Politica

Lilli Gruber: tailleur di Giorgio Armani, cura ossessiva dell’immagine e sprezzante livore verso gli avversari

Carattere altoatesino

Malgrado il costante impegno nel promuovere la propria immagine, le primavere accumulate sono ormai sessantadue e non è più agevole mascherarle, neppure con i tailleur esclusivi firmati dall’amico Giorgio Armani e un po’ di ricorso al butolino Lilli Gruber, all’anagrafe Dieteline Gruber, nata a Bolzano il 19 aprile 1957, mostra tutte le peculiari caratteristiche delle sue origini altoatesine: determinazione, impegno professionale e intolleranza verso tutto ciò che non si allinea al proprio orientamento ideologico, perseguito con una costanza, a volte anche un po’ maniacale.

Negli anni ’90 il suo volto era quello che tutti gli italiani assimilavano alle tragiche notizie della guerra in Iraq, dove operò anche come corrispondente RAI, nel bel mezzo delle bombe americane su Bagdad. La leggenda della sua sensualità, anche se non abbinata a una bellezza esattamente canonica, era largamente condivisa tra gli italiani.

“Niente matrimonio e niente figli”

Lilli Gruber in un’acceso scontro con Giorgia Meloni  a “Otto e mezzo”

La sua formazione professionale e le sue capacità sono fuori discussione. Parla correttamente quattro lingue; italiano, inglese, francese e tedesco (sua madrelingua). Dagli anni ’80, dopo la laurea in lingue e letterature straniere, ha operato per le tre reti nazionali RAI. Da lungo tempo è sentimentalmente unita al collega francese, Jacques Charmelot, ma si è da subito dichiarata fermamente contraria al matrimonio e ai figli che l’avrebbero “distratta” dalla carriera professionale. Però nel 2000, all’età di quarantatré anni, si arrende rinunciando ad almeno uno di quei propositi e convoglia a giuste e sfarzose nozze, nella sua terra natia, con un abito appositamente disegnato per lei da Armani e – non volendo rinunciare a distinguersi anche in quell’occasione – impugna una sola rosa, in luogo dell’usuale bouquet.

Il flop della tentata carriera politica

Lilli Gruber in una delle rare immagini con il marito, il giornalista francese Jacques

Estremamente riservata nel condurre la propria vita extra professionale, la Lilli televisiva, vive nel bozzolo esclusivo che si è costruita. Con il marito, anche lui impegnato come corrispondente estero, condivide un sentimento a distanza, cosa che pare, comunque, non pesarle troppo. Nel 2004, forse attratta dalla prospettiva di una prestigiosa carriera politica, abbandona la RAI e diventa parlamentare europea nelle liste dell’Ulivo di Romano Prodi, ma evidentemente delusa dalla scarsa rilevanza di quell’incarico, si dimette quattro anni dopo per accettare l’offerta de LA7 che le affida la conduzione del dibattito politico di Otto e mezzo cui tuttora si dedica ogni sera per circa un’ora.

Sarà causa la delusione politica; sarà causa l’isolamento sociale cui si è costretta; sarà causa le carenze affettive, frutto delle sue scelte; sta di fatto che con l’avanzare degli anni, Lilli Gruber, evidenzia sempre di più atteggiamenti d’aperta e biliosa intolleranza verso chi non condivide i suoi orientamenti ideologici.

Opinionista o moderatrice?

La giovane Lilli Gruber quando entrò nel mondo dell’informazione

Nei dibattiti che conduce per l’emittente della Cairo Communication, appare molto più un’opinionista che una moderatrice ed esprime un’aggressività rancorosa che non raramente la porta a dileggiare e a insultare l’avversario, allo scopo di denigrarlo agli occhi degli ascoltatori, benché questo intento sia del tutto trasparente e finisca così per danneggiare lei stessa.

