Approfondimenti Estero

L’Africa nera alle corti di Dracula

I moderni “Dracula” che dissanguano l’Africa

Il Dracula reso popolare dalla leggenda e dalla filmografia anni ‘60, era il notturno succhiatore di sangue che viveva nel tetro castello della Transilvania. In realtà, un Vlad III Dracula (detto l’impalatore) è effettivamente esistito nel tardo XV secolo ed era noto per l’efferata crudeltà, non tanto nei confronti dei sudditi, quanto nella lunga lotta contro i turchi che minacciavano l’Europa, lotta che gli valse il titolo di “Difensore del Cristianesimo”.

Si dice che il Conte (in realtà era un principe) facesse impalare i nemici e si compiacesse di assistere al loro martirio, fino all’esalazione dell’ultimo respiro, ma se il succhiare il sangue altrui, non era tra le sue abitudini, moderni Dracula esistono tuttora in Africa e sono ancora più insaziabili di quello della leggenda. Oltretutto, questi moderni Dracula, sono attivi a tempo pieno e non solo nelle ore notturne.

Il monarca despota dello Swaziland

Circa sette anni fa, un pruriginoso scandalo travolse il palazzo reale del monarca da operetta, Msawati III, dello Swaziland: la sua dodicesima moglie, la bella ventitreenne Dubè, era stata trovata a letto con il Ministro della giustizia Ndumiso Mamba.

Lo Swaziland è un minuscolo paese lambito dall’Oceano Indiano a nord-est del Sudafrica. Conta poco più di un milione e centomila abitanti e dal 1973 (cinque anni dopo l’ottenuta indipendenza dal Regno Unito) è retto da una dittatura monarchica assoluta. Il suo sottosuolo è ricco di amianto, diamanti e carbone con un alto potenziale di sviluppo nel settore agricolo.

Ciò nonostante il 70 per cento dei suoi sudditi vive in povertà e un altro terrificante 25 per cento è affetto dall’AIDS (uno dei più alti tassi del mondo), mentre l’attesa di vita non supera la media di trentadue anni.

Il re dello Swaziland Msawati III

Mogli acquistate come al mercato del bestiame

Per contro, il suo re sceglie ogni anno una nuova moglie, tra le oltre cinquemila ragazze seminude che gli sfilano davanti. La prescelta, come dono di nozze, riceve un intero castello, un’auto di lusso e altre amenità regali. Msawati III può permetterselo poiché il suo patrimonio personale è stimato in oltre cento miliardi di dollari, senza contare i fondi del regno che, nella sostanza, sono personali anche quelli. Si può sorvolare sull’infedeltà della sua dodicesima moglie (del resto vista lei e visto lui, si deve pur esprimere una certa comprensione).

Ma il quadro di questo paese “finalmente libero dal giogo coloniale” è piuttosto scoraggiante. Benché l’umanità stia percorrendo il suo terzo millennio di vita, Il pianeta mostra ancora centinaia d’incredibili anacronismi e l’Africa, in particolare, ne è la più indicativa espressione. Pochi uomini senza scrupoli depauperano le sue ingenti ricchezze, spengono nel sangue le proteste, soffocano il divino diritto alla libertà delle sue genti, cui impongono terrore, demagogia, retorica.

Il progressivo declino del Sudafrica libero

La bella principessa infedele Dubè, dodicesima moglie di Msawati III dello Swaziland

Il Sudafrica, un tempo Nazione tra le più ricche e avanzate del mondo, oggi autogestito dagli autoctoni, “Sta retrocedendo verso il medioevo”. A dirlo è stata la rivale politica dell’allora presidente Jacob Zuma, Helen Zille. Come darle torto visto che, dalla fine dell’apartheid, il prodotto interno lordo del Paese ha perso un quarto del suo valore?

Zuma, anche lui poligamo, come il re dello Swaziland, é stato definito “un grossolano playboy e maniaco sessuale”, perché pensava più a soddisfare gli appetiti della carne che a impegnarsi per lo sviluppo del Paese. Nel 2006 fu incriminato per violenza sessuale, ma dopo otto anni di “investigazioni all’africana” fu totalmente scagionato e restò al potere per altri undici anni, finché, nel dicembre 2017 fu sostituito da Matamela Cyril Ramaphosa. Ciò nonostante il paese continua la sua corsa verso la rovina sociale ed economica. Ci si deve stupire?

Quindicimila bambini usati come giocattoli sessuali

Nella Repubblica Democratica del Congo (secondo un rapporto dell’Human Right Watch) ogni giorno vengono stuprate millecento donne, molte delle quali, dalle stesse forze dell’ordine delegate a proteggerle e – nonostante le continue proteste dell’Unicef – circa quindicimila bambini sono tuttora trattenuti nelle mani degli alti ufficiali dell’esercito come giocattoli sessuali, con la tacita compiacenza del governo.

