Politica

I fascisti dell’antifascismo, ovvero: la futile lotta contro un nemico che non c’è

Cattivo gusto e ipocrisie

Personalmente, ho trovato patetico e di cattivo gusto che Matteo Salvini, in campagna elettorale – per le passate elezioni europee – invocasse la Madonna e baciasse il Crocefisso. Neppure mi è parso di buon gusto il continuo citare i propri figli e la propria madre, come se lui fosse l’unica persona in Italia ad avere mamma e figli. Le stesse reazioni le ho avute all’annuncio del concorso vinci-Salvini nel quale si offriva al fortunato vincitore, “nientemeno” che una telefonata personale del leader leghista.

Una trovata imbarazzante e del tutto kitsch. Infine, anche poco edificante mi è parso il rincorrere Di Maio, proponendogli la creazione di un governo (che lui stesso aveva sfiduciato) offrendogli addirittura la carica di Presidente del Consiglio. Questi oggettivi riscontri, non possono però impedirmi di rilevare l’odiosa ipocrisia contenuta in buona parte delle reazioni della chiesa che ha gridato alla blasfemia o – come dichiarato dai missionari comboniani – a un gesto “ripugnante” per la profanazione di simboli sacri, usati a sostegno di una campagna elettorale.

Ingerenze per licenza divina

Salvini impugna il Crocefisso durante la campagna per le elezioni europee

Quest’accalorato sdegno degli ecclesiastici cattolici, appare davvero singolare, soprattutto per quelli come me che sono cresciuti nell’Italia della prima repubblica, quando, nei periodi pre-elettorali, i parroci, durante l’omelia domenicale, esortavano i fedeli a votare per la Democrazia Cristiana al fine di creare un argine ai comunisti, definiti acerrimi “nemici di Dio e della Chiesa”.

Quell’ingerenza del Vaticano nella politica – forse per imperscrutabili piani divini – non era, allora, considerata “ripugnante”, anzi; si configurava come l’enunciazione della volontà di Dio, espressa attraverso i propri ministri. Questo senza voler dimenticare Don Luigi Sturzo che, della Democrazia Cristiana (quindi di un partito politico a tutti gli effetti) fu uno dei più autorevoli fondatori.

L’uomo nero del terzo millennio

Ma nei confronti dei due partiti, Lega e Fratelli d’Italia, che hanno ottenuto (piaccia o no) successi strepitosi, la rosicatura maggiore la esprimono alcune testate, erroneamente definite prestigiose, come La Repubblica che in una sua “prima pagina”, all’indomani dei risultati elettorali, titolava: “Ombre nere”, definizione meglio spiegata dall’articolista d’assalto Massimo Giannini che inizia il suo pezzo con: Ombre nere dell’ultra destra salviniana…”.

Ecco che il nero, simbolo universale della negatività, fa la sua ricomparsa e non si tratta dell’uomo nero, quello che, negli usi domestici del secolo scorso, si paventava ai bimbi perché stessero buoni. Il nero evocato da La Repubblica, è il nero più nefasto. Quello delle camice nere, dello squadrismo e della sanguinaria follia nazi-fascista.

Profetica previsione di Pier Paolo Pasolini

Il ritornello del “pericolo fascista” continua a tormentarci ogni volta che sul palcoscenico politico appare un attore non allineato all’ideologia di sinistra, giungendo così all’assioma che “chi non è di sinistra è certamente fascista”. Questo, benché il fascismo sia morto e sepolto da oltre settant’anni. In proposito, ecco il pensiero espresso nel 1974 da Pier Paolo Pasolini (intellettuale e scrittore tanto caro alla sinistra).

In una lettera indirizzata all’amico Alberto Moravia, Pasolini scriveva: “Mi chiedo, caro Alberto, se quest’antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi, a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per veicolare il dissenso, spingendo le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, s’insinua e logora la società già moribonda”.

La fedeltà partitica

Eh, sì che Pier Paolo Pasolini era un marxista convinto!  Eppure, quella sinistra che oggi continua a venerarlo, si guarda bene dal far tesoro del suo monito, espresso oltre quarant’anni fa. La nostra Italia lamenta carenze in vari settori sociali ed economici, ma non fa certo difetto di astuti manipolatori che rigirano la verità a proprio piacere, con la stessa abilità di chi sa rivoltare una frittata. Sono in molti quelli che attribuiscono alle proprie scelte partitiche il valore di un giuramento che impegna a una fedeltà irrevocabile.

Qualcosa che si trova a metà strada, tra un’iniziazione mafiosa e un ordine cavalleresco. Naturalmente, una simile e assoluta adesione, comporta anche l’identificazione del nemico da combattere. Attenzione: non dell’avversario, ma proprio del “nemico”, quello da aggredire, da umiliare, da distruggere.

