Attualità

La famiglia Gaeta a Watamu e l’ipocrita indignazione degli italo-kenyofili

Quella libertà d’espressione spesso negata alle grandi testate

L’amico Massimo Tumolo mi ha preceduto nelle sue condivisibili esternazioni di ieri, ma il frastuono che ha fatto seguito ai tre video postati dalla famiglia Gaeta di Capri, ai loro appelli per essere rimpatriati e all’indegno vituperio cui sono stati fatti oggetto, rendono davvero impraticabile la scelta di tacere.

Italietta Infetta si avvale di una minuscola redazione che è però ricca di professionalità e di esperienza. Non siamo un partito politico e quindi non cerchiamo consensi; non abbiamo finanziatori (occulti o palesi) cui ci dobbiamo asservire; non abbiamo interessi personali o di bottega da proteggere ad ogni costo e infine, abbiamo tutti raggiunto un’età in cui ce ne facciamo un baffo della gloria, del prestigio e del consenso prezzolato. Possiamo quindi godere del meraviglioso privilegio di dire ciò che ci pare. Piaccia o no a chi ci legge e se per far questo dobbiamo immolarci al massacro da parte di tutti i faziosi-tuttologi che imperversano sul web, accettiamo volentieri il rischio.

Anch’io ho arricciato il naso davanti alla scelta della famiglia Gaeta di riversare il proprio sfogo sotto i riflettori del programma televisivo “I fatti vostri” subdolamente condotto da Giancarlo Magalli. L’ho trovata una scelta, melensa, stucchevole e anche un po’ patetica, ma sono rimasto molto più sbalordito dalla valanga di accuse e d’insulti che sono piovuti addosso ai due sventurati coniugi, solo colpevoli – a mio parere – di un po’ d’ingenuità e di una scarsa attitudine a confrontarsi con la dura realtà africana.

 Le “intollerabili accuse” che avrebbero leso l’onorabilità del Kenya

I coniugi Gaeta nell’intervista rilasciata a Giancarlo Magalli nel programma “I fatti vostri”

“Hanno detto un sacco di menzogne!” – urlano i benpensanti oltraggiati – “Hanno offeso i cittadini del Kenya!”, “Hanno deturpato l’immagine di questo splendido Paese!”
Ma davvero? Eppure ho riguardato il video dell’intervista due volte. Cosa mi sarà mai sfuggito? Proviamo, allora, a vederle nel dettaglio tutte queste “offese” e queste “menzogne”.

I due coniugi hanno lamentato la ricorrente mancanza d’acqua e di corrente; hanno affermato di sentirsi isolati in una struttura semivuota; hanno espresso la difficoltà della loro condizione, aggravata dalla presenza di due bimbi di 5 anni e 19 mesi e – infine – hanno palesato il fastidio di sentirsi oggetto dell’ostilità di alcuni locali, che lanciavano loro l’appellativo di “Corona”.

Tutte condizioni, queste, che appartengono al normale svolgimento della vita in Kenya. La corrente elettrica manca quasi quotidianamente. Se si è fortunati, per due minuti, se non lo si è, per due ore e se la sfiga imperversa, anche per due giorni. Per l’acqua è addirittura peggio: recentemente, nell’area a sud di Kilifi, è mancata ininterrottamente per più di tre mesi, senza che dai rubinetti aridi cadesse una sola goccia.

Circa l’appellativo “Corona”, è un epiteto che io stesso raccolgo al ritmo di tre o quattro volte per ogni breve viaggio da casa al supermercato. Naturalmente me ne infischio, salvo ogni tanto, quando mi sento ispirato, di mostrare il dito medio. Io, però, non sono un turista. Del Kenya sono un forzato veterano e per l’affetto mal ricambiato che gli ho destinato, ne porto ancora tutte le cicatrici.

Allora, cari detrattori dei summenzionati coniugi Gaeta, volete per favore spiegarci dove sono le “menzogne” e le “offese” per cui tanto vi siete indignati?
Certo, voi residenti o voi, vacanzieri periodici, che in Kenya avete casa e ci venite a svernare, avete un’altra visione dell’Africa, rispetto a quella di un ignaro turista. Se mancano luce e acqua, voi potete liberamente scegliere se accettare il disagio, provvedendovi di candele, lumi a olio e bidoni per le vostre abluzioni, oppure, se potete permettervelo, ricorrere a generatori di corrente e a capienti vasche di raccolta idrica.

