Politica

La strategia di combattere gli errori attraverso le bufale è sempre una strategia perdente

Lamorgese: vittima ma non incolpevole

La mascherina che sponsorizzava l’accoglienza degli immigrati, indossata dalla ministra degli Interni, Luciana Lamorgese, nel prestare il giuramento quale membro del nuovo governo Draghi, è un falso. E’ stato accertato che si tratta di un fotomontaggio, volto a celebrare ulteriormente la vocazione della signora potentina, all’accoglienza indiscriminata dei migranti e del loro inarrestabile assalto alle coste italiane. Posto che questi escamotage, volti a falsare la verità ricorrendo a indegni trucchi, sono indubbiamente da condannare, gli stessi – nel caso specifico – appaiono soprattutto futili, perché la vocazione della signora in questione è già esaurientemente collaudata e nota. Ha annullato i decreti sicurezza del suo predecessore e riaperto tutti i porti che erano stati chiusi.

Ciò che resta da chiedersi è perché Mario Draghi, in questo suo governo di presunta solidarietà nazionale, abbia deciso di riconfermare una ministra che, per i suoi noti trascorsi, è in totale disaccordo con molti dei nuovi colleghi di governo. Sarebbe quindi lecito concludere che Draghi sostenga e condivida la passione immigrazionista della signora in questione e questo non può che favorire un oggettivo sospetto che i traguardi che il nuovo governo perseguirà, non sono esattamente quelli di cui l’Italia ha primario bisogno. La pandemia in atto, oltre che ad avere creato un dramma senza precedenti sul nostro assetto sociale, sanitario ed economico, è piombata come una potente onda distruttiva su una situazione già oltre i limiti della sostenibilità.

Sconvolgenti statistiche

Ecco le risultanze che il vignettista Ghisberto presenta sul costante incremento dei flussi migratori verso l’Italia, flussi che nemmeno i rigori dell’inverno sono riusciti ad attenuare: Dal 2008 a oggi, la crisi economica del Bel Paese, ha prodotto 1394 suicidi; le postazioni meridionali della Caritas hanno annunciato che il 66 per cento delle persone che richiedono il loro aiuto, sono cittadini italiani; 5 milioni d’italiani vivono sotto il livello della povertà assoluta; 11 milioni di loro sono costretti a rinunciare alle cure mediche perché non possono sostenere il costo dei ticket… in questa situazione, fin dal 2016, abbiamo conteggiato ben 180 mila sbarchi d’irregolari il cui mantenimento resta a carico dello Stato; 18.000 di loro sono in carcere per azioni criminose e non si tiene conto di quelli immediatamente scarcerati per bizzarre ragioni di carattere umanitario, pur se a fronte di stupri, aggressioni e spaccio.

Intanto, mafia, camorra e stuoli di tristi faccendieri, sostenuti da scellerate collusioni con gli apparati dello Stato, realizzano proventi principeschi proprio grazie a mascherati propositi umanitari con cui tentano di paludarsi. Possibile che nessuno rilevi l’ipocrisia di questi comportamenti, attuati sotto la bandiera della solidarietà?  Certo è che l’auspicio di ogni cittadino responsabile è quello di vedere l’Italia emergere da questa palude di sofferenza in cui vari fattori concomitanti l’hanno gettata, ma la permanenza al governo di ministri come Lamorgese, Di Maio e Speranza rende questo legittimo auspicio piuttosto improbabile. Se Lega e Forza Italia, insisteranno nei loro propositi di avversare lo Ius Solis e la continuazione della dissennata accoglienza d’irregolari, il governo di Mario Draghi fatalmente cadrà e – se non cadrà – sarà perché i due partiti in questione hanno abiurato ai propri principi e questa sarà una davvero amara conclusione.

Quale sarà il futuro del governo Draghi?

E’ notizia di oggi che, malgrado il ferreo controllo sull’immigrazione balcanica, cento clandestini sono stati individuati in Friuli e chissà quanti altri sono già entrati in Italia senza essere stati scoperti. La realtà è che il nostro Paese è rimasto privo di confini e tutti possono entrarvi a proprio piacere. Oltre a questo, non si può non rilevare che da ormai dieci anni, dopo l’ultimo governo Berlusconi, nessuno dei sei Presidenti del Consiglio che hanno guidato l’Italia, l’hanno potuto fare grazie al consenso del popolo. E’ vero che sono stati eletti dal parlamento e che quindi, sul piano formale, la loro nomina è incontestabile, ma è una consolidata caratteristica della democrazia che a Palazzo Chigi, salga il leader del partito che ha ottenuto il maggior numero di voti, perché solo così si afferma quella sovranità popolare che resta il primo e inalienabile principio di una vera democrazia.

Si dice da più parti che questo è il momento della saggezza e che tutti dobbiamo unirci con senso di responsabilità per salvare il Paese, ma si può davvero pensare di farlo con personaggi come quelli che abbiamo citato e che hanno già fornito prova di smaccata incompetenza? Inoltre, come si può sperare in un cambio di rotta da parte di chi a quella rotta si è ideologicamente avvinghiato come una vite selvatica? Dalla decisione di Sergio Mattarella di dar vita all’ennesimo governo dell’ammucchiata, sono passati venti lunghi giorni e ancora non si conosce quale sarà la strategia della nuova leadership. Giorni in cui all’Italia occorrevano decisioni immediate e responsabili che non sono state prese.

Molto probabilmente sarò contestato dal folto esercito dei benpensanti nostrani, ma il vero riscatto dell’Italia lo vedo solo attraverso il pieno ritorno al superiore e inviolabile principio democratico: ridare la parola al popolo. In questo proposito si poteva anche accedere a un governo di transizione retto da Mario Draghi, figura certamente titolata che nulla ha a che fare con le troppe amebe che componevano il precedente governo, ma la transizione di Draghi, come Salvini pareva voler proporre, doveva essere a scadenza, in modo che in occasione delle prossime elezioni amministrative, si potesse anche votare per un nuovo e stabile governo, spazzando via gli obbrobri di tutti i poltronari e i voltagabbana che ci hanno ridotti in queste condizioni. Pur mantenendo piena libertà di giudizio sulle loro posizioni politiche, solo due figure escono dignitosamente da questa esperienza: Giorgia Meloni e Alessandro di Battista.

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