Politica

Le nuove strategie dell’Islam per sottomettere il mondo libero

Mille anni di conflitti

Circa i recenti e sanguinosi attentati compiuti in Francia e in Austria, la nostra Anna Bono, nel suo articolo del 4 scorso, scrive: “Per l’Islam tutte le terre non sottomesse ad Allah, sono abitate da infedeli e sono quindi zone di guerra”. Basta questa breve allocuzione a far comprendere quale sia il punto di vista islamico nei nostri confronti.  Sono, infatti, mille anni che l’Islam cerca di assoggettare l’Europa cristiana. Chi oggi pensa che questo proposito sia stato abbandonato, non attribuisce alcun significato alla storia. L’imperativo dell’Islam è assurgere a religione unica e universale. Si tratta di un sacro impegno ribadito dal Corano e rinnovato nei disposti della Sharia e della Jihad. Il seguace di Maometto che non persegua questo scopo è un apostata.

Nel corso dei secoli, per soddisfare l’impegno di islamizzare l’Europa, i musulmani disponevano di potenti eserciti, quasi sempre molto più potenti di quelli che noi potevamo opporgli.  A cavallo del primo e del secondo millennio, le Crociate riuscirono a contenerli, ma questo non valse a farli desistere.
Persa la Spagna e parte della Francia, ci provarono attraverso i Balcani dove, nel tardo ‘400, tra chi tentava di respingerli, emerse addirittura il Principe Dracula della Transilvania, quello stesso Dracula che la fertile fantasia di Bram Stoker degradò al ruolo di un più modesto Conte, notturno succhiatore di sangue. La ferocia che gli fu attribuita era tutta meritata, ma non si rivolgeva contro il proprio popolo, bensì contro gli invasori islamici, al punto da fargli assegnare il titolo di “difensore del Cristianesimo”.

Il rischio maggiore, l’Europa lo corse nel 1683 quando l’esercito islamico, forte di 300 mila uomini, al comando del Gran Visir dell’Impero Ottomano, Karà Mutafà, pose sotto assedio Vienna (da loro battezzata “La Mela d’Oro”) che rappresentava l’ultimo baluardo per dilagare in Italia e quindi conquistare Roma con il progetto di trasformare San Pietro nella più grande Moschea islamica. Vienna disponeva di soli 15 mila uomini da opporre al Visir e l’affannosa ricerca di alleanze tra i vari regni d’Europa, cui partecipò anche Eugenio di Savoia, non riuscì a superare le 80 mila unità. Un numero troppo esiguo per non far cadere le forze cristiane nella disperazione.

Il progetto di trasformare San Pietro nella più grande Moschea islamica

il non realizzato proposito ottomano: la basilica di San Pietro trasformata in moschea

Tuttavia la determinazione, il coraggio e il maggior acume strategico di questo modesto manipolo di uomini, riuscì a vanificare l’impresa dell’aggressore rompendo l’assedio e sbaragliando le soverchianti forze avversarie. Il merito maggiore di questo imprevedibile successo va ascritto al re polacco che con soli 40 mila cavalleggeri, ebbe l’ardire di affrontare le forze islamiche in campo aperto, cogliendole di sorpresa. Ciò avvenne l’11 settembre dello stesso anno, data questa che, secondo alcuni, avrebbe ispirato il massacro delle torri gemelle per riscattare il mondo islamico da quella sconfitta. Nel dicembre successivo Karà Mustafà, tradotto in catene, pagò in modo atroce la sconfitta morendo strangolato in una pubblica esecuzione per ordine del Sultano che aveva servito.

Per dovere di obiettività, occorre riconoscere che, conclusosi il fulgore della civiltà romana, l’Europa medievale, costantemente travagliata da lotte intestine, era piombata nel degrado e nell’oscurantismo culturale. Le grandi capitali di Parigi e di Londra si erano trasformate in latrine a cielo aperto, mentre nel mondo islamico fiorivano le scienze e le arti. La medicina persiana e quella ottomana, eccellevano nel mondo, così come l’architettura, l’astrologia, la matematica e l’organizzazione sociale, servivano d’esempio all’intero pianeta. Le città spagnole di Saragozza, Siviglia, Toledo, Cordoba, testimoniano ancora oggi gli stupendi risultati di queste indiscutibili maestrie.

