Estero Politica

Kenya: come dare il definitivo colpo di grazia a un sistema già sull’orlo del collasso.

Corsa a nuovi prestiti per pagare i precedenti debiti

Il Covid-19 imperversa in Kenya, raggiungendo il 28 ottobre, il 16 per cento di contagi (fonte Africanews), mentre il giorno prima aveva addirittura superato la soglia del 20 per cento. Naturalmente si tratta di dati scarsamente indicativi, visto che il numero dei test eseguiti è molto limitato rispetto ai valori europei: 6.649 ieri e 4.076 l’altro ieri. Se è vero che l’età media dei Keniani (molto più bassa di quella europea) limita i nefasti effetti dell’infezione, è anche vero che i rischi di contagio nei confronti dei visitatori restano altissimi, scoraggiando fortemente la ripresa delle attività turistiche di cui il Paese ha disperato bisogno.

Causa questa emergenza, centinaia di alberghi e di attività legate ai flussi turistici sono al completo disastro. Tutti cercano di vendere, residenze e attività imprenditoriali, ma nessuno si mostra interessato a comprare. Centinaia di migliaia di famiglie locali sono rimaste prive di lavoro e di reddito, favorendo così un riacutizzarsi delle attività criminali. Perfino beach boys e sex worker, scendono in piazza per denunciare il languore delle loro attività, peraltro contrarie (almeno ufficialmente) alle norme di legge. Intanto il governo continua nella sua affannosa richiesta di prestiti che aumentano il già disastroso indebitamento a carico dei contribuenti.

Quest’anno l’Unione Europea ha fornito un prestito di 435 milioni di euro al Kenya che nello scorso settembre, ha anche ricevuto un altro prestito di 750 milioni di dollari dalla Banca Mondiale. Soldi che sarebbero i benvenuti se servissero ad alleviare le sofferenze della popolazione; a promuovere il settore produttivo e a creare occupazione, ma il forte sospetto e che saranno invece utilizzati per tacitare, almeno in parte, l’enorme credito vantato dalla Cina il cui non troppo recondito scopo è di spingere i propri debitori africani all’insolvenza, in modo da potersi appropriare delle loro più significative imprese nazionali. Nel caso del Kenya, si tratta del Porto di Mombasa, il più importante scalo commerciale di tutto l’Est-Africa.

L’attuale debito del Kenya nei confronti della Cina, ammonta a un pauroso ammontare di 6,5 miliardi di dollari, su cui continuano a gravare ingenti interessi, visto che il Paese non è in grado di rispettare il piano di restituzione che è appunto garantito dalle strutture portuali di Mombasa. Parte dei cosiddetti “aiuti” di Pechino al Kenya, erano destinati alla messa in opera della nuova ferrovia Nairobi-Mombasa che però, nel primo anno di attività, ha prodotto un passivo di oltre 98 milioni di dollari, qualificando così il progetto, come una delle più disastrose iniziative intraprese dal Paese insieme al suo subdolo partner asiatico.

“Lasciamo la nave prima che affondi!”

Operatrici del sesso a pagamento protestano per le vie di Nairobi

Vista la situazione, resa più grave dall’avvento della pandemia, ci sarebbe stato da attendersi un drastico regime di austerità; un energico contenimento della spesa pubblica e una radicale moralizzazione dell’apparato statale. Invece, la corruzione e l’accaparramento delle magre risorse pubbliche sono addirittura aumentate in modo esponenziale all’insegna del “se la nave affonda, afferra tutti i gioielli che puoi e salta sulla scialuppa”. Così sei milioni di mascherine donate dalla Germania al Kenya, sono misteriosamente scomparse al loro arrivo al Jomo Kenyatta Airport di Nairobi ed è molto probabile che siano già disponibili sul mercato nero.

Ma il più grave scandalo di questi giorni è quello che vede coinvolti la Kenya Commercial Bank (KCB) e il vicepresidente del Paese, William Ruto, un astuto Tycoon considerato uno dei politici più corrotti dell’Africa, con un patrimonio personale da Creso. Un successo, il suo, davvero singolare, visto che, il nostro uomo, ebbe il suo primo paio di scarpe solo quando fu ammesso alla frequenza del primo anno delle scuole secondarie. Tra i suoi beni, oltre a numerose proprietà immobiliari, in Kenya e all’estero, figurano anche ben cinque sofisticatissimi e confortevoli elicotteri con i quali può sorvolare amenamente i propri sudditi, un terzo dei quali vive sotto la soglia di povertà e si arrabatta nel degrado dei numerosi slum della megalopoli Nairobi.