Il turista no.
Il turista è attratto dagli accattivanti opuscoli dei tour operator che offrono vacanze da sogno con ogni genere di comfort. Non tutti, cari e novelli Indiana Jones dell’Africa, sono pronti – come siete voi – ad affrontare i disagi che, insieme alle sue naturali bellezze, l’Africa assoggetta chi ci viene in vacanza, soprattutto quando si hanno al seguito due bimbi di cinque anni e diciannove mesi e ci si preoccupa comprensibilmente per loro.

Ma a voi che importa? Voi volete continuare a ficcare il vostro naso nelle loro scelte. Non volete farvi gli “affari vostri”, come suggerirebbe il programma in questione, ma insistete caparbiamente nel farvi “gli affari loro”: “Perché sono venuti?”, “Perché non sono partiti prima?”, “Perché hanno portato con sé bimbi piccoli?”

Ma chi deturpa realmente l’immagine del Kenya?

Vacanze piccanti nei pressi dell’Equatore

Ignorate, sempre e volutamente, che pur se da parte loro ci fossero state alcune scelte sbagliate, il loro attuale disagio è assolutamente genuino e del tutto comprensibile. No, la vostra condanna è perentoria e inappellabile: “Adesso si aggiustino” e giù insulti e sfottò di ogni genere. Sì, in questo siete proprio bravi e potete andarne orgogliosi.

Monica, una lettrice che ha seguito i vari post su facebook, ci scrive dall’Italia, riferendosi proprio a voi: “Anche qui ci sono tanti cretini, ma la concentrazione di cretini che c’è oggi in Kenya è davvero impressionante!”

Ecco, ora potete andare fieri anche di questo primato, posto che se questo commento l’avessi scritto io, non avrei forse resistito a sostituire l’appellativo “cretini” con un altro aggettivo un po’ più colorito e appropriato.

Voi parlate di come gli africani siano friendly nei confronti di tutti. Certo, lo sono. Basta allargare il portafogli, ma provate a chiuderlo e vi accorgete subito di quanto possano immediatamente diventare unfriendly. Del resto, non mi sento neppure di condannarli troppo. Vivono in profonde disparità sociali, dove ragazze madri, a volte neanche ventenni, sono costrette a copulare con bianchi flaccidi e bavosi, per offrire una vita decente alla propria prole, mentre quei bianchi, andranno poi a vantarsi con coetanei ultrasettantenni delle proprie “conquiste” in qualche bar di Malindi o di Watamu, dove sono soliti spendere le loro insipienti giornate, magari abbelliti da catenacci d’oro, lasciati disinvoltamente pendere su toraci grinzosi, orecchini, e codini alla moda.

Non molto diverso è “l’amore” offerto dai muscolosi beach boy (non casualmente Massimo li ha definiti bitch boys nel suo post di ieri) a ultrasessantenni signore vogliose, incuranti (o ignare) del fatto che molti di quei generosi “dispensatori d’amore” offrono servizi misti, sia omo e sia eterosessuali, purché l’obolo sia adeguato.

Ma anche chi non ha fatto dell’Africa, la compiacente terra in cui dare sfogo alle proprie perversioni, può cimentarsi nel vasto panorama delle truffe, dei furti, del ricatto, delle aperte intimidazioni, dello sciacallaggio e delle finte Onlus con cui si cerca di mascherare il tutto, grazie alle prezzolate coperture dei sempre compiacenti funzionari locali.

Ecco chi ha veramente inzaccherato l’immagine del Kenya, cari e rigorosi censori italici! Non la povera e un po’ sprovveduta famiglia Gaeta, il cui disagio è genuino e assolutamente reale. Sono i non pochi vostri connazionali che si dedicano tuttora a queste schifezze, gettando indiscriminatamente fango ai molti che non lo meritano. E tutti voi che difendete strenuamente questo schifo, ne diventate consapevolmente complici, anche se ricorrete poi alla patetica difesa di una “onorabilità” che in Kenya (anche per opera di alcuni di voi) è defunta da tempo, soprattutto sulla costa.