Tutto questo mentre il Paese affonda nella povertà e nella sofferenza per le continue lotte tribali, l’illegalità e le prevaricazioni del potere. In Kenya, preminenti uomini politici sono stati travolti dall’incriminazione del Tribunale Penale Internazionale per le azioni di pulizia etnica che hanno causato migliaia di vittime nel dopo elezioni del 2008, accuse da cui sono scampati grazie all’irreperibilità o alle ritrattazioni da parte dei testi a loro carico.

La demagogia dell’assistenza umanitaria

L’ex presidente sudafricano Jacob Zuma

Ci fermiamo qui ma potremmo continuare a lungo, visto che ogni paese di questo sventurato continente ha da raccontare la sua drammatica storia d’intimidazioni, soprusi, massacri e costante sciacallaggio.

Questa è l’Africa di oggi, a favore della quale volgono la loro accorata invocazione centinaia di migliaia di organizzazioni umanitarie, molte delle quali tese solo a fare cassetta. Adozioni a distanza, orfanotrofi, immagini raccapriccianti di creature derelitte che servono a commuovere le tenere vecchiette europee nelle parrocchie e nelle associazioni umanitarie, affinché producano il loro obolo.

Si parla fino allo sfinimento di tutte le più complesse (e costose) metodologie. Si discute all’infinito su cause e concause delle sofferenze africane, all’infuori di quelle reali alle quali occorrerebbe davvero mettere mano. Eppure la formula è addirittura banale per la sua assoluta semplicità: i bimbi che non nascono, non soffrono e quando soffrono, è solo perché sono stati messi al mondo in modo irresponsabile e in quantità sproporzionate alle risorse disponibili.

In Africa nascono ventiquattro milioni di bambini l’anno

Sappiamo che, presentando i fatti in questo modo, saremmo tacciati di cinismo, ma corriamo questo rischio perché le società occidentali sono già fin troppo impantanate nella sterile dialettica pseudo-umanitaria che non tiene in alcun conto l’oggettività delle situazioni.

Ciò di cui si ha davvero bisogno, è un po’ di sano realismo perché i problemi mascherati non saranno mai problemi risolti. E’ un fatto incontrovertibile che – solo nell’Africa sub-sahariana – nascano ogni anno ventiquattro milioni di bambini. Non occorre un matematico di alto livello per valutare il terrificante effetto moltiplicatore che questa cifra rappresenterà negli anni a venire, non solo per l’Africa, ma per l’intera umanità, sempre più stretta in un mondo che sta diventando troppo piccolo e che già ora non ce la fa a provvedere le risorse essenziali per tutti.

I bambini si proteggono con la pianificazione delle nascite

Bambini congolesi nelle mani dell’esercito

Del resto se proprio si vuole attribuire del cinismo a queste osservazioni, che dire del mettere al mondo figli per poi abbandonarli all’indigenza che li trasforma in scheletrini viventi, soggetti alla mancanza di cibo e di acqua, alla brutalizzazione, all’analfabetismo, quando non si tratti di altri raccapriccianti utilizzi, come offrirli per denaro all’abuso sessuale di adulti o all’espianto di organi?

E’ questo il risultato che si prefiggono i pomposi “progetti umanitari” cui un mondo animato da falso pietismo si vuole ispirare? Il primo, progetto che serva a dare un minimo decoro a queste creature, deve indiscutibilmente tendere alla limitazione delle nascite.

I figli non possono essere il solo prodotto del sesso disinvoltamente praticato, ma il frutto di una responsabile pianificazione familiare.  Questo non basterà a risolvere d’incanto tutti i problemi dell’Africa, ma rappresenterà un passo essenziale che consentirà poi di mettere progressivamente mano a tutti gli altri.

Smettiamo di stendere tappeti di benvenuto agli affamatori dell’Africa

Un’altra cosa indecente, è che i satrapi africani siano finanziati e accolti nel mondo “civile” come statisti di alto valore e prestigio morale; calpestino i nostri tappeti rossi e sfilino davanti alle nostre bandiere ricevendo il saluto dei nostri picchetti d’onore.

Come si fa a non provare disgusto e vergogna?
Molti di quelli che accogliamo a braccia aperte, sono ladri, volgari assassini, patrigni degeneri degli stessi popoli che invocano il nostro aiuto.

Quando un’Africa non più disperatamente affamata; resa matura dalla consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri; conscia delle proprie potenziali ricchezze, non più travolta dalle sanguinose faide tribali, utili solo al potere per mantenere l’egemonia, quell’Africa, allora, potrà vedere riaccendersi la fiaccola della speranza e avviarsi un po’ più fiduciosa verso il proprio futuro.

Tutto, a quel punto, diventerà più facile, sempre che il mondo che la circonda, lo aiuti seriamente, rinsavendo a sua volta e rinunciando definitivamente al lacrimoso, effimero sentimentalismo che, fino ad ora – inconsapevolmente o colpevolmente – gli ha velato gli occhi.

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