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Gloria bianconera, ma non è la Juve, è una lezione per buonisti e razzisti

Abolita la schiavitù ma non la discriminazione

No. Non stiamo parlando della gloria juventina che infiamma le numerose tifoserie della grande squadra torinese. Parliamo di uomini e di soldati.
Benché facessero parte delle truppe unioniste, quelle che combattevano i confederati del Sud allo scopo (tra gli altri) di abolire la schiavitù, i soldati del 54° reggimento di fanteria Massachusetts, composto di 1.100 uomini, venivano discriminati sia dai loro compagni sia dalle alte gerarchie militari.
La ragione? Erano uomini di colore.

Percepivano una paga inferiore a quella dei loro commilitoni bianchi; non furono loro assegnate le uniformi; non potevano ottenere il grado di ufficiale o sottufficiale; il loro rancio era di qualità inferiore, dovevano marciare con calzature fatiscenti che riducevano i loro piedi ad ammassi di carne sanguinolenta. Il reggimento fu istituito nel Marzo 1863 – due anni dopo la proclamata unità d’Italia – dal governatore del Massachusetts John A. Adrew. Era comandato da quattro ufficiali bianchi, il comandante del reggimento Colonnello Robert Gould Shaw; il secondo in comando Tenente colonnello Norwood Penrose Hallowell; il Maggiore Edward Needles Hallowell (fratello di Norwood) e il tenente J. Appleton. Anche tutti i sottufficiali al comando dei plotoni erano bianchi.

Il Colonnello Robert Gould era un ufficiale giovanissimo, che quando fu messo al comando del reggimento aveva solo venticinque anni. Sfortunatamente il suo incarico durò solo quattro mesi, Infatti il 18 luglio 1863 cadde alla testa dei suoi uomini mentre con la sciabola sguainata andava all’assalto delle formidabili postazioni dell’artiglieria confederata di Fort Wagner nel South Carolina.

Giovani e venerati comandanti bianchi

Bassorilievo in onore del 54° Reggimento Massachusetts da cui emerge l’immagine del giovane comandante Robert Gould

Robert proveniva da un’agiata famiglia di Boston, tenacemente dedita all’abolizionismo, da cui ricevette una ferrea educazione basata sui concetti di giustizia, dignità e onore. Visitò parecchi paesi europei, soprattutto l’Italia, dove perfezionò le sue conoscenze sulle strategie militari delle Legioni Romane, da sempre ritenute un’eccellente materia di studio da parte di tutti gli eserciti occidentali. Nel 1859, ottenuta la laurea presso la prestigiosa università di Harvard, intraprese la carriera militare in cui, grazie alla vivida intelligenza, al profondo senso di giustizia e all’indomabile coraggio dimostrato in battaglia, raggiunse rapidamente il grado di colonnello.

Per la verità, quando gli fu affidato il comando di un reggimento di colore, Robert Gould reagì con un po’ di scetticismo. Non perché coltivasse sentimenti discriminatori, ma perché temeva che uomini, abituati da tempo immemorabile a essere schiavi, difficilmente avrebbero potuto dimostrare qualità adatte ad assolvere i doveri militari. In poco tempo fu però pronto a ricredersi quando ebbe modo di ammirare, la dedizione, l’affetto e la determinazione che quegli ex schiavi tributarono a lui, come loro comandante e ai principi promulgati dal governo dell’Unione. Del resto si trattava di un reggimento composto interamente da volontari, che nessuno, aveva quindi obbligato a prendere le armi. Restava tuttavia il sospetto che lo stimolo al volontariato fosse più costituito dalla paga che dal patriottismo e questa – almeno in una certa misura e in una fase iniziale – era una considerazione non del tutto infondata.

Il vice-comandante del reggimento, il tenente colonnello Norwood Penrose, affettuosamente chiamato “Pen” dai colleghi e dalla truppa, con i suoi ventiquattro anni, era quasi coetaneo del suo comandante e con lui condivideva gli stessi principi. Anche lui laureato a Harvard, anche lui allevato da una famiglia fortemente contraria alla schiavitù, si guadagnò l’affetto dei propri soldati e il rispetto di tutto il corpo militare per la sua abnegazione e i suoi atti di eroismo. Dopo la morte del Colonnello Robert Goult gli succedette al comando, assistito dal fratello, il maggiore Edward Needless di pari onorabilità e virtù militari.

