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l’Afghanistan ripiomba nell’inferno talebano, grazie a finanziatori occulti, ma non troppo…

Politica estera
Franco Nofori
11 agosto 2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

Due decenni di puerili pantomime

I paesi della NATO, con Stati Uniti in testa, hanno sottratto ai propri contribuenti miliardi di dollari per finanziare l’intervento in Afghanistan che si è protratto per vent’anni. Oggi se ne vanno, pur continuando a farsi carico di pagare gli stipendi ai circa 175 mila  uomini dell’esercito regolare di Kabul. Un costo che, solo per l’Italia, è stimato in 120 milioni di euro annui. Inoltre, si tratta di militari formati al combattimento dai migliori istruttori internazionali; hanno ricevuto un armamento sofisticato, con aerei mezzi blindati e avanzate tecniche di monitoraggio. E’ quindi sorprendente che non riescano ad aver ragione di guerriglieri che, anche le ipotesi più generose, stimano in un massimo di 80 mila uomini, provvisti di sole armi leggere (soprattutto AK47); qualche lanciarazzi e semplici pick-up per le loro incursioni.

Eppure, secondo gli osservatori dell’Unione Europea, i talebani, con la recente conquista della città di Faizabad, nel nord del Paese, controllano già il 65 per cento dell’intero territorio e gli stessi esperti del Pentagono, predicono che anche Kabul è destinata a cadere entro i prossimi 90 giorni. Intanto, il presidente Ashraf Ghani, ha lasciato la capitale per rifugiarsi a Mazar, quarta città del Paese, non molto lontana dal confine con il Tajikistan. Si è trattato – a suo dire – di una mossa strategica per riorganizzare le proprie truppe e ricacciare i ribelli islamici dai territori occupati, ma questa dichiarazione suscita molte perplessità da parte degli osservatori internazionali. Ciò che racconta l’impietosa cronaca di guerra è che dall’inizio del ritiro delle truppe NATO, l’Afghanistan è precipitato in un inferno dantesco: oltre 200 morti, mille feriti e 350 mila sfollati. I talebani non perdonano e si vendicano contro i “collaborazionisti”, soprattutto, autisti, interpreti e tutti quelli che, in qualche modo, hanno fornito appoggio – anche solo logistico – al nemico.

Biden: “Non torno indietro”

Forze regolari dell’esercito afghano incapaci di arrestare l’avanzata talebana

Il presidente Joe Biden, si mostra tuttavia irremovibile e ha annunciato che il ritiro delle truppe della coalizione non sarà interrotto. “Non ho rimpianti per la mia decisione. – ha detto – Gli afghani devono trovare la volontà di combattere per se stessi e per la loro Nazione”. Ma intanto i militari afghani si arrendono in massa deponendo le armi oppure fuggendo nei Paesi confinanti, Tajikistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Tra le loro destinazioni non compaiono Iran e Pakistan, il primo perché di fede sciita e quindi avverso a quella sunnita praticata in Afghanistan; il secondo perché coltiva non troppo velate simpatie verso la lotta talebana. Il pavido atteggiamento delle forze armate afghane ha provocato le ire delle alte autorità del Pentagono, cui ha dato voce il portavoce diplomatico statunitense, Ned Price: “Le forze governative – ha detto – sono largamente superiori in numero a quelle talebane e hanno il potenziale bellico migliore per infliggere loro perdite maggiori”. La frustrazione di Washington per la debolezza dell’esercito di Kabul è del resto comprensibile, giacché per un intero ventennio l’ha addestrato, finanziato ed equipaggiato con armi e mezzi all’avanguardia.

Sembra quindi che proprio dal cerbero fanatismo religioso i talebani traggano forza e determinazione per sconfiggere un nemico preponderante in uomini e mezzi. Un nemico che, tuttavia, si mostra ben poco motivato ad affrontarli, ma di là di complesse disquisizioni geopolitiche, resta l’incontrovertibile fatto che pure i talebani – malgrado equipaggiamenti ridotti rispetto a quelli avversari – mostrano di avere una grande disponibilità di denaro. Un AK-47 (l’intramontabile Kalashnikov) costa tra i 600 e i 900 euro e un suo singolo proiettile da 6 mm. è fornito al prezzo di un euro. Poi ci sono i lanciagranate, le mitragliatrici di grosso calibro piazzate sui pick-up, i pick-up stessi e i mortai. Inoltre, i talebani, si mostrano molto generosi, nei confronti dei villaggi che si assoggettano al loro dominio. Provvedono ai loro bisogni e li sostengono economicamente. Dove si foraggiano di tutto quel denaro? Chi sono i loro finanziatori occulti?

Gli amici degli amici vincono ancora

Membri della famiglia reale saudita “amica” dell’Occidente e …. dei talebani

E’ singolare che, messe in campo le forze migliori; aver sostenuto munificamente il nuovo governo afghano; aver studiato le più complesse strategie militari per sconfiggere i talebani, le truppe della coalizione internazionale non abbiano mai seriamente affrontato la questione dei suoi finanziatori. Eppure basterebbe chiudere quel rubinetto per rendere del tutto inoffensivi i combattenti di Allah. Chi sono, dunque, i loro segreti finanziatori? Il fatto è che non sono per niente segreti o – per dirla alla napoletana – rientrano a pieno titolo nel segreto di Pulcinella. Oltre a finanziarsi attraverso la vendita dell’oppio (pur se pubblicamente avversata, perché contraria alla legge islamica) i talebani ricevono armi e finanziamenti da Pakistan, Arabia Saudita e altri piccoli (ma opulenti) Paesi arabi del Golfo Persico. Tutti lo sanno eppure nessuno interviene per porre fine a questo sostegno e si è sempre preferito mettere in campo ingenti forze militari e somme stratosferiche pur senza riuscire a controllare l’espansione talebana. Perché?

La domanda è, ovviamente, retorica poiché la risposta e ben nota. Si tratta di quei Paesi che, nella bizzarra classificazione occidentale, cadono sotto la categoria di “Paesi arabi moderati” o più espressamente, di “Paesi arabi amici”. Amici di chi? Sarebbe da chiedersi, ma tant’è… secondo il principio di una mano che lava l’altra, il compromesso – qualunque ne sia il prezzo – è sempre accettabile se rispetta il noto principio machiavellico. Del resto, non siamo mica noi ad armare i talebani! Noi, Russia e Cina comprese, vendiamo armi a tutti quei paesi, che non hanno una produzione propria e sono riconosciuti come governi legittimi. Come facciamo a controllare come quelle armi saranno usate? Posto che neppure ne avremmo il diritto! E così, all’insegna della più spudorata demagogia, si avvallano sofferenze e massacri, favorendo una maleodorante solidarietà che mostra ben poco di quella “civiltà” di cui insistiamo a paludarci.

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