Non si può, inoltre, assolvere la cristianità dalle feroci strategie, a sua volta attuate, per realizzare il proselitismo. Strategie che, attraverso i devoti sovrani di Spagna, Portogallo e Francia, massacrarono centinaia di migliaia di popoli inermi, per sottometterli alla presunta volontà di Cristo. Atzechi, Incas e Maya, furono decimati per la pretesa gloria di Dio. Fino agli albori del 19° secolo la potente ed efferata Santa Inquisizione, torturò, uccise e arse sul rogo, migliaia di sospetti miscredenti, né la situazione fu molto diversa per ebrei, buddisti, induisti e animisti. Un’oggettiva analisi di questi accadimenti, rende difficile non attribuire alle religioni, soprattutto a quelle di origine dogmatica, la responsabilità delle più esacerbate rivalità tra i popoli e dei peggiori massacri annoverati dalla storia.

Troppi i conflitti pseudo-religiosi che hanno insanguinato il mondo

Questa tragica mappa, mostra un’Italia risparmiata dal terrorismo, mentre quasi tutti gli altri paesi europei ne sono stati colpiti. Perché questa scelta di lasciarci indenni?
Malgrado il più imponente flusso migratorio transiti in Europa proprio attraverso la nostra compiacente penisola, nessuna azione terroristica ci ha colpiti e questa singolare circostanza, non può che creare perplessità e  sospetti nei partner dell’unione. E’ un fatto che anche i nostri più riottosi governi, votati all’accoglienza, dovrebbero fatalmente trasformarsi in falchi qualora anche l’Italia fosse insanguinata dal terrorismo. Dovrebbero superare tutte le esitazioni di maniera per adottare misure drastiche; chiudere i porti e disporre efficaci blocchi navali davanti alle coste libiche e tunisine.

E’ quindi ragionevole pensare che, consapevoli di questo, i fondamentalisti islamici temano di perdere l’accesso alla comoda piattaforma italica per introdursi in Europa, qualora rivolgessero le loro armi contro di noi, ma se questa è la comprensibile strategia degli assassini, qual è in proposito la strategia del nostro governo? Quella di abbozzare al proposito dei terroristi?
Non vorrei affermare e neppure ipotizzare una simile scelta, perché sarebbe la più scellerata che un governo civile decidesse di adottare, ma sono quasi certo che questo è quello che pensano i nostri partner europei.

Oggi gran parte delle nazioni del pianeta sono fortunatamente approdate alla laicità, ma è un fatto che i più riottosi ad accettare quest’approdo, restino i terroristi islamici. Oggi, non hanno più mezzi militari per sopraffarci, ma non rinunciano comunque al tentativo di farlo, infiltrandosi nei nostri paesi e nelle nostre città. Si tratta di una guerra ancora più subdola e feroce della precedente, perché non colpisce più chi gli si oppone in armi, ma colpisce a caso innocenti cittadini, accettando disinvoltamente anche il rischio di uccidere i loro stessi fratelli in Allah.

La tattica della calata di brache per perseguire la vittoria

Questa spietata bellicosità, sembra crescere, in modo inversamente proporzionale, alle nostre accorate offerte di pace e di fratellanza. Ogni volta che rinunciamo agli emblemi della nostra cultura, nel timore che siano loro sgraditi; quando occultiamo le nostre immagini sacre e le nostre statue; quando sopprimiamo i crocefissi, i presepi, i canti natalizi… attribuiamo loro una vittoria che li esalta e li rende sempre più feroci e determinati a colpirci. E’ davvero paradossale che, pur essendo riusciti a non farci sopraffare dall’Islam per un intero millennio, oggi, che siamo di gran lunga più forti, gli cediamo passivamente il campo.

La passiva tolleranza verso il sopruso e la tracotanza altrui, ha già creato in passato incommensurabili tragedie. Una delle più catastrofiche esperienze si realizzò quando i malintesi propositi di pace da parte di Francia e Gran Bretagna, permisero alla follia hitleriana di conquistare i Sudeti rinunciando a intervenire. Fu questa codarda scelta a far dire a Winston Churchill, all’indomani dell’esplosione del conflitto mondiale: “Potevano scegliere tra il disonore e la guerra; scelsero il disonore ed ebbero la guerra”.

Quest’angoscioso andazzo non può che avvalorare sempre di più le fosche previsioni di Oriana Fallaci nei confronti di quell’Eurabia da lei profetizzata. Del resto, sono molti degli stessi Imam a confermarlo: “Non v’invaderemo più con la forza, ma con il ventre delle nostre donne”.
E’ davvero questa la strada che vogliamo percorrere?
Si tratta di una scelta che rientra certamente nelle nostre facoltà, perché, per citare ancora Winston Churchill, “Ciascuno ha il diritto di scegliere la corda con cui impiccarsi”.
Nel frattempo cominciamo, allora, a prepararci al suicidio collettivo, in quell’Eurabia profetizzata da Oriana Fallaci.

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