Politica

Il novello e truce Sultano turco che minaccia l’indipendenza dell’Europa

I precedenti storici

Nel giorno di Pasqua del 1453, il Sultano dell’Impero Ottomano, Mehemmed II, pose sotto assedio Costantinopoli, ultimo e potente caposaldo cristiano ai confini tra Occidente e Oriente.
Alla scissione del Sacro Romano Impero, avvenuta circa tre secoli prima, era nata la religione greco-ortodossa con sede a Bisanzio, poi commutata in Costantinopoli, dal nome dell’ultimo imperatore romano d’Oriente, Costantino XI. Nonostante le forze inviate da alcuni paesi europei, grazie ai buoni rapporti mantenuti tra Costantino e la Chiesa di Roma, la città, pur se strenuamente difesa dai soldati genovesi, al comando del capitano Giustiniani, dopo due mesi di sanguinosi conflitti, cadde infine sotto il dominio degli ottomani e cambiò definitivamente il proprio nome in quello dell’odierna Istanbul. Per Mehemmed fu un insperato successo, dopo ben ventitré precedenti tentativi falliti da parte dei suoi antenati.

Fu quella una vittoria paradossalmente favorita da due rinnegati cristiani: l’ungherese Urban, grande esperto d’ingegneria militare, che si vendette alla causa islamica per una somma stratosferica. Urban dotò le forze ottomane di settanta enormi cannoni che resero possibile il crollo delle poderose – e fino a quel momento inviolate – mura di Costantinopoli. L’altro rinnegato, fu Lomellini, governatore della colonia genovese di Galata, la cui fortezza controllava l’ingresso al Bosforo. Lomellini, tradì le forze cristiane rivelando le loro strategie difensive al Sultano. Non fu tuttavia una vittoria facile per le truppe islamiche che pur forti di 80.000 uomini, contro i soli 8.000 cristiani, lasciarono sul campo quasi la metà dei loro effettivi, grazie all’incredibile coraggio e alla maggiore competenza guerriera degli avversari. Anche i giannizzeri, truppe d’élite del sultanato, furono sterminati come fuscelli.

Quanti errori può permettersi questa Europa?

La splendida Basilica di Santa Sofia a Istanbul (già Costantinopoli) ultimo baluardo cristiano tra Occidente e Oriente, oggi trasformta in Moschea

Quanti prezzolati traditori come Urban e Lomellini, sopravvivono nell’odierna Europa, pronti a vendersi al nuovo conquistatore ottomano, Recep Erdogan? Infatti, l’attuale leader turco è il non meno egemonico Sultano del 21° secolo, che mostra gli stessi propositi di predominio, messi in atto dai suoi predecessori.
Questo è il problema che il mondo libero deve porsi, mentre l’islamismo più fanatico già dilaga e miete vittime entro i propri sempre più fragili confini. Troppe volte un’Europa servilmente accomodante ha strizzato l’occhio a Erdogan, nonostante la costante islamizzazione del proprio Paese e le continue interferenze geopolitiche nelle aere più sensibili del medio-oriente e dell’Africa, giungendo al più recente e proditorio oltraggio di trasformare in Moschea l’antica Basilica di Santa Sofia che per 1500 anni è stata l’emblema del cristianesimo ortodosso nell’aerea balcanica.

In quest’ultimo secolo, un Occidente scapestrato e sprovveduto, di tragici errori ne ha collezionati molti. Ha assistito passivamente all’ascesa del Terzo Reich, decidendo d’intervenire troppo tardi e scatenando così una guerra devastante, che ha coinvolto l’intero pianeta; ha tollerato e perfino favorito, il predominio economico cinese; ha dato vita a conflitti dagli esiti catastrofici in Iraq, in Somalia, in Libia; ha promosso l’ascesa del fondamentalismo islamico in Iran; ha tollerato e anche sostenuto economicamente il folle regime nord-coreano, fino a farlo diventare una pericolosa potenza atomica… Nei confronti della Turchia, non è stato meno dissennato. L’ha ammessa nel Patto Atlantico della NATO e ha addirittura considerato un suo ingresso nell’Unione Europea.

I progetti del novello Sultano ottomano

Bombardamento turco sull’abitato curdo in Siria

Eppure, la Turchia di oggi, a guida Erdogan, è una bomba innescata nel cuore del mondo libero. Già quando non era ancora giunto alla carica di primo ministro, ma ricopriva quella di sindaco di Istanbul, Erdogan aveva messo in allarme le istituzioni laiche del Paese, vietando la vendita di alcolici nei bar cittadini e nei ricevimenti dichiarando: “Di questa città, non sono solo il sindaco, ma anche il suo Imam”. Manteneva stretti rapporti con Sheik al Murabit, un acceso islamista che perseguiva la ricostruzione dell’Impero Ottomano e rilanciava la lotta contro il capitalismo occidentale. Nel 1998, in una Turchia, allora ancora votata al laicismo, dovette dimettersi da sindaco e fu condannato a dieci mesi di carcere, per aver promosso il fondamentalismo islamico, tramite questa pubblica dichiarazione: Le moschee sono le nostre caserme! I minareti sono le nostre baionette! Le cupole sono i nostri elmetti! I fedeli sono i nostri soldati. Allahu akbar! Allahu akbar!”

Il recente potenziamento militare della Turchia, la rende sempre più pericolosa per il mondo libero, ma sta anche creando danni interni davvero devastanti. Nel 2019, il Paese, ha subito un’inflazione del 20 per cento e un tasso di disoccupazione del 15 per cento, pur se stiamo parlando di un periodo non ancora sfiorato dalla catastrofe della pandemia Covid. La Turchia più evoluta e scolarizzata si sta tenacemente opponendo alla presidenza di Erdogan. Infatti, nelle elezioni del 31 marzo, il suo partito ha perso le più grandi città del Paese: la capitale Ankara, Izmir, Antalya, Adana, Diyabakir e la stessa Istanbul. Per Erdogan dev’essere stato un vero e proprio shock giacché lui stesso aveva detto: “Se perdiamo Istanbul, significherà aver perso la Turchia”.

La debolezza paga sempre il prezzo più alto

Istanbul: donne turche dimostrano contro il regime di Erdogan

Eppure, il novello Sultano ottomano, resta ben saldo al potere. Reprime il dissenso interno con la forza. Tratta l’Occidente con compiaciuta tracotanza e lo sostituisce intervenendo in quelle aree che erano prima di competenza europea. L’Italia di Giuseppe Conte & Co. ha dovuto genuflettersi a lui, per la liberazione di Aisha Costanza Romano e accettare di essere soppiantata nella gestione del problema libico. Ha riaffermato la propria totale sovranità sull’isola di Cipro, riaprendo il contenzioso con la Grecia e facendo minacciosamente transitare le proprie navi in prossimità delle coste elleniche. Ha liberato le decine di migliaia d’immigrati ospitati presso i propri centri di accoglienza e – incurante di essere stato profumatamente pagato da un’Europa imbelle, per tenerli in custodia – li ha ammassati ai confini greci, favorendone addirittura la violazione.

Fino a quanto devono spingersi l’ignavia e l’imbelle tolleranza di quell’Europa che un tempo era il faro della democrazia, della libertà e del diritto? La pacifica convivenza è sempre un traguardo auspicabile, ma deve realizzarsi attraverso il rispetto di regole paritarie e non con la costante e passiva remissione alle prepotenze altrui, oppure dobbiamo rassegnarci all’ascesa di nuovi Hitler e Stalin con annessi disastri che i loro regimi hanno inflitto al mondo.

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