Ricordo una trasmissione di Porta a Porta, in cui l’ancora bella Alba Parietti, ben attenta a mostrare alla telecamera i propri apprezzabili arti inferiori, dichiarava: “La mia famiglia era di sinistra, io sono nata di sinistra e voterò sempre per la sinistra”.

La preziosa capacità di cambiare idea  

Il giornalista, scrittore e storico, Gianpaolo Pansa

Un’espressione, questa, di commovente fedeltà, ma forse non proprio d’intelligenza. La fedeltà, quando sia cieca, come le dichiarazioni della Parietti fanno presumere, esclude la libertà di giudizio e attribuisce, anche alla critica più oggettiva, il marchio del tradimento. Cambiare un’idea, quando questa si riveli non aderente alle attese, non è un tradimento, ma una scelta legittima, intelligente e addirittura auspicabile.

Gli schieramenti assoluti lasciamoli alla storia degli anni ’50 quando Democrazia Cristiana e Partito Comunista si confrontavano in trincee opposte, forti delle rispettive e inflessibili fedi ideologiche. L’Italia del terzo millennio è un’altra Italia. Più scolarizzata, più evoluta, più libera. Un’Italia non più manichea ma capace di osservare, giudicare e scegliere, senza più assoggettarsi a costrizioni fideistiche o precostruite da altri.

“Il popolo è troppo ignorante”

Qualcuno, nel gruppo degli sconfitti, pur sfoggiando un lessico forbito e manieristico, non riesce a mascherare il livore verso chi ha conseguito il successo e vomita giudizi oltraggiosi, come l’ineffabile Gianni Cuperlo, candidato al parlamento europeo per il PD, che attribuisce la vittoria degli avversari al modesto livello culturale dei loro elettori.

Viene così riproposto uno dei più celebri assiomi del pensiero marxista: “Il popolo è troppo ignorante per sapere ciò che è bene per lui e occorre quindi una élite che sappia guidarlo verso quel traguardo”.  E da chi sarà mai composta questa élite se non dai soloni del preteso intellettualismo di sinistra? Ecco, quindi, come si ritorna al puro concetto dell’egemonia bolscevica.

 Sinistra autocelebrativa

Il corrispondente de “La Repubblica” e docente universitario Federico Rampini

E’ noto a tutti che, da sempre, la sinistra si è auto incensata definendosi il faro universale dei più elevati valori intellettuali cui il “volgo” deve ispirarsi, ma è quantomeno strano che, sordi a questi pretesi valori, non pochi intellettuali veri, nati nell’ideologia di sinistra, abbiano preso le distanze dalla loro originaria matrice e non si tratta solo del già citato Pier Paolo Pasolini, ma anche del giornalista, scrittore e storiografo, Gianpaolo Pansa, accusato di tradimento dal marxismo ortodosso e – più recentemente – del giornalista e docente universitario Federico Rampini, per quasi vent’anni corrispondente estero de La Repubblica, secondo cui “la sinistra non rappresenta più il popolo, ma è diventata il partito degli stranieri”.
Dovrebbe essercene abbastanza per una profonda riflessione, che però la sinistra odierna, narcisista e accecata dalla presunzione, si guarda bene dal fare.

Il fascismo degli antifascisti

Il deputato PD al parlamento europeo Gianni Cuperlo, secondo cui gli elettori di destra sono tutti ignoranti

Naturalmente, in quest’Italia di oggi, ben pochi hanno vissuto nell’era fascista sperimentandone tutti gli aspetti più deviati: soppressione del diritto d’opinione, asservimento all’ideologia di regime, persecuzione del dissenso… Ma a chi volesse avere, ancora oggi, un esempio di questo fascismo, basterà recarsi a un’odierna manifestazione dei centri sociali, dove, all’insegna dell’antifascismo, si distruggono proprietà pubbliche e private; si oltraggiano le forze dell’ordine con sputi, insulti e bombe carta; si aggrediscono i rivali politici, negando loro il diritto di esprimere le proprie idee, come sancito dalla Costituzione.

Ma l’esempio del moderno fascismo non lo esprimono solo gli scamiciati di piazza. A volte ad attuarlo sono anche gli incravattati mogol del potere, che giungono a estromettere una casa editrice da una manifestazione letteraria, o giovani che in una manifestazione di piazza dichiaratamente non partitica e non politica, dove perfino le bandiere sarebbero state bandite, bloccano la partecipazione a movimenti di destra in manifestazioni solo per un mancato allineamento al pensiero del preteso intellettualismo di maniera. E allora, se tutto questo non è fascismo, che cos’è?

 

 

 

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