Più cresce lo sfacelo economico e più aumentano gli scandali

Il vicepresidente del Kenya, William Ruto, ritenuto uno dei leader più ricchi e corrotti dell’Africa

In questo scandalo, riportato dal quotidiano Citizen, oltre a vari trasferimenti di denaro che, transitati attraverso compiacenti teste di legno, sarebbero approdati a Ruto, figurano anche 135 milioni di scellini (circa un milione di euro) accreditati a favore della Società Caresha che, guarda caso è di proprietà di una certa Carolyne Cheruto Kitur, cognata dello scaltro vicepresidente. Ovviamente, le mascherine oggetto di quell’accredito, non si sa (almeno allo stato delle cose) dove siano finite, ma la Central Bank of Kenya sta “investigando” e si può quindi contare sull’ennesimo e rapido insabbiamento del tutto.

Sarebbe tuttavia ingiusto rendere William Ruto, l’unico responsabile delle disavventure finanziarie del Kenya, giacché molte delle prestigiose leadership politiche del Paese, sembrano averlo eletto a proprio emulo ispiratore. Un rilevante numero di governatori di Contea sono accusati di appropriazione indebita. Tra questi spicca il governatore del distretto di Nairobi, Mike Sonko, del partito al potere, che soffre della sindrome di Re Mida, ma poiché non ha la facoltà di trasformare tutto ciò che tocca in oro, si è prudentemente assicurato che ogni oggetto che gli appartiene sia già d’oro prima ancora che lui lo tocchi. Così, auto di lusso, orologi, accendini, collane, braccialetti, cucchiaini da tè, sottobicchieri, rubinetti e quant’altro può venirvi in mente, scintillano del prezioso metallo.

Non da meno è il suo collega del distretto di Mombasa, il governatore Hassan Joho che ostenta una scuderia di Ferrari da fare invidia alle più prestigiose teste coronate del globo. Posto che una Ferrari in Kenya, non riuscirebbe a percorrere più di 200 metri prima di andare allo sfascio, date le terribili condizioni della rete stradale. Con Joho, compete anche il suo collega confinante, Amason Kingi, anche lui dell’opposizione e al governo del distretto di Kilifi. Così come Sonko, pure Kingi è stato arrestato perché colto con le mani nel sacco, ma i due restano oggi saldamente al potere, mentre Joho se l’è cavata con una serie di accuse, poi svanite nel nulla.

L’anacronistica difesa dei malfattori

Il degrado degli slum del Kenya

Perché ogni scandalo di malversazione a danno del bene pubblico in Kenya finisce sempre nell’oblio? Innanzi tutto perché la società keniana è fortemente tribale e quando un furfante appartiene alla stessa etnia dei suoi sostenitori, viene sempre perdonato con estrema indulgenza, ma l’altra ragione (forse la più importante) è che è davvero difficile trovare un personaggio pulito nell’entourage governativo del Kenya. Prima di tutto perché se fosse pulito, non avrebbe avuto accesso alla carica e poi perché la corruzione è talmente estesa a tutti i livelli e così radicata nella filosofia del vivere, che abbattendo un corrotto, si scatenerebbe un effetto domino di proporzioni tali da far crollare l’intero apparato istituzionale ed è di poca consolazione che con qualche rara eccezione, come Ruanda e Ghana, gran parte dei Paesi africani soffrano delle stesse patologie.

Naturalmente, gli strenui difensori del Kenya, insorgeranno indignati di fronte alla situazione sopra espressa. Si tratta prevalentemente di assidui frequentatori delle aree balneari del Paese, una fascia costiera che si estende da Lamu fino ai confini con la Tanzania. Poco più 400 chilometri dei quali neanche la metà è convenientemente attrezzata per attività turistiche, ma per questi indefessi estimatori, il Kenya si ferma lì. Del resto del Paese, con una superfice grande una volta e mezzo l’italia, conoscono ben poco se non nulla, eppure lo magnificano e sentenziano come consumati esperti territoriali. Intanto il Kenya continua ad affondare…

Vai alla Home Page
“Italietta infetta, la voce di chi non ha voce”, iscriviti sul gruppo facebook cliccando qui

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *