Politica

Il sistema giudiziario italiano: una macchina infernale che produce ingiustizia

Uomo padrone

Matilde ha trentanove anni. Dodici anni fa, quando ne aveva ventisette, si è messa con Marco instaurando una stabile convivenza. Non si sono sposati perché il matrimonio sembra ormai appartenere a un’era lontana. Oggi si convive e basta, senza cerimonie, senza armonie d’organo, senza pranzi sfarzosi e senza luna di miele. Si convive come coppie di fatto e si fanno figli. Matilde e Marco, infatti, di figli ne hanno messi al mondo due: Lucia di undici anni e Sergio di sette. Non occorre più scambiarsi gli anelli, né pronunciare imperiture promesse di fedeltà, giacché la legge tutela ormi le coppie di fatto, al pari di quelle regolarmente coniugate. Tutela? Beh, vedremo come lo fa nella realtà, sia per quanto riguarda le prime, sia per le seconde.

Non passa molto tempo prima che Marco manifesti alcuni aspetti del proprio carattere, affatto rassicuranti. E’ un manipolatore, affetto da irresistibile logorrea, con tratti narcisisti e sindrome di onnipotenza. E’ permaloso, vendicativo e cova rancore con biliosa perseveranza. Neppure rinuncia a rendersi preda di una gelosia assoluta e possessiva che sfocia nella vera e propria patologia morbosa. E’ questa patologia che lo induce a proibire a Matilde di trovare quel lavoro che poteva garantirle la necessaria autonomia. Così, lei, si trova anche costretta a interrompere gli studi universitari nella facoltà di veterinaria, poiché Marco, benché sia già stata completata l’intera durata del corso, non tollera che lei frequenti il prescritto tirocinio, passo essenziale per accedere alla tesi di laura.

Matilde resta così relegata al ruolo di casalinga, accudendo ai figli e alla casa, ma questo non basta a smorzare l’insanabile inquietudine da cui Marco è posseduto. E’ un ingegnere meccanico e ha un discreto lavoro a tempo indeterminato presso una grande multinazionale, ma lui si mostra perennemente insoddisfatto. I suoi colleghi, i suoi capi e la stessa dirigenza aziendale, sono una massa d’incompetenti che non sanno valorizzarlo, né dare spazio alla sua genialità. Lui merita di più, molto di più! Così, pur godendo di uno stipendio decoroso, questo non appare sufficiente per il tenore di vita che giudica di meritare, ma a quel tenore, Marco, non intende rinunciare, perché lo ritiene un sacrosanto diritto che gli è stato usurpato.

Sovrastima e fallimento

Marco, allora, spende e s’indebita in modo sconsiderato e irresponsabile fino a dover ricorrere all’aiuto dei suoi anziani genitori per togliersi dai sempre più frequenti guai in cui si caccia, ma anche questo non basta alla sua ambizione. Lui sogna altissimi traguardi perché è assolutamente convinto del proprio estro e sa di meritarli. Nel suo incessante e accigliato cogitare, esamina, scarta e riesamina centinaia di possibilità, finché, una tra queste, sembra fornirgli l’illuminazione che cercava: aprirà una gastronomia di cibi italiani a Londra! Che idea mirabile! Nessuno ci aveva mai pensato! Che importanza ha se lui di gastronomia non sa un accidente e se la sua conoscenza dell’inglese è a livello elementare? La grande capitale britannica, in cui intende trasferirsi con la compagna e con i figli, sarà la generosa base del suo strepitoso successo.

Matilde non condivide questo progetto e si mostra preoccupata dalle sue intenzioni, ma lui non se ne cura. Che cosa può capirne lei di affari di quella portata? Il problema da risolvere è piuttosto un altro: come trovare i soldi per attuare il progetto? Ma la sua ecletticità non lo abbandona suggerendogli la più semplice delle soluzioni: si licenzierà da quella stupida azienda che non ha saputo valorizzarlo e userà la liquidazione per investirla nel nuovo gioiello londinese. Tutto pianificato, quindi, ora non resta che dare attuazione al tutto. Marco si licenzia; incassa la liquidazione; per eccesso di scrupolo accende anche un altro prestito bancario, per il quale fornisce scaltramente il proprio listino paga omettendo di dire che si è appena licenziato e inizia una fitta serie di viaggi a Londra per trovare un locale adatto, informarsi sulle normative che regolano la somministrazione di alimenti e individuare un alloggio in cui potrà vivere con la famiglia.

