Approfondimenti

“Io la denuncio” – Istruzioni per l’uso

Quante volte abbiamo sentito la frase: “Io la denuncio!”

La verità è che si tratta di una frase comune ma che la maggior parte di chi la pronuncia non ne conosce affatto il significato e non ha nemmeno la più pallida idea di che cosa comporti una tale iniziativa, nel caso che si decida sul serio di presentare una denuncia o querela che sia.

Ebbene prima di pronunciare una simile minaccia bisognerebbe immergere le mani in una bacinella colma di acqua gelida e contare almeno fino a 100 per abbassare i bollori e impedire il perpetrarsi di una sciocchezza che inizia solo con una minaccia ma che rischia di continuare con una gastrite, che potrebbe poi trasformarsi in ulcera e peggiorare fino a procurare malattie psicosomatiche e perfino morte per eccesso di bile.

La causa di questo decorso degenerativo della salute della persona offesa è la giustizia, sempre più nell’occhio del ciclone e sempre più inefficiente. Da anni si parla di 9 milioni di cause in corso ma sono sempre 9 milioni? Parliamo di cause civili o anche penali? Di cause in corso o di cause per le quali ancora non sono stati nemmeno aperti i fascicoli?   E’ un numero credibile o è solo un dato diffuso dai media per fare notizia?

Rappresentazione del Giudice Palamara

Lo scandalo delle Procure

Da qualche tempo si parla dello scandalo delle Procure che coinvolge Magistrati, Consiglio Superiore della Magistratura, Procure, Corte dei Conti e chi più ne ha più ne metta. E mentre per i più colti o per gli addetti ai lavori tutto è abbastanza chiaro non altrettanto lo è per i comuni mortali.

Chiariamo: le Procure si occupano di “Giustizia penale”. Ma come sono assegnati gli incarichi di Procuratore Generale della Repubblica l’abbiamo scoperto solo da poco e grazie al Giudice Palamara. In realtà è stata scoperta l’acqua calda: la spartizione delle cariche è sempre stata molto chiara, spesso con incarichi assegnati direttamente agli amici degli amici, ma spesso anche con finte votazioni vere e proprie, come avviene per l’elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, con le correnti maggioritarie che dettano condizioni ed eleggono chi hanno deciso.

Che una Istituzione come il Consiglio Superiore della Magistratura esista solo in Italia è di per se un’anomalia ma lo è ancor più la presenza delle varie correnti all’interno della Magistratura. La Giustizia, come tutti dovrebbero sapere, è il terzo Potere dello Stato, ed infatti da una rapida ricerca su google appare che i tre  Poteri fondanti dello Stato sono:

  • POTERE LEGISLATIVO: fare le leggi.
  • POTERE ESECUTIVO: farle eseguire.
  • POTERE GIUDIZIARIO: giudicare se la legge è rispettata.

Il primo si riferisce al Parlamento (Camera dei Deputati e Senato) che ha il potere di emanare le leggi. Il Secondo si riferisce al Governo e al Consiglio dei Ministri che le applica. Il Terzo ha il diritto di vita o di morte, e se tale potere è inquinato dalle pressioni ideologiche, e spesso di partito, è evidente che si possano creare interpretazioni dubbie su qualsiasi decisione a cui i Giudici possano giungere (le sentenze), considerando che le correnti nel seno dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) sono assimilitate in un sodalizio con i partiti che li rappresentano.

Una riunione del Consiglio Superiore della Magistratura

Diventa difficile, anzi impossibile pensare che “Magistratura democratica” e “Movimento per la giustizia”, oggi riuniti in una nuova corrente denominata “Area”, che “Magistratura indipendente”, dalla cui costola è nata “Autonomia & indipendenza”, e “Unicost”, possano essere totalmente indipendenti.

Ma i Giudici, come recita la Costituzione, non dovevano occuparsi di far rispettare le leggi?

Ed ecco che i proverbi che per tradizione non sbagliano mai ci ricordano che “Tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare!”

E così si scopre, a distanza di anni, che Berlusconi è stato solo una vittima del sistema, e che solo una parte politica, la sinistra, non ha capito che non bisognava essere dei geni per dare la giusta interpretazione all’avviso di garanzia emesso da Di Pietro nel 1994 e consegnato a mano a Berlusconi al G8 di Napoli. Solo che Di Pietro non ha avuto l’intelligenza, semmai ne avesse mai avuta, di comprendere che per colpire Berlusconi stava screditando un intero paese, oltre al Governo da questi rappresentato.

