Politica

I troppi allarmi ignorati dal governo italiano legittimano il sospetto di collusione con la criminalità migratoria

Inchiesta
Franco Nofori
Torino, 06/03/2021
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

Sordi e ciechi per scelta

Ecco lo stralcio di un’informativa inviata nel 2011, al nostro ministero degli Esteri, dall’ambasciatore nigeriano a Roma: “Vorrei attirare la vostra attenzione sull’attività criminale di gruppi nigeriani appartenenti a sette segrete, proibite dal nostro governo: purtroppo i membri di tali sette, che sono riusciti a entrare in Italia, hanno fondato nuovamente l’organizzazione nel vostro territorio con finalità criminali”.
A questo inequivocabile avvertimento, si sono aggiunti negli anni continui rapporti dei nostri Servizi di Sicurezza inviati alla Commissione Parlamentare Antimafia, secondo cui la regione italiana, dove la criminalità nigeriana sarebbe più attiva, è il Piemonte, in particolare, Torino, Novara e Alessandria. Seguono nell’ordine: Verona, Bologna, Milano, Roma, Napoli e Palermo.

Più recentemente, è stato lo stesso presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, a metterci in guardia contro il costante ingresso in Italia di criminali provenienti dal suo Paese. “170 mila di loro sono detenuti nelle carceri straniere, per spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione e altre attività criminali. – sono le parole di Buhari riportate dalla BBC – A questi si aggiungono più 10 mila giovani donne forzate a prostituirsi in Europa e spesso costrette a vendersi dalle proprie stesse famiglie.” Quale Paese al mondo sarebbe rimasto sordo a questi ripetuti allarmi? Ebbene, l’Italia lo è stata. Non un commento. Non una semplice valutazione su queste informative. Neppure su quelle formalizzate dai nostri Servizi di Sicurezza e dalla Commissione Antimafia.

Ecco come l’Europa spreca i nostri soldi

Ambasciata nigeriana a Roma

Come si può leggere un simile atteggiamento? Quale interesse ha il nostro governo a occultare un fenomeno che mette seriamente a rischio la sicurezza nazionale? C’è forse qualche connessione tra il nostro apparato governativo e le attività criminali di questi immigrati irregolari, con i lucrosi proventi che esse producono? E’ davvero difficile non ipotizzarlo, anche perché è proprio la Nigeria, il Paese in cima alla classifica dei richiedenti asilo in Italia, il doppio del Bangladesh che si attesta al secondo posto. Peraltro i diritti di asilo riconosciuti ai nigeriani raggiungono a malapena il 5 per cento delle richieste totali ed è ovvio concludere che buona parte di quel restante 95 per cento, sfugge al rimpatrio e si rifugia nella clandestinità per delinquere.

In questa situazione e considerata la disastrosa flessione sociale ed economica creata dalla pandemia in atto, è davvero surreale che l’Europa continui dissennatamente a elargire denaro dei contribuenti a favore delle varie ONG che si dedicano all’Africa. Tra il 2015 e il 2018 Bruxelles aveva già corrisposto, a questo scopo, 3,4 miliardi di euro. Denaro più spesso scomparso nei rivoli dell’endemica corruzione che affligge le leadership africane. Un significativo esempio è rappresentato dal Kenya che, tra il 2014 e il 2020 ha ricevuto dall’Unione Europea, ben 435 milioni di euro. Il dichiarato scopo era di alleviare la povertà nel Paese, ma a tutt’oggi e stando alla classifica stilata da “Transparency International”, il Kenya, si mantiene ai primi posti tra i paesi più corrotti del pianeta, tant’è che anche la Corte dei Conti, non ha potuto esimersi dall’invitare la UE a “rivedere il proprio approccio nell’assegnazione degli aiuti allo sviluppo“.

Non ci bastavano mafia, camorra e ‘ndrangheta?

Il flusso migratorio dalla Nigeria verso l’Italia

Non stiamo parlando di sprechi generici. Stiamo parlando dei nostri soldi. Quei soldi che ci costringono a retribuire un invalido con meno di 290 euro mensili e a ridurre un pensionato all’accattonaggio per sopravvivere, giacché i 500 euro erogati, non glielo consentono.  E intanto, il nostro Paese appare sempre più invivibile. Le strade e le piazze delle nostre città si sono trasformate in latrine a cielo aperto, con scazzottate tra ubriachi di etnie diverse; assalti e ingiurie alle forze di polizia; stupri; grassazioni; botte e danneggiamenti a beni pubblici e privati. Eppure gli autori di queste violenze, godono della munifica protezione dello Stato: assistenza sanitaria, alloggio, viveri e un costante supporto di forze politiche e organizzazioni umanitarie.

