Approfondimenti Inchieste

Il potere dei predatori sessuali in clergyman e dei loro autorevoli protettori

Dai roghi dell’inquisizione all’abuso di minori

Appartengo a una famiglia che da innumerevoli generazioni è sempre stata profondamente cattolica. Da bambino facevo il chierichetto e oltre a servire messa, accompagnavo il parroco in giro per il mio quartiere a dispensare le benedizioni pasquali. Ero molto orgoglioso di quegli incarichi e mentre facevo coscienziosamente oscillare il turibolo di fronte all’altare, spargendo intorno intensi effluvi d’incenso, mai avrei pensato che un giorno, mi sarei trovato a dover scrivere quest’articolo. Meno che mai se lo sarebbe aspettato mia madre e forse il dolore per la sua prematura scomparsa, è un po’ attenuato dal fatto che lei non possa più leggerlo, perché ne resterebbe certamente sconvolta.

E’, infatti, devastante per un fervente cattolico, doversi confrontare con i turpi comportamenti che da secoli e secoli, hanno afflitto l’immagine della Chiesa di Cristo, ma occorre ricordare che la Chiesa, non è la religione. La Chiesa è un organo temporale, affidato alla fallacità degli uomini, mentre la religione è (per i credenti) un riferimento fideista e metafisico la cui spiritualità ne mantiene intatta la purezza. E’ perciò un intollerabile errore che, nell’errata intenzione di proteggere questa purezza, si coprano e si avvallino i misfatti di alcuni suoi sedicenti ministri. Anzi, non si tratta soltanto di un errore, ma di un vero e proprio crimine.

Il primo rilievo da fare è che la Chiesa è straordinariamente potente. Più potente delle nazioni più potenti del mondo. L’immenso assetto finanziario; la massiccia presenza in ogni angolo del mondo; la ferrea influenza sui propri fedeli e l’efficace potere di condizionamento sull’apparato pubblico (ancorché laico) la rendono un’invincibile struttura, con cui è quantomeno avventato confrontarsi.
Il primo Papa che ha finalmente mostrato di voler agire contro le dilaganti tendenze pedofile all’interno della Chiesa, è stato Joseph Ratzinger, seguito poi sulla stessa linea, anche da Papa Jorge Bergoglio, pur se (come vedremo più avanti) con qualche passo falso.

Si squarciano i veli sulle disgustose perversioni all’interno della Chiesa cattolica

Il coraggioso team di giornalisti del Boston Globe che ha svelato lo scandalo sulla pedofilia del clero

Eppure, di queste disgustose perversioni, si è iniziato a parlare pubblicamente, solo una quindicina di anni fa, quando i danni causati avevano già raggiunto livelli disastrosi. A squarciare il velo su tutte le nefandezze, le disgustose omertà e le palesi collusioni, legate a quest’aberrante fenomeno, è stato un gruppo di coraggiosi e determinati giornalisti di una testata americana: il “Boston Globe”. Una pubblicazione minore, prevalentemente relegata allo Stato del Massachusetts, che con i suoi 230 mila lettori, non poteva certo competere con giganti dell’editoria americana, come “USA Today”, che con una tiratura di un milione e 600 mila copie, detiene la leadership nazionale. Ma pur dalla sua modesta posizione di decima testata del Paese, il Boston Globe, innescò uno tsunami che coinvolse rapidamente l’intero pianeta.

Se i primi colonizzatori britannici, portarono nel nord del nuovo continente, il ceppo della religione anglicana, coloro che vi si aggiunsero, agli albori del ‘900, erano irlandesi, scozzesi, italiani e latino-americani, tutti di fede prevalentemente cattolica. Questo ha fatto sì che nell’America odierna, i seguaci della Chiesa Romana, rappresentino una percentuale media del 36 per cento, soprattutto concentrati a New York, Pittsburgh e Boston, ma è quest’ultima città che con una percentuale del 60 per cento detiene il primato nazionale di presenza cattolica. Va da se che anche la maggioranza dei lettori del Boston Globe, ha lo stesso orientamento religioso e questo rende l’iniziativa del giornale in questione, ancora più coraggiosa.

