Attualità

I due agenti uccisi a Trieste e le vergognose speculazioni che s’incrociano sulla tragedia

Giovani vite spezzate dalla follia

 ITALIETTA INFETTA non si occupa di cronaca e sarebbe del resto superfluo dedicarsi alla minuziosa ed ennesima ricostruzione di quanto accaduto, poiché la stessa ci viene quotidianamente riproposta da tutte le emittenti televisive e dalle testate giornalistiche nazionali. Ci basterà ricordare che due giovani agenti di polizia, poco più che trentenni, sono morti per opera di un folle (o almeno presunto tale) che li ha disarmati, scaricando poi su di loro l’intero caricatore delle pistole di cui si era impossessato. La descrizione del fatto di cronaca può esaurirsi qui, ma non si esauriscono invece le vergognose e intollerabili speculazioni che s’incrociano sull’episodio nel tentativo di fornire supporto alle diverse partigianerie politiche.

Giudizi spudorati e fuorvianti

I triestini esprimonoil loro cordoglio per la morte dei due giovani agenti

In questo caso, se gli accertamenti in corso lo confermeranno, sembra che l’esecutore del crimine sia una persona psicologicamente instabile e non sarebbe quindi di alcuna rilevanza che fosse un immigrato di colore, anche se in proposito stanno sorgendo alcuni dubbi. Del resto, tanto la madre quanto il fratello dell’assassino – tutti di origine dominicana – appaiono persone per bene, correttamente inserite nel tessuto sociale italiano. Indebito e strumentale è perciò il tentativo di trasformare questo drammatico evento in un’arma generalizzata contro tutti gli immigrati, ma lo è, del pari, fare l’esatto contrario, come si è permesso di fare il blasonato editorialista de La Stampa di Torino, Marcello Sorgi che in un dibattito televisivo ha tentato di minimizzare i problemi del fenomeno migratorio, affermando che “il 67 per cento dei reati in Italia, è commesso da cittadini italiani”.

La corretta lettura dei dati statistici

L’editorialista de “La Stampa” Marcello Sorgi

Un’affermazione, questa, che induce chi ascolta alla conclusione che gli italiani siano “i più cattivi” e si dedichino al crimine, molto più di quanto facciano gli immigrati. Una simile ipocrisia offende l’etica  giornalistica ed è quindi inaccettabile. Sorgi, coscientemente e deliberatamente, gioca sull’equivoco, inducendo chi ascolta a esprimere un falso giudizio.

Posto che la popolazione autoctona in Italia, rappresenta circa l’88 per cento del totale e quella straniera solo il 12 per cento, per eguagliare il dato fornito da Sorgi a carico degli italiani, i crimini da attribuire agli stranieri dovrebbero limitarsi al 9 per cento di tutti quelli commessi in Italia, mentre, invece, risultano del 33 per cento, cioè quasi quattro volte più alti. Questo per riferirsi al dato fornito da Sorgi stesso, il quale, da giornalista esperto qual è, non può certo ignorare che – perché siano attendibili – i rilievi statistici di un fenomeno devono sempre essere espressi in forma relativa e mai assunti come valori assoluti.

Come i media e il governo occultano i fatti

L’arma dei Carabinieri tributa il proprio omaggio alle forze di polizia per la morte dei loro due colleghi

Ma ci sono altri dati, molto più autorevoli e imparziali di quelli strumentalmente forniti da Sorgi. Ecco quanto risulta da un recente rapporto del Centro Studi della Confcommercio: “Su mille cittadini italiani, quattro si dedicano al crimine; su mille immigrati regolari, otto si dedicano al crimine; su mille immigrati irregolari, ben duecentoquaranta (uno su quattro) si dedicano al crimine”.

Avete mai sentito citare questo rapporto da una delle emittenti televisive nazionali? No, vero? Ed è molto improbabile che lo sentirete. E’ così che viene oggi gestita “La Libera Informazione” in Italia. Neppure sarà mai diffusa un altra importante informativa inviata nel 2011 dall’Ambasciata nigeriana di Roma, al nostro ministero degli esteri: “Vorremmo attirare la vostra attenzione sull’attività criminale di gruppi nigeriani appartenenti a sette segrete, proibite dal nostro governo: purtroppo i membri di queste sette, che sono riusciti a entrare in Italia, hanno fondato nuovamente l’organizzazione nel vostro territorio con finalità criminali”. Avete capito? Fin dal 2011! Cioè ben otto anni fa, quando parlare dell’esistenza della mafia nigeriana in Italia, era considerato addirittura blasfemo e si era subito definiti “sfrenate Cassandre” o, più semplicemente, sporchi razzisti. Tutto l’impegno che il governo di allora, aveva messo in atto nel ricevere questa preoccupante informazione, era stato di occultarla, perché il pubblico “non doveva venirne a conoscenza”.