Tutti si ostinano a indagare sulla personalità della famiglia Gaeta, le loro personalità; i loro contatti; le loro parentele… Magari, in questo crescendo wagneriano, arriveranno presto a individuarne anche il gruppo sanguigno e l’albero genealogico. Tutto senza mai curarsi di analizzare l’unica situazione oggettiva: Vogliono rientrare in Italia. Ne hanno diritto o no?

Mentre riconfermo la mia piena solidarietà a questa famiglia, vorrei chiudere, mettendo in risalto l’odiosa ipocrisia che accompagna la sussiegosa esecrazione dei loro giudici. Molti di quelli, che oggi si stracciano le vesti e accusano questa famiglia di essere sconsideratamente partita dall’Italia in una data a rischio, sono gli stessi che fino a tutto febbraio – quando il virus già si diffondeva nel mondo – lanciavano accorati appelli a venire in Kenya perché qui “il virus non sarebbe arrivato” e anche se fosse arrivato, in questa terra benedetta, “non avrebbe mai potuto attecchire”.

Erano appelli che tutelavano spudoratamente gli interessi di bottega. Ve li ricordate? No? Allora andate a cercarli sui vecchi post dei più sfegatati castigatori odierni, prima che tutti quelli con la coda di paglia (e non sono pochi) corrano a cancellarli.

 

 

 

5 risposte

  1. Dell’ articolo condivido due cose. Il doppiopesismo degli insultatori kenyofili e la mancanza di solidarietà fra italiani. E raramente ho visto una tale coesione da quelle parti come quella contro la coppia a Watamu.
    Però nella loro difesa ci si dimentica che hanno una parente a Malindi e non erano arrivati “attirati dei depliant dei tour operator”. Altrimenti le cose sarebbero andate diversamente. Con pacchetto tour operator sarebbero stati in un albergo, fornito di generatore e cisterne. Con un tour operator sarebbero stati fatti tornare prima. Da noi al Jacaranda gli ultimi italiani sono partiti il 12 marzo, il 20 marzo gli ultimi clienti tedeschi. Tutti voli trovati e forniti da tour operator. E abbiamo rimborsato a tutti i servizi non usufruiti. Non abbiamo applicato penali a chi ha cacellato e restituito depositi. Cash, non voucher.
    Sempre a proposito di interessi di bottega abbiamo pubblicamente elogiato il governo del Kenya quando ha bloccato i voli dal nord Italia, e abbiamo avvertito i tour operator esteri di pensare al rimpatrio dei loro clienti. Lo abbiamo fatto ben prima che la situazione precipitasse e ben sapendo che per noi significava avere l’ albergo vuoto.
    Quindi non abbiamo niente a che fare con il coro degli odiatori, o peggio, di chi difende il suo piccolo business o gli “sponsor”.
    Tuttavia non potevamo ignorare la meschinità di Magalli, che in effetti metteva il carico da undici su ogni frase dei due e metteva la ciliegina sulla torta con “le rapine”.
    A prescindere dalla vicenda della coppia siamo realmente stanchi del risalto ostile di cui è vittima il Kenya. Vi ricordate all’ epoca dell’ Ebola i giornali che parlavano di un’italiana infettata a Kanu in Kenya (mentre invece era in Nigeria).
    E inoltre pensiamo che i soldi dello stato debbano essere spesi per ragioni umanitarie importanti, per chi fa il proprio dovere come in una missione internazionale, e non per chi per turismo o affari si trova all’estero. E questo ovviamente non vale solo per il Kenya. Forse è meglio che i soldi della comunità, cioè lo stato, vengano spesi per proteggere chi ha pagato, in Italia un tributo altissimo alla lotta al virus, come il personale sanitario.

  2. Ci mancherebbe!
    Io non rivolgo nessuna accusa a chi non ha aderito alla vulgata del massacro, m al di là di ogni altra considerazione – legittima o meno – io, in tutta onestà, non riscontro nessuna offesa o oltraggio al Kenya fatto dalla signora in questione, nel corso del collegamento televisivo.
    Lei ha semplicemente espresso dei disagi dei quali si lamentano quotidianamente anche molti dei detrattori che si accaniscono oggi contro di lei e che chiunque viva in Kenya sperimenta quasi ogni giorno. Infine, non ha mai preteso di essere rimpatriata a spese dello stato.
    E’ questo il punto sostanziale su cui verteva il mio articolo. Il resto è un corollario su cui non vale la pena di confrontarsi.
    Cordialità.

  3. Gentile redazione, vivo a Malindi da oltre 15 anni e da quando è cominciata la pandemia mi è mancata la corrente soltanto il 9 maggio (era un problema di tutto il Kenya) e oggi. Dite che l’acqua è mancata per 3 mesi di seguito? Dove? Non ho un pozzo a casa e non mi è mancata l’acqua nemmeno per 1 giorno. Certo, ho una cisterna d’acqua da 1000 litri ma tra docce, pulizie della casa e lavatrici (siamo in 4 in casa) 1000 litri vanno via in un batter d’occhio. Quindi vuole dire che l’acqua non è mancata per più di 2-3 giorni.
    Mi sono fino ad ora astenuta dal commentare le scelte della famiglia Gaeta “bloccata in Kenya”. Bloccata? Perché? Il 30 Marzo c’è stato un volo che rientrava in Italia (dopo che gli aeroporti kenyoti erano stati chiusi il 25). Bloccati forse perché il prezzo era di 1400 a testa? Oppure “bloccati” per giustificare la prolungata permanenza in libertà agli occhi di chi nel Bel Paese era stato davvero costretto alla prigionia? E poi… ancor prima dell’obbligo ufficiale delle mascherine si sentiva OGNI TANTO strillare “corona” al passaggio di noi bianchi. Quanto è durato, 3-4 giorni? Da allora non ho mai più sentito epiteti del genere, indipendentemente dal dito medio o no. Credo che quando si parla di offese si intenda verso il Paese che ci ospita e ringrazio il Presidente Kenyatta che si è attivato immediatamente senza far passare le 2 settimane di incubazione che avrebbero cambiato la situazione in maniera molto più drastica. Quando sento queste menzogne che screditano l’operato di un Paese perché si devono mantenere delle apparenze allora non ci sto. È in partenza un altro volo a breve. La famiglia potrà finalmente ricongiungersi con i propri cari nel giro di 1 settimana. Oplure stanno aspettando che mettano a disposizione un volo gratuito, magari chiedendo un rimborso perché “costretti” in Kenya?. Questa è l’ipocrisia di cui si parla…
    Cordialità,
    Flavia

    1. Gentile Flavia,
      Ho autorizzato la pubblicazione del suo commento, anche se contiene un sacco d’inesattezze (non oso dire menzogne) in modo da poter lasciare ad altri lettori, la possibilità di giudicare a loro volta. Molte delle cose che lei chiede, non le avrebbe chieste se avesse letto con più attenzione il mio articolo, che non posso certo ripetere qui per risponderle un’altra volta. Sul fatto che la corrente a Malindi sia mancata solo il 9 maggio da quando è iniziata la pandemia, è una frottola cosi smaccata che qualunque residente di Malindi le può confutare. IL confronto è sempre legittimo, purché si basi su realta oggettive e non inventate di sana pianta.

  4. Gentile Franco, la invito a casa mia per un caffè a constatare di persona la mia linea elettrica, e tutte quelle del vicinato (vivo nell’area di Mtangani) e mi creda, non ho bisogno di mentire né basare le mie affermazioni su situazioni inventate di sana pianta come lei asserisce. Con il suo commento ha fatto capire a me (e a tantissimi altri che non hanno avuto la situazione che lei descrive) che non siete andati fino in fondo con le ricerche del caso. Si rende conto vero cosa voglia dire rimanere senz’acqua per 3 mesi? Una situazione che NON è mai capitata in più di 15 anni. Ora, non dico che non manchi mai l’acqua, ma da qui a dire che il disagio si sia protratto per mesi, questa è una menzogna bella e buona. Il Kenya non ha bisogno di esagerazioni perché purtroppo si sa, in materia è sempre ai primi posti! Ribadisco la mia affermazione che la kplc da inizio pandemia è mancata (nella mia zona) solo il 9 e l’11 Maggio. Nulla di più. Forse dovrei ritenermi fortunata ma non accusi di menzogne qualcuno senza peraltro aver fatto approfondimenti e solo perché dà una versione diversa dalla sua.
    Rinnovo il mio invito per un caffè.
    Le auguro una buona giornata,
    Flavia

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