Politica

Incompetenza, illegalità, inganni, favoritismi e faziosità. Ecco come si manda in sfacelo un Paese

Così i giudici italiani legittimano il sopruso

Carola Rackete lo scorso giugno ha trasbordato un gruppo di persone, rivelatesi poi come al solito emigranti illegali, sulla nave al suo comando, la Sea Watch 3, di proprietà di un’organizzazione non governativa tedesca. Gli emigranti erano a bordo di un’imbarcazione di scafisti salpata da poco dalla Libia. Lei ha sostenuto di averli salvati da naufragio certo e che l’unico approdo sicuro in tutto il Mediterraneo era l’Italia. Perciò ha fatto rotta verso Lampedusa, incurante degli inviti a dirigersi verso i porti provatamente del tutto sicuri, e più vicini, della Tunisia e di Malta.

L’allora ministro dell’interno Matteo Salvini, con l’approvazione del governo, le ha però negato l’ingresso in porto. La situazione di stallo si è protratta per giorni finché Carola Rackete ha forzato il blocco e ha raggiunto il porto speronando, nel farlo, una motovedetta della Guardia di Finanza.

Ovviamente la donna è stata arrestata, ma il Gip di Agrigento, Alessandra Vella, con motivazioni pretestuose del tipo che effettivamente non ci sono altri porti sicuri nel Mediterraneo, parola dell’organizzazione non governativa Amnesty International, l’ha però scarcerata.

Nell’ordinanza di scarcerazione si legge che, siccome per l’indagata l’unico porto sicuro era Lampedusa, questo la esimeva dalla pena per gli atti di resistenza a pubblico ufficiale e di violenza nei confronti della motonave della Guardia di Finanza essendoci stata “costretta” per adempiere al suo dovere di portarci i naufraghi.

E l’Alta Corte di Cassazione, avvalla…

Il ministro dimissionario dell’Istruzione Lorenzo Fioraventi

La procura di Agrigento, presieduta dal procuratore Luigi Patronaggio, ha presentato ricorso in Cassazione e la Cassazione in questi giorni ha emesso la sua sentenza, respingendo inspiegabilmente il ricorso e dando ragione al Gip Vella: giusto quindi “salvare” delle persone che “potrebbero” naufragare. Giusto portarle a Lampedusa se in cuor suo il capitano della nave che li “soccorre” ritiene che sia l’unico porto sicuro. Giusto rischiare un incidente speronando una motovedetta della Guardia di Finanza o qualsiasi altra imbarcazione che dia fastidio mentre si forza un blocco… e pazienza se poi i presunti profughi dopo lo sbarco si sono subito per lo più dileguati andando ad aggiungersi alle centinaia di migliaia d’illegali sparsi per la penisola… poverina, come poteva saperlo Carola Rackete che non erano profughi in fuga da guerre e violenze?

Le motivazioni della sentenza della Cassazione saranno rese note entro trenta giorni. Non è questa la sola notizia sconcertante, per usare un eufemismo, di questo inizio di anno. L’altra è che Lucia Azzolina, uno dei due nuovi ministri chiamati a sostituire il dimissionario ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Miur, Lorenzo Fioramonti, ha niente meno che copiato parte della sua tesi di abilitazione all’insegnamento di sostegno. Si tratta di un elaborato di quarantuno pagine, una cosiddetta “tesina”, presentata nel 2009 alla Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario dell’Università di Pisa.

A scoprirlo è stato un docente di linguistica italiana all’Università di Cagliari, Massimo Arcangeli, messo in sospetto dopo aver letto e riconosciuto all’inizio della tesina una citazione da un noto testo trascritta senza virgolette. Il professore racconta di aver pensato in un primo momento che per qualche motivo fossero saltate le virgolette che indicano appunto una citazione. Avendo però verificato che mancavano in nota i riferimenti bibliografici del brano riportato, Arcangeli ha proseguito la lettura e ha riscontrato – così ha spiegato – che il 50 per cento delle prime tre pagine della tesina sono brani tratti da testi di autori riportati senza virgolette e senza citazione in nota né in bibliografia.

Titoli millantati e usurpazione degli altrui pensieri

La nuova ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che ha sostituito Fieramonti

La ministra 5 Stelle Azzolina ha replicato che sono tutte bugie e che non accetta di essere additata come un cattivo esempio: di dimettersi, come ha fatto ad esempio nel 2013 il ministro dell’istruzione e della ricerca scientifica tedesco Annette Schavan, per aver copiato la propria tesi di dottorato, non se ne parla. La portavoce del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura, Scienza e Istruzione, Vittoria Casa l’ha difesa dicendo che sono tutte bugie diffuse da Matteo Salvini e che quelle incriminate sono “definizioni prese da manuali diagnostici”, come se fosse legittimo riportare delle definizioni da manuali o da altri testi senza virgolettarle.

Il primo ministro Giuseppe Conte ha taciuto. Del resto, nel suo curriculum, si sono scoperti titoli inesistenti e tuttavia è al secondo mandato. Invece Valeria Fedeli, ministro del Miur dal 2016 al 2018 e attualmente senatore PD, aveva addirittura dichiarato di essere laureata in Scienze sociali mentre il suo era solo un diploma alla Scuola per assistenti sociali Unsas di Milano. Neanche lei si era dimessa, limitandosi a scusarsi per la sua “leggerezza”.

Per chi lo avesse dimenticato, il ministro Fioramonti ha dato le dimissioni a fine 2019 perché non ha ottenuto tutti i fondi che aveva chiesto, lui che voleva rivoluzionare l’insegnamento di tutte le materie in tutte le scuole di ogni ordine e grado per porre al centro lo sviluppo sostenibile e la decrescita felice.

Sede della Coca Cola a Nogara (VR). Ora il suo stabilimento di Catania, il cui indotto occupa circa 70 mila persone, si trasferirà in Albania

È lui che ha premuto per imporre una tassa sulla plastica, che mette in difficoltà le imprese del settore degli imballaggi (di cui il PD è contrario, visto che le aziende produttrici sono per lo più concentrate in Emilia-Romagna dove si è appena votato), e sulle bevande zuccherate.

Le nuove tasse (altra brutta notizia d’inizio 2020) hanno prodotto un primo effetto non auspicabile se non da parte di chi plaude e spera nella “decrescita felice”: la Coca Cola ha deciso di chiudere il suo stabilimento di Catania e di spostare la produzione in Albania, delocalizzandovi anche alcuni investimenti dapprima pianificati in Sicilia. La direzione del colosso internazionale, ha valutato che Sugar tax e Plastic tax costerebbero diciotto milioni su un fatturato di 115. Un impatto troppo negativo e insostenibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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