Politica

La guerra contro i simboli cristiani

Stop a crocefissi e presepi

In Cina il regime elimina i simboli della religione cristiana: rimuove croci e statue dalle facciate delle chiese. Anche in Italia, in maniera meno clamorosa, i simboli cristiani vengono eliminati, la loro presenza sempre più spesso contestata. Ci sono istituti scolastici che rifiutano ormai da anni di allestire il presepio a Natale. In molte scuole i presidi hanno tolto i crocefissi dalle aule scolastiche “per non offendere i bambini di altre religioni”. La loro presenza nelle aule di tribunale viene condannata in nome della laicità dello stato e, anche in questo caso, perché si ritiene che possa turbare gli imputati di altre religioni.

Ma c’è chi non è d’accordo alle rimozioni

L’episodio più recente di rigetto del crocefisso si è verificato a Chivasso, un paese del Piemonte. Qualche mese fa il direttore dell’ospedale locale, Alessandro Girardi, con una circolare ha avvisato il personale che nei giorni successivi sarebbero stati “posizionati presso tutte le stanze di degenza del presidio, i crocefissi”. La disposizione ha “sconcertato” alcuni dipendenti dell’ospedale, la notizia è arrivata ai mass media e ai social network. Le reazioni offese non hanno tardato ad arrivare. Alcuni politici hanno preso la parola per deplorare il fatto. L’esponente radicale torinese, Silvio Viale, ad esempio, ha commentato: “Chissà se farà mettere anche un rosario appeso ai letti. Il messaggio è chiaro: se vieni in quest’ospedale, non ti resta che affidarti a Cristo”.

“Io i crocefissi non li tolgo!”

Lorenzo Ardissone, direttore generale dell’Asl TO4 di cui l’ospedale di Chivasso fa parte, non si è scomposto. I crocefissi vanno rimessi nelle stanze in cui mancano da quando vi sono stati eseguiti dei lavori, replica. “Io i crocefissi non li tolgo – ha dichiarato – anche se so che altri ospedali l’hanno fatto. Ci sono sempre stati. Non credo che togliere i crocefissi sia una dimostrazione di libertà. Se ci fosse un paziente che non vuole il crocefisso, si toglie e si mette via finché lui resta nella stanza”.

Dileggio per le celebrazioni cristiane e rispetto per quelle islamiche

L’oltraggio del fondamentalismo islamico ai simboli cristiani

Polemiche e rimostranze ben più estese e veementi ha suscitato la proposta della Lega, maggiore partito di governo, allora insieme al Movimento Cinque Stelle, di rinnovare l’obbligo di esporre il simbolo cristiano nelle scuole, nelle aule dei consigli regionali e comunali, nei seggi elettorali e via dicendo. La scristianizzazione della società italiana è evidente. Molti non credenti, non solo disertano le chiese, ma mostrano nei confronti dei credenti segni d’intolleranza ingiustificati e preoccupanti. Irridono ai riti e alle cerimonie religiose, però solo a quelli cristiani, non agli altri. Le processioni religiose diventano sempre più rare e spesso si snodano nelle vie nell’indifferenza se non nel dileggio dei passanti. Invece i riti e le cerimonie islamiche ricevono segni di rispetto. Le principali feste islamiche ricevono gli auguri delle autorità amministrative e politiche. In compenso “Buon Natale” non si augura più. Mass media, autorità, dirigenze scolastiche augurano “Buone Feste”.

Per molti anziani e malati il crocefisso è un simbolo di conforto

Le sale consiliari di molti comuni italiani non rinunciano al Crocefisso

Solo pochi anni fa, nel 2003, il gesto dell’italiano convertito all’Islam Adel Smith di gettare un crocefisso dalla finestra della stanza d’ospedale in cui sua madre era ricoverata, dopo che la sua pretesa che fosse rimosso in nome della “libertà religiosa” era stata respinta, era stato giudicato folle e indegno dai rappresentanti delle stesse comunità musulmane in Italia. Nel medesimo anno un tribunale aveva respinto anche la sua richiesta di togliere il crocefisso dalle aule scolastiche frequentate dai suoi figli. Il direttore generale dell’Asl TO4 Lorenzo Ardissone è stato accusato di voler compiacere con la sua decisione lo schieramento politico di centro destra che aveva appena vinto le elezioni regionali, il 26 maggio, e in particolare la Lega che dominava l’ormai defunta coalizione giallo-verde: “Per la maggior parte dei pazienti il crocefisso è motivo di conforto – ha replicato – gli anziani ci tengono particolarmente. Mai userei un crocefisso per motivi politici. E se qualcuno pensa che un direttore faccia una scelta del genere per compiacere un nuovo governo regionale allora siamo messi davvero male”.

Una risposta

  1. Suggerirei al malato a cui il crocefisso da fastidio, di cambiare ospedale, senza discussioni . Queste assurdita’ non possono essere ne condivise ne discusse

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