Politica

I voraci parassiti dell’AICS, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo

Chi conosce l’AICS?

Con questo articolo, riprendo la cronaca dell’annosa battaglia intrapresa da Massimo Tumolo, il fondatore di questo giornale, oggi scomparso, contro le potenti istituzioni dell’apparato pubblico, con lo scopo di dimostrare quanto esse diventino autoprotettive, ove vengano toccati gli alti funzionari che le dirigono, al punto da obliterare anche i più eclatanti casi di corruzione di cui questi si sono macchiati.
Oltre al nostro compianto Max, gli attori della vicenda che riferirò di seguito, sono tre: l’ex direttrice dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo (AICS), dott.ssa Laura Frigenti, iI dott. Vincenzo Racalbuto, responsabile della sede di Khartoum della stessa agenzia e il dott. Gianpietro Testolin, presidente della Commissione AICS per la selezione dei cooperanti. E’ utile precisare che l’AICS è un organo che fa parte del nostro Ministero per gli Affari Esteri e per la Cooperazione Internazionale (MAECI).

L’AICS, pressoché sconosciuto dalla gran parte degli italiani, ha il compito di andare in giro per il mondo, elargendo il denaro dei contribuenti, per riscattare le situazioni di disagio che vi trovano. Uno scopo nobile, non c’è dubbio. Peccato che spesso, questo generoso e umanitario intento, si trasformi in un’indegna mangiatoia a esclusivo uso di chi dovrebbe gestire la supposta elargizione. Verso la fine del 2016, Max, portò alla luce una frode di 636.255 euro relativa a un progetto in Liberia, progetto il cui bilancio era stato approvato proprio dall’AICS, ma questo non fu il solo scandalo attribuibile ai cosiddetti “sforzi umanitari” perché, allo scopo di venire in aiuto ai diseredati del Sudan, lo stesso dott. Racalbuto realizzò un progetto per la produzione di 40 Kg di fagiolini che, a conti fatti, finirono per costare al contribuente italiano la trascurabile somma di 75.800 euro al kg !!

Gli intoccabili del pubblico apparato

Il dott. Vincenzo Racalbuto direttore dell’AICS del Sudan

Entrambe queste frodi sono ormai da quattro anni all’esame della Corte dei Conti, mentre il dott. Racalbuto continua indisturbato ad attendere alle proprie funzioni per l’AICS. Come sottrarsi al sospetto che il proposito del nostro apparato giudiziario sia quello di temporeggiare fino al raggiungimento della prescrizione?
A fronte di queste iniziative, era fatale che Massimo Tumolo, finisse per crearsi non pochi nemici all’interno dell’istituzione per cui operava, così, quando poco dopo aver portato alla luce i suddetti scandali, Massimo partecipò a un bando per l’assegnazione di un nuovo incarico, la selezione fece emergere due candidati: lui e un altro funzionario che – ovviamente – ottenne la preferenza, ma a questo punto si verificò un fatto inatteso: il candidato prescelto rifiutò la nomina perché, nel frattempo, si era già impegnato in altre incombenze. Quindi la nomina in questione, si trasferiva automaticamente su Massimo Tumolo, ma non fu così perché il capo della commissione selettiva, dott. Gianpietro Testolin, si affrettò ad annullare il bando!

Il nostro Massimo, che nel frattempo e mentre operava per l’AICS, aveva contratto un’infezione, le cui complicanze l’avevano reso invalido al 100 per cento, si trovò quindi e improvvisamente privo di reddito, potendo solo contare sull’indennità riconosciutale dall’INPS nella misura di 290 euro mensili con i quali doveva ingegnarsi a vivere.
E’ significativo rilevare che il signor Testolin – che era stato messo a capo della Commissione selettiva, senza aver mai partecipato ad alcun bando – promulgò a sua volta un bando per assumere la propria fidanzata nel settore delle comunicazioni dell’AICS. L’esito di questo bando – ovviamente scontato – non venne mai pubblicato negli atti dell’organizzazione.

La giustizia cede alla codardia

La dott.ssa Laura Frigenti ex direttrice generale dell’AICS presso il Ministero degli Esteri Italiano

Questa intollerabile serie di tracotanti prevaricazioni, indussero Massimo ad appellarsi alla direttrice dell’AICS, la dott.ssa Laura Frigenti, con due distinte email, la prima inviata il 9 ottobre 2017, con posta certificata e la seconda il 12 febbraio 2018. Entrambe queste missive rimasero senza risposta, ma il 5 marzo 2018, solo venti giorni dopo la seconda email, la dott.sa Frigeni rassegnò le proprie dimissioni dall’incarico, adducendo “ragioni di carattere familiare”. Appare piuttosto trasparente il suo proposito, di defilarsi dagli scandali, per i quali poteva non avere responsabilità dirette, ma che comunque la qualificavano come una funzionaria inetta e del tutto incapace a gestire il proprio ruolo. Il peggio è che nella sua precipitosa fuga, non si curò di prendere provvedimenti nei confronti dei suoi collaboratori, Racalbuto e Testolin, che mantennero ben salde le loro posizioni con i relativi privilegi.

Nominata a capo della Cooperazione Internazionale nel gennaio 2016, dall’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi, la cinquantaseienne Laura Frigeni, presentava un curriculum di tutto rispetto. Per vent’anni aveva lavorato presso la Banca Mondiale, maturando anche molteplici esperienze nel campo della solidarietà umana in varie parti del mondo, ma il fatto che in soli due anni abbia assunto e abbandonato un incarico di estrema responsabilità presso l’AICS, senza aver fatto nulla per moralizzarlo, non può che creare legittimi dubbi anche sulla sua precedente formazione professionale.
Aveva la possibilità di qualificare se stessa, intervenendo con la necessaria energia per mettere ordine all’interno dell’organismo che dirigeva, ma ha preferito darsi a una fuga codarda, forse spaventata dai poteri occulti con cui temeva di doversi confrontare.

Il fondatore di questo giornale, Massimo Tumolo, deceduto il 24 dicembre scorso

La suddetta Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, esiste in ogni paese estero in cui abbia sede una nostra ambasciata e se questi sono i criteri con cui esplica il suo mandato, non resta che chiederci in quali  mani sia finito il nostro Paese. Mani per le quali Massimo Tumolo ha pagato con la vita, offrendo così un’immeritata vittoria ai suoi persecutori.
Italietta Infetta è nata proprio grazie a queste vergognose collusioni di spregevoli, ma (ahimè) sempre vincenti poteri. E’ nata come un’insopprimibile valvola di sfogo con cui il compianto Max, che ne è  stato il fondatore, ha cercato di amplificare la propria voce affinché raggiungesse più persone possibili ed è comprensibile che, nella sua frustrante impotenza, abbia scaricato tutta la legittima acredine che lo dominava, in una relazione di oltre 22.000 battute. Troppe, perché il frettoloso mondo di oggi, possa dedicarle attenzione ed è questa la ragione che mi ha indotto a fornire una sintesi dei passaggi più significativi. In questa ricostruzione, spero di non essere incorso in troppi errori e se ciò è avvenuto, me ne scuso fin d’ora. Purtroppo Max non è più qui per potermi correggere.

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