Esiste ancora il “Nobile mestiere”?

La disperazione della madre dell’assassino

Basterebbe molto meno per squalificare chi afferma di dedicarsi al “Nobile mestiere”, in cui, dopo la scomparsa di grandi, come De Benedetti, Levi, Montanelli, Biagi, Fallaci e pochi altri, di “Nobile” è rimasto davvero ben poco. Ma al meretricio di certa stampa allineata, si aggiungono anche le demagogie di una classe dirigente – e di chi ideologicamente la sostiene – che ama atteggiarsi a ispirata paladina del diritto e dell’umanitarismo di maniera. Così che a una persona arrestata, non si debbano mettere le manette, se non in caso di provata pericolosità e non ci vuole un moderno Hercule Poirot per affermare che, se l’assassino fosse stato ammanettato, i due agenti sarebbero ancora vivi.

La persona arrestata, si deve inoltre trattare con i guanti banchi, perché anche un piccolo livido, può portare l’incauto poliziotto alla sbarra o, nel caso migliore, a severi provvedimenti disciplinari. Non si può usare l’immobilizzatore elettrico taser (benché ormai impiegato dalla maggior parte delle polizie nel mondo) perché risulta “lesivo della dignità dell’arrestato”, mentre lui, l’agente o il carabiniere, può essere fatto oggetto di sputi, insulti, percosse e bombe carta, senza che la sua “dignità” si possa ritenere “lesa”. Del resto questi “modesti” sacrifici, sono pur compensati da “sontuose prebende” che possono anche raggiungere i milletrecento euro mensili. Tanto dovrebbe bastare (secondo l’establishment) per sopportare tutto. Anche la morte.

Dignità e incolumità di chi ci protegge

La fondina rotante in dotazione alle forze di polizia. Quelle dei due agenti uccisi erano difettose?

Infine, invece di affannarsi a nascondere ogni evento che nuoccia all’immagine dell’imperante buonismo nazionale, il governo dovrebbe informare esaurientemente il pubblico, su quali strumenti abbia posto in atto per tutelare l’incolumità di chi è preposto a proteggerci e a rischiare, per farlo, anche la vita.

Com’è stato possibile che un folle in fuga potesse impossessarsi delle armi di due agenti estraendole così facilmente dalle fondine? Chiunque possieda o abbia posseduto una pistola, provvista della fondina fornita dal costruttore, sa che la sua estrazione da parte di estranei è molto difficoltosa perché la fondina è studiata e realizzata in modo che, posta sul fianco del possessore, consenta solo a lui di estrarla agevolmente, proprio perché tiene conto del movimento necessario a impugnarla. Perché allora, nello sventurato evento di Trieste, l’assassino ha potuto impossessarsene così facilmente? Le fondine in dotazione alle forze dell’ordine sono quelle che rispettano gli standard di sicurezza contro l’estrazione impropria? E’ questo che governo e mezzi d’informazione dovrebbero spiegare al pubblico, invece di dedicarsi a espedienti meschini e indecorosi per alterare la realtà e spargere melense recriminazioni di maniera, che sono soprattutto volte a giustificare gli incontrollati flussi migratori. In questo caso e in attesa che gli accertamenti sulla salute mentale dell’assassino siano compiuti, sembra che l’immigrazione non abbia nulla a che fare con la morte dei due giovani agenti, ma se loro sono caduti è comunque perché quello Stato preposto a tutelarli è troppo spesso occupato alla lacrimosa tutela dei loro carnefici.

2 risposte

  1. In questa cloaca a cielo aperto (e non e’ una metafora: l’Italietta purulenta e’ inondata da spazzatura di ogni tipo), dove tutti i valori umani sono stati spazzati via e dove si vive solo per gli indici di ascolto, i likes ed il continuo titillamento pruriginoso delle piu’ basse ed ignobili sensazioni, anche una lite di condominio viene trattata con la stessa perversa cupidigia, indifferenza, nonche’ manipotata ad hoc per scopi di bottega. E, tanto piu’ “sangue” scorre, tango meglio e’.

  2. Tempo fa x 1 telefonata fatta da chissà chi,ho avuto la visita della polizia.La cosa oltre tutto mi ha dato fastidio essendo cresciuto grazie a quella divisa!Gli agenti devono fare il loro dovere ,premesso che non sarei capace ad impossesarmi delle loro pistole,mai e poi mai avrei sparato a degli agenti che fanno solo il loro dovere!

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