Inchieste

Gli oscuri retroscena che hanno portato al rapimento di Silvia Romano

Un’orgia di illazioni

Vi offriamo un percorso puntuale e accurato sulla vicenda del rapimento di Silvia Costanza Romano, oggi libera con il nome islamico di Aisha. Vicenda che resta ancora piena di ombre e d’inquietanti interrogativi, forse, destinati a restare senza risposta.
Alla molteplicità di versioni, che attribuirebbero le più surreali motivazioni al rapimento, si è aggiunta nei giorni scorsi, anche la stampa keniana, che – pur senza fornire alcuna prova circostanziata – torna ad accusare Silvia di essere coinvolta in un traffico d’avorio. Ancora più recente è un delirante nesso con le concessioni petrolifere nel mare tra Somalia e Kenya. Circa il presunto traffico di avorio “La giovane italiana – spiega il più popolare giornale locale Daily Nationricevuta la merce concordata, non ha provveduto a pagarla e questa mancata osservanza dell’accordo, ha determinato il suo sequestro”.

Neppure un cenno su dove si trovi ora questa fantomatica partita d’avorio, né – ove fosse già stata spedita all’estero – nessun dettaglio è fornito sull’ipotetica spedizione che non poteva certo passare inosservata, ma l’acume del redattore del Nation, non si ferma qui. Dalle sue fantasiose elucubrazioni, esce anche una Silvia “amica e in stretto contatto” nientemeno che con Ibrahim Adhan Omar, il principale indiziato nel procedimento in corso da parte della Procura keniana sulle circostanze del rapimento.

Silenzio assoluto, invece, da parte dei solerti giornalisti keniani, sul perché a tale Ibrahim, la corte abbia concesso la libertà su cauzione, consentendogli così di dileguarsi, né ha stupito che per la sua scarcerazione, sia stata pagata la somma di 26.000 euro. Una somma stratosferica per la media dei salari africani, oltre al fatto che a pagarla, sarebbe stato uno zio dell’indiziato che vive in miseria ed è nulla tenente. 

Le vergognose omissioni della stampa keniana

Stupisce anche che non abbia stimolato la curiosità degli scribacchini keniani, il fatto che a poca distanza da Chakama, esista un’enorme piantagione di marijuana, immortalata nella fotografia scattata da alcuni “volontari” di Africa Milele, prima del loro rientro in Italia. Rientro che lasciava Silvia da sola, nella fatiscente struttura pomposamente citata dalla Onlus in questione, come “residenza” destinata ai volontari.
A chi appartiene quella piantagione? Che iniziative hanno preso le autorità di polizia a questo riguardo, visto che in Kenya, i reati di droga prevedono una pena fino a dieci anni di carcere?

A questa e ad altre domande, tenta di dare una risposta, il collega Massimo Tumolo, direttore di Italietta Infetta, che rivela ai microfoni di Radio Padania Libera, le condizioni e le circostanze che hanno portato la giovane neolaureata milanese a trovarsi nel luogo in cui è avvenuto il sequestro e lo fa senza concedere sconti, con la franchezza e la determinazione che caratterizzano tutti i suoi interventi.

Cercare la verità, senza prevenzioni ideologiche

I tre indiziati per il sequestro di Silvia Romano, il maggiore di questi (primo a sinistra) si è reso irreperibile

Sappiamo che pubblicare la registrazione di questa intervista ci esporrà a sicure critiche, perché è stata rilasciata a un’emittente considerata portavoce della Lega, partito che fa capo al senatore Matteo Salvini. L’argomento trattato, tuttavia, non ha nulla a che fare con la politica e riteniamo che un’informazione dettagliata, su un tema che richiama l’attenzione dell’intero Paese, non possa essere censurata, solo in ragione di chi la mette in onda. I componenti la redazione del nostro giornale, hanno rilasciato interviste a chiunque aveva mostrato interesse ad ascoltarci, da sinistra, da destra e dal centro, spaziando dal TG1 alla Radio televisione Elvetica e da molte altre emittenti locali e nazionali.

Alla discussione – d’indubbio interesse per chiunque voglia realmente approfondire le circostanze su cui si è innestato il sequestro – partecipano, oltre al nostro direttore, Antonella Colombo, esperta di web-marketing, tra le prime ad aver avuto contatti con Africa Milele, rilevandone le non poche incongruenze e il collega Fabio Mendolara che scrive per La Verità e Panorama.
L’intera intervista è piuttosto lunga, ma certamente esauriente. Invitiamo, quindi, chi ha la voglia e la pazienza di ascoltarla fino alla fine, di farlo senza preconcetti, ma focalizzando la propria attenzione, esclusivamente sui contenuti.
Buon ascolto.

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