La difesa dei diritti dei propri uomini di colore

La locandina del film che rievoca le gesta del 54° reggimento

Le qualità di questi tre formidabili ufficiali influenzarono favorevolmente tutti gli uomini del reggimento, sia gli altri ufficiali e sott’ufficiali bianchi, che la truppa di colore, la quale mostrò sempre nei loro confronti un affetto che trascendeva i semplici rapporti di rispetto e ammirazione per esprimersi in un vero sentimento di venerazione. Il Colonnello Robert, infatti, si oppose fermamente alle misure discriminatorie nei confronti dei suoi uomini, con gesti anche clamorosi, come quando fece irruzione nei magazzini dell’esercito e s’impossessò con la forza delle scarpe e delle uniformi per i suoi soldati e quando l’alto comando militare decretò che ai soldati neri spettava una paga inferiore a quella dei soldati bianchi, s’indignò oltre misura e strappò egli stesso il cedolino della propria paga, chiedendo agli ufficiali bianchi della sua catena di comando di fare altrettanto. “Se i nostri uomini devono avere una paga ridotta – disse – allora staremo tutti senza paga!”

Istituì la banda musicale del reggimento e la fece sfilare nelle vie cittadine riscuotendo le acclamazioni dei bianchi ed esaltando la popolazione nera da poco liberata dal giogo della schiavitù. Nominò un sergente maggiore nero, l’eroico e pluridecorato William Harvey Carney, che divenne la sua ombra, un passo dietro di lui quando andava all’assalto e sempre teso a proteggere quel giovane e impetuoso comandante bianco come un padre protegge il proprio figlio.
Lo scopo di Robert Gould era di dare massima dignità ai suoi uomini, convinto che solo combattenti fieri del proprio stato e del rispetto che riscuotevano, potevano dare il meglio in battaglia. I fatti dimostrarono che aveva ragione.

I soldati neri si coprono di gloria

L’eroico sergente William Carney, poco prima del congedo

Il 54° Reggimento Massachusetts, composto di militari neri, si ricoprì di gloria e di onorificenze che l’America ricorda ancora oggi, specialmente per la battaglia di Fort Wagner, in cui al reggimento fu chiesto il massimo sacrificio, ma che malauguratamente si concluse con una sanguinosa sconfitta.
Il forte Wagner era considerato una delle più agguerrite fortificazioni create dell’esercito confederato ed era ritenuto dalle truppe dell’Unione un importantissimo punto strategico perché proteggeva l’isola di Morris a sud del porto di Charleston. Il forte, situato su un istmo proteso nel mare, non consentiva un massiccio assalto della fanteria o della cavalleria nemiche perché solo una stretta striscia di terra non più larga di 55 metri, ne rappresentava l’accesso. In più, il forte poteva contare sul robusto fuoco di artiglieria di quattordici cannoni, tale da creare un efficace sbarramento contro le truppe in avvicinamento, oltre a spessi muri di cinta alti una decina di metri.

Le truppe dell’Unione, consce della difficoltà del confronto, schierarono in campo due intere brigate, di cui faceva parte anche il 54° Massachusetts, per un totale di cinque mila uomini di fanteria, che furono mandati all’assalto solo in serata, dopo un’intera giornata di cannoneggiamento contro il forte, anche da parte di unità della marina che sparavano dal mare. Tuttavia questo lungo e potente cannoneggiamento ebbe poco effetto sulle mura del forte, prevalentemente costruite con blocchi di sabbia compressa. Quindi, quando fu impartito l’ordine di attacco alla fanteria, gli uomini in blu andarono incontro al massacro.