Sordo alle varie pressioni, alle velate minacce e ai molti tentativi di depistaggio, il Boston Globe, portò alla luce tutti gli orrori di un sistema putrescente, in cui forze di polizia, procuratori e giudici, soggiacevano alla volontà della Chiesa, occultando gli scandali che coinvolgevano i suoi prelati. Interi fascicoli sparirono dagli archivi, altri furono illegittimamente secretati e in molti casi fu lo stesso potere giudiziario che si rese intermediario per comprare il silenzio delle vittime con generose offerte attinte dai forzieri della Chiesa. Il tutto allo scopo di non danneggiare l’immagine della più alta istituzione religiosa, fondata da Pietro, su diretto mandato di Cristo.

Tutti i dati degli intollerabili soprusi

Da Boston, lo scandalo si propagò nel mondo come un virus inarrestabile e il drammatico consuntivo delle centinaia d’inchieste che furono avviate, portò ad accertare, secondo un’indagine svolta dalla “Royal Australian Commission”, che la presenza di preti pedofili nel mondo sfiorava un drammatico 7 per cento di tutto il corpo clericale maschile. Questo dato, stando al rapporto di Richard Sipe, psichiatra e ricercatore dell’Università del Maryland, fa ritenere che le vittime di tali abusi sfiorerebbero i tre miliardi, mentre secondo la più cauta analisi di Andrew M. Greeley, professore di sociologia all’Università di Chicago, queste ammonterebbero a “sole” 500 mila. Non si tratta di una differenza da poco, ma può essere utile rilevare che, mentre Sipe, assume che ogni prete pedofilo abbia abusato di 250 minori, Greeley (appartenente a un ordine religioso), ne ipotizza solo 50. Altra cosa da rilevare è che la suddetta indagine è stata eseguita solo su nove Paesi: Australia, Belgio, Canada, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Polonia e USA.

Quindi, qualunque sia il valore che si preferisce assumere, lo stesso non può che configurarsi in un dato meramente indicativo e del tutto insignificante nel contesto mondiale.
Ma come si pone l’Italia in questa, pur se parziale, classifica?

La risposta è piuttosto amara: tra le nove Nazioni di cui sopra, è l’Italia a indossare la maglia nera, con un totale di 877 mila bambini abusati (secondo Sipe) e 175 mila (secondo Greeley).
Sarà perché in Italia c’è una maggiore concentrazione di prelati? Sarà perché dall’analisi sono esclusi paesi arabi, asiatici e africani, in cui l’abuso di minori è più disinvoltamente praticato?

Qualunque sia la ragione, resta il fatto che nell’ambito analizzato, è il nostro Paese che sale in testa a quest’indegna classifica e questo deve farci riflettere, ma soprattutto deve far seriamente riflettere i piani alti del Vaticano.

Come alte autorità ecclesiastiche hanno tentato di coprire gli scandali

L’Arcivescovo di Boston, Bernard Francis Law, indefesso occultatore della pedofilia all’interno della sua arcidiocesi

Quanto detto fin qui, non tende certo a demonizzare l’intero corpo ecclesiastico. Del resto, pur accettando l’ipotesi che un 7 per cento dei preti siano pedofili, resterebbe pur sempre un 93 per cento che non lo sono. Tuttavia, neppure si può fare forfait di coloro che – soprattutto nelle alte cariche – hanno coperto gli abusi e i loro esecutori. Hanno mercificato le loro colpe per tenerle nascoste e – soprattutto – non hanno liberato la Chiesa da queste anime dannate, ma si sono limitati a blande misure, come trasferirli in un’altra diocesi o assoggettarli a temporanee sospensioni per “ragioni di salute”.

Anche il Vaticano, sede suprema della Chiesa di Cristo, sapeva e ha taciuto per decenni, favorendo l’opera di occultamento posta in atto dai suoi più titolati vicari. Tutto questo non può che essere definito vergognoso e rende davvero difficile amare e identificarsi in questo tipo di Chiesa.

Il cardinale di Boston, Bernard Francis Law, ha mostrato una tenacia e un’abilità da primato, nell’assicurarsi l’alleanza degli alti poteri dello Stato. Grazie a loro è riuscito a far scomparire dossier, denunce e rapporti di polizia che gli risultavano scomodi. Grazie a loro, ha permesso che la metastasi della pedofilia si diffondesse ovunque e che le disgustose perversioni di alcuni suoi sacerdoti, continuassero a essere soddisfatte a danno d’innocenti creature, circuite con falsa affabilità e intimidite dal riverenziale rispetto riservato agli uomini di Dio. Un simile cardinale non è certo da assolvere, perché non è meno colpevole dei predatori che ha protetto. Eppure ha ripetutamente rifiutato di dimettersi, finché, nel 2002, ha dovuto cedere alle pressioni del Vaticano e ha lasciato l’incarico, ma Papa Francesco, ha comunque deciso di riservargli una ritirata onorevole, nominandolo “Arciprete Onorario della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma” e alla sua dipartita avvenuta nel 2017, all’età di 86 anni, anziché tributargli una sobria cerimonia di commiato, gli ha riservato funerali solenni nella basilica di San Pietro alla presenza di autorità politiche e vari ambasciatori, tra cui anche quello americano.

