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La cultura islamica e quella occidentale nel terzo millennio

Approfondimento
Franco Nofori
29/04/2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

La complessità del mondo islamico

Fare un pur se riassuntivo compendio delle varie facce dell’Islam, è pressoché impossibile, tali e tante sono le sfaccettature che presenta. Intanto, l’Islam non ubbidisce a un’unica autorità centrale, ma si divide in una miriade di sotto-obbedienze, ciascuna con le proprie regole, i propri divieti e le proprie sanzioni, al punto da diventare antitetiche tra loro sfociando spesso in sanguinosi conflitti, come nel caso di sunniti e sciiti. I più moderati, nel vasto panorama islamico, sono certamente gli ismaeliti di cui è a capo l’Aga Khan, ma anche alcuni paesi dell’Africa mediterranea, sono oggi approdati a sistemi di governo laici. E’ avvenuto in Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Libia e Libano, che, pur se costretti a contenere anche con l’uso della forza le tumultuose pressioni integraliste al loro interno, riescono a preservare questa laicità. Gli stessi livelli di tolleranza, si riscontrano in Siria, Giordania e Iraq, ma la maggiore concentrazione di musulmani non risiede più nei paesi arabi, da cui il proselitismo era partito, oggi appartiene all’Asia, dove l’Indonesia detiene il primato del più popoloso Paese islamico del mondo.

Donne iraniane nelle strade di Teheran prima dell’avvento del regime degli Ayatollah

Ed è proprio in Asia dove il credo islamico appare oggi più radicalizzato. L’Afghanistan ne è un significativo esempio poiché, attraverso le disastrose esperienze di Mullah e Talebani, è regredito di secoli tornando, dai precedenti livelli di avanzata civiltà, alle barbarie medievali. Lo stesso è avvenuto in Iran, l’antica Persia, un tempo patria della cultura, della scienza e della tolleranza e ora, con l’avvento degli Ayatollah, si trova schiavizzata da un regime cupo e repressivo. In Occidente, l’Islam, continua a promuovere sentimenti contradditori. C’è chi si proclama aperto a una totale apertura verso quella religione e chi la osteggia con irriducibile e determinata acredine. Entrambe queste posizioni sono sbagliate. Intanto occorre accettare il fatto che nessuno sceglie di nascere cristiano, musulmano, ebreo, indù o animista. La nostra formazione culturale e religiosa, dipende da dove la sorte ha voluto che fossimo nati e allevati. L’essere musulmani non è quindi una colpa a prescindere, ma uno status attribuito dalle circostanze.

Musulmani, prime vittime dell’integralismo

Donne afghane ieri e oggi

Per contro, non si può commettere l’errore di attribuire il cieco fanatismo islamico, solo alle fasce più umili e meno scolarizzate della popolazione. Al contrario, le maggiori atrocità e le più perverse direttive sono compiute ed emanate proprio dalle classi più elevate e colte della società islamica. Ne sono un esempio l’Ayatollah Khomeini e il fondatore di Al Qaeda, Osama bin Laden, entrambi leader molto istruiti e plurilingue cui è difficile attribuire vaneggiamenti mistici e irrazionali, quindi il disegno che si può legittimamente intuire dietro i loro richiami al rispetto dei dettati coranici, appare più il frutto dell’odio verso l’Occidente, piuttosto che quello nato dalla loro devozione. Khomeini aveva a lungo vissuto e studiato in Francia, come riverito ospite di quel Paese che accolse entusiasticamente la sua salita alla leadership iraniana, vista come una liberazione di quel popolo, mentre Osama bin Laden si era laureato a Oxford proprio nel cuore dell’odiato territorio nemico.

La città di Kabul negli anni ’70

Partendo da questi presupposti sarà facile comprendere come milioni di cittadini musulmani siano le prime e incolpevoli vittime del folle radicalismo religioso che le ha rese schiave di norme fanatiche e irragionevoli, costringendole a vivere nel perenne terrore e spesso, nello stesso terrore, anche morire. Le foto pubblicate in quest’articolo mostrano com’erano Iran e Afghanistan prima dell’avvento del folle oscurantismo coranico. Eppure erano già allora Paesi di fede islamica. Come hanno potuto regredire a un così infimo livello di degrado? Per comprenderlo occorre osservare come alcune norme, estrapolate in modo estremo dai disposti coranici, siano state strumentalizzate dalle autorità religiose. Lo stesso accadrebbe se il mondo cristiano adottasse alla lettera molte delle enunciazioni contenute nella Bibbia. Pensare quindi, che un ritorno alla massimalistica osservanza di quanto disposto dai libri sacri consenta – come sosteneva Khomeini – “Un accesso alla luce della perfezione annunciata dal Profeta”, è un atto quantomeno sprovveduto.