La sua conduzione è caratterizzata dall’autoritarismo perentorio di una maestra di scuola anni ’50. Toglie la parola all’ospite quando ciò che questi sta dicendo non le aggrada e parla sopra di lui, perché non si capisca ciò che dice. Insomma, anche il più benevolo degli osservatori, non può sottrarsi al giudizio che il suo programma non verte su questioni oggettive, ma su uno sfogo preconcetto e anche un po’ uterino, venato da patologie zitellesche.

Lilli Gruber a Salvini: “Non mostri più la pancia”

La malcapitata e sbalordita esponente renziana, Maria Elena Boschi, si è vista imputare, da una Lilli sempre più estemporanea, di aver indossato un bikini, in spiaggia. Quasi che in spiaggia ci si debba addobbare con un cappotto invernale o con l’abaya islamico, peraltro, come mostra la foto a fianco, il divieto del bikini, pare non valere per la Gruber stessa, colta in “libertà” da un impertinente fotografo (fonte Dagospia). Ma gli attacchi più violenti di Lilli sono soprattutto riservati all’eterno nemico, Matteo Salvini: “Ora la smetterà di fare i comizi in mutande?”, gli chiede. E alla risposta di questi: “Indossavo il costume. Secondo lei dovrei andare in spiaggia con lo smoking?”, lei replica impietosa: “Ma, almeno non mostri la pancia!”.

Ora, si pensi allo scandalo che sarebbe esploso se Salvini avesse fatto il minimo cenno alle rughe della conduttrice che lo stava provocando. L’intero apparato femminista sarebbe sceso in piazza per condannare il maschilismo dell’ex ministro e le maggiori testate giornalistiche avrebbero sbattuto l’affronto in prima pagina sotto titoloni a quattro colonne.

Il furore gruberiano

Il recente e acceso dibattito tra Lilli Gruber e Giorgia Meloni nel programma “Otto e mezzo” de La7

Insomma la nostra Lilli Gruber sembra aver elaborato la teoria che, per governare bene, occorre innanzi tutto frequentare le spiagge con mutandoni ottocenteschi, oltre che poter vantare un fisico asciutto e atletico. In mancanza di queste condizioni, secondo l’illuminata teoria di Lilli, il Paese potrebbe andare a rotoli. Il compianto leader repubblicano, Giovanni Spadolini, non fa più parte (buon per lui) della compagine politica italiana, altrimenti sarebbe diventato oggetto dell’incontenibile furore gruberiano.

Ma mentre Salvini abbozza e sorride alle malevolenze della Gruber, c’è chi si oppone energicamente ai suoi denigranti commenti. “Lei dice sciocchezze!” sentenzia la conduttrice di Otto e mezzo in risposta a un argomento proposto da Giorgia Meloni “Non si permetta di dire che dico sciocchezze!” replica esasperata la leader di Fratelli d’Italia “Se ci riesce, mi contesti nel merito, invece di offendere!”.

Scelte pragmatiche, anziché ideologiche

La sua immagine di indefessa paladina della legalità, è stata un po’ offuscata da quando la Procura di Cagliari ha messo sotto sequestro la sua splendida villa sul mare della Sardegna, in località Cannesina, per occupazione abusiva di proprietà demaniale e si attende ora il processo che però, a forza di rinvii (l’imputazione risale al 2014) potrebbe anche prescriversi.

Ma tornando alla Lilli conduttrice, è giusto osservare che finché il confronto politico, in luogo di essere governato dal pragmatismo, sarà dominato dalle ideologie e dall’odio verso il rivale, sarà del tutto impossibile saper valutare le proposte nel loro valore e qualora provengano da parte avversaria, si sceglierà sempre di osteggiarle a prescindere.

E’ questa la grave patologia di cui soffre la classe politica italiana ed è una patologia che si estende anche alla popolazione raggruppata in schieramenti opposti che la sostengono o la osteggiano in virtù delle rispettive fedi partitiche. Tutto questo ha ben poco a che fare con il raziocinio e Lilli Gruber, malgrado l’apprezzabile percorso professionale e la dedizione al proprio lavoro, ha però scelto di rinunciare a quel pragmatismo, che la sua posizione richiede, per soddisfare l’irresistibile impulso  all’odio verso l’avversario.

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