e dalle cause che li spingono a fuggire dai loro paesi vessati da guerre, crisi umanitarie e gravi ingiustizie sociali. Oggi in Sicilia vediamo i danni provocati dal non aver investito in protezione, accoglienza e integrazione dei migranti”. Eppure i Centri Astalli per forza sanno che gli immigrati illegali hanno accesso ai servizi sanitari e i richiedenti asilo inoltre possono lavorare e per loro è stato creato un vasto, capillare e costosissimo sistema di assistenza che provvede ai loro bisogni, per anni se necessario.

Ma demagogia e retorica non sconfiggono i numeri

Migranti sospetti sulla navi ONG: “Soccorsi su appuntamento?” (Il Giornale)

Per finire, il 27 agosto la rivista dei missionari Comboniani Nigrizia ha lanciato un’iniziativa “di protesta contro l’indifferenza e di solidarietà con i migranti”: una giornata di digiuno venerdì 28 agosto, intitolata “E se fossimo noi ad affogare? Adesso basta!”. I naufragi avvengono perché gli scafisti usano imbarcazioni inadatte o le sovraccaricano o, ancora, perché si verifica qualche problema nel contatto con le navi delle organizzazioni non governative in attesa di “soccorrere” i naufraghi (di solito, semplicemente trasbordarli). Invece per i Comboniani, per la decina di sacerdoti e religiose e per le quasi 90 associazioni che hanno risposto all’appello di Nigrizia, i colpevoli siamo noi italiani: chi ha aderito alla mobilitazione l’ha fatto “per dire no ai continui massacri di migranti nel Mediterraneo”.

Ecco qualche dato per capire di che cosa si tratta.
Dall’inizio del 2020 le richieste di asilo accolte in Italia sono circa l’11 per cento di quelle esaminate. In passato sono state molte di meno. Nel 2016, per esempio, l’anno in cui sono state presentate più richieste di asilo, l’Italia ha concesso lo status di rifugiato a 4.940 persone, il 5,4 per cento dei casi esaminati, il 2,7 per cento del totale degli arrivi illegali in quell’anno. L’Unione Europea ha istituito una forma ulteriore di protezione internazionale chiamata “sussidiaria” per chi si trova al di fuori del proprio paese d’origine e non può tornarci “per il rischio effettivo di subire un grave danno”.

Anche così la percentuale di persone che davvero arrivano in Italia per sottrarsi a situazioni di estremo pericolo resta bassa. A giugno, per esempio, sono state esaminate 2.359 richieste di asilo. 1.906 sono state respinte, cioè l’81 per cento. Hanno ottenuto lo status giuridico di rifugiato il 12 per cento dei richiedenti, protezione sussidiaria il 6 per cento e “protezione speciale” (un istituto esistente solo in Italia) l’1 per cento. Dal 1° gennaio 2020 al 31 agosto sono stati registrati 43.694 arrivi via mare di emigranti irregolari: 19.339 in Italia, 13.982 in Spagna, 11.971 in Grecia, 2.161 a Malta e 726 a Cipro. I morti e dispersi in mare al 4 settembre si stima siano 495. Altri 4.539 emigranti irregolari sono arrivati via terra, secondo l’ultimo aggiornamento che risale al 30 agosto scorso.

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