Politica

La politica non si vota alla verità, ma si vende alle opportunità del trasformismo

Il “petting” applicato alla politica e all’informazione

Sapienti affabulatori; strateghi della più sfacciata adulazione; oracoli della stimolazione sensoriale… cosi come una sapiente amante sa portare il partner a un estremo stato di estasi prima di concedersi, così i guru della politica e dei media sanno abilmente estasiare il proprio pubblico, portandolo a un parossistico consenso. Si tratta di un sofisticato e quasi sempre vincente progetto che, per dirla all’inglese, potrebbe essere definito una sorta di abile petting, finalizzato a ottenere approvazione. Non a caso si dice che “Più grande è la menzogna, più grandi sono le probabilità che venga creduta”.
Vi piace questo aforismo? Peccato sia stato coniato da Adolf Hitler.

Per smascherare queste subdole influenze, per valutare in modo oggettivo gli eventi e le scelte che ne derivano, occorre amore per la verità, onestà intellettuale e assoluta libertà da servitù partitiche. Ma, attenzione: La gramigna non cresce soltanto nel cortile avversario, spesso germoglia anche nell’orticello di casa, quello stesso orticello cui ci dedichiamo con devota passione. Neppure è così raro che – pur se separati da ideologie inconciliabili – gli avversari si coalizzino creando strategie comuni, per quanto spregiudicate. Naturalmente lo fanno ammantandosi di vacui e indecifrabili sofismi, ma lo fanno.
Così è la politica che, com’è noto, è costretta a reggersi sul costante compromesso, ma il giornalismo, no. Il giornalismo, per potersi definire tale, dovrebbe affrancarsi dalle tifoserie e denunciare l’errore ovunque si trovi. Altrimenti non è più giornalismo, ma becera faziosità.

Nel 2003, la seconda e disastrosa Guerra del Golfo, che gettò Medio Oriente e Penisola Araba nel totale e sanguinoso sconquasso, fu pianificata a tavolino dal premier britannico Tony Blair e dal presidente americano George Bush. Il primo, convinto laburista, il secondo, tenace conservatore. Eppure i potenti leader di queste due grandi Nazioni, scelsero deliberatamente di diffondere notizie false, pur di poter abbattere Saddam Hussein e creare così l’humus ideale su cui attecchì e si sviluppò la tragedia dei tagliagole dell’Isis. La stessa cosa avvenne nel 2011 con l’attacco della Francia di Nicolas Sarkozy alla Libia di Gheddafi. A quell’azione aderì immediatamente anche il presidente USA Barack Obama, dichiaratamente votato alla pace. Uomo di destra, il primo, e incrollabile democratico il secondo. Questa follia interventista creò il disastro della Libia odierna che dopo quasi vent’anni di massacri, ancora non vede la luce per una speranza di stabilità.

Avversari, ma solo finché conviene

Winston Churchill, Delano Roosevelt e Stalin agli accordi di Yalta

La storia presenta una molteplicità di casi in cui l’ideologia ha ceduto all’opportunismo. Basterà ricordare l’accordo tra Hitler e Stalin, prima dell’invasione tedesca in Russia e il patto di Yalta tra il tiranno sovietico e i rappresentanti del mondo libero; Winston Churchill e Delano Roosevelt. Fu un patto che determinò il lungo e tetro dominio marxista dell’Europa dell’Est. Tutti errori, questi, per cui nessuno dei responsabili ha mai pagato, salvo milioni di cittadini incolpevoli che hanno perso la vita e un’addetta ai servizi di sicurezza britannici che fu arrestata perché comunicò all’Observer di Londra l’intenzione americana di ricattare i delegati dell’ONU affinché approvassero la risoluzione contro l’Iraq. Si trattava di semplice verità, ma la verità, ahimè, non ha patria all’interno degli oscuri maneggiamenti del potere. Konrad Adenauer, primo presidente della Repubblica Federale Tedesca, impose alla neonata democazia germanica, di non procedere contro i criminali nazisti scampati al processo di Norimberga e riuscì a farlo anche grazie al silente appoggio dei liberatori anglo-americani.

Infine, per restare entro i confini di casa, che dire di un movimento che è nato per contestare il sistema e poi, proprio con quel sistema, si accorda per spartirsi potere e privilegi? Questo bizzarro abbraccio tra due irriducibili avversari, ha prodotto nel Paese una fricassea di reazioni, ma anche di “erezioni“; le prime da parte dell’elettorato, le seconde a beneficio di chi si è accaparrato l’ambita quanto insperata poltrona.

I mezzi d’informazione, liberi è indipendenti, sono quelli che avrebbero il compito di vegliare e smascherare gli inganni perpetrati dai potenti per darne conto ai propri lettori ma quanti mezzi d’informazione, almeno per quanto riguarda l’Italia, sono realmente “liberi e indipendenti”? Quasi nessuno, purtroppo. Del resto i mezzi d’informazione hanno bisogno di editori per esistere e gli editori, sopportano anche ingenti passività di gestione pur di poter orientare l’opinione pubblica verso traguardi a loro graditi. Traguardi che con libera informazione e verità hanno ben poco a che fare. Dunque, per arginare le iniziative dei potenti quando queste infrangono i principi di giustizia e di veridicità, resta solo uno strumento: quello in mano al popolo. Quel popolo che la democrazia definisce come unico e sovrano detentore del potere.

