Politica

La morte di Pier Paolo Pasolini e l’eterna campagna anti-fascio-leghista

Offese e strumentalizzazioni?

Un certo Fulvio Minelli, mi scrive accusandomi di aver “offeso” Pierpaolo Pasolini, utilizzando a “fini strumentali”, una sua frase per dare supporto ai miei “amici fascio-leghisti”, mentre da “giornalista onesto” avrei, invece, dovuto criticare il processo farsa che nel 1975 ha liquidato la sua uccisione attribuendola al “ragazzo di vita” Pino Pelosi che, in quanto minorenne, ha goduto della clemenza del tribunale. Ecco uno stralcio della lettera che Pasolini aveva inviato all’amico Alberto Moravia e da me riportata in un articolo del dicembre 2019:“Mi chiedo, caro Alberto, se quest’antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi, a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per veicolare il dissenso, spingendo le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, s’insinua e logora la società già moribonda”. 

Il mio articolo non verteva sulla drammatica fine di Pasolini, ma sulla reiterata e insipiente lotta contro un fascismo che è morto e sepolto da settantacinque anni e resta tuttavia l’etichetta da appioppare a chiunque non condivida l’idea di sinistra. A questo riguardo, mi parve che Pasolini – cui non si possono certo attribuire ardori reazionari – avesse espresso, già quarantacinque anni fa, una lucida disamina sulla pretestuosità di una lotta antifascista che combatteva il nulla. Avendo letteralmente citato il testo della sua lettera, non vedo quindi come io possa averlo “offeso” o, peggio ancora, “strumentalizzato”, come il signor Minelli sostiene, dimostrando così di essere egli stesso vittima dell’ottusa vulgata “antifascista” che imperversa nel preteso intellettualismo nostrano.

Troppi silenzi sull’omicidio di Pasolini

Il diciassettene Pino Pelosi, condannato a nove anni di carcere per l’omicidiodi Pasolini

Non ho parlato, in quell’articolo, degli accertamenti e del processo che hanno fatto seguito alla sua tragica scomparsa, semplicemente perché quello non era il tema dell’articolo, ma poichè il signor Minelli mi chiama in causa, non ho difficoltà a esprimere il mio pensiero al riguardo. A mio giudizio, sia la conduzione delle indagini e sia la successiva pronuncia giudiziaria, hanno rappresentato uno dei più vergognosi esempi di come la magistratura italiana possa asservirsi a poteri politici, ideologici ed economici. La minuziosa autopsia eseguita su corpo di Pasolini, dal bravo patologo forense, Faustino Durante, dimostrò in modo inconfutabile, che Pelosi, da solo, non avrebbe mai potuto produrre le spaventose lesioni che erano state riscontrate sul corpo della vittima. Pelosi – a sua volta deceduto per un tumore nel 2017 – aveva, sì, partecipato al massacro, ma l’aveva fatto coadiuvato da altri complici ed è incredibile che il collegio giudicante abbia deciso di ignorare volutamente questo riscontro.

Chi aveva interesse a eliminare Pasolini, sfruttando la sua omosessualità e i soddisfacimenti fisici che questa imponeva? Il popolare scrittore-regista, non mancava certo di nemici. I più probabili parevano essere i movimenti dell’estrema destra, che si dedicava spesso ad azioni terroristiche, ma Pasolini non rinunciava ad attaccare anche l’establishment a conduzione democristiana, retto da Aldo Moro e dai suoi ministri;  Giulio Andreotti, Mariano Rumor, Arnaldo Forlani, Emilio Colombo e il segretario del partito Benigno Zaccagnini. Erano tempi in cui, l’omosessualità era mal tollerata sia dal sentimento popolare, sia da quello religioso e sia dalla legge, che in luogo di proteggerla, la perseguitava. Pasolini era quindi un personaggio scomodo per molti. Oltraggiava il diffuso perbenismo d’influenza cattolica e bacchettona. Chi, tra questi molti nemici, aveva il potere di influenzare una pronuncia giudiziaria e perché ancora oggi, nessuno si preoccupa di riaprire il caso per portare la verità sulla sua scomparsa?

Questo evento ci costringe anche a un amaro riscontro: lo scandalo di tangentopoli decretò la disonorevole fine della prima repubblica e spazzò via in un solo colpo tutti i partiti che l’avevano guidata nel suo lungo percorso. Erano gli anni ’80 e si disse che da quell’epocale scandalo, era nato un sistema giudiziario più pulito e più indipendente, composto da un corpo di giovani magistrati, affatto disposti a farsi manipolare dalla politica. I recenti fatti venuti alla luce con il caso Palamara e le accertate influenze esercitate da Giorgio Napolitano per guidare inchieste e procedimenti a carico di esponenti politici non graditi alla leadership da lui presieduta, dimostrano quanto i propositi di “mani pulite” siano stati spudoratamente traditi.

L’uomo, lo scrittore, il poeta e il regista

Al di fuori del caso giudiziario, per parlare del Pasolini uomo, occorre scindere la sua figura umana, in quella di poeta, scrittore e regista. Personalmente trovo i suoi versi straordinari, pur se a tratti irriverenti, e mi sento spesso portato ad assimilarli a quelli di Leopardi, entrambi sofferti e urlanti verso una natura e una società irrimediabilmente malate e menzognere. Non mi sento, però, di esprimere lo stesso giudizio sul Pasolini scrittore e registra. In quelle sue opere, trovo che cedesse esageratamente agli istinti più turpi della natura umana, cadendo spesso in rappresentazioni ripugnanti e addirittura pornografiche che, a mio giudizio, erano il frutto, più che della sua espressione artistica, di un’inquieta e tormentata interiorità, cui lui dava sfogo nelle proprie opere. Parlando dell’uomo, non posso inoltre sublimare, le sue frequenti incursioni nello squallore della discarica dell’droscalo di Ostia, dove soddisfaceva i suoi fugaci bisogni sessuali.

Neppure si può tacere che nella sua insopprimibile tendenza alla trasgressione, Pasolini collezionò ben ventisette denunce, tra cui molestia di minori, pornografia e diffamazione. I conseguenti procedimenti si conclusero, in gran parte con assoluzioni, qualche insufficienza di prove, sanzioni pecuniarie, amnistie e prescrizioni. Tutto questo non può certo sublimare – almeno sotto il profilo morale – la figura di Pier Paolo Pasolini e non mi sentirei quindi di fornirlo come esempio da imitare alle giovani generazioni, pure a quelle che tendono a farne un simbolo politico e (ovviamente) antifascista. Come non si può occultare il fatto che anche, Pino Pelosi, il ragazzo con cui si era appartato al Lido di Ostia per prestazioni sessuali prezzolate, era minorenne pur se colpevole di aver partecipato alla sua esecuzione.

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