Attualità

L’IDEOLOGIA IMMIGRAZIONISTA SBARCA ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2019

Il meglio e il peggio dell’arte

La Biennale di Venezia quest’anno paga tributo all’ideologia dell’accoglienza senza se e senza ma. Una delle opere è una scultura di Lorenzo Quinn intitolata “Building Bridges”, costruire ponti. Consiste in due serie di enormi avambracci e mani che emergono da due sponde opposte, alla fine dell’Arsenale, e si congiungono, a simboleggiare “valori come amore, fede e amicizia”. Il critico d’arte Cristina Ruiz commenta l’opera in un articolo pubblicato sulla rivista Art Newspaper, dal titolo “Abbiamo scelto il meglio dell’arte a Venezia, adesso ecco il peggio”. Scrive Cristina Ruiz: “Quinn ha detto di ispirarsi ad artisti come Michelangelo e Bernini, ma il suo ultimo contributo al paesaggio urbano di Venezia deve meno al Rinascimento e al Barocco italiani e più alle gigantesche sculture tanto care a tiranni come Saddam Hussein”.

Fare della morte un fatto espositivo

La palma del peggio, e non solo in senso artistico, spetta però secondo Ruiz, all’installazione dal titolo “Barca Nostra”. Si tratta del relitto dell’imbarcazione affondata nel Mediterraneo nel 2015 mentre, carica di emigranti illegali, dalla Libia navigava alla volta dell’Italia. Nel naufragio morirono almeno 700 persone, in gran parte di origine africana. È stato l’artista svizzero-islandese Christoph Büchel a portarla a Venezia: “È una reliquia di una tragedia umana – ha spiegato in conferenza stampa – ma anche un monumento alle migrazioni contemporanee. L’imbarcazione è diventata un oggetto simbolico, dedicato non solo alle vittime, ma anche alla nostra comune responsabilità nei confronti delle politiche collettive e delle politiche che producono simili relitti”.

Che cosa esprime un relitto arrugginito?

“Barca Nostra” è lì, dunque, per suscitare emozioni, raccoglimento … e naturalmente tanti sensi di colpa. Solo che l’autore non ha voluto che si mettessero targhe o indicazioni per spiegare che cos’è. Così la maggior parte della gente non capisce che cosa ci faccia lì quel relitto arrugginito, passa oltre oppure si siede al bar allestito nei pressi. Un tweet pubblicato dalla Bbc mostra il locale gremito di visitatori intenti a sorseggiare aperitivi, ignara – commenta Matthew Mpoke Bigg dell’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati – dell’orrore che si è consumato in quella nave”.

“Uno spettacolo vile e disgustoso”

I pochi che sanno di che cosa si tratta, si fanno un selfie, il che fa dire a un altro critico, Adrian Searle, che esibire nel contesto della Biennale la barca in cui tante persone hanno perso la vita, è stata un’idea volgare e, dell’installazione, che è “uno spettacolo vile e disgustoso”. Altri commenti non sono da meno. Stephen Pritchard, sul suo blog Colouring in Culture, accusa Büchel di sfruttare una tragedia: “Vedere il mondo dell’arte raccogliersi attorno a un naufragio che fu la tomba di così tante persone è assolutamente ripugnante. Esibire come una ‘reliquia’ o un ‘monumento’ una simile tragica perdita di vite umane vuol dire ridurre a oggetto, a merce e sfruttare totalmente le vite non solo delle vittime ma di tutti gli emigranti”.

“Sfoggio di nichilismo artistico”

“L’arte migliore si fonda sulla moralità, la barca dei migranti della Biennale di Venezia no – dice a sua volta Yasmin Alibhai-Brown su I News – Büchel ha usato quei poveretti per sfoggiare il suo nichilismo artistico e politico”. Per la giornalista, a stridere non è la gente che fa selfie e picnic vicino al reperto. A farle definire “efferata” l’installazione è quel che manca: “Non ci sono le anime morte, nemmeno come sagome nere … del tutto prive d’importanza per l’irriverente artista svizzero-islandese”. Molto probabilmente a mancare sono anche creatività, ingegno, sensibilità artistica, professionalità. Invece c’è tanto inchinarsi al politicamente corretto e alle ideologie del momento. Nel 2015 il contributo di Christoph Büchel alla Biennale era stato la trasformazione di una chiesa chiusa da tempo, Santa Maria della Misericordia, in una moschea, realizzata con l’aiuto della comunità islamica veneziana, perfetta in ogni dettaglio: entrate diverse per donne e uomini, il tappeto orientato verso La Mecca, scritte in arabo ai muri … e drappi per nascondere i mosaici della Croce.

“L’originalità di Buchel”

Nel 2015 il contributo di Christoph Büchel alla Biennale era stato la trasformazione di una chiesa chiusa da tempo, Santa Maria della Misericordia, in una moschea, realizzata con l’aiuto della comunità islamica veneziana, perfetta in ogni dettaglio: entrate diverse per donne e uomini, il tappeto orientato verso La Mecca, scritte in arabo ai muri … e drappi per nascondere i mosaici della Croce.

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