Politica

I tristi primati italiani nella gestione della pandemia

Stato inflessibile con i deboli

“Questa cosa che quando vai al bar puoi farti versare il cappuccino nel bicchiere di polistirolo per portarlo fuori, spostarti di un paio di metri e berlo sotto la pioggia ha salvato milioni di vite”.
Questo post, circolato sui social, mi è tornato in mente quando ho letto la notizia della sanzione inflitta qualche giorno fa a un disabile che in “zona arancio” ha trasgredito il divieto di consumare le ordinazioni all’interno dei bar e dei caffè. Come molti avranno letto, è successo a Porto Recanati. La vittima è un uomo affetto da distrofia muscolare, si sposta su una carrozzina elettrica. Faceva freddo, invece di acquistare un caffè, uscire e mettersi a debita distanza dal locale, è rimasto a berlo all’interno. L’infrazione gli è valsa una multa di 400 euro.

Il caso di Porto Recanati è l’ultimo di una lunga serie. Tra gli altri c’è quello del pensionato di Treviglio che a novembre, mentre stare ai giardini pubblici, era proibito, si è seduto su una panchina a leggere il giornale nell’attesa del suo turno per entrare in farmacia; c’è poi quello del signore multato a marzo per 102,50 euro a Vigliano perché “sorpreso” mentre in bicicletta stava rientrando a casa dopo aver comprato al supermercato un pacco di pasta e tre bottiglie di vino, generi questi ultimi, non di prima necessità e quindi la violazione contestata è stata di essere in giro senza valido motivo. A Somma Vesuviana, invece, alcune multe sono state inflitte ad aprile per il reato di “spesa frazionata”, reato contestato se dallo scontrino risultava che i generi alimentari acquistati erano meno di cinque, non compresi i freschi di giornata.

A Gavello pochi giorni fa sono stati multati di 400 euro dalla polizia anche due coniugi “colti sul fatto” a fare la spesa in un supermercato. Ad avvisare le forze dell’ordine è stato il personale del supermercato: e dire che inizialmente era entrata solo la moglie, seguendo le indicazioni di una commessa, e il marito è entrato dopo, accortosi di avere lui il bancomat per pagare.

I controlli e le sanzioni

La Guardia di finanza a ottobre 2020 ha messo a punto un prontuario con tutte le violazioni contemplate dall’emergenza coronavirus. È un vademecum di sei pagine che, sulla base di quanto disposto dai DPCM, elenca 22 diverse sanzioni. Quelle alle persone fisiche sono 12: nella cosiddetta “misura ridotta” l’importo è di 280 euro che in caso di recidiva raddoppiano. Il prontuario risponde alla richiesta di più intensi controlli pervenuta dal Ministero dell’interno tramite una circolare diramata il 20 ottobre a tutti i prefetti dal capo di gabinetto. La circolare del ministero a quanto pare è stata rispettata. Secondo i dati diramati dal Viminale e riportati dall’agenzia di stampa ANSA, nel primo mese del 2021 i controlli delle forze di polizia sono aumentati (in tutto 3.212.558, + 13,1 per cento rispetto al mese di dicembre) e con essi le trasgressioni rilevate.

Sono state controllate 2.781.284 persone (+15,6% rispetto a dicembre), 34.827 delle quali sono state sanzionate (+30,8%) e 395 denunciate per aver violato la quarantena. Sono state anche eseguite 431.274 verifiche agli esercizi commerciali (-0,9%) che hanno portato a provvedimenti sanzionatori nei confronti di 2.072 titolari di attività (+36%) e a 755 provvedimenti di chiusura. Nella sola settimana dal 25 al 31 gennaio sono stati compiuti complessivamente 797.619 controlli, 5,4% in più rispetto alla settimana precedente. Delle 693.216 persone controllate, 8.629 sono state sanzionate e 67 denunciate per violazione della quarantena. Le verifiche su attività ed esercizi commerciali sono state 104.403, i titolari sanzionati 664 e 190 i provvedimenti di chiusura.

Che cosa succede altrove?

Incursione armata della polizia keniana per il mancato ripetto delle norme anti-covid che ha causato 15 vittime

Certo, si potrebbe dire, al confronto di quel che succede in altri paesi, che l’uomo in carrozzina se l’è cavata ancora bene e, come lui, gli altri italiani “solo” multati. In Kenya, per esempio, all’inizio della pandemia, la polizia ha persino sparato ad altezza d’uomo per far rispettare le regole anti-Covid, uccidendo 15 persone, tra le quali un ragazzino di 14 anni, e in Nigeria a maggio i direttori di due hotel sono stati arrestati e i loro alberghi sono stati demoliti con le ruspe per ordine delle autorità dello stato meridionale di Rivers per aver infranto le regole del lockdown che imponevano in quel periodo la chiusura degli alberghi. Il proprietario di uno degli esercizi ha negato che il suo hotel fosse aperto e sostiene che la demolizione è stata ordinata, (questa è l’aggravante) perché lui ha rifiutato di pagare una mazzetta agli agenti presentatisi per un controllo. Gli avevano proposto di pagare e in cambio gli avrebbero permesso di tenere aperto, ma era senza soldi, proprio perché non stava lavorando.

Si tratta, però, di casi estremi. In generale i paesi africani, inclusi Kenya e Nigeria, non hanno infierito sulla popolazione pur ordinando l’uso di mascherine, lockdown parziali e in certi casi, coprifuochi notturni. Per fare un confronto con la situazione in Italia, in Zimbabwe ha fatto notizia il fatto che in una sola settimana, la seconda di gennaio, a fronte di un aumento dei casi la polizia ha arrestato 10.000 persone senza mascherina e 16.000 per aver in qualche modo violato le restrizioni agli spostamenti. La maggior parte delle persone fermate ha pagato una multa evitando così di comparire davanti a un giudice come prevede la legge del paese in caso di contestazione.

In Italia, deteniamo il primato del lockdown più lungo e totale, del maggior numero di morti per milione di abitanti, (1.471), preceduti solo da Slovenia, Bosnia Erzegovina, San marino e forse Gran Bretagna, del danno economico più elevato (Pil -9,9 per certo e forse di più). È probabile che sia nostro anche il record delle sanzioni. Non sono primati di cui andare fieri.

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