Presto alcune cocenti realtà cominciano a manifestarsi agli occhi di Marco. Londra straripa di gastronomie, ristoranti italiani e pizzerie. I continui spostamenti in metropolitana sono quasi più costosi dei taxi ed è meglio non parlare degli alberghi che hanno tariffe almeno doppie di quelli italiani. Bastano pochi mesi perché Marco, pur non avendo ancora combinato nulla, veda rapidamente esaurirsi il tesoretto di cui si era dotato e non ha alternativa se non rinunciare al progetto. Naturalmente non rientra a casa come uno sconfitto, perché ha trovato qualcuno cui attribuire la colpa dell’insuccesso. Un conoscente italiano residente a Londra che, a suo dire, doveva occuparsi della “logistica” e non l’ha fatto. Tanto basta a Marco per preservare il proprio ego intatto, almeno agli occhi di Matilde.

Il lupo perde il pelo, ma…

Quell’ego intatto, però, non serve a impedire che lui e la sua famiglia piombino per un intero anno nella più nera indigenza causa l’improvvisa e totale assenza di reddito, finché Marco è costretto a ingoiare il proprio smisurato orgoglio e con il cappello in mano si ripresenta al precedente datore di lavoro per chiedere di essere riassunto. La risposta che riceve è però negativa. In quell’azienda non c’è più posto per lui. Siamo nel 2017 quando infine sembra aprirsi uno spiraglio, anche se non quello che Marco si augurava. La sua azienda gli propone di trasferirsi nella loro sede cinese con un contratto temporaneo di tre anni. Non avrà più rapporti con la sede italiana, ma opererà alle dipendenze di quella cinese. Marco non ha alternative e accetta, ma passa un solo anno prima che il suo turbolento carattere riprenda il sopravvento e Marco, ancora una volta, rompe l’accordo e si licenzia.

Matilde non ne può davvero più di vivere nella costante incertezza cui l’irresponsabilità del compagno assoggetta lei e i figli, così gli annuncia la decisione di lasciarlo. Marco reagisce in modo sconsiderato. Prima la afferra per il collo tentando di strangolarla, poi simula un tentativo di suicidio attraverso il quale ottiene il risultato sperato: Matilde ne resta sconvolta e recede dalla sua decisione. Marco rientra in Italia e individuando alcune irregolarità nel precedente rapporto d’impiego, minaccia un’azione sindacale contro la sede italiana per cui aveva lavorato prima del fallito progetto londinese. Il ricatto funziona e l’azienda, pur se a torto collo, lo riassume, ma retribuzione e qualifica sono molto inferiori a quelle di cui godeva in precedenza. Non importa. Marco ha vinto ed è esultante. Riprende immediatamente la sua vita da nababbo, spendendo in modo dissennato a destra e a manca, accumulando incessantemente nuovi debiti.

E’ il settembre 2018 e Matilde, questa volta non ci sta. Inizia a cercare un lavoro e si affida a uno studio legale per le pratiche di separazione ricorrendo anche al tribunale competente perché si pronunci sull’assegnazione dei figli minori. Il giudice incaricato, però, fissa la prima udienza addirittura nel gennaio 2021! Ben sedici mesi dopo la volontà espressa da Matilde! Inizia così una coabitazione forzata che si protrae fino al settembre 2020. Un vero e proprio calvario durante il quale Matilde subisce ogni sorta di angheria. Marco interrompe immediatamente ogni forma di supporto alla compagna. Fa lui la spesa, ma solo per se stesso e per i figli. Matilde deve ricorrere all’aiuto dei propri genitori, anche per l’acquisto di un dentifricio. Nel frattempo Marco la riempie quotidianamente d’insulti; le impedisce l’accesso ad alcune zone dell’alloggio, che riserva esclusivamente a se tesso e la inonda di messaggi minacciosi in cui le impone, addirittura di farsi carico di metà delle spese di casa.

E’ tempo di vendetta e di Covid-19

Intanto la pandemia del Covid-19 dilaga nel Paese e trovare un lavoro si fa estremamente difficile. Perfidamente determinato, incapace di accettare di essere stato lasciato, Marco s’ingegna a creare ogni sorta di difficoltà a Matilde. Cambia la password alla stazione WIFI in modo che lei non possa più averne accesso; disdice la SIM card del suo cellulare, costringendola a cambiare numero; la esclude dal conto corrente comune e benché il contratto d’affitto dell’alloggio scada nel 2022, patteggia con il locatore affinché lo stesso termini nel settembre 2020. Lui, intanto, si è già segretamente trovato un altro alloggio. Il progetto di Marco è tanto trasparente quanto infame: Matilde si troverà senza soldi e senza casa e lui, disponendo di un alloggio, potrà anche sottrarle i figli. Una strategia attraverso cui si propone di annichilire totalmente Matilde, realizzando così il suo rancoroso bisogno di vendetta.

Matilde è però protetta dalla legge e dalle associazioni preposte alla sua tutela. Marco non può esentarsi dal sostenerla, almeno finché lei non sarà in grado di rendersi autonoma. E’ davvero così? Sì, lo sarebbe se elefantiaci disposti burocratici, non vanificassero, nei fatti, questo diritto che potrà essere riconosciuto solo quando il giudice emetterà una sentenza nel merito, cioè non prima del gennaio 2021. Nel frattempo Matilde dovrà arrangiarsi e anche morire di fame, perché l’ottusità burocratica non ammette deroghe. Lei, tuttavia, non disarma. Ricorre al “Telefono Rosa”, agli Assistenti Sociali, all’Acli e alla Caritas, ma senza ottenere nulla. Attraverso un patronato CAF tenta anche di ottenere il Reddito di Cittadinanza, ma il suo certificato ISEE è ancora insieme a quello del compagno e finché il giudice non disporrà diversamente, la situazione reddituale del nucleo familiare, esclude che lei possa accedervi.

Gli effetti dell’esecrabile sistema Italia

Gli assistenti sociali intervengono nel merito disponendo che, in attesa della pronuncia giudiziaria, i figli siano assegnati a entrambi i genitori a settimane alterne. Come Matilde provvederà ai propri bisogni e a quelli dei figli quando questi saranno assegnati a lei? “Noi ci preoccupiamo del bene dei minori – è la laconica risposta – gli aspetti economici devono essere definiti con accordo tra le parti, tramite i rispettivi legali, in attesa della decisione del giudice”. Quale accordo può essere definito se Marco, forte dell’inefficienza del sistema, rifiuta caparbiamente di adempiere il proprio dovere? Matilde, non potendo ricorrere ad altro, è rimasta, come abusiva, nell’alloggio familiare, sperando che lo sfratto non gli arrivi prima della sentenza di separazione, ma anche a questo riguardo, Marco non ha esitato a comportarsi da cialtrone. Ha disdetto tutte le utenze domestiche in modo che Matilde e i figli restino senza corrente elettrica e senza gas in piena stagione invernale.

Matilde ha così dovuto stipulare nuovi contratti a suo nome, subendo comunque una penosa interruzione dei servizi per alcuni giorni. Ogni tentativo di anticipare l’udienza, causa la situazione emergenziale in atto, è stato vano. Matilde e i suoi bimbi vivono, dal settembre 2018, grazie al costante supporto dei genitori materni che percepiscono una pensione di soli mille euro e che per garantire questo sostegno hanno dovuto accendere un prestito tramite la cessione del quinto, nella speranza che la somma ricevuta sia sufficiente fino alla pronuncia della sentenza, ma che ne sarebbe di Matilde e dei bambini se questo supporto non ci fosse stato?

Quante Matilde si trovano vittime di questa infernale macchina burocratica che dispensa tutto, fuorché giustizia? Quanti diritti vengono calpestati da un sistema farraginoso che finanzia migliaia di enti inutili (centri per l’impiego, navigator, servizi sociali, CAF, ecc.) senza salvaguardare mai i diritti dell’individuo?

Come possono dormire sonni tranquilli questi onnipotenti magistrati che decretano disinvoltamente la rovina e la sofferenza di esseri umani, dai cui diritti si tengono sempre a siderale distanza?

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