La presunzione dei tuttologi sconfigge il buon senso

Oracoli, sapienti e tuttologi

Detto così sembrerebbe facile. Il popolo è potente, numeroso e se agisce in modo compatto, nessuna forza è in grado di contenerne la volontà, ma la realtà è ben lontana da queste connotazioni. Il popolo è costituito da milioni d’individui, ciascuno con le proprie ambizioni, le proprie rivalità, le proprie presunzioni. Sono universi che si sfiorano e passano oltre, mantenendo intatte le proprie caratteristiche. Raramente si compenetrano l’uno nell’altro. Raramente rinunciano alle proprie certezze. Ogni membro della nutrita compagine umana è provvisto d’incrollabili convincimenti ed è su quei convincimenti che costruisce le proprie linee del vivere. Quando (e se) abbraccerà una teoria, gli sarà perennemente fedele, fino a rendersene schiavo. Non si metterà mai in discussione. Non si porrà mai domande ed è fatale che chi non si pone mai domande, non riceverà mai risposte. Quei pochi che riescono a sottrarsi a questo giogo perverso, sono troppo pochi per poter cambiare le cose.

Questa intrinseca connotazione umana mi ricorda un buffo episodio, occorso molti anni fa. Mi trovavo in Gran Bretagna con Felice, un collega italiano. Si era appena conclusa la guerra delle Falkland. Le strade e le piazze di Londra esplodevano nelle celebrazioni per la vittoria. Seduto in un pub del Westminster, il mio collega aveva passato parte della mattinata a scrivere cartoline. Era un compagno simpatico ed estroverso, ma anche molto orgoglioso e quest’orgoglio lo spingeva a mascherare la scarsa conoscenza dell’inglese che, per l’inviato di un giornale, quale lui era, doveva apparirgli piuttosto umiliante. Concluso lo sforzo epistolare, ci avviamo verso Downing Street per assistere al messaggio di Margareth Thatcher alla stampa.

Per qualche istante persi di vista Felice e quando lo rividi, notai che si era liberato del pacco di cartoline. “le hai già spedite?” gli chiesi. Al che lui m’indicò una delle caratteristiche torrette rosse di ghisa che si dispiegano lungo i marciapiedi londinesi. “Sì – rispose – le ho imbucate proprio lì”.
Sulla torretta in questione, capeggiava la scritta “Litter” che in inglese sta per “Rifiuti” e non certo per “Lettere” come l’amico – rifiutando di consigliarsi – aveva probabilmente frainteso. Non gli dissi nulla per non urtare la sua suscettibilità, ma penso ancora oggi al suo disappunto nell’apprendere da parenti e amici che le sue cartoline si erano dissolte nel nulla. Verosimilmente e forte delle sue certezze, Felice starà ancora accusando d’inefficienza le British Royal Mail, ovvero: le Poste di Sua Maestà Britannica.

Fidare nelle certezze assolute è la strada per diventarne schiavi

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, “ammaliatore di fanciulle”, cosi come appare nella pagina facebook de “Le bimbe di Conte”

Quante repliche di Felice esistono nel mondo? Quante certezze mai verificate indirizzano le scelte dell’individuo? Nel sostenere con cocciuta ostinazione un credo ideologico, pochi si rendono conto di esserne diventati schiavi. Hanno rinunciato alla propria capacità di giudizio. Hanno assoggettato la propria intelligenza al dogmatismo fideistico. Hanno avvallato ogni obbrobrio nell’ottuso rispetto di una malintesa coerenza. Così come si fa verso una religione rivelata, così come si fa per la cieca passione verso la squadra del cuore.

E che dire poi dei criteri di giudizio, di biasimo o di esecrazione da cui l’uomo comune si lascia influenzare? Durante il secondo conflitto mondiale, le spie che la Gran Bretagna inviava nei paesi sotto occupazione tedesca, erano eroi che rischiavano la vita per la Patria, ma quando si scopriva una spia tedesca in terra britannica, era giudicata una carogna e fucilata senza pietà. Lo stesso, ovviamente, avveniva in campo avverso. Forse si trattava, in entrambi i casi, di giudizi legittimati dalla fedeltà alla propria terra, ma quanto c’era in essi di realmente imparziale?

La nostra capacità di equilibrio nelle posizioni da assumere, è fragile, umorale e quasi sempre condizionata dalle attese che ne derivano oppure da intense passioni uterine, come quelle che hanno creato gli entusiastici gruppi social delle “Bimbe di Conte”, in cui un discusso leader politico riscatta la modesta caratura di statista trasformandosi in sex symbol. Insomma, essendo ciò che molti di noi sono, abbiamo davvero il diritto di cambiare le cose?  E che cambiamento sarebbe, se non faremmo altro che legittimare le scelte dello schieramento cui ci siamo asserviti? Per riferirsi a Cartesio e al suo Cogito ergo sum” (Penso quindi esisto), convinciamoci, allora, che sul piano intellettivo, il non pensare equivale al non esistere.

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Una risposta

  1. magnifico articolo, grazie per averci arricchito

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