Non è solo la pedofilia a tradire il voto sacerdotale

Il frate congolese, Padre Graziano e la sua vittima-amante Giuseppina Piscaglia

La scelta di Papa Francesco ha provocato un mare di polemiche e un profondo sconcerto nel mondo cattolico. Del resto, non è la prima volta che gli obblighi del sacerdozio vengono palesemente violati, senza che il Vaticano adotti adeguate misure. Sì, perché come trasgressione a questi obblighi, non c’è solo la pedofilia – che è comunque un grave reato per la legge degli uomini – ma anche varie trasgressioni al voto di castità che è un importante voto sacerdotale.

Gratien Alabi Kumbayo – in “arte” Padre Graziano –  il frate congolese, condannato nel gennaio 2019, in via definitiva dalla Cassazione a 25 anni di carcere per l’omicidio della sua vittima-amante, Guerrina Piscaglia, è tuttora un prete che conserva il pieno diritto di dire messa, confessare e dispensare i sacramenti. Eppure non si tratta solo di aver violato il voto di castità, con varie e profumatamente pagate prostitute, ma di aver assassinato una povera donna che risultava ingombrante per i suoi oscuri progetti.

Ma il silenzio della Chiesa si estende anche alle suore di clausura rimaste incinte e alle malversazioni di alcuni parroci che usano le offerte dei fedeli per giocarsele al casinò o spenderle nel meretricio.
Insomma, che Chiesa e mai questa? Non è forse una Chiesa i cui ministri verrebbero frustrati da un ritorno del Messia, com’era avvenuto per i farisei nel tempio di Gerusalemme?
Eppure, non solo nell’apparato ecclesiale, ma anche tra molti fedeli, prevale il convincimento che della Chiesa “non si debba mai parlare male”.

La protezione omertosa che favorisce la reiterazione degli abusi

Don Paolo Glaentzer, Il prete di Calenzano (Firenze) condannato per aver abusato sessualmente di una bimba di dieci anni

Qui, però, non si tratta di parlare male, ma di affermare la verità.
“A chi scandalizza questi bimbi che credono in me, è meglio che gli si metta una macina da mulino al collo e lo si getti in mare”, così disse Gesù agli apostoli, eppure un amico missionario che ha passato la vita nelle asprezze della terra d’Africa, per poi renderla a quel Dio al cui servizio aveva operato, neppure lui aveva saputo resistere a proteggere la “sua” Chiesa e pur condannando la pedofilia praticata da alcuni confratelli, mi disse: “Non sono solo i cattolici a farlo. Nel mondo islamico è molto peggio. Ci sono Imam, Mufti, Califfi e Mullah che la praticano apertamente. Tutto il mondo è paese”.

A lui ha fatto eco, pochi mesi fa, un altro prelato americano, il reverendo Richard Bucci, della Chiesa del Sacro Cuore di West Warwick, che se n’è uscito con questo  sconvolgente commento: «La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì».  Tutto questo dovrebbe rassicurarci?

Tra le centinaia di migliaia di bambini che sono diventati oggetto delle sozze pulsioni di sacerdoti indegni, molti ne sono usciti distrutti. Alcuni, crescendo, sono approdati alla droga, altri non hanno saputo identificare la propria sessualità e altri ancora si sono tolti la vita.
Ma quel che è peggio, è che la pedofilia in ambito clericale, non accenna a ridursi, anzi, sembra che più viene scoperta e condannata, più le file dei suoi cultori crescono e producono teorie auto-giustificanti.

Uno degli esempi più recenti lo fornisce Don Paolo Glaentzer, di Calenzano (Firenze), arrestato nel giugno corso perché sorpreso a bordo della propria auto in atteggiamenti intimi con una bimba di dieci anni, si difese dicendo: “Credevo fosse una quattordicenne”. La condanna a soli cinque anni di carcere, ha creato profonda indignazione nell’opinione pubblica.
Tutto questo è davvero un ben squallido risultato per i sedicenti pastori di anime e per i loro augusti protettori!

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