Di tutto questo non sono certo responsabili i nostri Servizi di Sicurezza che si mantengono solerti nel fornire dettagliati rapporti sugli effetti del fenomeno migratorio. Rapporti, ahimè, invariabilmente ignorati, ma dai quali si apprende che lorganizzazione criminale nigeriana è a struttura verticistica, da cui discende un apparato logistico che opera attraverso cellule operative le quali conoscono solo la persona che le dirige e non sanno nulla dei livelli superiori. I reclutamenti avvengono attraverso riti “voodoo” o “juju” con giuramento di fedeltà assoluta verso l’organizzazione che, se infranta, prevede punizioni terribili che possono anche comportare la morte. I settori in cui la mafia nigeriana opera, sono il traffico di droga, la prostituzione, la gestione abusiva dei parcheggi, del caporalato e della questua.

Strategie e alleanze del crimine

Casalvolturno. Nigeriano ucciso nella lotta per il controllo dello spaccio

Ai primi segnali di questo nuovo inserimento criminale, si pensava che le mafie italiane non avrebbero tollerato chi veniva nel loro territorio a fargli concorrenza, ma anche in questo caso i nigeriani si sono mostrati abili nell’evitare pericolosi confronti. Mafia siciliana, Ndrangheta e Camorra, hanno stretto accordi con i nigeriani che assicurano loro la vigilanza del territorio e pagano un affitto per l’uso delle zone in cui operano. Le stesse prostitute sono vere e proprie vedette per le organizzazioni criminali nostrane, alle quali riferiscono tutto ciò che avviene nelle zone in cui operano. Un risultato, questo, che ha dell’incredibile se si pensa alle sanguinose faide che scoppiavano tra le varie famiglie mafiose, per mantenere l’esclusivo controllo del territorio.

Quando, cedendo al sentimento di umana pietà, lasciamo cadere un euro nella mano del sorridente immigrato che ci attende fuori dal supermercato, al semaforo, davanti al ristorante o al bar, è bene sapere che, di quell’euro, forse neppure dieci centesimi gli rimarranno in tasca. Il resto finirà all’organizzazione che lo controlla. Un collega torinese, è stato per circa due ore a osservare la questua di un immigrato in uno dei più trafficati incroci cittadini. Ogni tre minuti compariva il verde e ogni tre minuti il questuante poteva contare sul ricavo medio di un euro. Venti euro ogni ora; 160 euro ogni otto ore di “lavoro” e almeno 4 mila euro in un mese. Quasi tutti a beneficio della mafia nigeriana o della sua concorrente maghrebina.

Siamo tutti corresponsabili

Nuovi adepti al gruppo “Black axe” della mafia nigeriana, prestano giuramento secondo il rito juju

Se si pensa alle molte centinaia di fonti, da cui questo flusso di denaro proviene (parcheggi, questua, prostituzione, spaccio, caporalato), si parla di guadagni stratosferici che nessuna attività legale è in grado di eguagliare. Guadagni che la mafia africana utilizza per acquistare sempre più droga, cercare altre rotte di smercio, aprire attività di paravento, come centri interculturali, circoli ricreativi e negozi etnici. Il tutto con buona pace del nostro establishment e degli accorati paladini dell’anti-razzismo che siedono sugli scranni di Montecitorio e sproloquiano di “ricche culture cui dobbiamo integrarci”.

Ma oltre alla volontaria cecità dei vari governi dell’Unione, chi altro favorisce la diffusione di questa nuova criminalità esotica, di cui non sentivamo certo il bisogno? Siamo noi cittadini europei a farlo. Siamo noi che usufruiamo dei loro “servizi”. Noi che ci avventuriamo nei quartieri malfamati delle nostre città per approvvigionarci della droga che loro dispensano. Noi che accediamo al sesso prezzolato con le loro sventurate prostitute. Noi che, cedendo all’impulso di una malintesa solidarietà umana, foraggiamo il parcheggiatore abusivo, il lavavetri al semaforo, il questuante davanti al supermercato e il portatore del nostro carrello della spesa. Riflettiamo su questo e cerchiamo almeno di evitare le lacrime da coccodrillo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *