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L’emergenza sbarchi, gli spaventosi costi per l’Italia e l’ipocrisia dei paladini dell’accoglienza

Flussi migratori
Anna Bono
6 agosto 2021
annabono.1950@gmail.com

Verità scientemente alterate

A maggio la rivista “Questione Giustizia” di Magistratura Democratica, ha pubblicato una ricerca svolta da Monia Giovannetti, socia dell’ASGI, l’associazione di avvocati che ha tra le sue missioni principali quella di difendere gli emigranti irregolari in sede legale. In sintesi, secondo l’autrice l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, prevista dal primo decreto Salvini del 2018, ha “fatto schizzare il tasso dei dinieghi” di protezione internazionale e la soppressione dell’appello contro la decisione di primo grado pronunciata dalle Commissioni territoriali (resta solo la Cassazione) voluta dal decreto Minniti-Orlando, del 2017, hanno reso sempre più incerte le tutele dei richiedenti asilo, ridotti a “merce di propaganda mediatica e non soggetti attivi del proprio destino”.

Il risultato, denuncia Giovannetti, è che più di 157.000 persone che hanno fatto richiesta di asilo tra il 2016 e il 2020 adesso “rischiano di ritrovarsi prive di un permesso di soggiorno e quindi costrette a vivere in condizioni di vulnerabilità e precarietà”. Per un’esperta in giurisprudenza, come si suppone che Giovannetti sia, è una conclusione davvero incoerente. Gli stranieri extracomunitari privi di permesso di soggiorno non sono “costretti a vivere in condizioni di vulnerabilità e precarietà”, sono costretti a lasciare l’Italia perché vi sono entrati e ci vivono illegalmente. È anche incoerente, anzi falso che non siano “soggetti attivi del proprio destino”. Lo sono eccome! Hanno deciso di emigrare clandestinamente, di entrare illegalmente in Italia, di dichiararsi profughi in fuga da gravi violenze e minacce alla libertà e alla vita e chiedere perciò asilo.

Le menzogne per ottenere il diritto d’asilo

È poi risultato che non avessero diritto né allo status giuridico di rifugiati né alla protezione sussidiaria, che in Europa si concede a chi, pur non essendo un profugo, potrebbe incorrere in seri problemi se rimpatriato, né ad altre forme di autorizzazione a risiedere temporaneamente in Italia (il permesso di soggiorno per motivi umanitari abolito nel 2018 è stato accordato per i motivi più svariati e spesso inverosimili, o comunque inammissibili). Nel 2020 lo status di rifugiato è stato concesso all’11,8 per cento dei richiedenti, la protezione sussidiaria al 10,3 per cento e la protezione speciale all’1,9 per cento. Il 76 per cento delle richieste di asilo esaminate è stato respinto, denunciano associazioni e cooperative, senza prendere in considerazione neanche per un momento il fatto che questo possa semplicemente e ovviamente significare che quasi otto richiedenti asilo su 10, per non essere respinti alla frontiera, hanno addotto giustificazioni per il loro ingresso illegale rivelatesi false all’esame delle autorità competenti.

Non è vero che “la strada del diritto d’asilo è piena d’ostacoli”, come sostiene la socia dell’ASGI, e con lei tanti altri. È vero invece che centinaia di migliaia di emigranti illegali tentano la strada del diritto di asilo sperando che funzioni, certi che, se non altro, dia diritto a essere inclusi per mesi e anni (per tutto il tempo necessario a esaminare e giudicare in via definitiva i loro casi) nel programma di assistenza ai richiedenti asilo che garantisce servizi di pulizia personale e dell’ambiente, erogazione di pasti, fornitura di beni di prima necessità (lenzuola, vestiti ecc.), servizi di mediazione linguistica e culturale, assistenza sanitaria, sociale e legale alla persona, piccole somme di denaro per spese personali. Fino all’ottobre 2018 l’importo diario a disposizione per persona era di 35 euro, portati a 45 per i minori.