Martellati incessantemente dall’artiglieria nemica, straziati dal filo spinato che era difficile identificare al buio, decimati dalle mine poste sotto la sabbia, tra i dieci reggimenti che componevano le due brigate, il 54° Massachusetts con in testa il proprio comandante Robert Gould, che avanzava sciabola in pugno continuando a incitare i propri uomini, fu l’unico a raggiungere il parapetto del forte e qui, mentre lo scavalcava per gettarsi sul nemico, il coraggioso colonnello fu colpito per ben sette volte dai fucilieri sudisti, mentre continuava ad avanzare, finché crollò a terra privo di vita.
Nel vedere iI proprio comandate a terra, gli uomini laceri e feriti caddero nello sconforto. Alcuni di loro cedettero anche alle lacrime. Era scomparso il loro emulo, la loro guida, quell’uomo coraggioso che sembrava immortale.

Oltraggio del nemico al comandante bianco “amico dei negri”

Il giovane Robert Gould, comandante del reggimento, che rimase ucciso nell’assalto alle fortificazioni sudiste

La battaglia di Fort Wagner fu disastrosa per le forze dell’Unione e creò nel paese un tale sbigottimento che per qualche tempo si temette che gli stati del nord potessero anche soccombere contro un sud che forse era stato sottovalutato.
Sembrava impossibile che 5.000 uomini non fossero riusciti a sconfiggere i 1.800 che aveva loro opposto il nemico. Per giunta le perdite dei nordisti furono di 246 caduti, 880 feriti e 389 catturati; mentre i sudisti se la cavarono con 36 morti, 33 feriti e 5 catturati. Naturalmente questo giudizio era ingiusto perché non teneva conto del fatto che le truppe sudiste non avevano dovuto lanciarsi all’assalto in un terreno scoperto ed esposto al fuoco nemico, ma erano rimasti ben asserragliati dietro le proprie mura con bersagli sicuri che gli si facevano incontro. Se errore ci fu (e certamente ci fu) fu nelle valutazioni tattiche dei generali nordisti che non seppero o non vollero prevedere una sconfitta che anche la più elementare conoscenza della strategia militare avrebbe dovuto far loro intuire.

In questa storia di sacrificio e di sangue in cui, tuttavia, prevalgono il senso dell’onore, della solidarietà e dell’eroismo, emerge, però, anche un’azione affatto onorevole compiuta dai vincitori. Individuato il giovane colonnello Robert Goult come il comandante delle truppe di colore, per infliggere un infame spregio alla sua salma, i sudisti lo gettarono in una fossa comune “con i suoi amici negri” dopo averlo spogliato dell’uniforme e derubato di tutti i suoi effetti personali.

“Non è un oltraggio, è un onore”

Fiori infilati nel braccio di un soldato nel bassorilievo realizzato in onore al reggimento

Il padre di Robert Gould saputo dell’oltraggio reagì con lo stesso onore che aveva trasmesso al figlio. Scrisse al Generale confederato Gilmore: “Come padre, e non come nemico, mi appello al suo onore di Ufficiale affinché al corpo del mio amato figlio Robert, sia concesso di restare lì dove è stato sepolto, perché non vi è in questa terra posto migliore in cui lui possa riposare se non con gli uomini che l’hanno amato e con lui hanno combattuto. Sono sicuro che per l’eternità non potrà avere migliori custodi di quelli che ha ora. Grazie.”

E’ sempre utile avvalersi della storia, perché rappresenta l’immenso patrimonio di saggezze e di stupidità in cui, nei millenni, si è esibita la razza umana. Un archivio, che dovremmo consultare più spesso per affrancarci da tutti gli umorali pregiudizi che indirizzano le nostre scelte. La storia del 54° Reggimento Massachusetts è una grande lezione per tutti gli irriducibili razzisti che in una società multietnica, vedono solo aspetti negativi, ma è anche una dura lezione per il buonismo becero che attribuisce valori a prescindere, soltanto in virtù dell’appartenenza a un’etnia diversa, legittimando così anche furfanti e assassini che con gli eroici uomini di cui abbiamo riferito e con tutti quelli che agiscono nel rispetto degli stessi principi, non hanno proprio nulla a che fare.

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