Politica

La discussa proposta di Brunetta: “Aumentare di 107 euro il salario dei dipendenti pubblici”

 

L’opionione
Franco Nofori
19/03/2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

Ogni scelta va adeguata ai tempi

Sono sempre stato in favore dei tempestivi rinnovi dei contratti di lavoro alla loro naturale scadenza e quindi anche al ragionevole aggiornamento dei trattamenti salariali. Tuttavia, ci sono momenti diversi in cui tali scelte devono essere operate e non ci si può esimere dall’adeguarle alle condizioni sociali ed economiche in atto nel Paese. L’emergenza sanitaria e quella economica, che sono seguite alla pandemia del covid-19, hanno creato un disastro epocale di cui non si hanno riscontri fin dal secondo conflitto mondiale. L’indice di povertà assoluta è balzato a una percentuale degna dei paesi emergenti e milioni d’italiani si trovano privi di lavoro e quindi di reddito.

Lo Stato, pur se afflitto da croniche inefficienze e soffocato da un’ottusa burocrazia, tenta tuttavia di lenire queste sofferenze, con il ricorso a “ristori”, “redditi di cittadinanza” e altre varie forme di sostegno, ma lo fa ingigantendo il debito pubblico che ha ormai raggiunto livelli insostenibili. Il dato della Banca d’Italia, al 31 dicembre 2020, presentava una passività di 2.570 miliardi di euro e si prevede che, nell’anno in corso a questo disastroso valore, si aggiungeranno altri 160 miliardi. Ciò significa un debito sulle spalle di ogni italiano, pari a 45.500 euro che noi o i nostri figli non potremo esimerci, alla fine, dal dover pagare. In questo contesto, la stagnante situazione economica impedisce anche allo Stato di alimentarsi attraverso l’esazione fiscale, prima e inevitabile conseguenza della flessione dei consumi.

Multinazionali e piccole imprese

Troppi i suicidi di piccoli imprenditori

Da sempre, l’ossatura portante del nostro Paese – come già a suo tempo rilevato da Luigi Einaudi – non è rappresentata dalle grandi multinazionali, che agiscono in modo abilmente spregiudicato, ricorrendo spesso al pubblico sostegno e poi delocalizzando a piacere, oppure speculando disinvoltamente sui mercati finanziari. L’apparato imprenditoriale italiano è affidato alla miriade di piccole e medie imprese, quelle che arrancano in un tumultuoso mare di difficoltà, cercando disperatamente di mantenersi a galla. Loro non delocalizzano, ma restano all’interno del proprio Paese e fanno il possibile per garantire l’occupazione delle proprie maestranze. Di loro, proprio perché sono piccole realtà, si parla poco, ma è proprio nel loro ambito che, nei primi due mesi del 2021, si sono già verificati 25 suicidi che vanno ad aggiungersi agli oltre 80 registrati nell’anno precedente. Una vera e propria ecatombe che è impossibile ignorare.

L’occupazione in Italia e ad alto rischio. Molti dipendenti delle imprese private – che hanno avuto a fortuna di conservare il posto – sono in cassa integrazione e spesso ne possono godere grazie all’anticipazione fatta dalle proprie aziende. In questo triste panorama di disperazione, si salvano due categorie: i pensionati e i dipendenti pubblici, ai quali (almeno per ora) la retribuzione resta assicurata, ma mentre i pensionati (salvo alcuni indegni privilegi) godono del frutto dei propri versamenti contributivi, i secondi restano totalmente a carico dei contribuenti. L’apparato pubblico è quindi rimasto intonso e in grado di svolgere le proprie funzioni istituzionali. Ma è davvero cosi? Dall’enorme sistema del pubblico impiego, è doveroso escludere alcuni settori che operano in prima linea per contenere e controllare le conseguenze dell’emergenza: il personale sanitario, quello della pubblica istruzione, le forze di pubblica sicurezza, quelle della protezione civile e altre strutture collegate alla situazione in atto.

Discriminazioni oltraggiose

Motorizzazione Civile di Torino. Praticamente inaccessibile da quasi un anno

Una gran parte del resto se ne sta in casa e opera attraverso lo smart working, ma che i pubblici servizi mantengano la necessaria efficienza è solo un’effimera speranza. Per averne la prova, basta dover rinnovare un documento; promuovere un procedimento giudiziario; accedere ad altre prestazioni che lo Stato dovrebbe garantire al cittadino. Ci viene detto che tutto può essere fatto online, ma basta provarci per verificare che si tratta di una colossale panzana. Chi prova, per esempio a prenotare un appuntamento con la Motorizzazione Civile, attraverso le indicazioni contenute sul sito, neppure riceverà risposta, pur se ricorrendo alle comunicazioni di posta email certificata (PEC) ed è opportuno precisare che il mancato riscontro a una PEC si configura in un reato penale, ma sono tempi in cui al pubblico apparato è concessa ogni licenza.

Con questo non si vuole criminalizzare i dipendenti della pubblica amministrazione, perché è evidente che si tratta di una grave carenza organizzativa da parte di quelle autorità che hanno il compito di farla funzionare, ma che in questa situazione, con un’Italia affamata e afflitta dalla prospettiva di un tenebroso futuro. Un’Italia che deve spesso rinunciare ai beni essenziali che le garantiscano la sopravvivenza. Un’Italia che vive a bordo di auto rottamate e rovista nei bidoni della spazzatura. Un’Italia d’invalidi, costretta a vivere con 290 euro al mese o con pensioni che non superano i 500 euro… ecco, a quest’Italia così avvilita e privata di ogni speranza, l’aumento di 107 euro mensili riconosciuti ai dipendenti pubblici, non può che apparire come una beffa discriminatoria e iniqua che si aggiunge ai troppi e disgustosi privilegi che una classe politica si è già indegnamente garantiti.

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