Politica

In fuga da guerra e fame con barboncino al seguito? L’ultima beffa al falso umanitarismo italico

Un deprimente primato europeo

Con gli arrivi delle ultime settimane, l’Italia ha superato in “accoglienza” la Spagna e persino la Grecia. Alla data del 27 luglio gli emigranti illegali sbarcati in Italia erano 12.010, in Spagna 9.270, in Grecia 10.785. Seguono Malta con 1.838 arrivi e Cipro con 468. Dall’inizio del 2020 sono entrati illegalmente in Europa 30.583 emigranti via mare e 3.842 via terra: in tutto 34.425 persone… e un cane.

La povera bestiola, un barboncino, ha attraversato il Mediterraneo portata da un gruppo di tunisini, otto uomini e tre donne: non perché troppo affezionati a lei per pensare di separarsene, ma perché, insieme agli zainetti, agli occhiali da sole, ai berretti e al cappello di paglia indossato da una delle donne, faceva parte della messinscena ideata per farli sembrare dei turisti una volta sbarcati. Non ha funzionato. La guardia costiera di Lampedusa li ha intercettati e adesso si trovano nell’hot spot dell’isola insieme ad altre centinaia di persone. Stando alle loro dichiarazioni, hanno acquistato la barca e sono arrivati a Lampedusa senza neanche bisogno di uno scafista.

Dalla Tunisia infatti è abbastanza facile raggiungere l’isola. Per questo da giorni arrivano di continuo piccole imbarcazioni, gommoni e barchini, con a bordo poche persone. L’hot spot in grado di ospitare 95 persone il 17 luglio ne conteneva 872 nonostante che pochi giorni prima 280 fossero state trasferite a Porto Empedocle.
Può darsi che anche i ”turisti” con il cagnolino decideranno di dichiararsi profughi e chiedere asilo come fanno quasi tutti gli emigranti illegali per non essere respinti.

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Forse sono già stati contattati dalle cooperative che prendono in carico i nuovi arrivati e li istruiscono su come si devono comportare e su che cosa devono dire ai funzionari che negli hot spot identificano e registrano gli emigranti illegali. La prima regola è non dire di essere emigranti in cerca di lavoro, ma profughi in fuga da qualche minaccia estrema. Se chiederanno asilo, allora sarebbe interessante sapere con quali motivazioni. La Tunisia non è in guerra, le minoranze etniche e religiose non sono perseguitate e neanche gli omosessuali. La povertà estrema è fuori discussione dal momento che sono stati in grado di comprare una imbarcazione.

Non solo la Tunisia non è in guerra, ma nei giorni scorsi l’Istituto nazionale di statistica, in collaborazione con la Banca Mondiale, ha pubblicato un rapporto nel quale si legge che l’economia si sta lentamente riprendendo dalla crisi economica causata dal Covid-19. L’88,7 per cento delle imprese è operativo, il 24,5 per cento non aveva interrotto la produzione anche durante il periodo di confinamento. Molte accusano seri problemi e si dicono preoccupate per il calo di fatturato a partire dallo scorso aprile. Tuttavia il 50,1 per cento delle aziende non hanno modificato l’organico. Da luglio inoltre il paese ha riaperto le frontiere internazionali e ha dato il benvenuto ai turisti stranieri.

Il 7 aprile l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, aveva telefonato al primo ministro tunisino, Elyes Fakhfakh, per congratularsi della sua recente nomina (l’incarico gli è stato attribuito il 28 febbraio 2020). Borrell aveva colto l’occasione per ribadire la solidarietà dell’UE al suo Paese. A riprova di ciò, l’UE ha accelerato l’erogazione di circa 250 milioni di euro a sostegno del bilancio tunisino per il 2020 in considerazione dell’emergenza Covid-19.

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L’Alto rappresentante inoltre ha informato il premier tunisino che il giorno successivo era previsto un incontro dei ministri europei dello sviluppo per definire “un approccio europeo comune a sostegno dei paesi partner” e gli ha confermato la volontà europea di approfondire il partenariato strategico tra UE e Tunisia. In Italia all’inizio della crisi Covid-19 aveva fatto discutere il contributo di 50 milioni di euro corrisposto a titolo di credito di aiuto alla Tunisia per sostenerne le imprese.

Dopo il leader della Lega Matteo Salvini che in visita a Lampedusa il 23 luglio aveva commentato “No, questa non è immigrazione umanitaria, ma business. E questo governo è complice degli scafisti”, è intervenuto il 28 luglio il senatore Enrico Aimi, capogruppo di Forza Italia in commissione esteri: “la situazione è fuori controllo, non più tollerabile, pericolosa ed economicamente insostenibile per l’Italia. Il governo alzi la voce e proceda con politiche serie di respingimento o, comunque, di rimpatrio immediato utilizzando traghetti sui quali trasbordare immediatamente i clandestini. Di Maio convochi senza esitazioni l’ambasciatore tunisino a Roma e, stanti i buoni rapporti e gli innumerevoli accordi commerciali in essere con l’Italia, si mettano in agenda anche serie politiche di rimpatrio. Nessuna nazione seria ha confini colabrodo, non presidiati e penetrabili come i nostri. Nel 95 per cento degli sbarchi irregolari non c’è alcuna ragione umanitaria. Adesso basta”.
Intanto la notizia corredata di immagini dei tunisini sbarcati con cane, zainetti e occhiali da sole ha fatto il giro del mondo.

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