A. Di Pietro, G. Colombo e F. S. Borrelli ai tempi di Mani Pulite

Di Pietro, è l’emerito rappresentante della Giustizia, che, dimenticato dalla memoria storica degli italiani, aveva affermato che mai sarebbe entrato in politica, tanto che poi è stato il fondatore de “l’Italia dei Valori”, quelli con la “V” maiuscola come “Valuta”, quella di cui si è occupato da solo mentre i suoi vecchi compari di Mani Pulite, che solo oggi si scopre che tutti, in un modo o nell’altro, o anche solo in parte, fossero coinvolti nel grande disegno sovversivo di una Magistratura Autonoma, concepita come avrebbe dovuto essere in origine, ma con il chiaro, spudorato, intento di favorire uno schieramento politico: la sinistra, attaccando qualsiasi Governo che non fosse tale.

E Di Pietro che c’entra?

E mentre ci siamo chiariamo anche che è stata la sinistra becera che ha di fatto creato il Berlusconi martire. Quella sinistra che dimenticando di fare politica per il popolo si era abbattuta come un mannaia sul povero Cavaliere, iniziando una inesorabile discesa agli inferi. Chi non ricorda la Ilda Boccassini, compare del Di Pietro che non era necessario definirla di sinistra alla luce della sua“mission” che non è mai stata quella di fare giustizia ma di colpire Berlusconi in tutte le forme possibili. Innocente? Colpevole? Non spetta a noi poveri umani giudicare il Cavaliere, neanche a quelli che lo odiano svisceratamente e che rifiutano anche l’evidenza: centinaia di processi, indagini, udienze, tonnellate di carte e cartacce, migliaia di persone coinvolte, nelle intercettazioni. 24 ore al giorno di impegno di migliaia di persone per partorire, solo dopo anni e anni, la grande sentenza che finalmente lo condannava a raccontare barzellette ai malati di Alzheimer di una clinica di Milano.

“E io pago”, direbbe Totò.

Quanti milioni sono stati spesi non per fare giustizia ma per ragioni politiche, quanti altri processi più chiari e più immediati potevano essere condotti a sentenza, senza perdere il tempo di decine di Giudici impiegato a cercare di incastrare un avversario politico che la sinistra, senza più argomenti da anni, aveva tentato di distruggere grazie alle toghe amiche?

Non è importante oggi scoprire a quali correnti appartenevano i magistrati. Oggi serve solo chiedere che i poteri dello Stato, che dovrebbero rappresentare la voce della popolazione, mettano fine ad una delle pagine più oscure di questa malsana repubblica.

Rappresentazione del Cavaliere condannato a fare il buffone di corte

La corruzione di un Potere dello Stato, come la Giustizia, è il segno del decadimento dell’Italia. Uno dei Poteri di uno Stato in cui più nessuno ha fiducia, ai quali c’è da aggiungere la corruzione degli altri 2 poteri dello Stato. Questa è stata la rovina del Bel Paese, che non è affatto un formaggio. Tutti insieme, nessuno escluso, hanno offerto e ancora offrono, la peggior immagine possibile di un piccolo paese dalla grande storia, anche alle popolazioni aliene che un giorno dovessero visitare questo mondo marcio dentro e popolato da gente altrettanto marcia.La corruzione, il più grande male dell’Italia

La gente per bene è stanca, ma è talmente inetta che assiste impotente, continuando a vivacchiare nel proprio orticello, continuando a corrompere e farsi corrompere, continuando ad evadere nella certezza che in carcere non ci va più nessuno, continuando a frodare e commettere illeciti che tanto la Giustizia garantirà sempre i potenti e mai farà veramente giustizia.

Gli sviluppi che avrà il caso Palamara è ancora imprevedibile, ma lo scontro è ormai aperto, e se qualcuno pensa che finirà tarallucci e vino ci auguriamo vivamente che sia in errore. La gente comune comprenderà poco o niente di quello che sta accadendo, ma è importante che chi è al Governo comprenda invece che è ora di interrompere questi giochi di potere. Come?Con una  riforma della Giustizia radicale senza escludere neanche una probabile riscrittura della Costituzione. Ma chi dovrà riscrivere le regole?

Il grande quesito

Sarà in grado questo Governo giallo-verde di prendere iniziative così radicali? La più potente lobby d’Italia, massoni ancora più della P2, P3 e P4, che non sono affatto pneumatici Pirelli ma contenitori blindati da personaggi che non permetteranno mai a nessuno di mettere dei paletti alle azioni indiscriminate e impunibili di giudici corrotti, di altri incapaci ed inetti, di altri ancora talmente manipolabili dal potere politico o dai poteri economici da risultare praticamente invincibili? Sarà in grado questo Governo di ripulire i Ministeri dai Burocrati Onnipotenti di sinistra che creano trappole a chi Governa rendendo ingestibile l’intero paese?