Tribunali sommersi dai ricorsi degli immigrati

Il decreto Salvini lo aveva ridotto a 19-26 euro, aumentati del 10 per cento all’inizio del 2020 dal ministro dell’interno Luciana Lamorgese. Dal 2015 al 2020, 462.031 persone entrate illegalmente in Italia, hanno chiesto asilo. Le richieste esaminate sono state 476.986 (incluse quelle inoltrate prima del 2015 e ancora da smaltire). Giovannetti ha preso in considerazione il periodo dal 2016 a metà 2020. In quel periodo ha calcolato che le Commissioni territoriali hanno esaminato 385.528 richieste d’asilo. In caso di diniego, però, o di esito insoddisfacente in commissione, il richiedente asilo ha il diritto di presentare ricorso in sede giurisdizionale (in Corte d’appello e Cassazione, fino alla fine del 2018 e, da allora, in Cassazione soltanto).

L’immigrato lo fa – spiega Giovannetti – per “far valere i motivi d’illegittimità della decisione e, laddove disponibili, allegare fatti ed elementi nuovi, o non conosciuti o conoscibili al momento della decisione, nonché l’eventuale ulteriore documentazione divenuta disponibile”. La circostanza è frequentissima, il tasso d’impugnazione medio stimato a livello nazionale è stato del 94%. Questo ha portato dal 2016 al primo semestre 2020 all’iscrizione di 209.155 procedimenti nei tribunali, 39.110 in Corte d’Appello e 20.684 in Cassazione. La somma fa oltre 269mila nuovi procedimenti.

Gli spaventosi costi per l’assistenza agli immigrati

Un tasso d’impugnazione tanto elevato si deve al gratuito patrocinio, a spese dello Stato, di cui usufruiscono i richiedenti asilo, come ben sanno gli avvocati dell’ASGI e delle altre associazioni che assistono gli emigranti illegali. Il nostro Paese, infatti, per rendere effettivo il diritto di ogni richiedente asilo a ricorrere contro una decisione negativa in merito a una domanda di protezione internazionale, ha esteso agli stranieri il diritto al gratuito patrocinio di cui godono i cittadini italiani indigenti, titolari di un reddito non superiore a 11.369, 24 euro. Secondo una relazione presentata a fine dicembre 2020 al parlamento dal Ministero dell’interno, attualmente i richiedenti asilo sono ospitati in nove centri governativi e 5.465 CAS (Centri di accoglienza straordinaria) che costituiscono la rete di prima accoglienza.

Il Ministro degli Interni Luciana Lamorgese

Complessivamente, centri governativi e CAS, accolgono 63.960 persone… alle quali si devono aggiungere coloro che hanno ottenuto di rimanere in Italia e che dal centro o dal CAS in cui vivevano, sono stati trasferiti in un progetto del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI, ex SPROIMI, ex SPRAR). Il Ministero dell’interno nell’agosto del 2020 ha riconfermato 375 progetti SAI di accoglienza ordinaria, 97 per minori stranieri non accompagnati (MSNA) e 27 per persone con disagio mentale o sanitario, per un totale di 499 progetti. A ottobre ne ha prorogati altri 227. In tutto i posti al loro interno sono 28.872, per un costo annuo di 475.556.781 euro. Non ritenendo sufficienti i progetti destinati ai MSNA, il 22 dicembre 2020 il Ministero dell’Interno ha presentato un avviso di nuovi progetti. Il bando si chiama “Rafforzamento della capacità di accoglienza, inclusione e accompagnamento all’autonomia dei MSNA nella rete SIPROIMI”. La dotazione finanziaria è di 21.385.737,485 euro, la spesa massima per giorno per persona è fissata a 68,40 euro, la durata dei progetti ammessi è di non oltre 12 mesi, a partire dal 1° luglio 2021, fatta salva la possibilità di ulteriori finanziamenti eventualmente disposti dalla Direzione Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo.

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