La città di Kabul sotto la gestione talebana

Inoltre, è proprio nei paesi che hanno adottato una radicale osservanza dei principi islamici che si verificano i più ipocriti soprusi verso le stesse leggi che si pretenderebbe di tutelare. Il feroce assoggettamento della donna, gli stupri e lo sfruttamento sessuali dei minori, sono una raccapricciante costante nella gestione del potere esercitata dai sedicenti “Guardiani della fede”. In Afghanistan, nonostante le ripetute condanne emesse dal governo e dagli organi internazionali, continua l’ignobile pratica del “Bacha Bazi”, letteralmente “Ragazzi giocattolo”. Si tratta dell’abuso sessuale di bambini, ostentato con orgoglio come prova di un elevato status sociale. Le povere creature, addobbate con abiti femminili, sono costrette a esibirsi in balli e canti dal contenuto erotico per il sollazzo dei guerrieri talebani, nel corso di festini privati, dove i loro “padroni”, raggiunta la desiderata eccitazione, li costringono a soddisfare i più disgustosi istinti sessuali per se stessi e per i propri amici, in orge sfrenate alle quali non possono opporsi, pena violenti pestaggi e – non raramente – anche la morte.

Alienanti norme di osservanza religiosa

Combattenti talebani in Afghanistan

Non da meno sono le esortazioni al rispetto della volontà di Allah, nelle norme del “buon musulmano” lasciate come eredità spirituale dall’Ayatollah Khomeini. Ecco alcune di queste sbalorditive prescrizioni:
la musica genera immoralità, lussuria e licenziosità, che soffocano il coraggio della fede.”
Dopo l’urinazione, si deve lavare prima l’ano se è stato sporcato dall’urina; poi si deve premere tre volte con il dito medio della mano sinistra la parte tra l’ano e la radice del pene; dopodiché si deve impugnare il pene tra il pollice e l’indice e tirarne la pelle in avanti tre volte fino all’anello di circoncisione; dopodiché spremere tre volte la punta del pene.”
“È proibito consumare gli escrementi degli animali o le loro secrezioni nasali. Ma se questi sono mischiati con altri cibi, il loro consumo è consentito.”
“I nostri giovani combattenti sanno che l’uccisione degli infedeli è uno dei compiti più nobili che Allah affida all’umanità.”
“L’assunzione di carne animale è assolutamente proibita se tale animale è stato sodomizzato vivo da un uomo. In quel caso, l’animale deve essere condotto fuori città e venduto.”
A un uomo è consentito trarre piacere sessuale da una bambina, ma se egli la penetra, allora diventa responsabile del suo mantenimento per la vita.”
Questa è solo una piccola parte degli augusti insegnamenti impartiti da una delle più celebrate icone della fede islamica e pensare che gli stessi risalgano agli anni ’80 e non agli albori della civiltà umana, è davvero sconcertante e rende difficile accettare l’assunto che l’Islam sia una religione di progresso e di pace o – come qualcuno sostiene in Occidente – “Una cultura da assimilare alla nostra”.

L’Ayatollah Ruhollah Khomeini

Quanto sopra, fornisce un quadro approssimativo di quanto l’integralismo islamico abbia falcidiato la libertà, il diritto e i basilari principi dell’umana convivenza. E’ tuttavia ingeneroso imputare tutto questo all’intera società islamica che, come abbiamo detto, resta la principale vittima di questi abusi. L’Occidente ha il dovere di proteggersi, ma anche di adoperarsi per aiutare quella parte del mondo islamico che lo desidera, ad affrancarsi dall’intollerabile coercizione che subisce. In questo proposito, nessuno strumento potrà mai essere considerato eccessivo se garantisce il raggiungimento del risultato atteso, perché, come diceva Samuel Butler La vita è come la musica; deve essere composta con orecchio, sentimento e istinto, mai con l’imposizione di regole.”

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