Archivio della Procura di Bergamo

Se la Giustizia Penale merita doverose attenzioni come si fa a dimenticare che la Giustizia Civile opera in un mare di marciume ancora peggiore, che allontana gli investitori internazionali, che non rende affatto giustizia ai cittadini ma convive in una collusione sfacciata con il mondo economico, con le imprese, con i partiti, con i poteri forti dimenticando e perfino violando i diritti e perfino le leggi che gli stessi addetti ai lavori dovrebbero far rispettare, interpretando leggi e sentenze nella maniera più conveniente a chi è più vicino ad essi?A qualsiasi indirizzo politico i cittadini credano di appartenere, tutti indistintamente dovrebbero prima di tutto promuovere la chiarezza, la trasparenza conclamata dalle Istituzioni, perseguita a chiacchiere e mai veramente realizzata.

Giustizia Penale e Giustizia Civile sono amministrate allo stesso modo, colluse spesso con il beneplacito degli Studi Legali più potenti che condizionano e spesso scrivono e riscrivono essi stessi le sentenze al posto degli stessi Giudici. Sarà mai possibile una giustizia giusta in un paese dove i Giudici non sono mai responsabili delle loro decisioni e dei loro errori?

Un Giudice che emette una sentenza palesemente manipolata e male interpretata può essere mai tacciato di buona fede? A modesto parere di un cittadino che ha visto e vissuto abbastanza l’unica risposta possibile è:

“Un Giudice che erra volutamente, o che interpreta la legge in maniera errata, o che emette una sentenza evidentemente sbagliata o è colluso o è inetto.  E in un caso o nell’altro va punito, penalmente se è accertata la mala fede, e civilmente se i danni che arreca sono tali da richiedere un risarcimento che non è lo Stato a dover pagare ma lo stesso Giudice che sbaglia”

Per i professionisti esistono assicurazioni per la responsabilità civile. Esiste per i medici ed esiste anche per i commercialisti. Perché non per i Giudici?

Un Giudice inetto non va trasferito, non va demansionato, ma va punito perché è pagato per giudicare secondo le Leggi dello Stato e non per come egli stesso le interpreta o per l’amicizia con il Lotti di turno. E la pena andrebbe maggiorata, duplicata, moltiplicata perché ha abusato del potere conferitogli per fare business.

Perché la Giustizia va riformata al più presto

Ma che c’entra tutto ciò con l’innocente frase del titolo: “Io la denuncio”?

Se consideriamo che a questa minacciosa frase è spesso abbinata anche un’altra frase nota come  “Lei non sa chi sono io” si giunge all’equazione che se la denuncia è presentata da un personaggio pubblico, magari assistito da uno studio legale dal nome altisonante e ben inserito nei Tribunali, la denuncia avrà modo di andare avanti, nel caso contrario sarebbe un pò come attraversare l’Acheronte dantesco: “Lasciate ogni speranza voi ch’intrate…”  

Pochi conoscono le trappole create di proposito per il “popolino”. Chissenefrega di colui che litiga con il vicino di casa, delle ingiurie e offese subite con l’onta che andrebbe lavata con una denuncia, i Tribunali e le Procure mica sono delle lavanderie!

Qual’è la differenza tra denuncia, querela ed esposto che gli addetti ai lavori che hanno studiato cercherebbero di esporre con dovizia di particolari ma che alla gente comune gliene può fregare di meno? La gente vuole Giustizia, non chiacchiere, mentre di default tutte le denunce, ad eccezione di quelle presentate dagli amici degli amici, hanno la sorte segnata fin dal momento in cui ci si reca in una qualsiasi stazione dei Carabinieri o direttamente in Tribunale, o in Procura.

Ecco Popolo, se dovete presentare una denuncia ignobile, ridicola, insulsa, visto che l’estate tanto attesa è ormai giunta, è preferibile che andiate a farvi un picnic, che andiate al mare, in piscina o anche solo che andiate al diavolo, ma non andate a presentare denunce insignificanti, che hanno il solo potere di intasare una giustizia già intasata, sottodimensionata in termini di personale e di martiri oberati da pile di fascicoli in attesa di essere visionati insieme ad una quantità di compari esperti in burocrazia che studiano i sistemi per aggirare le stesse leggi che i Giudici dovrebbero poi  applicare.

Se però vi ritenete tenaci e impavidi è necessario sapere che la denuncia va presentata indicando tutti i dati di chi si intende denunciare, incluso data di nascita, indirizzo, magari codice fiscale e stato di famiglia, altezza, peso, colore degli occhi e dei capelli. E non importa se si è calvi, quando si chiede una nuova carta di identità c’è sempre il quesito che lascia un pò interdetti: “Di che colore ha i capelli?”. In mancanza di uno di questi requisiti la denuncia, che viene assegnata ad un GIP, GUP, o ad un Cip e un Ciop qualsiasi, nel migliore dei casi sarà trasmessa al settore “ignoti” che tradotto significa inviato all’anticamera dell’archiviazione. Che di fatto spesso avviene in tempi ristrettissimi, e spesso senza che l’incaricato ne abbia letto il contenuto.

Se volete evitare questo rischio bisogna espressamente citare che si intende essere avvisati in caso di proposta di archiviazione, appellandosi agli’art. 408 e 410 del Codice di Procedura Penale. E così accade che non potendola archiviare si scopre che infatti dopo mesi e mesi, fors’anche anni, ecco che giunge puntualmente la proposta di archiviazione a cui ci si può opporre nel tempo limite di 10 giorni.

Il sistema giudiziario si prende mesi per aprire il fascicolo, che dopo pochi minuti l’hanno già chiuso senza leggere il contenuto, ma a te povero essere appartenente ad un popolino senza diritti, a te che non puoi permetterti l’avvocato di grido, a te che di Giustizia non ne sai un tubo e che non sapevi neanche come presentare una denuncia, indipendentemente dagli abusi subiti, hai solo qualche giorno per opporti all’archiviazione.

E quant’anche dovessi riuscire a presentare l’opposizione nei termini stabiliti, crei un disguido che comporta altri mesi, forse anni di impegni a ignorare il fascicolo, che però un giorno o l’altro dovrà pur essere aperto per fissare un’udienza per valutare i motivi dell’opposizione all’archiviazione. Con l’effetto che dopo l’udienza il rischio è di attendere altri anni prima che il Giudice incaricato “sciolga la riserva” che tradotto significa attendere che si compiano i termini per mandare tutto in prescrizione.

La legge Pinto del 2001 nota per aver introdotto una norma chiara che pochi Tribunali applicano ma che di sicuro è totalmente ignorata dal Tribunale di Roma, parla di “ragionevole durata dei processi” e fissa in 3 anni la durata del 1° grado, 2 anni per il 2° grado, cioè il Ricorso alla Corte d’Appello, e 1 anno per il ricorso in Cassazione. 6 anni in totale che diventano una media di 9-10 anni, a significare che molte cause e processi si protraggono invece a tempo illimitato. Solo pochi procedimenti vengono definiti nei tempi indicati, o addirittura inferiori, a condizione che si intenda attaccare Salvini, la Raggi o personaggi in vista del mondo dello spettacolo, e a condizione che nel frattempo lo Studio Legale che vi assiste abbia già iniziato l’opera di dissanguamento.

Al momento gli unici dati ufficiali risalgono al 1° trimestre del 2018 dove risultavano in corso 1.520.599 processi penali e 3.587.589, per un totale di circa 5,1 milioni di procedimenti. Con la Giustizia lumaca nel frattempo saranno morti tutti coloro che aspettavano giustizia, molti si saranno già trasferiti su Marte e altri saranno scappati rendendosi irreperibili, tanto nessuno li cercherà, e i Giudici, integerrimi persecutori di una Giustizia che rispetta rigorosamente le leggi, ma solo quando vogliono, troveranno sicuramente una soluzione a quella che non sono riusciti a trovare gli studi legali dei loro amici.

I Giudici togati con i caratteristici ermellini ignorati dagli ambientalisti

Tutto quanto qui descritto è documentato da procedimenti che interessano direttamente l’autore, e forse qualche altro milione di persone, e che varrà la pena di raccontare perché, al di là della scenografia dei togati, con gli ermellini stranamente ignorati dagli ambientalisti, alla fine si trovano protagonisti di un serial all’americana, dove, come spesso si cita in Italietta Infetta, un giorno o l’altro anche coloro che oggi si sentono immuni potrebbero essere coinvolti in vicende di una Giustizia Infetta degna di una altrettanto Italietta Infetta.

Una risposta

  1. Non “più litigioso” (al limite, “polemicamente isterico”), ma “più servo”. Il servo che è colto sul fatto a difendere il padrone (che poi serve quello “di tutti”, che è lo staniero), non avendo altri mezzi per ribattere a chi osserva quanto egli sia servo, sbotta appunto con quella frase.

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