Approfondimenti Estero

La conquista islamica dell’Europa partirà dalla Svezia?

Approfondimenti – Estero
Franco Nofori
09/07/2021
franco.krons1@gmail.com
@FrancoKronos1

Un faro ormai spento dell’umanitarismo europeo

Per molti decenni la Svezia è stata acclamata per aver saputo adottare il miglior sistema socialdemocratico del mondo. La totale assistenza ai propri cittadini; la piena garanzia di tutte le libertà individuali; il volto tollerante e umano dello Stato anche verso gli errori; l’eguaglianza sociale ed economica di tutta la popolazione. Non un governo impositivo, quindi, ma un governo in versione di madre e padre, genitori comprensivi e sempre disponibili all’aiuto e al perdono. Tuttavia, anche il sistema più equilibrato e genuinamente volto al bene comune, se non premia il merito e la dedizione al proprio lavoro nello sviluppo della società, finisce per approdare a un deludente appiattimento del vivere. Spegne gli entusiasmi, mortifica le ambizioni e produce un’avvilente abulia.

Non è quindi casuale che l’incidenza dei suicidi in Svezia, si sia attestata su 12 vittime ogni centomila abitanti, una delle più alte d’Europa e più del doppio dell’Italia. Un’altra caratteristica del Paese scandinavo – che gli ha guadagnato l’ammirazione di tutti gli umanitarismi del mondo – è stata rappresentata dall’alta disponibilità all’accoglienza dei migranti. Nel corso degli anni, centinaia di migliaia di africani, asiatici e mediorientali, hanno trovato in Svezia la propria Patria, le opportunità di lavoro e l’eccellente sistema di tutela che il Paese gli garantiva. Questa incondizionata apertura verso i paesi emergenti ha fatto balzare la Svezia al primo posto, tra tutti i Paesi europei nell’accoglienza dei migranti, in rispetto alla popolazione autoctona.

Gli effetti dell’immigrazione in Svezia

Dimostrazioni anti-islamiche a Stoccolma

Oggi, gli abitanti di etnia diversa da quella autoctona, rilevati dall’Istituto GEFIRA, rappresentano il 26 per cento dell’intera popolazione e sono di prevalente religione islamica. Vale a dire 2.600.000 stranieri su una popolazione totale di 10 milioni di abitanti. Un disastroso impatto che ha prodotto allarmanti conseguenze nell’assetto sociale ed economico del Paese. A partire dal 2014 il PIL nominale è in costante e irreversibile calo, mentre il tasso di crescita demografica, pari al 2,2 per cento, è prevalentemente imputabile all’intensa fertilità delle donne straniere. Inoltre, in concomitanza dei crescenti ingressi, gli stupri e le violenze sessuali contro le donne svedesi hanno raggiunto la spaventosa cifra di 9.000 ogni anno, e sono al 95,6 per cento commessi da immigrati. Era fatale che in questa situazione i sentimenti anti-immigrazione tra la popolazione autoctona siano letteralmente esplosi determinando un’imponente ascesa della destra nazionalista con sempre più frequenti episodi d’intolleranza razziale. (Fonte: governo svedese)

Si tratta, nella sostanza, di un processo di sostituzione etnica che ha subito un’impennata negli ultimi anni, con l’esplosione delle crisi migratorie, alle quali gli svedesi non ci stanno più. In quest’atmosfera di estrema tensione, gioca anche un importante ruolo lo smaccato fallimento del processo d’integrazione messo in atto (pur se con innegabile buona volontà) dal governo svedese. Sempre più islamici, anche di seconda e terza generazione, che vivono nel Paese, si radicalizzano a sostegno delle più estreme teorie fondamentaliste. Si tratta di gruppi ben introdotti nella società svedese che, oltre ad autodeterminarsi, riescono anche a fare intenso proselitismo tra giovani svedesi orientati a sinistra e che, nella recente e tragica ascesa dell’Isis, hanno rappresentato una tra le più nutrite presenze occidentali a sostegno dei tagliagole dello stato Islamico. Perché lo fanno? Sono davvero stati toccati nell’anima dalle parole del Profeta espresse nel Corano?  Forse, ma è molto più probabile che cerchino soltanto un riscatto dalla noia oppressiva cui uno Stato (finora) troppo perfetto li ha costretti a vivere.

Il defunto leader dell’Isis
al-Baghdadi

Tutto sommato e per acquisire l’ambito titolo di eroi, che il grigiore della società svedese rende improbabile, è meglio ribellarsi al sistema e piuttosto che suicidarsi, è preferibile morire immolandosi alla fede in Allah, anche se si tratta di un credo esotico, che non appartiene alla cultura europea ma che consente tuttavia di glorificare se stessi in un gesto sicuramente più dignitoso del semplice togliersi la vita. Ciò che sta accadendo oggi in Svezia dovrebbe preoccupare. Soprattutto dovrebbe allarmare l’Italia che, al contrario del Paese scandinavo, è protesa nel Mediterraneo e si pone come un allettante invito all’invasione. Ma troppi circoli benpensanti, minimizzano ciò che succede in Svezia e continuano a enfatizzare la necessità di accogliere. Se Stoccolma si sta non troppo lentamente trasformando nella nuova Rakka dello Stato Islamico in Europa, forse anche Roma si sta avviando  ad imitarla.

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