Politica

Il novello Lazzaro Mattia Santori tenta un’improbabile resurrezione con l’aiuto delle sue sardine

Editoriale
Franco Nofori
21/06/2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

Strategia autocelebrativa

L’autostima è certamente utile a rafforzare personalità e carattere, soprattutto quando ci si accinge ad affrontare battaglie politiche e sociali di alto rilievo, ma quando l’autostima si basa sul nulla, diventa un mero espediente auto-celebrativo per nascondere gravi patologie narcisistiche. E’ questo il pathos che ha portato il leader delle sardine, Mattia Santori, a candidarsi a sindaco di Bologna? Forse questa esaltazione è il frutto del libro nato all’interno del suo movimento che lo celebra come un novello Che Guevara, votato alla salvezza del mondo. “Mattia è un sognatore – si legge nel testo – un vulcano d’idee e di emozioni, di visioni prospettiche. Una persona sensibile e coriacea al tempo stesso che empatizza le sofferenze altrui e si batte allo stremo per una giusta causa”. Insomma, osserva un po’ cinicamente un editoriale di Libero: “Avevamo un Ghandi in casa e non ce n’eravamo accorti!” mentre Nicola Porro, nel suo programma “La zuppa di Porro”, è molto più lapidario: “Le Sardine fanno la biografia del loro leaderino, ma è meglio che cambino pusher…”.

In una cosa sicuramente eccelle il giovane Santori e dobbiamo dargliene atto: quella di sapersi esibire in un impenetrabile ermetismo. A chi gli chiedeva, quale sarebbe stata la sua strategia post-Covid, lui rispondeva così: “I pesci sono sempre in movimento, possono cambiare habitat ma senza perdere la capacità di leggere le mareggiate. Noi siamo portatori di un sentimento alternativo che non si è affatto esaurito, che crede nella prossimità della politica, ma che può vivere solo se portato avanti da una collettività. Le Sardine sono state un esame di coscienza collettivo, ora bisogna metterci la faccia. Noi ce l’abbiamo già messa, vediamo se al prossimo invito qualcuno ci farà compagnia”. Tutto chiaro, no? Ora basterà seguire queste illuminate indicazioni per uscire indenni dai disastrosi effetti pandemici. Qualcosa mi ricorda i cineforum degli anni ’70 quando, dopo aver assistito alla proiezione di un film di Ingmar Bergman (senza averci capito una fava) uscivamo tutti ostentando un austero e ispirato silenzio, nel terrore che qualcuno ci sollecitasse qualche commento.

Vinca il peggiore!

Il sondaggio di RAI 3 sulla candidatura di Mattia Santori a sindaco di Bologna

Santori – dobbiamo dargliene atto – in questo ermetismo mostra un’attitudine olimpionica. Nessuno riesce mai a capire un accidente di ciò che lui aulicamente afferma e forse, per un ammirevole senso di coerenza, non ci capisce un accidente neppure lui, ma il suo stoicismo non gli permette mai di arrendersi e quando le domande perché chiarisca il suo pensiero si fanno troppo incalzanti, si defila sdegnato da una siffatta ignorantaggine, lasciando l’incauto interlocutore totalmente disorientato.  Candidandosi alla guida di Bologna, lui non ha dubbi di esserne più che qualificato e se i sondaggi, come mostra la tabella qui sopra, esprimono un’opinione largamente contraria – anche in seno a quell’adorato PD, cui lui s’ispirava – a suo vedere non si tratta d’altro che dei rigurgiti di un volgo privo di sensibilità verso il suo elevato pensiero. “Perdona loro perché non sanno quello che fanno” verrebbe da dire, parodiando una molto più elevata intuizione, alla quale Santori pare volersi ispirare.  

Ma se il movimento delle sardine si è quasi totalmente estinto per un fenomeno d’implosione, ecco che l’eclettico leader tenta di richiamarlo in vita con lo strumento che – ne è certo – gli fornirà l’appoggio di PD e 5 Stelle: l’implacabile denigrazione del leader della Lega, Matteo Salvini. Quella battaglia è forse l’unico proposito che non si nasconde dietro l’indecifrabile forma espressiva del giovanotto emiliano. Il suo attacco è duro, dispregiativo e costante. Salvini è il mostro da abbattere a ogni costo. E’ lui il feroce nemico di quell’idilliaca società perseguita da Santori, anche se mai compiutamente illustrata. E’ lui, l’orco che attenta biecamente ai principi del diritto egalitario. “Delenda Salvini” è quindi il motto delle sardine. Del resto, in un’Italia in cui ignoranza e incompetenza appaiono le irrinunciabili condizioni per diventare ministri, anche un semisconosciuto Mattia Santori, non rischia di sfigurare. Sarà una feroce battaglia tra mediocri e dunque: che vinca il peggiore!

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